Questa cittadina tedesca si è ripresa l’energia ed è passata interamente alle rinnovabili

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Wolfhagen – Veduta del mercato e della chiesa durante le feste natalizie – Foto Forsten Lorenz/Shutterstock.com

di Bertie Russell – 8 dicembre 2019

La causa di una politica ambientale ambiziosa e trasformativa e sostenuta con crescente fervore e una serie di “New Deal Verdi” – un riferimento al programma di riforme economiche di Roosevelt negli anni Trenta – è stata proposta negli ultimi dodici mesi in Stati Uniti, Europa e Regno Unito. Tali politiche comporterebbero grandi investimenti statali nello sviluppo di infrastrutture di energie rinnovabili, ristrutturando edifici per migliorare l’efficienza energetica e trasporti pubblici efficienti e ad alta velocità.

Riflettendo la comprensione che il cambiamento climatico richiede profondi cambiamenti sistemici dell’economia, la versione statunitense include l’introduzione di una garanzia dell’occupazione: un lavoro nel settore pubblico sarebbe disponibile a ogni cittadino statunitense che lo voglia. E in Europa proposte sollecitano banche pubblico d’investimento a investire il 5 per cento del PIL ogni anno per “ridurre radicalmente le emissioni carboniche dell’Europa, costruendo infrastrutture resilienti e a emissioni zero”.

Seri impegni per decarbonizzare le infrastrutture su vasta scala sono indubbiamente importanti. Ma teorici della giustizia climatica hanno sostenuto a lungo che correzioni tecniche saranno insufficienti senza una transizione parallela a un’economia globale che non dipenda da una crescita costante.

Affrontare l’emergenza climatica richiede grandi quantità di investimenti, ma richiede anche cambiamenti drastici alle forme di proprietà e di gestione che sono alla base dell’economia capitalista contemporanea. Dobbiamo dirigerci a modelli di democrazia economica, in cui tutto, dalle decisioni di investimento ai salari, sia deciso democraticamente da lavoratori e cittadini.

Fronteggiare un concetto astratto quale l’”economia globale” può sembrare una sfida scoraggiante. Ma spostando il nostro punto di visto al livello dei nostri paesi e città, modelli innovativi di democrazia economica stanno già consegnando alle persone il potere di realizzare soluzioni concrete all’emergenza climatica.

Con il 100 per cento della sua elettricità proveniente da fonti rinnovabili (e altra da risparmiare) la cittadina tedesca di Wolfhagen è una dimostrazione particolare di ciò che può essere realizzato quando le municipalità adottano approcci innovativi alla proprietà e alla gestione di infrastrutture chiave. Lezioni significative possono essere ricavate dal modello ibrido di proprietà di Wolfhagen, che può – e deve – essere applicato a settori oltre la produzione dell’energia.

 

Democrazia energetica

Indotta dal disastro di Fukushima – e assieme a movimenti sociali da tempo consolidati contro i combustibili fossili – nel 2011 l’amministrazione tedesca di centrodestra ha annunciato di star perseguendo una politica nazionale di Energiewende: transizione energetica. Tuttavia a Wolfhagen, una cittadina delle Germania centrale con una popolazione di circa 14.000, questa transizione era già ben in corso.

Già nel 2005 le autorità locali hanno deciso di riprendersi l’energia. In quelli che sono divenuti i primi passi per realizzare il piano di Wolfhagen di diventare interamente autosufficiente quanto a energia rinnovabile, l’amministrazione cittadine ha deciso di non rinnovare il contratto di licenza alla società privata E.ON, affidando la responsabilità a una società pubblica, la Stadtwerke Wolfhagen. Dopo un decisione del 2008 che tutta l’elettricità domestica sarebbe stata fornita da risorse rinnovabili locali entro il 2015, la cittadina si è impegnata a costruire un parco solare e una fattoria eolica.

Mossa in parte dalla mancanza di risorse finanziarie e in parte da una visione di un sistema energetico di co-produzione e condivisione della proprietà, Wolfhagen ha deciso di perseguire una forma innovativa di “partecipazione cooperativa” che consegni l’energia alla proprietà congiunta della municipalità e di una nuova cooperativa a guida dei cittadini: BEG Wolfhagen. Parlando nel 2011, il direttore della società pubblica, Martin Ruehl, ha spiegato:

Attraverso la partecipazione cooperativa vogliamo rendere i cittadini non solo comproprietari e partecipi degli utili, ma mediante la forma di una partecipazione diretta alla Stadtwerke anche partecipi delle decisioni. Nei progetti futuri i cittadini e gli utenti dell’elettricità saranno al tavolo sin dall’inizio.

Creata nel 2012 da cittadini che avevano condotto una campagna a favore dello sviluppo della fattoria eolica, la cooperativa oggi è proprietaria del 25 per cento della società dell’elettricità. Con più di 800 membri e un patrimonio di 3,9 milioni di dollari, la cooperativa fa più che solo consentire ai cittadini di possedere una quota della società dell’elettricità; consente anche loro di controllarla. La cooperativa detiene due dei nove seggi del consiglio della società dell’elettricità, mettendo a disposizione dei cittadini diritti di voto su tutti i temi riguardanti la produzione e la distribuzione dell’elettricità nella regione, dalla fissazione dei prezzi dell’energia ai reinvestimenti in nuovo potenziale.

La cooperativa ha anche un fondo per il risparmio energetico, che riceve i suoi fondi direttamente dalla redditizia società dell’elettricità. Amministrato da un Consiglio Consultivo Energetico – comprendente nove membri della cooperativa accanto a uno della locale agenzia dell’energia, della Stadtwerk e della municipalità – il fondo è progettato per sostenere strategie e iniziative mirate ad accrescere l’efficienza energetica tra i propri membri. In pratica, ciò significa che soluzioni a guida cittadina per la decarbonizzazione sono ora offerte con una fonte di finanziamento regolare e democraticamente controllata.

 

Una giusta transizione  

Ciò che l’esperienza di Wolfhagen dimostra è che la rapida decarbonizzazione della nostra offerta energetica è del tutto compatibile con nuovi modelli di democrazia economica. Un’azione forte ed efficace per affrontare la crisi climatica può essere realizzata mediante processi di emancipazione collettiva, senza ricorrere a un autoritarismo ecologico.

Modelli ibridi di proprietà hanno non solo il potenziale di fornire capitale oltre a quello che può essere offerto dallo stato, ma di farlo in un modo che sia dedicato all’interesse comune. Questo contrasta interamente la logica delle società private che sono dedite al risultato di bilancio per distribuire dividendi agli azionisti.

Anche se il finanziamento del governo nazionale è indubbiamente necessario, considerata la dimensione dell’emergenza climatica, non deve essere una barriera assoluta all’assunzione di iniziative da parte di paesi e città. Le amministrazioni locali non dovrebbero usare il governo nazionale come scusa per la propria inazione.

Se davvero intenderemo affrontare l’emergenza climatica, avremo bisogno di ampliare drasticamente il numero e la diversità degli spazi di un significativo coinvolgimento democratico. Questo non significa semplicemente coinvolgere le persone nelle decisioni governative, bensì anche creare e finanziare spazi in cui i cittadini (assieme ad attori governativi e iniziative economiche sociali) possano collaborare nel trasmettere alternative attraverso la nostra economia.

Infine, l’urgenza e la portata della transizione ha richiesto di affrontare significativamente le nostre richieste circa l’emergenza climatica che il governo nazionale persegua molti dei piani ambiziosi di investimento ideati dai sostenitori di un New Deal Verde.

Ma Wolfhagen dimostra che approcci innovativi alla proprietà e alla gestione delle utenze possono non solo liberare ulteriori investimenti cooperativi di capitale, ma anche creare nuove forme di coinvolgimento democratico nella loro gestione. E’ precisamente la creazione di questi spazi democratici che può mettere i cittadini in grado di spingersi oltre sforzi individualistici di “ridurre l’impronta carbonica” e porli invece al centro dell’innovazione nel realizzare una giusta transizione a un’economia sostenibile e democratica.

Bertie è un associato di ricerca dell’Urban Institute, e lavora al progetto ESRC Jam & Justice e come parte del MISTRA Urban Futures internazionale. Ha un dottorato dell’Università di Leeds concentrato sulla politicizzazione del sapere scientifico nei movimenti radicali per il clima e per la giustizia climatica. Ha lavorato in precedenza presso le Università di Leeds, Liverpool e Salford.

  Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/this-small-german-town-took-back-the-power-and-went-fully-renewable/

Originale: The Conversation

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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