E’ ora di cancellare metri quali il PIL

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Joseph E. Stiglitz

di Joseph Stiglitz – 30 novembre 2019

Il mondo sta affrontando tre crisi esistenziali: una crisi climatica, una crisi di disuguaglianza e una crisi di democrazia. Saremo in grado di prosperare entro i nostri confini planetari? Un’economia moderna può realizzare una prosperità condivisa? E le democrazie possono fiorire se le nostre economie non realizzano una prosperità condivisa? Queste sono domande cruciali, e tuttavia i modi accettati con cui misuriamo i risultati economici non ci danno alcuna indicazione di come potrebbe affrontare un problema. Ciascuna di queste crisi ha rafforzato il fatto che abbiamo bisogno di strumenti migliori per valutare i risultati economici e il progresso sociale.

La misura standard dei risultati economici è il prodotto interno lordo (PIL) che è la somma del valore delle merci e servizi prodotti in un paese in un dato periodo. Il PIL è andato avanti bene, aumentando di anno in anno, fino alla crisi finanziaria globale del 2008. La crisi finanziaria globale è stata l’illustrazione definitiva delle carenze di metri comunemente usati. Nessuno di tali metri ha offerto ai decisori della politica e ai mercati  un avvertimento adeguato che qualcosa che c’era qualcosa di sbagliato. Anche se alcuni economisti accorti avevano dato l’allarme, le misure standard sembravano suggerire che tutto andava bene.

Da allora, secondo il PIL, gli USA sono andati crescendo in modo leggermente più lento che in anni precedenti, ma non è nulla di cui preoccuparsi. Politici, esaminando tali misure, suggeriscono leggere riforme al sistema economico e, promettono, tutto andrà bene.

In Europa l’impatto del 2008 è stato più pesante, specialmente in paesi più colpiti dalla crisi dell’euro. Ma anche là, a parte gli elevati dati sulla disoccupazione, i metri standard non riflettono appieno gli impatti negativi delle misure d’austerità, né la portata della sofferenza delle persone, né l’impatto sul tenore di vita a lungo termine.

Né la nostra misura standard del PIL ci offre la guida che ci serve per affrontare la crisi della disuguaglianza. E se il PIL sale e la maggior parte dei cittadini sta peggio? Nei primi tre anni della cosiddetta ripresa dalla crisi finanziaria, circa il 91 per cento degli utili sono andati all’un per cento al vertice. Nessuna meraviglia che molti abbiano dubitato delle affermazioni dei politici che dicevano che l’economia era ben sulla via di una solida ripresa.

Per molto tempo mi sono interessato a questo problema: il divario tra ciò che i nostri metri mostrano e ciò che devono mostrare. Durante l’amministrazione Clinton, quando sono stato membro e poi presidente del Comitato dei Consiglieri Economici, sono divenuto sempre più preoccupato per come i nostri principali metri economici non tenevano conto del degrado ambientale e dell’esaurimento delle risorse. Se la nostra economia sembra star crescendo ma tale crescita non è sostenibile perché stiamo distruggendo l’ambiente ed esaurendo risorse naturali scarse, le nostre statistiche dovrebbero avvertirci. Ma poiché il PIL non include l’esaurimento delle risorse e il degrado ambientale, normalmente otteniamo un quadro eccessivamente roseo.

Queste preoccupazioni sono ora state portate in prima linea con la crisi climatica. Sono passati tre decenni da quando la minaccia del cambiamento climatico è stata riconosciuta diffusamente per la prima volta e le cose sono peggiorate più rapidamente di quanto inizialmente atteso. Ci sono stati più eventi estremi, un maggior scioglimento dei ghiacciai e una maggiore distruzione dell’habitat naturale.

E’ chiaro che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel modo in cui valutiamo i risultati economici e il progresso sociale. Ancor peggio, i nostri metri ci danno frequentemente l’impressione fuorviante che ci sia una compensazione tra i due; che, ad esempio, i cambiamenti che promuovono la sicurezza economica delle persone, mediante pensioni migliorate o un migliore stato sociale, abbiano luogo a spese dei risultati economici nazionali.

Misurare in modo giusto – o almeno molto migliore – è d’importanza cruciale, specialmente nella nostra società orientata ai dati e ai risultati. Se misuriamo la cosa sbagliata faremo la cosa sbagliata. Se le nostre misure ci dicono che tutto va bene quando realmente non è così, saremo compiaciuti.

E dovrebbe essere chiaro che, nonostante gli aumenti del PIL, nonostante la crisi del 2008 sia ben alle nostre spalle, non tutto va bene. Lo vediamo nello scontento politico che si estende in così tanti paesi avanzati, lo vediamo nel diffuso appoggio a demagoghi, i cui successi dipendono dallo sfruttamento dello scontento economico; e lo vediamo nell’ambiente attorno a noi, dove infuriano incendi e inondazioni e siccità si verificano e intervalli sempre più frequenti.

Per fortuna una varietà di progressi nella metodologia e nella tecnologia ci hanno offerto strumenti di misura migliori e la comunità internazionale sta cominciando a sposarli. Quello che abbiamo realizzato sinora ha convinto me e molti altri economisti di due cose: innanzitutto che è possibili costruire misure molto migliori della salute economica. I governi possono e dovrebbero andare ben oltre il PIL. Secondo, che c’è ancora molto lavoro da fare.

Come ha scritto Angel Gurria, segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico: “E’ solo disponendo di metri migliori che riflettano realmente le vite delle persone e le loro aspirazioni, che saremo in grado di progettare e attuare ‘politiche migliori per vite migliori’”.

Joseph E Stiglitz è Premio Nobel per l’economia è coautore di ‘Measuring What Counts: The Global Movement for Well-Being’.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

FonteThe Guardian

Originale:  https://zcomm.org/znetarticle/its-time-to-retire-metrics-like-gdp/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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