Democrazia vendesi – Parte 1

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di Brittany Kaiser, Jehane Noujaim e Karim Amer – 11 gennaio 2020

Nuovi dettagli stanno emergendo riguardo a come l’enigmatica società informatica Cambridge Analytica abbia operato per manipolare elettori in tutto il mondo, dalle elezioni del 2016 negli Stati Uniti alla campagna per la Brexit in Gran Bretagna e alle elezioni in più di 60 altri paesi, tra cui Malesia, Kenya e Brasile. Una nuova miniera di dati interni e di e-mail  della Cambridge Analytica è stata pubblicata su Twitter, dettagliando le attività della società, tra cui quella con l’ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump, John Bolton. I documenti provengono dalla rivelatrice di Cambridge Analytica Brittany Kaiser, che ha lavorato presso la società per tre anni e mezzo prima di lasciarla nel 2018. Parliamo con Jehane Noujaim e Karim Amer, co-registi del documentario proposto per l’Oscar “The Great Hack”; Brittany Kaiser, la rivelatrice di Cambridge Analytica appare in “The Great Hack” ed è autrice di “Targeted: The Cambridge Analytica Whistleblower’s Inside Story of How Big Data, Trump and Facebook Broke Democracy and How It Can Happen Again” [Nel mirino: la storia dall’interno della rivelatrice di Cambridge Analytica di come la grande tecnologia informatica, Trump e Facebook hanno infranto la democrazia e di come potrebbe succedere di nuovo]; e Emma Briant, associata ospite di ricerca sui diritti umani presso il Bard College, il cui libro di prossima pubblicazione è intitolato “Propaganda Machine: Inside Cambridge Analytica and the Digital Influence Industry”  [La macchina della propaganda: dentro Cambridge Analytica e l’industria dell’influenza digitale].

AMY GOODMAN: Nuovi dettagli stanno emergendo su come l’enigmatica società informatica Cambridge Analytica abbia operato per manipolare elettori in tutto il mondo, dalle elezioni del 2016 negli Stati Uniti alla campagna per la Brexit in Gran Bretagna a elezioni in più di 60 paesi, tra cui Ucraina, Malesia, Kenya e Brasile.

Cambridge Analytica è stata fondata dal miliardario di destra Robert Mercer. L’ex consigliere di Trump, Steve Bannon di Breitbart News è stato uno degli strateghi chiave della società e afferma di averle dato il nome. La società è crollata nel maggio del 2018 dopo che il giornale The Observer aveva rivelato che la società aveva raccolto circa 87 milioni di profili di Facebook all’insaputa e senza il consenso degli utenti. Cambridge Analytica ha utilizzato i dati per influenzare elettori durante la campagna del 2016.

Una nuova miniera di documenti ed e-mail interni di Cambridge Analytica è stata pubblicata su Twitter, con il dettaglio delle attività della società in tutto il mondo, compresa la sua collaborazione con l’ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump, John Bolton. I documenti provengono dalla rivelatrice di Cambridge Analytica, Brittany Kaiser, che ha lavorato presso la società per tre anni e mezzo prima di lasciarla nel 2018. La Kaiser compare in evidenza nel documentario Netflix ‘The Great Hack’, che è stato proposto per un Oscar. Questa è l’anteprima del film.

DAVID CARROLL: Chi ha visto una pubblicità che l’ha convinto che il suo microfono sta ascoltando le sue conversazioni? Tutte le tue interazioni, le tue strisciate di carta di credito, ricerche in rete, localizzazioni, ‘mi piace’, sono tutte raccolte, in tempo reale, da un’industria da un trilione di dollari l’anno.

CAROLE CADWALLADR: L’elemento rivoluzionario è stata Cambridge Analytica. Ha lavorato per la campagna di Trump e per la campagna per la Brexit. Ha cominciato a usare la guerra informatica.

DAVID CARROLL: Cambridge Analytica affermava di avere 5.000 dati puntuali su ogni elettori statunitense.

CAROLE CADWALLADR: Ho cominciato a rintracciare tutti questi ex dipendenti di Cambridge Analytica.

CHRISTOPHER WYLIE: Un’altra che dovresti chiamare al comitato è Brittany Kaiser.

PRESENTATORE TELEVISIVO: Brittany Kaiser, un tempo protagonista chiave in seno a Cambridge Analytica, si presenta come una rivelatrice.

BRITTANY KAISER: Il motivo per cui Google e Facebook sono le società più potenti del mondo è perché l’anno scorso i dati hanno superato in valore il petrolio. I dati sono i beni più preziosi della terra. Abbiamo messo nel mirino quelli le cui menti pensavamo di poter cambiare, fino a quando non avessero visto il mondo nel modo che volevamo noi. So che il loro strumento di mira era considerato un’arma.

PAUL HILDER: C’è una possibilità che sia stata sperimentata sul pubblico statunitense.

DAVID CARROLL: Questa sta diventando una faccenda criminale.

CHRISTOPHER WYLIE: Quando la gente vedrà la misura della sorveglianza penso che sarà sconvolta.

MADRE DI BRITTANY KAISER: E io continuo a temere per la tua vita.

BRITTANY KAISER: Sì.

MADRE DI BRITTANY KAISER: Con la gente potente che è coinvolta.

BRITTANY KAISER: Ma non posso restare zitta solo perché farò imbestialire dei potenti.

MADRE DI BRITTANY KAISER: Lo so.

RAVI NAIK: I diritti sui dati dovrebbero essere considerati semplicemente diritti fondamentali.

CAROLE CADWALLADR: E’ una questione di integrità della nostra democrazia. Queste piattaforme che sono state create per collegarsi sono state trasformate in armi. E’ impossibile sapere che cosa è cosa, perché nulla è quello che sembra.

AMY GOODMAN: Questa era l’anteprima del documentario Netflix ‘The Great Hack’. Bene, sono con noi ora quattro ospiti, i registi del film Jehane Noujiam e Karim Amer. Sono i co-registi di ‘The Great Hack’, che è appena stato selezionato oggi per il BAFTA. E’ l’equivalente britannico degli Oscar. Ed è stato selezionato  per gli Oscar. I precedenti film di Jehane con Karim Amer includono ‘The Square’. Ha anche girato ‘Control Room’. Brittany Kaiser è la rivelatrice di Cambridge Analytica che compare nel film. E’ l’autrice di ‘Targeted: The Cambridge Analytica Whistleblower’s Inside Story of How Big Data, Trump and Facebook Broke Democracy and How It Can Happen Again’. Ed è con noi a Washington, D.C., Emma Briant, associata ospite di ricerca sui diritti umani presso il Bard College che si specializza in ricerche sulla propaganda. Il suo libro di prossima uscita è ‘Propaganda Machine: Inside Cambridge Analytica and the Digital Influence Industry’.

Diamo il benvenuto a tutti voi a Democracy Now! Brittany, tu hai appena cominciato a diffondere una miniera di documenti di Cambridge Analytica, coinvolge dozzine di paesi, tra cui gli Stati Uniti, compreso John Bolton, compreso l’Iran. Parlaci di come… perché hai deciso di cominciare questa diffusione e che cosa c’è nei documenti.

BRITTANY KAISER: Assolutamente. Ho deciso di diffondere i documenti degli Hindsight Files perché ora siamo nel 2020. Negli ultimi due anni ho aspettato per collaborare con investigatori e giornalisti di tutto il mondo. E quello che ho visto è che non abbiamo un cambiamento sufficiente perché gli elettori siano protetti, prima non solo di novembre, ma tra 27 giorni saranno assegnati i voti per l’elezione del 2020.

Penso realmente che l’alfabetismo digitale sia il punto più importante che sto cercando di fissare qui. Se si comprendono le tattiche e le strategie che sono utilizzate per manipolarci, allora ci si può proteggere da esse. E voglio essere in grado di dare potere agli elettori prima che assegnino il loro primo voto quest’anno.

AMY GOODMAN: Dunque parlaci di questi documenti, da dove provengono e che cosa c’è in essi.

BRITTANY KAISER:  Sono tutti documenti del mio periodo alla Cambridge Analytica. Ho lavorato presso la società per più di tre anni. Dunque, sono comunicazioni interne e negoziati per progetti di comunicazioni basate su dati in tutto il mondo. Sono proposte, contratti e casi di studio di ciò che può essere fatto per intervenire sulla democrazia.

E penso sia molto importante per le persone capire che anche se a volte queste tattiche sono benigne, a volte sono incredibilmente malvage. E ci sono prove di repressione di elettori, notizie false e disinformazione, uso di razzismo, sessismo.

E io voglio assicurare che ci siano i reali interventi che vanno assunti, non solo prima di queste elezioni, ma per paesi di tutto il mondo. Abbiamo un tremendo bisogno di leggi sulla riservatezza. Dobbiamo disciplinare l’Alta Tecnologia e avere la capacità di imporre in rete le nostre leggi sul voto, perché adesso non siamo in grado di farlo. E, purtroppo, società come Facebook non stanno facendo abbastanza per proteggerci.

AMY GOODMAN: Dunque, per chi è nuovo a ciò che è Cambridge Analytica, perché non descrivi qual è il suo scopo e perché hai questi documenti, quale è stato il ruolo di Cambridge Analytica in tutti questi paesi, tra cui gli Stati Uniti?

BRITTANY KAISER: Assolutamente. Dunque, Cambridge Analytica era una delle società del Gruppo SCL, Strategic Communication Laboratories. E’ una società che è stata in attività per più di 25 anni e ha cominciato usando strategie basate su dati al fine di comprendere la psiche delle persone, come prendono decisioni e come possono essere persuase a compiere determinate azioni o come si può impedire che compiano determinate azioni.

AMY GOODMAN: Era un’appaltatrice della difesa.

BRITTANY KAISER: All’inizio ha cominciato nella difesa, sì. E una volta che hanno scoperto quanto aveva successo… era stato di fatto nell’elezione di Nelson Mandela nel ’93, ’94 in Sudafrica, avevano prevenuto le violenze elettorali per un contratto della difesa… si sono resi conto che era molto utile nelle elezioni. E quelle strategie sono state sviluppate per più di due decenni e mezzo al fine non più solo di fare cose buone e un buon lavoro d’impatto ma, purtroppo, per minare le nostre democrazie.

AMY GOODMAN: Voglio passare uno spezzone video del documentario “The Great Hack”. In questo spezzone la giornalista britannica Carole Cadwalladr parla della società madre di Cambridge Analytica, la SCL. Sentiamo anche la voce dell’ex CEO di Cambridge Analytica, Alexander Nix, che in precedenza era un amministratore della SCL.

CAROLE CADWALLADR: La SCL ha cominciato come appaltatrice dell’esercito, SCL Defence.

ALEXANDER NIX: Abbiamo un affare parecchio considerevole con la difesa. In effetti addestriamo l’esercito britannico, la marina britannica, l’esercito statunitense, le forze speciali statunitensi. Addestriamo la NATO, la CIA, il Dipartimento di Stato, il Pentagono. Si tratta di usare la ricerca per influenzare il comportamento di pubblici ostili. Come si convincono ragazzi mussulmani tra i 14 e i 30 anni a non unirsi ad al-Qaeda? Essenzialmente guerra di comunicazione.

CAROLE CADWALLADR: Hanno lavorato in Afghanistan. Hanno lavorato in Iraq. Hanno lavorato in vari luoghi nell’Europa Orientale. Ma il vero elemento rivoluzionario è stato che hanno cominciato a usare la guerra informatica nelle elezioni.

ALEXANDER NIX: C’è parecchia sovrapposizione, per è sempre la stessa metodologia.

CAROLE CADWALLADR: Tutte le campagne che Cambridge Analytica/SCL ha attuato per il mondo sviluppato riguardavano la pratica di alcune nuove tecnologie o trucchi, come convincere le persone, come reprimere l’affluenza o come aumentare l’affluenza. E poi è come “Oh, abbiamo capito come fare. Usiamolo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.”

AMY GOODMAN: Qui è Democracy Now!, democracynow.org. Il War and Peace Report. Io sono Amy Goodman. Trascorriamo l’ora esaminando Cambridge Analytica, la società britannica che è stata co-fondata dal ben noto consigliere speciale del presidente Trump, Steve Bannon, Era vicepresidente di Cambridge Analytica, emersa da un gruppo di appaltatori militari e ora è accusata di essere stata coinvolta, essenzialmente, in PSYOPs [Operazioni Psicologiche] usando decine di milioni di informazioni delle persone che ha ottenuto da Facebook.

I nostri ospiti sono i registi premiati Karim Amer e Jehane Noujaim, che sono i registi di ‘The Great Hack’ che stato appena selezionato per un BAFTA, l’equivalente britannico degli Oscar, ed è stato selezionato per un Oscar, e Brittany Kaiser, una rivelatrice che ha lavorato alla Cambridge Analytica per più di tre anni. Da Washington è con noi Emma Briant, che si è occupata di Cambridge Analytica per anni.

Fammi chiedere, Jehane, perché hai deciso di passare anni della tua vita a occuparti di Cambridge Analytica e fare questo film, ‘The Great Hack’, e perché l’hai intitolato così.

JEHANE NOUJAIM: Beh, questo per me è stato un film, sento, in lavorazione per vent’anni. Vent’anni fa ho girato un film con Chris Hegedus e D.A. Pennebaker intitolato Startup.com, che trattava dell’inizio del mondo punto.com e in cui le persone volevano essere Dio in rete e avviare società di Internet e fare milioni e milioni di dollari. A, avanti veloce di vent’anni, e sono Dio in rete.

Ma sono sempre stata ossessionata da come otteniamo le nostre informazioni. E presto dopo Startup.com ho girato Control Room, che riguardava l’osservazione della guerra dell’Iraq e secondo se si seguiva Al Jazeera o Fox New o CNN si aveva un’interpretazione completamente diversa della realtà sul campo. E avevo questa domanda su come… se non c’è un qualche genere di interpretazione condivisa della verità, come possono esserci dialoghi e discussioni sofisticate che sono ciò che è necessario perché una democrazia funzioni?

Avanti veloce a noi che giriamo The Square [La piazza], e quello è stato il momento in cui i media sociali sono stati uno strumento di cambiamento, cambiamento positivo. Voglio dire…

AMY GOODMAN: Stai parlando di Piazza Tahrir in Egitto.

JEHANE NOUJAIM: Piazza Tahrir. E’ là che ci siamo incontrati e abbiamo girato il film, The Square. E all’epoca persino quando sono stata arrestata, Twitter era usato per trovarmi. Dunque era uno strumento molto positivo per il cambiamento.

Poi vediamo il pendolo spostarsi nella direzione opposta e vediamo che i media sociali possono essere usato in un modo molto diverso. Ed è stato usato dall’esercito e poi abbiamo cominciato a vederlo usato nella campagna per la Brexit e per la campagna elettorale di Trump. E abbiamo cominciato a sentire questo termine “hack” [attacco informatico] e dell’attacco informatico a queste elezioni. Ma ciò di cui ci siamo resi conto è stato che il vero attacco informatico cui dovevamo guardare era l’attacco alla mente e a ciò che accade nei nostri flussi di notizie e a cosa accade quando le persone stanno creando le proprie verità perché sono oggetto di micro-attacchi.

E abbiamo cominciato a osservare questa società, Cambridge Analytica. E quello che vi abbiamo scoperto è stato affascinante perché ci siamo resi conto che c’era questa storia invisibile che stava accadendo all’interno degli schermi dei nostri computer, all’interno delle nostre teste, che sta inducendo tutti ad avere una comprensione completamente diversa della realtà, basata sui propri flussi di notizie.

Ed è stato allora che abbiamo conosciuto Brittany Kaiser, che all’epoca stava giusto per diventare una rivelatrice e dichiarare quello che sapeva. Lei stava fondamentalmente dicendo: “Sto andando in Tailandia e se volete parlare con me venite a incontrarmi qui. Non posso dirvi esattamente dove sarà, dove sto andando, ma atterro a questo aeroporto”. Ci siamo incontrati là ed è lì che inizia il film.

AMY GOODMAN: Bene, voglio passare a uno spezzone di ‘The Great Hack’, il tuo film. In questo, Brittany Kaiser spiega il concetto dei persuadibili.

BRITTANY KAISER: Ricordate quei quiz di Facebook che usavamo per creare modelli di personalità di tutti gli elettori degli Stati Uniti? La verità è che non attaccavamo in modo uguale ogni elettore statunitense. Il grosso delle nostre risorse andava ad attaccare quelli le cui menti ritenevamo di poter cambiare. Li chiamavamo i persuadibili.

Ci sono dappertutto nel paese, ma i persuadibili che contavano erano quelli negli stati in bilico, come Michigan, Wisconsin, Pennsylvania e Florida. Ora, ciascuno di quegli stati venne sezionato per distretto. Così puoi dire che ci sono 22.000 elettori persuadibili in questo distretto e se attacchiamo abbastanza persuadibili nei distretti giusti, allora quegli stati diventeranno rossi anziché blu [rispettivamente, Repubblicani e Democratici].

AMY GOODMAN: Dunque, questo è uno spezzone da ‘The Great Hack’. Brittany Kaiser, spiega un po’ più questa idea dei persuadibili.

BRITTANY KAISER: Dunque, puoi averne sentito parlare come di “elettori in bilico”. Nella pubblicità dei marchi sono chiamati ‘banderuole’, perché è facile convincere qualcuno a provare qualcosa di nuovo o a cambiare idea. Così, identificare i persuadibili è quello che fanno tutti nella scienza dei dati a fini di modellazione politica. Ogni consulente politico a libro paga sta cercando di fare questo, identificare le persone le cui idee possono essere cambiate, perché molte persone non si sono ancora decise. E quando cerchi di introdurre un personaggio tanto controverso quanto Trump, l’idea era, troviamo quelli che possono essere convinti, anche se probabilmente non hanno mai votato prima qualcuno come lui.

AMY GOODMAN: Dunque, parlaci del tuo percorso. Voglio dire, Karim e Jehane, lo fate molto bene nel film, ma è un percorso molto improbabile a una società che può ben essere stata illegale in quello che faceva, collaborando con Facebook, raccogliendo tutte queste informazioni che alla fine hanno contribuito a far eleggere Trump. Ma non è realmente da questo che provieni. Nel film vedo foto di te e Michelle Obama. Eri una figura chiave della squadra dei media sociali del presidente Obama nella sua campagna elettorale.

BRITTANY KAISER: Sono sempre stata un’attivista politica e per i diritti umani. E’ da lì che provengo, dunque è stato realmente facile tornare a quel genere di lavoro. Ero di fatto nel terzo anno del mio dottorato, scrivendo della prevenzione dei genocidi, dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità, quando ho conosciuto per la prima volta l’ex CEO di Cambridge Analytica, Alexander Nix. Il mio dottorato è finito con il riguardare come si possano ottenere informazioni in tempo reale, in modo da poter usa grandi sistemi informativi, al ine di costruire sistemi di preallarme da offrire a chi prende decisioni, come la decisione che era stata appena presa riguardo all’Iran… dar loro informazioni in tempo reale in modo che possano prevenire la guerra prima che si verifichi. Purtroppo nessuno alla mia facoltà di diritto mi poteva insegnare nulla riguardo agli algoritmi predittivi, così sono entrata a tempo parziale in questa società al fine di cominciare a imparare come quei sistemi di preallarme potessero eventualmente essere costruiti.

AMY GOODMAN: Bene, spiega. Spiega il tuo incontro con Alexander Nix che è il capo… veniva dall’appaltatrice della difesa, giusto?… SCL, e poi è stato il capo di Cambridge Analytica, che ha detto: “Fammi ubriacarti e rubare i tuoi segreti”.

BRITTANY KAISER: Sì, l’ha fatto. Non tanto piacevole, ma è sempre stato un venditore incredibilmente in gamba. In uno dei miei primi incontri con lui mi ha mostrato un contratto che la società aveva con la NATO al fine di identificare giovani nel Regno Unito che erano suscettibili di essere reclutati dall’ISIS, e di attuare comunicazioni di contro-propaganda per mantenerli a casa al sicuro con le loro famiglie, anziché intrufolarsi in Siria. Dunque, ovviamente quel genere di lavoro era incredibilmente attraente per me. E ho pensato: “Ehi, i dati possono realmente essere usati per il bene e per i diritti umani. Questo è realmente qualcosa che voglio imparare a fare”.

AMY GOODMAN: Ma presto sei stata in viaggio per gli Stati Uniti con Alexander Nix, incontrando Corey Lewandowski, che all’epoca era il direttore della campagna per Donald Trump. Quando si sono accese per te quelle spie d’allarme?

BRITTANY KAISER: C’erano segnali d’allarme qui e là, specialmente quando chiamavo i nostri legali, che all’epoca erano di fatto la società di Giuliani, al fine di chiedere consiglio su cosa potevo e non potevo fare con certi progetti sui dati. E mi era sempre detto: “Ehi, stai creando troppe fatture”.

Ma quello che davvero mi ha fatto saltare i nervi è stato che, un mese dopo l’elezione di Donald Trump, tutti alla Cambridge Analytica che avevano lavorato sia per la campagna di Trump sia per il super PAC [Comitato d’azione politica] di Trump, che avevano gestito la campagna “Sconfiggiamo la corrotta Hillary”… ci hanno offerto un resoconto di due giorni, di cui scrivo in dettaglio nel mio libro ‘Targeted’, a proposito di quello che avevano fatto. Ci hanno mostrato quanti dati avevano raccolto, come li avevano modellati, come avevano identificato persone come individui che potevano essere convinti a non votare e il tipo di disinformazioni che avevano trasmesso a queste persone al fine di far loro cambiare idea. Sono stati i due giorni più orrendi della mia vita.

AMY GOODMAN: Dunque, che cosa hai fatto dopo di ciò?

BRITTANY KAISER: Ho passato un po’ di tempo a cercare di immaginare se c’era ancora qualcosa che potessi salvare di quanto avevo appreso là. Era ancora possibile usare questi strumenti per il bene?  E quando mi sono resa conto che la società si era spinta troppo in là in direzioni sbagliate, ho cominciato a collaborare con giornalisti al fine di passare in rassegna e immaginare che cosa avessi nei miei documenti che potesse eventualmente essere d’aiuto nel salvare la democrazia in futuro.

AMY GOODMAN: Hai testimoniato davanti al parlamento britannico. Sei stata citata a comparire da Robert Mueller. Sei stata coinvolta in una quantità di offerte di informazioni durante queste indagini. In un modo bizzarro, ti descriveresti come una persuadibile?

BRITTANY KAISER: Decisamente. E quella è in effetti una storia che è particolarmente prevalente nel mio libro. La maggior parte delle persone ama ritenere di non essere persuadibile. A tutti noi piace pensare di non poter essere manipolati. Ma, credimi, non siamo tanto digitalmente alfabetizzati quanto amiamo pensare. E’ per questo che ho diffuso gli Hindsight Files, perché voglio che tutti si rendano conto di quanto sia facile per noi essere manipolati e che dobbiamo esserne coscienti al fine di proteggerci.

AMY GOODMAN: Karim Amer, per quelli che ancora ci seguono e chiedono “Cambridge Analytica, Facebook, che cosa hanno a che vedere tra loro, Zuckerberg che testimonia al Congresso?”, spiega allora quale era la pozione magica. Che cosa è successo qui tra queste due società? Che cosa ha fatto Cambridge Analytica? E porrò questa domanda a Brittany. E che cosa sapeva Facebook riguardo a ciò che veniva fatto? E che cosa ha fatto al riguardo?

KARIM AMER: Beh, io penso, sai, che la situazione in cui ci troviamo sia tale per cui tutto il nostro comportamento, che essenzialmente ciò che sono i dati, il comportamento umano registrabile, sia costantemente seguito e raccolto. E questo fa parte dell’accordo, o patto col diavolo, che abbiamo sottoscritto in questa nuova economia, in cui rinunciamo ai nostri dati e in cambio otteniamo servizi. Ora, la maggior di noi procede a firmare questi termini e condizioni che nemmeno leggiamo realmente o che realmente non capiamo che cosa riguardino. Ciò di cui ci siamo resi conto è che stiamo rinunciando a un certo livello di autonomia di cui possiamo non aver compreso le implicazioni.

Ora, che cos’è quell’autonomia? E’ penetrazione in tutto quello che fai tutto il tempo. E’ qualcosa che ti sta seguendo, dagli spazi più pubblici, quando pubblichi commenti, ai più intimi degli spazi, quando guardi del porno o quando mandi messaggi a qualcuno o osservi fotografie di una persona cara o di qualcun altro. Tutto quel comportamento è costantemente tracciato.

Ed è utilizzato per creare essenzialmente una bambola voodoo di te che può predire il tuo comportamento con molta accuratezza. Prova ne è che quello è il modello aziendale di Facebook e Google. Si tratta di prevedere il tuo comportamento e di vendere l’accesso a tali previsioni. Immaginalo come essere in un casinò dalla gestione ininterrotta che cerca di fare scommesse su quello che farai successivamente. Ora, l’accesso a quel casinò è venduto in tempo reale a ogni sorta di marchi in tutto il mondo.

Ciò che Cambridge aveva identificato era che poteva prendere dati degli elettori e poteva prendere dati sulla personalità e comporli in una mappa e creare i profili più accurati. E’ per questo che si vantava di avere 5.000 dati puntuali su ogni elettore statunitense, il che era una delle sue offerte uniche. E con quella penetrazione si è resa conto che se si sapeva quali distretti si dovevano attaccare e come attaccare le persone chiave in quei distretti con una messaggistica perfetta, allora si aveva ma maggiore possibilità di successo.

E dove questo ci lascia, è che eravamo abituati a vivere in un mondo in cui un leader politico doveva scrivere una grossa, grandiosa storia per ispirare un mucchio di persone a aderire a una grande causa. Oggi viviamo in un mondo nel quale un politico può personalizzare un racconto per ogni singolo elettore individuale e farlo in modo che opera nell’oscurità, senza trasparenza?

Che cosa intendiamo con oscurità?  Intendiamo che fino a oggi ancora non sappiamo quali annunci sono stati piazzati su Facebook nel 2016, chi era il bersaglio, chi ha pagato quegli annunci, come la cosa è stata condotta, se quegli annunci erano pagati da un paese straniero o no, che cosa è successo, che cosa non è successo. E penso che abbiamo il diritto di saperlo. Perché? Perché abbiamo visto che questo è diventato uno spazio di informazioni trasformate in armi, che possono essere usati non solo per promuovere idee fantastiche, ma anche per convincere le persone a non votare, il che è una repressione attiva degli elettori.

E ciò che è inquietante è che questo è un crimine informatico. Che sia legale o no, non conta, secondo me, perché molte cose nella storia del nostro paese erano legali un tempo, tra cui lo schiavismo, e tuttavia ci siamo resi conto che  non era bene che fossero legali. Così, nel momento attuale, Facebook è una scena del crimine. Facebook ha le risposte. Facebook sa che cosa è successo alla nostra democrazia. E tuttavia continua a non essere disposto a partecipare a darci le prove di cui abbiamo bisogno.

AMY GOODMAN: Voglio passare a un altro dei vostri spezzoni, Jehane e Karim, uno degli spezzoni di ‘The Great Hack’. Questo è uno dei principali soggetti del vostro documentario, il professor David Carroll.

DAVID CARROLL: Insegnavo media digitali e sviluppo di applicazioni, così sapevo che o dati della nostra attività in rete non sparivano semplicemente. E scavando più a fondo mi sono reso conto che quelle nostre tracce digitali erano sfruttate da un’industria da un trilione di dollari l’anno. La materia prima siamo noi. Ma eravamo così innamorati del regalo di questa connettività gratis che nessuno si preoccupava di leggere i termini e le condizioni.

AMY GOODMAN: David Carroll compare in questo documentario, ‘The Great Hack’. Nel 2018 con David Carroll a Democracy Now!, professore associato di progettazione mediatica alla Parsons School of Design. Ha presentato una richiesta di piena divulgazione contro la Cambridge Analytica nel Regno Unito. Gli avevo chiesto che cosa stava chiedendo. E un brano di questo compare in ‘The Great Hack’.

DAVID CARROLL: Una piena divulgazione. Dunque, da dove avevano preso quei dati? Come li avevano elaborati? Con chi li avevano condivisi? E abbiamo il diritto di chiamarci fuori? Dunque i diritti fondamentali che io penso le persone vorrebbero avere, e le domande fondamentali che un mucchio di persone pone.

AMY GOODMAN: Qui è Democracy Now, democracynow.org, il War and Peace Report. Io sono Amy Goodman. I nostri ospiti per quest’ora sono Jehane Noujiam e Karim Amer. Sono i registi premiati che hanno girato ‘The Great Hack’. E’ stato appena selezionato per un Oscar e nominato per un Oscar britannico, il BAFTA. E’ con noi Brittany Kaiser. E’ la sua prima intervista da quando ha avviato un grande rivelazione di documenti, miniere di documenti a proposito del coinvolgimento di Cambridge Analytica in varie elezioni di tutto il mondo. Tra un momento parleremo di John Bolton e dell’Iran. John Bolton, per inciso, ha appena detto che testimonierà a un processo per messa in stato d’accusa al Senato, il che ha completamente capovolto il Senato per il momento. Ed è con noi Emma Briant, associata ospite di ricerca sui diritti umani al Bard College, che si specializza in ricerche sulla propaganda. Il suo libro di prossima uscita, ‘Propaganda Machine: Inside Cambridge Analytica and the Digital Influence Industry’.

Emma, mentre ascolti questa conversazione, il tuo lavoro alla Cambridge Analytica è proseguito a lungo. Puoi riferire che cosa stavano facendo, anche Facebook, nel manipolare popolazioni, mentre ci dirigiamo alle elezioni attuali… non dobbiamo neppure dire più “elezioni del 2020”, perché siamo nel 2020… e come questo lavoro è fondamentalmente PSYOP, operazioni psicologiche?

EMMA BRIANT: Grazie Amy. Sì, in effetti mi sono inizialmente imbattuta nella società SCL, la casa madre di Cambridge Analytica, nel 2007 come parte delle mie ricerche per il master e poi il dottorato. E ho seguito le loro tecniche e come si sono evolute negli anni. E ciò di cui mi sono resa conto quando ho cominciato a scoprire il lavoro politico  che stavano facendo, oltre alle campagne antiterrorismo che stavo studiando, mi ha semplicemente orripilato. Il potenziale di quanto, sai, si è intensificato intorno al passato decennio è semplicemente fenomenale.

Così, abbiamo cominciato a vederli attuare questi progetti di grandi dati per l’esercito e così via. E questo, sai, per loro era un grosso cambiamento di direzione rispetto al loro lavoro precedente, che era molto più su dati qualitativi, condurre interviste alle persone e via di seguito, per la loro ricerca. E ha cominciato a cambiare l’uditorio bersaglio delle loro analisi, questo genere di analisi che… se vuoi, i persuadibili, le persone cui si vogliono indirizzare le proprie comunicazioni, come quei gruppi venivano profilati dall’esercito, poi era estratta e impiegata in elezioni.

E questo è profondamente inquietante per me, a causa del fatto che io penso che queste società siano state fondate con in mente un motivo particolare, con un modo  e una metodologia particolari di fare le cose. E convertire ciò, quando hai lavorato con DARPA, l’agenzia di ricerca della difesa negli Stati Uniti, nonché con l’equivalente britannica, la DSTL, per sviluppare questo tipo di tecniche, e poi ne esci e le offri a clienti che lavorano a campagne politiche ombra in tutto il mondo e lavorano per violatori dei diritti umani, è realmente inquietante… e poi, naturalmente, torni alle tue stesse elezioni.

AMY GOODMAN: Bene, parlaci di questo.

EMMA BRIANT: Sì. Dunque, nel 2017 ho cominciato a rendermi conto che loro lavoravano a… avevano lavorato sulla Brexit e avevano lavorato sulla campagna di Trump. E ho cominciato a condurre molte più interviste con la società, anche incontrando Brittany per la prima volta. E ho anche conosciuto i registi di ‘The Great Hack’. Ed ero oppressa dalla responsabilità per quando stavo scoprendo dalle mie interviste. Intervistavo persone come Nigel Oakes che, come si può vedere nel… dalle prove che ho sottoposto al parlamento britannico, mi stava raccontando delle attività immorali che stavano conducendo in tutto il mondo per… per esempio per Kenyatta…

AMY GOODMAN: In Kenya.

EMMA BRIANT: … e del ruolo che avevano avuto – in Kenya – e del ruolo che avevano avuto anche nell’elezione di Donald Trump. E mi parlava di come nell’elezione statunitense avevano fondamentalmente impiegato lo stesso tipo di tecniche dei nazisti. Ora, questo mi ha orripilato. E ho dovuto andare sempre più a fondo e non ho smesso di indagare questo.

E io penso che la cosa più importante sia anche porre questo nel contesto del loro lavoro militare, perché, di fatto, queste società lavorano su molteplici fronti. C’è l’uso commerciale di dati, c’è l’uso militare di dati e c’è l’uso politico di dati nella stessa società. E non abbiamo regole su quanto sta succedendo negli Stati Uniti con società simili. E c’è scarsa trasparenza riguardo a queste società anche nel Regno Unito, ed è per questo che siamo finiti in questa reale catastrofe per la democrazia.

Dunque, il problema è che non sappiamo come i dati sono stati violati da questa società. Ne conosciamo alcuni esempi. Sappiamo certamente che uno scarso riguardo per il consenso, dal… sai, quanto è stato rivelato in ‘The Great Hack’ e da Carole Cadwalladr. E i dati erano riconvertiti per le loro campagne politiche dalla ricerca condotta da accademici.  Da dove altro potevano essere riconvertiti i dati? E questa è la cosa che davvero mi impaurisce di più, è che questo è rampante, penso, in tutta l’industria. Vedo molte, molte altre società là fuori che lavorano in questi campi molteplici con poca responsabilità.

AMY GOODMAN: Vorrei tornare a ottobre, quando la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez ha interrogato il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, a proposito di Cambridge Analytica.

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: Qualcuno del suo gruppo dirigente sapeva di Cambridge Analytica prima dell’articolo iniziale del The Guardian dell’11 dicembre 2015?

MARK ZUCKERBERG: Deputata, penso di sì, per il fatto che alcuni seguivano la cosa internamente.

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: E…

MARK ZUCKERBERG: In effetti io… poiché lei me lo chiede, penso effettivamente di essere stato al corrente in precedenza di Cambridge Analytica come entità. Io solo… non so se stavo seguendo come loro usavano specificamente Facebook.

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: Quando è stato discusso l’argomento con il suo amministratore Peter Thiel?

MARK ZUCKERBERG: Deputata, io non… sui due piedi non lo so.

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: Lei non lo sa. Questo è stato il maggior scandalo sui dati riguardo alla sua società, che ha avuto impatti catastrofici nell’elezione del 2016. Lei non… lei non lo sa?

AMY GOODMAN: Dunque, questa è AOC, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, che interroga Jeffrey [sic] Zuckerberg. Brittany Kaiser, lui stava dicendo la verità?

BRITTANY KAISER: Ho trovato che in molteplici tornate di interrogatori lui…

AMY GOODMAN: Mark Zuckerberg, cioè.

BRITTANY KAISER: … che Mark Zuckerberg continua a negare la quantità di strategie di cui è al corrente, la quantità di violazioni di dati di cui è al corrente. E dire semplicemente “la mia squadra tornerà da voi” è un grosso disastro, non solo per le sue stesse PR, ma per la nostra democrazia e per procedere in modo produttivo.

AMY GOODMAN: E spiega a che cosa mirava Ocasio-Cortez quando parlava di Peter Thiel.

BRITTANY KAISER: Dunque, Peter Thiel, per quanto ne so, era il capo del comitato di consulenza tecnologica di Trump. Ci sono stati molteplici incontri in Alexander Nix, l’ex CEO di Cambridge Analytica, era o invitato o tentava di essere invitato a tali incontri, attraverso i Mercer, attraverso Kellyanne Conway, attraverso Steve Bannon.

AMY GOODMAN: E tu eri con Rebekah Mercer, giusto?, la sera dell’insediamento di Trump?

BRITTANY KAISER: Assolutamente. I Mercer e molte altre persone che avevano avuto un grosso ruolo nel finanziamento e nella campagna per Donald Trump stavano ricorrendo quanto più possibile a strumenti tecnologici per realizzare i loro obiettivi.

AMY GOODMAN: E lo stanno facendo adesso?

BRITTANY KAISER: Assolutamente. Penso che se qualcuno ritiene che oggi sia diverso dal 2016, si sbagli di grosso. Nel 2016 tutti hanno visto quanto siano riuscite le tattiche di Cambridge Analytica, così adesso ci sono centinaia di Cambridge Analytica in tutto il mondo, specialmente operanti adesso nelle elezioni statunitensi.

AMY GOODMAN: Dunque, perché non parliamo di John Bolton e dell’Iran, i documenti che stai diffondendo, che avevi nei tuoi giorni alla Cambridge Analytica? Puoi sistemare questo video che vogliamo riprodurre?

BRITTANY KAISER: Assolutamente. Dunque i documenti sull’ambasciatore John Bolton mostrano il lavoro che Cambridge Analytica era pagata per svolgere per il super PAC di John Bolton. Era un lavoro iniziato nel 2013. Era in effetti uno dei primi maggiori progetti che Cambridge Analytica aveva intrapreso negli Stati Uniti. E si trattava di trovare cinque gruppi psicografici di elettori e prenderli di mira con messaggi psicografici intesi a echeggiare nella loro psiche e coinvolgerti, secondo se sei aperto, coscienzioso, estroverso, ben disposto o nevrotico.

E quei video erano trasmessi sulla televisione e su YouTube prima dei programmi per convincere le persone, uno, che la sicurezza nazionale era il tema politico più importante; due, che l’ambasciatore John Bolton era la maggiore autorità su tali temi e, tre, che chiunque John Bolton appoggiasse – ad esempio Thom Tillis – sarebbe stato un candidato di migliore… di Kay Hagan, ad esempio, in quella corsa specifica. Dunque quegli annunci erano pagati per manipolare le persone a essere più interessate a questa politica estera aggressiva che non ai loro migliori interessi.

AMY GOODMAN: Così, puoi parlare dell’annuncio, che non va bene per la radio perché è prevalentemente musica con delle scritte sovrapposte? Ma questo è un annuncio per Thom Tillis, giusto?

BRITTANY KAISER: Sì. Ed era un annuncio mirato a un gruppo di persone identificate come fortemente nevrotiche e, perciò, è in bianco e nero. E’ inquietante. C’è musica molto emozionale che mostra bandiere di resa su tutti i più importanti monumenti statunitensi.

AMY GOODMAN: Fammelo riprodurre, e leggerò quello che c’è scritto sullo schermo. Così ascolteremo quella musica e riprodurremo l’annuncio e tu puoi commentare ulteriormente.

Ci sono bandiere bianche che si alzano, bandiere bianche sul Ponte di Brooklyn, sulla Casa Bianca, sul Congresso. E dice, “Gli Stati Uniti non si sono mai arresi prima. Che cosa succede se cominciamo adesso? Il 4 novembre vota Thom Tillis”.

Un annuncio pagato, nel 2014, dal super PAC di John Bolton. L’annuncio era intitolato “Bandiere bianche”. Tillis ha proseguito a vincere la sua gara al Senato.

BRITTANY KAISER: Sì, l’ha fatto, davvero. E hanno usato queste tattiche in un modo molto riuscito. In effetti il super PAC di John Bolton ha pagato terzi per valutare quanto successo aveva avuto Cambridge Analytica. E hanno visto, specificamente riguardo a questo annuncio, che c’era stato un aumento di coinvolgimento del 36 per cento in questi annunci rispetto alle comunicazioni che già gestivano.

E così, quello che mi spaventa tanto è che so che queste tattiche sono usate ora. Siamo manipolati per appoggiare l’entrata in guerra con l’Iran. Siamo manipolati per credere che questo tipo di violenza sia accettabile e che dovremmo appoggiare candidati a favore di questa violenza.

AMY GOODMAN: Ci sono alcuni che hanno suggerito che il presidente Trump abbia fatto questo, forse in parte perché molto profondamente preoccupato per la sua procedura di messa in stato d’accusa, e questo potrebbe essere specificamente mirato a John Bolton, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, che quasi immediatamente ha twittato: “Abbiamo lavorato a lungo a questo”, parlando dell’assassinio, e che Trump teme quello che potrebbe dire, e così questo lo calmerebbe.

BRITTANY KAISER: Un altro importante gruppo di documenti che ho diffuso è nella cartella dell’Iran, che mostra in effetti che Cambridge Analytica e altre organizzazioni di destra, come America Rising, che attua tutta la ricerca d’opposizione per il GOP [Partito Repubblicano], stavano conducendo sondaggi per capire quanto le persone negli Stati Uniti erano interessate a un accordo con l’Iran, a cancellare le sanzioni, o quanto fossero contro l’accordo nucleare iraniano e più interessate alla guerra. Così si può vedere questo genere di domande che erano poste e che stavano usano per modellare e identificare persone che potessero essere convinte ad attaccare l’Iran, e se ciò fosse o no favorevole come materia elettorale, direi. E ora ci sono quegli stessi sondaggi.  Così, se sei identificato come un persuadibile, vedrai più di questa propaganda per convincerti che la guerra è nel nostro migliore interesse, quando evidentemente non lo è.

AMY GOODMAN: Emma Briant, che cosa li rende diversi dai sondaggi normali? Perché li consideri un male?

EMMA BRIANT: Non sono sondaggi, penso siano un male; è ciò per cui sono utilizzati. Vorrei mettere questo un po’ in un contesto più ampio, se posso, e parlare un po’ di quello che so a proposito della SCL e…

AMY GOODMAN: Hai trenta secondi, poi passeremo alla seconda parte.

EMMA BRIANT: … dell’Iran. Oh, d’accordo, certo. Dunque, fondamentalmente lavoravano anche nel Golfo nel 2013. Ed è davvero importante notare che i sauditi e gli UAE erano anche molto inclini a opporsi all’accordo con l’Iran, e l’elezione di Trump è stata seguita da una grossa impennata delle vendite di armi ai sauditi. E io penso che trattandosi di un appaltatore militare sia estremamente importante ricordarlo alla luce di questi recenti sviluppi sull’Iran. Grazie.

AMY GOODMAN: Qui è Democracy Now!, democracynow.org, il War and Peace Report. Io sono Amy Goodman.

DAVID CARROLL: Tutte le tue interazioni, le vostre strisciate di carta di credito, ricerche in rete, localizzazioni, ‘mi piace’, sono tutte raccolte, in tempo reale, da un’industria da un trilione di dollari l’anno.

CAROLE CADWALLADR: Il vero elemento rivoluzionario è stata Cambridge Analytica. Ha lavorato per la campagna di Trump e per la campagna per la Brexit. Ha cominciato a usare la guerra informatica.

AMY GOODMAN: [Parte di sintesi del tema della trasmissione e di ripresentazione degli ospiti omessa]. Abbiamo terminato la prima parte della nostra discussione parlando della differenza tra i sondaggi e le PSYOP, o psicografica. Dunque, Emma Briant, cominciamo con te in questo segmento della nostra trasmissione. Per quelli che non sono a conoscenza della Cambridge Analytica, perché sei diventata essenzialmente ossessionata da essa? E parla del nuovo livello cui Cambridge Analytica e Facebook hanno portato la manipolazione.

EMMA BRIANT: Assolutamente. La dimensione di quanto stanno facendo in tutto il mondo, semplicemente, sai, l’incredibile potenziale di queste tecnologie, mi hanno colpito come una tonnellata di mattoni nel 2016, quando ci siamo resi conto che stavano trafficando con le stesse nostre elezioni. Ora, ovviamente, questo era stato un problema di diritti umani in tutto il mondo per anni prima di ciò. E, sai, io penso che le democrazie siano state compiacenti riguardo al modo in cui cose che sono ignorate in altri luoghi rimbalzino anche nelle nostre stesse società. Siamo stati coinvolti in guerre antiterrorismo in tutto il mondo e abbiamo sviluppato queste tecnologie per l’impiego contro terroristi in contesti mediorientali, per progetti di stabilizzazione, per antiterrorismo in patria, anche. E queste tecnologie sono state sviluppate in modi che non erano circoscritti da ulteriori sviluppi e commercializzazioni e adattamenti alla politica.

E uno dei problemi di cui mi sono resa conto mentre scavavo sempre più nelle profondità più sotterranee dell’industria dell’influenza è quanto priva di regole essa sia; persino i nostri dipartimenti della difesa non sono coscienti di quello che stanno facendo queste società, oltre ai propositi per cui le assumono per gran parte del tempo. Ci sono conflitti d’interessi che semplicemente non sono dichiarati. E  questo è gravemente pericoloso, perché non possiamo avere cattivi attori che trasformano queste tecnologie in armi contro di noi.

E stiamo anche vedendo in azione l’estensione della disuguaglianza e dell’imperialismo moderno, naturalmente, in cui queste grandi società sono attingendo, sai, alla nostra infrastruttura della sicurezza nazionale e poi sono in grado di intervenire in queste campagne e a lavorare per altri stati che, si tratti di alleati o nemici, possono non avere a cuore gli interessi delle nostre democrazie.

Così il potere e l’importanza di questo sono profondamente, profondamente importanti, Queste tecnologie che  stanno sviluppando sono tecnologie aggressive. Non si tratta di normale pubblicità. Questa è una struttura tecnologica di sorveglianza che, sai, sta tessendo le sue fila attraverso le nostre vite quotidiane. Il nostre intero mondo sociale è  ora guidato dai dati.

E ciò che ora stiamo vedendo è che queste… abbiamo visto, in parallelo con ciò, l’ascesa dalla “guerra al terrore” di queste società di influenza, sia, ad esempio, in Israele, sia in occidente, queste società sviluppate per cercare di combattere il terrorismo ma anche poi in grado di essere… sai, queste tecnologie riutilizzate a fini commerciali. E con la disponibilità di tecnologie e dati è cresciuta un’industria multimiliardaria. E l’abbiamo attraversata da sonnambuli e improvvisamente ci siamo svegliati negli ultimissimi anni.

La cosa triste è che non abbiamo prestato sufficiente attenzione a ciò che facciamo al riguardo. Non possiamo solo spaventare la gente. Non possiamo semplicemente pubblicizzare gli strumenti di Cambridge Analytica in modo che i dirigenti possano creare nuove società e andarsene a fare di nuovo la stessa cosa.

Quella che ci serve è azione. E dobbiamo anche sollecitare tutti a mettersi in contatto con i propri parlamentari, come ha sostenuto Brittany Kaiser. E dobbiamo gridare con forza per assicurarci che i nostri appaltatori militari siano disciplinati appropriatamente. Il controllo, la denuncia di conflitti d’interessi devono andare oltre gli individui che sono coinvolti in un’operazione. Devono arrivare alle reti di società. Devono dichiarare per chi altro lavorino e con chi collaborino.

E, sai, dobbiamo anche disciplinare realmente l’intera industria dell’influenza, in modo che queste società, come le società di PR, come… il lobbismo è già in qualche misura disciplinato. Ma abbiamo ancora un sacco di capacità di usare società di comodo per coprire quello che sta in realtà avvenendo. Se non possiamo vedere quello che sta succedendo, siamo condannati. Dobbiamo assicurarci che queste società siano in grado di essere trasparenti, di sapere che cosa succede e di poter reagire e di mostrare che stiamo proteggendo le nostre elezioni democratiche.

AMY GOODMAN: Passiamo a un filmato da ‘The Great Hack’ riguardo a come è venuta inizialmente alla luce la storia di Cambridge Analytica e di quello che ha fatto con Facebook. Carole Cadwalladr è una giornalista che ha pubblicato la storia di Cambridge Analytica.

CAROLE CADWALLADR: Ho cominciato a rintracciare tutti questi ex dipendenti di Cambridge Analytica. E alla fine mi sono imbattuta in un tizio che era disposto a parlare con me: Chris Wylie. Abbiamo avuto questa prima telefonata, che è stata folle. E’ durata quasi otto ore. E puff!

CHRISTOPHER WYLIE: Mi chiamo Christopher Wylie. Sono uno scienziato informatico e ho contribuito a creare Cambridge Analytica. E’ inappropriato definire Cambridge Analytica come una specie di società di scienze informatiche o una società di algoritmi. Sai, è una macchina di propaganda a tutto servizio.

AMY GOODMAN: “Una macchina di propaganda a tutto servizio”, dice Chris Wylie. E prima Carole Cadwalladr, che ci porta a Brittany Kaiser, perché quando Chris Wylie ha testimoniato al parlamento britannico e loro hanno detto: “Come sappiamo esattamente quello che ha fatto Cambridge Analytica”, lui ha detto “Parlate con Brittany Kaiser”, che alla fine ha testimoniato al parlamento britannico. Ma parla di quale era il ruolo di Chris Wylie, Cambridge Analytica, di come sei stata coinvolta. Voglio fare un passo indietro e tu ci guidi passo passo, specialmente per i giovani affinché capiscano come possono finire invischiati in qualcosa di simile, e poi come sei finita alla festa di insediamento di Trump con i Mercer.

BRITTANY KAISER: Penso sia molto importante segnalare questo, perché in tutto il mondo ci sono persone che lavorano per le società tecnologiche, che sono sicura sono entrate in quelle società al fine di fare qualcosa di buono. Vogliono che il mondo sia più connesso. Vogliono usare la tecnologia per comunicare con tutti, per far coinvolgere la gente in problemi importanti. E non si rendono conto che mentre tu ti muovi alla svelta e infrangi cose, alcune cose finiscono così infrante che non si può realmente valutare o predire quali saranno le ripercussioni.

Chris Wylie e io siamo entrambi entrati davvero idealisticamente nella Cambridge Analytica perché eravamo eccitati per il potenziale di usare dati per progetti eccitanti e di impatto positivo. Chris è entrato nel 2013 sul lato dai per cominciare a sviluppare tipi diversi di modelli psicografici. Così ha collaborato con il dottor Aleksandr Kogan e con il Cambridge Psychometrics Centre presso l’Università di Cambridge per avviare la conduzione di esperimenti con dati di Facebook, per essere in grado di raccogliere tali dati, che oggi sono stati ottenuti sotto gli errati auspici di una ricerca accademica e sono stati usati poi per identificare raggruppamenti psicografici delle persone.

AMY GOODMAN: Ora, spiega questo, i raggruppamenti psicografici, e specialmente per persone che non siano su Facebook, che non comprendano il suo enorme potere e la conoscenza intima che ha delle persone. Pensa di parlare a qualcuno che non ha mai fatto esperienza di Facebook. Spiega che cosa c’è dentro.

BRITTANY KAISER: Assolutamente. Dunque, la quantità di dati che sono raccolti riguardo a te su Facebook e su ogni altro dei tuoi dispositivi è molto superiore a quella di cui sei messo a conoscenza. Probabilmente non hai nemmeno letto i termini e condizioni di una qualsiasi di queste applicazioni sul tuo telefono. Ma se ti prendessi realmente il tempo di farlo e fossi in grado di comprenderli, perché la maggior parte di essi è scritta in modo che tu non capisca – è scritta in legalese – ti renderesti conto che stai dando via molto più di quanto avresti mai accettato se ci fosse trasparenza. Si tratta di ogni tuo spostamento, dovunque tu stia andando, con chi stai parlando, chi sono i tuoi contatti, quali informazioni stai effettivamente dando in altre applicazioni del tuo telefono, i dati sulla tua localizzazione, tutto il tuo stile di vita, dove stai andando, cosa stai facendo, cosa stai leggendo, quando tempo passi a guardare diverse immagini e siti in rete.

Questa quantità di dati comportamentali dà un quadro di te tanto buono che il tuo comportamento può essere previsto, come stava dicendo prima Karim, con un elevato livello di accuratezza. E questo consente a società quali Cambridge Analytica di capire come vedi il mondo e che cosa ti motiverà ad andare a compiere un’azione o, purtroppo, che cosa ti demotiverà. Così, quella quantità di dati, disponibili su Facebook fin da quando ti sei iscritto, consente una piattaforma molto facile da cui puoi essere preso di mira e manipolato.

E quando dico “mira psicografica”, sono sicura che probabilmente hai un po’ più di familiarità con il test Myers-Briggs, così il Myers-Briggs ti pone una serie di domande per capire la tua personalità e come vedi il mondo. Il sistema usato da Cambridge Analytica è di fatto molto più scientifico. E’ chiamato modello OCEAN a cinque fattori. E OCEAN sta, O per apertura [Openness], C per coscienziosità, se preferisci piani e ordine o se sei un po’ più mosso dall’istinto. Estroversione, se ottieni la tua energia dall’essere circondato di persone o sei introverso e preferisci ottenere la tua energia dallo startene da solo. Se sei gradevole [agreable], se ti prendi cura della famiglia, della comunità, della società, del tuo paese, più di quanto ti curi di te stesso. E se sei sgradevole sei un po’ più egoista. Hai bisogno di messaggi che siano di vantaggio per te. E poi il peggio e nevrotico. Sai, non è un male essere nevrotici. Significa che sei un po’ più emotivo. Significa anche, purtroppo, che puoi essere motivato da messaggi basati sulla paura, così possono essere usati messaggi per spaventarti per indurti a fare quello che vogliono gli altri.

E questo è quanto è stato individuato quando stavano raccogliendo quei dati da Facebook per ideare a quale gruppo appartenessi. Hanno scoperto circa 32 gruppi diversi di persone, differenti tipi di personalità. E c’erano gruppi di psicologi che esaminavano come potevano capire quei dati e convertirli in messaggi che fossero giusti per te.

Devo ricordare a tutti che la campagna di Trump ha messo insieme più di un milione di messaggi pubblicitari diversi che sono stati trasmessi, un milione di pubblicità diverse con decine di migliaia di campagne diverse. Alcuni di questi messaggi erano solo per te, altri per cinquanta, cento persone. Ovviamente certi gruppi sono migliaia, decine di migliaia o milioni di persone. Ma alcuni erano mirati molto direttamente all’individuo, per sapere esattamente su cosa cliccherai ed esattamente che cosa ti sta a cuore.

AMY GOODMAN: Dunque facevano questo prima di Cambridge Analytica. Ma descrivi… voglio passare in realtà a un filmato di Bannon, Steve Bannon, che si prende il merito di aver dato il nome a Cambridge Analytica, giusto? Perché prima c’era SCL, difesa.

BRITTANY KAISER: Sì.

AMY GOODMAN: E poi diventa Cambridge Analytica, con riferimento all’Università di Cambridge, giusto? Dove Kogan ha ottenuto queste informazioni che ha selezionato da Facebook.

BRITTANY KAISER: Sì.

AMY GOODMAN: Questo è lo stratega capo della Casa Bianca, Steve Bannon, in un’intervista a una conferenza del Financial Times del marzo del 2018. Bannon ha detto che le notizie che Cambridge Analytica aveva avuto accesso scorrettamente a dati per costruire profili di elettori statunitensi e influenzare l’elezione presidenziale del 2016 erano motivate politicamente. Mesi dopo sono emerse prove che collegano Bannon alla Cambridge Analytica, lo scandalo, che è sfociato in una multa di 5 miliardi di dollari a Facebook. Bannon è il fondatore ed ex membro del consiglio di amministrazione della società di consulenza politica; è stato vicepresidente di Cambridge Analytica.

STEPHEN BANNON: L’intera Cambridge Analytica è scienziati dei dati e le applicazioni applicate qui negli Stati Uniti. Non ha nulla a che vedere con roba internazionale. Il Guardian di fatto ve lo dice, l’Observer ve lo dice, quando si arriva al decimo paragrafo, d’accordo? Quando si arriva al decimo paragrafo. E quello che Nix fa all’estero è quello che Nix fa all’estero. Giusto? Si tratta di dati… era una società di elaborazione dati.

E, per inciso, la campagna di Cruz e la campagna di Trump dicono: “Ehi, erano una società di elaborazione dati parecchio buona”. Ma tutta questa faccenda degli psicografici era un’opzione nell’accordo. Se mai avesse funzionato, avrebbe funzionato. Ma non ha funzionato e non pare che funzionerà. Così, non è stata mai nemmeno applicata.

AMY GOODMAN: Dunque questo è Steve Bannon nel 2018, figura chiave della vittoria del presidente Trump e dei suoi anni in carica finora, prima di essere costretto a… prima di essere cacciato. Quale era la tua relazione con Steve Bannon? Hai lavorato alla Cambridge Analytica per più di tre anni. Avevi le chiavi del castello, vero, a Washington?

BRITTANY KAISER: Sì, per un po’ ho effettivamente diviso le chiavi di quella che è la casa di Steve con Alexander Nix, perché usavamo la sua casa come nostro ufficio. La sua casa è utilizzata anche come ufficio di Breitbart nel seminterrato. E’ chiamato “Ambasciata di Breitbart” in Campidoglio. Ed è là che andavo per le riunioni.

AMY GOODMAN: Chi finanziava la cosa?

BRITTANY KAISER: Penso che fosse di proprietà della famiglia Mercer, quell’edificio. E andavamo nel seminterrato e usavamo quella sala riunioni per i nostri incontri. E la usavamo per pianificare chi dovevamo lanciare, per quali campagne avremmo lavorato, quali gruppi di promozione, quali gruppi 501(c)(3) e (c) (4) [organizzazioni non a fini di lucro esentasse] voleva che incontrassimo.

E non passavo molto tempo con Steve, ma quando lo facevo era incredibilmente profondo. Quasi ogni volta che lo vedevo mi mostrava qualche nuovo video contro Hillary Clinton che aveva lanciato, o annunciava che stava per organizzare una festa di lancio di un video per Ann Coulter per ‘Adios America!’, che era una cosa cui aveva invitato me e Alexander, e noi abbiamo prontamente deciso di lasciare la casa prima che arrivasse lei.

Ma Steve aveva molta influenza sullo sviluppo di Cambridge Analytica e su chi andavamo a vedere, chi avremmo appoggiato con la nostra tecnologia. E ha condotto un mucchio di presentazioni, che all’inizio parevano un po’ meno nefande di quelle che hanno fatto in seguito, quando è diventato molto fiducioso e ha cominciato a presentarci a partiti politici di destra in tutta Europa e in altri paesi e ha cercato di ottenere incontri con i principali partiti politici, o invece partiti di sinistra o verdi, per assicurarsi che quei partiti di estrema destra che non hanno a cuore i migliori interessi del mondo non avessero accesso a queste tecnologie.

AMY GOODMAN: Hai detto in ‘The Great Hack’, il film, che hai prove di illegalità della campagna di Trump e di quella per la Brexit, che sono state condotte illegalmente. Mi chiedevo se puoi parlare di questo. Voglio dire, era controverso e Carole Caldwalladr, la grande giornalista del The Observer e del Guardian, è stata stroncata e attaccata personalmente, cosa dimostrata benissimo in ‘The Great Hack’, per aver detto che Cambridge Analytica era coinvolta nella Brexit. Hanno continuato a dire che non avevano nulla a che fare con essa, fino a quando lei non mostra un video di te, che lavoravi per Cambridge Analytica, a uno degli eventi fondanti di ‘usciamone’, o Brexit.

BRITTANY KAISER: Sì, Leave.Eu, quel gruppo in cui ero presente, che ora è diventato un video molto noto, era il loro evento di lancio per avviare la campagna. E Cambridge Analytica era in negoziati molto profondi, grazie alla presentazione di Steve Bannon, con entrambe le campagne per la Brexit. Mi è stato detto, in realtà, che in origine eravamo per la permanenza, ma lo schieramento per la permanenza diceva che non aveva bisogno di spendere soldi per consulenti politici costosi, perché avrebbe vinto in ogni caso. E questo era in effetti ciò che io credevo veramente, e lo stesso loro.

Così Steve ha fatto le presentazioni per assicurare che avremmo comunque avuto un contratto commerciale per questa campagna politica, sia per Vote Leave sia per Leave.EU. Cambridge Analytica ha preso Leave.EU e AIQ, che essenzialmente era il partner digitale di Cambridge Analytica, prima che Cambridge Analytica potesse gestire una campagna digitale nostra, gestiva la parte Vote Leave, entrambe finanziate dai Mercer, entrambe con lo stesso accesso al gigantesco archivio sugli elettori statunitensi.

AMY GOODMAN: I Mercer hanno finanziato la Brexit?

BRITTANY KAISER: C’era lavoro di Cambridge Analytica e anche lavoro di AIQ, in entrambe le campagne per l’uscita [dalla UE]. Così molto di quel denaro, per raccogliere quei dati e per costruire l’infrastruttura di entrambe quelle società, veniva da campagne finanziate dai Mercer, sì.

AMY GOODMAN: E, di nuovo, spiega che cos’è AIQ.

BRITTANY KAISER: AIQ era una società che in concreto gestiva tutte le campagne digitali di Cambridge Analytica, fino al gennaio 2016, quando Molly Schweicker, il nostro capo del digitale, è stata assunta per costruire una tecnologia degli annunci in seno alla società. La AIQ aveva sede in Canada ed era un partner che aveva accesso ai dati di Cambridge Analytica per tutto il tempo in cui gestiva la campagna Vote Leave, che era la campagna designata e principale della Brexit.

AMY GOODMAN: Dunque, quando hai visto il collegamento tra la Brexit e la campagna di Trump?

BRITTANY KAISER: In realtà molto è venuto fuori quando ho visto alcuni degli articoli di Carole, perché c’era un mucchio di teorie cospiratorie su quanto stava succedendo, e non sapevo a cosa credere. Tutto quello che sapevo era che noi decisamente avevamo lavorato nella campagna per la Brexit, “noi” nel senso di quando io ero alla Cambridge Analytica, perché io ero una delle persone che lavoravano alla campagna. E naturalmente noi abbiamo avuto un ruolo forte non solo nella campagna di Trump, ma nei super PAC di Trump e in un mucchio di altri gruppi conservatori di promozione, 501(c)(3) e (4), che erano l’infrastruttura che consentiva la costruzione del movimento che ha spinto Donald Trump alla Casa Bianca.

AMY GOODMAN: Voglio dire, pare che Cambridge Analytica stesse per diventare una società da miliardi di dollari.

BRITTANY KAISER: E’ quello che Alexander era solito dire a tutti noi all’epoca. Quella era la carota che agitava davanti ai nostri occhi per  farci continuare ad andare avanti. “Stiamo costruendo una società da miliardi di dollari. Non siete eccitati?” E penso che questo sia ciò in cui così tanti finiscono invischiati, persone che attualmente lavorano presso Facebook, persone che lavorano da Google, persone che lavorano presso società che sono motivate a costruire tecnologie eccitanti, che ovviamente possono essere anche molto pericolose, ma loro pensano che ne trarranno vantaggi finanziari e saranno in grado di prendersi cura di sé stessi e delle proprie famiglie grazie a ciò.

AMY GOODMAN: Dunque che cosa c’era di illegale?

BRITTANY KAISER: I grossi problemi che derivavano dalla raccolta dei dati, specificamente, sono l’origine delle mie accuse originali, perché i dati erano raccolti sotto di auspici di essere destinati alla ricerca accademica ed erano usati a fini politici e commerciali. C’erano anche diversi insiemi di dati che non dovevano essere collegati e usati senza trasparenza e consenso espliciti nel Regno Unito, perché ci sono buone leggi nazionali sulla protezione dei dati e leggi internazionali sulla protezione dei dati, in tutta l’Unione Europea, per proteggere gli elettori. Purtroppo negli Stati Uniti abbiamo visto solo lo stato della California venir fuori a fare questo.

Ora, d’altro canto, noi abbiamo leggi sulla repressione degli elettori che impediscono che il nostro voto sia soppresso. Abbiamo leggi contro la discriminazione nella pubblicità, contro razzismo, sessismo, incitamento alla violenza. Tutte queste cose sono illegali e tuttavia in qualche modo Facebook ha deciso che se i politici vogliono usare una qualsiasi di tali tattiche, non saranno tenuti agli stessi standard comunitari come me e te, o alle leggi e contratti sociali fondamentali che abbiamo in questo paese.

AMY GOODMAN: Karim Amer e Jehane Noujaim, mi chiedevo se voi poteste parlare – Brittany ha suscitato questo quando ha parlato della repressione degli elettori – di Trinidad e Tobago, di cui vi occupate nel film, perché alla fine le elezioni nel paese sono state incentrate sulla repressione degli elettori e nella ricerca di indurre l’intera popolazione a non votare.

KARIM AMER: Sì, penso che per noi fosse importante mostrare nel film l’ampiezza del lavoro della Cambridge. Andava oltre i confini degli Stati Uniti e persino oltre i confini della UE e del Regno Unito. Perché quello che scopriamo è che la Cambridge usava… nel perseguire questa industria di influenza globale di cui costituiva grande parte, usava paesi diversi come Piastra di Petri per imparare e ottenere il know-how riguardo a differenti tattiche. E migliorando tali tattiche potevano venderle a un costo più elevato… con margini più elevati a democrazie occidentali, dove i fondi elettorali sono, sai… dobbiamo ricordare, penso sia importante affermare che l’attività elettorale è diventata un affare globale da miliardi di dollari, giusto? Così, dobbiamo ricordare che anche se siamo turbati da società come la Cambridge, abbiamo consentito la mercificazione del nostro processo democratico, vero? Così c’è chi ora sfrutta questo perché è diventato un affare. E noi, come responsabili di questo, non possiamo realmente essere turbati quanto vorremmo, quando lo abbiamo giustificato. Dunque voglio fare questa premessa.

Ora, detto questo, quello che è successo in conseguenza e che una società come la Cambridge può praticare tattiche in un luogo come Trinidad, che è molto privo di regole riguardo a ciò che essa può e non può fare, apprendere dal quel know-how e poi, sai, usarlo… farlo fruttare in attività negli Stati Uniti. Quello che ha fatto a Trinidad, e perché sia importante per noi mostrarlo nel film, è che ha condotto una cosa chiamata campagna “Do So” [Fai così], in cui ammette di aver reso fico e popolare tra i giovani andarsene a spasso non votare. E sapeva…

AMY GOODMAN: Dunque, c’era la popolazione indiana e la popolazione nera.

KARIM AMER:  E la popolazione nera. E c’è un mucchio di tensioni storiche tra queste due, e anche un mucchio di differenze generazionali tra queste due. E la campagna “Do So” è stata mirata… è stata condotta, sai, in un modo… guardando i dati e guardando le analisi predittive di quale gruppo avrebbe votato e quale non votato, facendo sì che un numero sufficiente di persone fosse dissuasa dal votare, in modo da poter rovesciare l’elezione.

AMY GOODMAN: Mirata a?

KARIM AMER: Mirata ai giovani. E così questo è realmente… quando osservi…

AMY GOODMAN: “Do So” significa in realtà “non votare”.

KARIM AMER: “Do So”, non votare.

JEHANE NOUJAIM: Non votare.

KARIM AMER: Sì. Esattamente. E quando…

AMY GOODMAN: Con i pugni incrociati.

KARIM AMER: Con i pugni.

AMY GOODMAN: Ed è diventato fico non votare.

KARIM AMER: Esattamente. E se guardi al livello di calcolo dietro questo, è assolutamente spaventoso. Ora, come stava dicendo Emma, molte di queste tattiche erano nate dalle nostre paure negli Stati Uniti e nel Regno Unito post 11 settembre, quando abbiamo permesso che iniziassero queste campagne di massiccia trasformazione dell’influenza in arma. Sai, se ricordi, il presidente Bush che parlava, sai, della battaglia per i cuori e le menti del popolo iracheno; tutto quel genere di industrie è nato da lì.

E ora io ritengo che quello che stiamo vedendo è che stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato, vero? Tutte queste tattiche che abbiamo sviluppato nel nome di, cito, “combattere la guerra al terrore”, nel nome di fare queste cose, sono state ora commercializzate e usate per tornare al maggior mercato elettorale del mondo, gli Stati Uniti. Come incolpiamo chi ha fatto questo, quando abbiamo permesso che la nostra democrazia fosse in vendita?

E questo è ciò cui oggi i documenti di Brittany, che sta diffondendo e ha diffuso nell’ultimo paio di giorni, ci danno penetrazione. Gli Hindsight Files che Brittany ha diffuso ci mostrano come sia in corso un’asta per campagne d’influenza in ogni democrazia del mondo. Non c’è alcun voto che sia protetto nel modo attuale in cui noi… nello spazio attuale in cui viviamo.

E ciò che permette che accada questo sono queste piattaforme informatiche come Facebook. E questo è ciò che è così sconvolgente, perché possiamo realmente fare qualcosa al riguardo. Siamo il solo paese al mondo che può chiamare Facebook a rispondere, e tuttavia ancora non l’abbiamo fatto. E continuiamo a rivolgerci alla sua dirigenza sperando che faccia la cosa giusta, ma non l’ha fatto. E perché? Perché nessuna industria si è mai mostrata nella storia statunitense che sia capace di disciplinare sé stessa. C’è un motivo per cui esistono leggi antitrust in questo paese. C’è una tradizione di chiamare le società a rispondere, e dobbiamo riabbracciare quella tradizione specialmente mentre entriamo nel 2020, in cui la posta in gioco non potrebbe essere più elevata.         

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/democracy-for-sale/

Originale: Democracy Now!

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons

 

 

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/democracy-for-sale/

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