USA: una seconda guerra civile?

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Charles Koch (Fortune Brainstorm TECH / Flickr)

di Tom Hartmann – 22 novembre 2019

Il numero corrente della rivista The Atlantic, fondata negli anni appena precedenti la Guerra Civile, è sinistramente intitolato “Come fermare una Guerra Civile”.

Se siamo davvero sull’orlo di una seconda Guerra Civile, è già in corso come “guerra fredda”, con le occasionali schermaglie armate provocate dal cosiddetto movimento della destra alternativa. E, come in passato, questa sarà una guerra dei molto, molto ricchi contro il resto degli Stati Uniti.

Questa non è la prima volta che, come nazione, abbiamo affrontato una crisi simile.

Ogni volta, forze di massiccia ricchezza accumulata o ereditata sono quasi riuscite a prendere il completo controllo della nostra nazione, sostituendo una democrazia, dove la volontà del popolo è realizzata attraverso i suoi rappresentanti eletti, con una forma di governo in cui la maggior parte delle funzioni del governo rafforzano il potere, la ricchezza e il controllo dei morbosamente ricchi.

Questo sistema di governo è tra i più antichi, risalendo a 7.000 anni fa, ed è noto ai politologi come oligarchia. Aristotele lo contestualizzò: “La tirannia è un genere di monarchia che ha in vista l’interesse della sola monarchia; l’oligarchia ha in vista l’interesse dei ricchi; la democrazia quello dei bisognosi…”

Perché l’oligarchia abbatta totalmente la democrazia sono necessarie inizialmente solo tre cose:

  • Controllo di un segmento cruciale dei media (o considerevole influenza su esso)
  • Legalizzazione della corruzione di pubblici ufficiali, in modo che gli oligarchi possano ottenere la maggioranza del controllo sul processo legislativo
  • Controllo delle parti più cruciali del sistema giudiziario in modo da poter controllare i processi legali

Un quarto elemento, una volta che l’oligarchia si è ben consolidata, è la creazione di uno stato di polizia, principalmente utilizzando procedimenti selettivi contro gli agitatori per un ritorno alla democrazia.

Si dice che Arnold Toynbee abbia segnalato che “quando muore l’ultimo uomo che ricorda gli orrori dell’ultima grande guerra, la prossima grande guerra diviene inevitabile”. La maggior parte dei guerrieri sono nella tarda adolescenza o nei primi vent’anni; quando saranno morti, tre altre generazioni saranno diventate adulte, suggerendo, se Toynbee aveva ragione, un divario di quattro generazioni tra “grandi guerre”.

Nel loro libroThe Fourth Turning: What the Cycles of History Tell US About America’s Next Rendezvous With Destiny’  [La quarta svolta: ciò che i cicli della storia ci dicono del prossimo rendez-vous degli Stati Uniti con il destino], William Strauss e Neil Howe applicano la teoria agli Stati Uniti. La Guerra Rivoluzionaria iniziò nel 1775; 86 anni dopo, nel 1861, iniziò la Guerra Civile; 78 anni dopo, nel 1939, gli Stati Uniti stavano combattendo “le emergenze gemelle della Grande Depressione e della Seconda guerra mondiale”, scrivono Strauss e Howe, aggiungendo: “In un certo momento, prima del 2025, gli Stati Uniti attraverseranno una grande porta della storia, paragonabile” a tali crisi.

Le tre crisi non vengono semplicemente fuori dal nulla; cicli di eventi erano andati sommandosi nella generazione precedente per creare il contesto di ciascuna.

Negli anni intorno al 1770 oligarchi schierati con l’estero controllavano quelli che oggi chiamiamo gli Stati Uniti; i promotori della democrazia combatterono una guerra per rovesciare quell’oligarchia britannica.

Quattro generazioni più tardi, intorno al 1850, un’enorme ricchezza era controllata da poche migliaia oligarchi di grandi piantagioni del sud. Il sud era politicamente gestito da un’oligarchia a tutto campo, mentre il nord era ancora largamente democratico (gli oligarchi settentrionali dell’”Età dell’oro” non sarebbero emersi interamente se non dopo trent’anni).  La Guerra Civile poté così essere rilanciata come una guerra tra oligarchia e democrazia, in cui la democrazia vinse per un soffio.

Circa quattro generazioni dopo, nel 1921, Warren Harding e i suoi sostenitori oligarchi assunsero il controllo del nostro governo federale portando ai “Vent’anni ruggenti” (in cui i salari dei lavoratori stagnarono, ma quelli al vertice si arricchirono a più non posso), e al Grande Crollo del 1929. La Grande Depressione Repubblicana (come la chiamavano fino agli anni Cinquanta) aprì la porta alla “guerra” di Franklin Roosevelt contro i “monarchici economici” (oligarchi) che riuscì, almeno temporaneamente, a bloccarli nonostante i loro espliciti tentativi, rivelati dal generale dei marines Smedley Butler, di rovesciarlo con la forza.

Nel 2019 sono trascorse circa quattro generazioni da quella battaglia ed è stato preparato il terreno per un’altra crisi.

Negli anni Settanta gli oligarchi statunitensi sono riusciti a sistemare un numero sufficiente dei “loro” presso la Corte Suprema per, nel 1976 e nel 1978, legalizzare la corruzione politica per la prima volta nella storia degli Stati Uniti. Ciò ha aperto la porta al controllo oligarchico di tutti i tre i rami del governo attraverso la rivoluzione reaganiana.

Tutto quel che restava era ottenere che la popolazione appoggiasse una transizione finale all’oligarchia, un compito intrapreso dagli oligarchi che controllavano i media, in larga misura Clear Channel/Rush Limbaugh e il miliardario Rupert Murdoch con Fox News e il Wall Street Journal.

In conseguenza non siamo più un repubblica democratica funzionante; operiamo ora come un’oligarchia.

La tesi a favore del controllo oligarchico è la stessa tesi sostenuta da “conservatori” in tutta la storia, da Thomas Hobbes a Sir Edmund Burke a Warren Harding e Donald Trump:

“Con noi in carica, vi manterremo al sicuro e felici e davvero non dovete preoccuparvi del complicato lavoro del governo. Non avete bisogno di “abbattere” o “scuotere” il sistema: avere un gruppo stabile di persone molto ricche che controllano il governo ha sempre condotto al più grande livello di stabilità e di pace; guardate quanto stabile sia stata l’Europa per un millennio quando le famiglie reali e i loro nobili terrieri governavano. Noi siamo quelli scelti da Dio o da un DNA brillante per guidare. Andare semplicemente a fare acquisti e lasciate le cose a noi”.

A partire dagli anni Ottanta, l’oligarchia ci è stata spacciata da figure religiose “conservatrici” (“San Reagan”, G.W. Bush era un uomo devoto, Trump è Re Ciro, Giovanni Calvino aveva ragione che essere ricchi è un segno della benedizione di Dio in modo che le nazioni siano meglio governate dai ricchi), nonché da media di proprietà di oligarchi.

A partire dallo scorso decennio questo imbonimento si è esteso a un massiccio ecosistema di media sociali a maggioranza di proprietà di un pugno di oligarchi statunitensi, alcuni dei quali hanno manifestato confusione riguardo al governo democratico e tutti hanno direttamente o indirettamente comprato il controllo di un gran numero di politici locali, statali e federali.

Questo ci ha portato dal presidente Reagan “amico degli oligarchi” alla conversione, nel 1992, del Partito Democratico, attraverso il Comitato della Dirigenza Democratica, a diventare esso stesso “amico degli oligarchi” (un’eredità che ora sta lottando per demolire). Nel 2016 oligarchi quali Robert Mercer e Charles Koch hanno alla fine insediato un oligarca, Donald Trump, alla Casa Bianca.

Quando, nel 2015, ho chiesto all’ex presidente Jimmy Carter quali pensasse fossero le conseguenze di sentenze dalla Corte Suprema quali Buckley v. Valeo e Citizens United che rendevano possibile tutto questo, ha risposto:

“[La sentenza Citizens United] viola l’essenza di ciò che ha fatto degli Stati Uniti un grande paese nel loro sistema politico. Ora sono solo un’oligarchia, con una corruzione politica illimitata quale essenza dell’ottenere la candidatura a presidente o per eleggere il presidente. E la stessa cosa vale per i governatori e i senatori e deputati del Congresso statunitensi”.

“Dunque ora avviamo appena assistito a una totale sovversione del nostro sistema politico come ricompensa a grandi donatori, che vogliono e si aspettano e a volte ottengono favori per sé una volta terminate le elezioni”.

In quello stesso anno l’allora vicepresidente Joe Biden ha affermato: “Bisogna andare dove sta il denaro. Ora, dove sta il denaro c’è quasi sempre collegata implicitamente una qualche condizione… E’ tremendamente difficile prendere un sacco di denaro da un gruppo che sai avere una posizione particolare, e poi concludere che si sbaglia e votare no”.

Come ha scritto il vicepresidente Al Gore nel suo libro del 2013 ‘The Future: “La democrazia statunitense è stata sequestrata… Il Congresso degli Stati Uniti… è oggi incapace di approvare leggi senza il permetto delle lobby industriali e di altri interessi speciali che controllano le finanze elettorali”.

E nel 2015 mentre correva per la candidatura Repubblicana a presidente, l’oligarca Donald Trump ha detto candidamente: “Ho dato a molti, prima di questo, prima di due mesi fa; ero un uomo d’affari. Ho dato a tutti. Quando chiamano, io do. E sapete una cosa? Quando ho bisogno di qualcosa da loro due anni dopo, tre anni dopo, loro sono a disposizione”.

Nel 2014 i ricercatori Martin Gilens e Benjamin Page (Princeton, Northwestern) hanno dimostrato che abbiamo cessato di essere una democrazia funzionante secondo le definizioni classiche a un certo punto del tardo ventesimo secolo e da allora siamo diventati, come ha detto il presidente Carter, un’oligarchia (termine mio, non loro; loro la chiamano “Dominio dell’élite economica”].

La differenza tra oggi e gli anni intorno al 1860 è che il controllo oligarchico non è più regionale; è nazionale. Invece del Nord e del Sud in lotta tra loro, oggi sono gli spettatori di Free Speech TV che si scontrano con i loro vicini che seguono Fox News.

La macchina oligarchica dei Koch, ad esempio, ha rami in ogni stato e praticamente in ogni contea. I media che appoggiano l’oligarchia sono onnipresenti.

E ora Persone Molto Serie parlano della possibilità di una seconda Guerra Civile.

Quello che segnalano, tuttavia, è che non si tratterà semplicemente di una guerra tra suprematisti bianchi e cultori di Trump contro il resto di noi, come narrano in generale, bensì una guerra di quelli a loro agio con l’oligarchia (in effetti, che la sposano, poiché promette loro sicurezza e stabilità) contro quelli che credono nella democrazia.

Questo è un punto di crisi per la nostra nazione tanto reale e cruciale quanto quelli del 1776, 1861 e 1932. In ciascuno di quei tre casi – separati circa da quattro generazioni – gli oligarchi hanno perso la battaglia. Questa volta potrebbero vincere.

Gli Stati Uniti hanno bisogno di una discussione onesta su ciò che sta realmente accadendo oggi nel paese, su quale sia il conflitto reale e su chi siano i veri giocatori (e sul perché giochino). Il conflitto si sta svolgendo su una serie di meta-livelli (razza, classe, regionalità) tutti intesi a celare la guerra reale che gli oligarchi stanno conducendo contro la stessa democrazia e tali conflitti continueranno a intensificarsi fino a quando una parte o l’altra non vinca quella che oggi è ancora una “guerra fredda”.

Poi arriva la minaccia dello scoppio di una vera Guerra Civile  e una popolazione informata è la miglior difesa contro di essa.

Se le forze della democrazia potranno riuscire a conquistare un potere sufficiente a impastoiare temporaneamente gli oligarchi, allora avranno bisogno di ripristinare immediatamente il controllo dei media (cancellando la Legge sulle Telecomunicazioni del 1996 e smontando i conglomerati mediatici) e di reintrodurre un bando al “diritto” degli oligarchi di possedere politici e partiti politici rovesciando numerose sentenze dalla Corte Suprema a partire dal 1976. Riparare il danno causato al nostro sistema giudiziario richiederà più tempo, ma deve iniziare immediatamente.

D’altro canto, se gli oligarchi decideranno di promuovere una reale Guerra Civile “calda” contro le forze della democrazia – come fecero gli oligarchi nel 1861 – allora le parti degli Stati Uniti che sono ancora democrazie funzionanti (viene in mente la California, ci sono state discussioni di vari “patti” tra i tre stati della costa occidentale, forse unendosi ad alcuni stati della costa est) devono prendere in considerazione una qualche forma di indipendenza, che si tratti dell’”indipendenza morbida” quale quella dichiarata dalla California quando ha deciso i propri standard sulla qualità dell’aria, o di qualche forma di indipendenza parziale o successione.

Questo momento di crisi causata dall’oligarchia è un momento di grande pericolo per gli Stati Uniti e dunque per le democrazie tuttora funzionanti di tutto il mondo.

Mentre gli oligarchi si estendono ad allargare il loro controllo nazione dopo nazione (oggi avendo ottenuto, solo negli ultimi pochi decenni, un controllo morbido o duro su Russia, India, Filippine, Ungheria, Polonia, Brasile e dozzine di altre nazioni) i campi di battaglia stanno ora passando ad Australia, Regno Unito, Stati Uniti e Francia.

Poiché la campagna degli oligarchi è oggi internazionale, una terza guerra mondiale non è impossibile, particolarmente con la Cina che si allea con nazioni controllate dagli oligarchi contro quelle che tuttora funzionano e quasi funzionano come democrazie.

La posta in gioco non potrebbe essere più elevata.

Questo articolo è stato prodotto da Economy for All, un progetto dell’Independent Media Institute.

Thom Hartmann è un conduttore di talk show e autore di ‘The Hidden History of the Supreme Court and the Betrayal of America’ e di più di 25 altri libri a stampa. E’ collaboratore di redazione dell’Independent Media Institute.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale:  https://www.truthdig.com/articles/will-americas-billionaires-start-a-second-civil-war/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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