In difesa di Julian Assange

Print Friendly

di Tariq Ali e Margaret Ratner Kunstler – 23 novembre 2019

Questa settimana la pubblica accusa svedese ha archiviato l’indagine sulle accuse di molestie sessuali contro il fondatore di WikiLeaks Julian Assange, avviata nel 2010. Assange, che ha sempre negato le accuse, ha preso rifugio per più di sette anni nell’ambasciata ecuadoriana di Londra per evitare l’estradizione in Svezia per le accuse. Le autorità britanniche lo hanno trascinato fuori dall’ambasciata ecuadoriana in aprile e da allora egli è detenuto nel carcere Belmarsh di Londra per accuse relative alla violazione della libertà su cauzione nel 2012, quando è entrato per la prima volta nell’ambasciata per evitare l’estradizione in Svezia per le accuse, ora archiviate, di molestie sessuali. Gli Stati Uniti stanno tuttora cercando l’estradizione di Assange negli Stati Uniti dove rischia fino a 175 anni di carcere per accuse di piraterie informatica e per 17 capi d’accusa relativi alla violazione delle Legge sullo Spionaggio dell’era della Prima guerra mondiale, per il suo ruolo nella pubblicazione di documenti militari e diplomatici statunitensi segretati che rivelavano crimini di guerra statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Un’udienza sull’estradizione avrà luogo a febbraio. Parliamo con i co-curatori del nuovo libro “In defense of Julian Assange”: Tariq Ali, storico, attivista, autore e redattore della New Left Review, e Margaret Kunstler, avvocato libero professionista per i diritti umani.

AMY GOODMAN: Qui è Democracy Now! Io sono Amy Goodman, mentre continuiamo a esaminare il caso di Julian Assange. Sono oggi con noi i co-curatore di un nuovo libro. Si intitola In Defense of Julian Assange. E’ una raccolta di scritti di eminenti attivisti, giornalisti e rivelatori che espone la vicenda di WikiLeaks e di Assange e la necessità di opporsi agli attacchi al giornalismo e al diritto del pubblico di sapere. Tariq Ali è con noi da Londra. Storico, attivista, regista, autore e redattore della New Left Review. E qui a New York è con noi l’avvocato dei diritti umani Margaret Kunstler. Diamo il benvenuto a entrambi a Democracy Now!

Tariq, cominciamo con lei a Londra. Lei non è molto distante dal carcere Belmarsh dove Julian Assange è detenuto da aprile, da quando la polizia è andata a tirarlo fuori dall’ambasciata ecuadoriana dove aveva avuto asilo politico per più di sette anni. La scorsa settimana il governo svedese ha annunciato, credo per la terza volta, di aver concluso l’indagine sulle molestie sessuali contro Julian Assange. Non è mai stato accusato e lui ha sempre negato le accuse. Può parlarci del significato di questo sviluppo e poi parlare di quello che sta succedendo con Julian Assange mentre attende di sapere se la Gran Bretagna accetterà di estradarlo negli Stati Uniti dove rischia più di un secolo di carcere in base alla Legge sullo Spionaggio, che è raramente invocata in questo paese, quella legge dell’era della Prima guerra mondiale? Tariq Ali?

TARIQ ALI:  Amy, la situazione in rapporto agli svedesi è molto singolare. Sono stati ai ferri corti tra loro se accusare Julian di qualcosa fin da quando questo intero caso è cominciato. Quando hanno cominciato le due procuratrici si sono trovate in disaccordo. Una diceva che non c’era nessun caso da giudicare; l’altra premeva per un’indagine. Quest’ultima ha vinto. Ma ogni volta che Assange ha offerto loro di intervistarlo, di venire a interrogarlo a Londra, loro si sono rifiutate di farlo.

E molti di noi vicini a Julian e a difenderlo fin dall’inizio abbiamo sentito che c’era qualcosa di losco, che non avevano realmente un caso. E Julian, che ci ha fatto il suo resoconto completo della sua parte della cosa, era assolutamente convinto che il motivo per cui lo facevano era di rinchiuderlo nel carcere svedese fino a quando gli statunitensi non fossero pronti…  fino a quando il governo statunitense fosse pronto a estradarlo. Diceva che non c’era altra spiegazione.

E con gli svedesi che adesso archiviano il caso per la terza volta e dicono che più o meno è finito… è un motivo che offrono perché sia finito, che le donne interessate che hanno mosso quelle accuse, è tanto tempo da quando le hanno mosse e, sai, sono confuse, non riescono a ricordare… beh, io dirò solo che gran parte di quanto è stato scritto da donne e uomini sugli stupri dice che l’unica cosa che una donna che è stata stuprata non dimentica mai è quel particolare evento. Può dimenticare molte altre cose, ma non dimenticherà quello. Dunque il fatto che le donne che lo hanno accusato oggi non siano pronte a presentarsi è un’indicazione che qualcosa non andava dall’inizio.

In ogni caso, quello che è stato fatto è che per la prima volta da aprile, quando Julian è stato rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, Belmarsh, il giornale liberale The Guardian se n’è finalmente uscito a difenderlo, usando il fatto che le accuse sono state archiviate dagli svedesi e ha detto che non andrebbe estradato, che sarebbe una vergogna se lo fosse. Tutto quello che ha fatto è stato pubblicare informazioni che The Guardian ha pubblicato nelle proprie pagine, che ha pubblicato il The New York Times, che ha pubblicato El Pais, che ha pubblicato Repubblica in Italia. Dunque sarebbe un grave attacco alle libertà civili. Così finalmente qualcosa sta cominciando a muoversi sul fronte prevalente per difendere Julian.

Ora, fondamentalmente, lui non dovrebbe stare per nulla in carcere. Gli è stata comminata una condanna massima per non aver rispettato le norme sulla libertà condizionata. E’ molto raro che qualcuno che lo ha fatto debba scontare un condanna piena. Comunque, quella sentenza è stata scontata ere fa. Dunque perché è ancora tenuto in un carcere di massima sicurezza? E’ una punizione vendicativa del sistema giudiziario inglese in base all’autorità del governo, che ovviamente vuole questo, per soddisfare e calmare gli Stati Uniti, e per punire Julian. Vogliono mantenerlo in questa condizione che è stata descritta dal relatore delle Nazioni Unite pochi minuti fa in questo programma. E vogliono demoralizzarlo e distruggerlo. Diversamente, anche se dovesse stare in carcere, che non accetto nemmeno per un minuto, potrebbe essere in un carcere aperto dove le condizioni solo molto differenti.

Dunque il sistema giudiziario inglese si sta comportando come un sistema autoritario. Va detto. Non dovrebbero esserci illusioni al riguardo. Il giudice, Lady Arbuthnot, che doveva giudicare questo caso, è collegato, sappiamo adesso, a un intero numero… suo marito ha avuto molti, molti collegamenti dubbi con l’industria statunitense delle armi, eccetera. Non voglio entrare in dettagli al riguardo. Probabilmente verranno fuori. Ma, cosa più importante, solo pochi giorni fa lei ha concesso la libertà su cauzione a due dell’Asia, dell’Asia del Sud, che sono accusati di omicidio nei loro stessi paesi, di aver ucciso persone, e che è stata richiesta la loro estradizione. Lei molto allegramente, senza una preoccupazione al mondo, ha concesso loro la libertà su cauzione. Dunque perché teniamo Julian in carcere e non gli concediamo la libertà su cauzione o lo trasferiamo in un altro carcere? E´ una situazione orribile.

AMY GOODMAN: Ci sono anche le altre notizie uscite, cui lei ha fatto riferimento. A settembre il giornale spagnolo El Pais ha rivelato che la CIA ha collaborato con una società privata di sicurezza spagnola per spiare Julian Assange all’interno dell’ambasciata ecuadoriana di Londra dove aveva avuto asilo politico per più di sette anni. L’Ecuador aveva assunto la società, la Undercover Global SL, ufficialmente per proteggere l’ambasciata, ma la società risulta anche aver passato alla CIA registrazioni audio e video di incontri di Assange con i suoi legali, con giornalisti, medici e visitatori. La società aveva installato cineprese segrete all’interno dell’ambasciata, sistemato microfoni negli estintori dell’ambasciata nei bagni delle donne. Il capo della società è ora indagato dalla Corte Nazionale spagnola. Tariq?

TARIQ ALI: Sì, questo sta procedendo. El Pais ha pubblicato un articolo molto forte e c’è stato un mucchio di rabbia in Spagna, non solo dai soli sospetti. La gente era estremamente arrabbiata che una società spagnola avesse attuato una sorveglianza illegale di Julian Assange. Non che lui fosse particolarmente sorpreso. Nessuno di noi lo è. Ci si aspetta che questo succeda. Ma resta impressionante che possa accadere così facilmente.

E questa società e i suoi capi sono adesso sotto attacco, un attacco legale in Spagna, e si spera che dovranno rispondere di una cosa o dell’altra. Ciò chiarirebbe quanto Julian… se qualcuno vedesse queste cose che questa gente ha filmato e registrato, tutto ciò che provocherebbe se una persona neutrale le esaminasse, sarebbe rafforzare la causa della difesa di Julian Assange e dire che egli è fondamentalmente quello che è, un editore e giornalista che pubblica materiale che gli è inviato, di cui viene in possesso, al fine di fare che cosa? Affinché il pubblico sappia.

Perché oggi viviamo in società in cui i governi o raccontano menzogne sfacciate o celano materiale ai loro cittadini che loro ritengono sia meglio trattare da bambini. “Non davanti ai bambini”. Beh, Julian Assange e WikiLeaks, l’organizzazione, hanno rotto con questo e pubblicato ogni cosa. E, per inciso, molto di quanto hanno pubblicato ha mostrato che dietro le quinte parecchi diplomatici statunitensi erano consapevoli di quanto stava accadendo e di fatto lo dicevano al loro governo a Washington. “Questo è andato troppo in là”, in rapporto a varie cose. Dunque ne vengono fuori piuttosto bene.

Dunque non è neppure il caso che questo materiale abbia incoraggiato il terrorismo o qualsiasi altra simile stupidaggine. Ha semplicemente offerto a ogni cittadino dovunque nel mondo una possibilità di dare un’occhiata a ciò che stava realmente succedendo. E questo è stato lo scopo di Julian nella vita, realmente, più di recente, ovviamente, di fare questo.

Amy, io penso che non dovremmo avere dubbi che il motivo per il quale stanno facendo questo… i britannici, gli Stati Uniti eccetera… è di renderlo… è un deterrente. E’ dire a chiunque altro pubblichi materiale non autorizzato: “Guardate, questo è quello che succede. Guardate che cosa è successo a Julian Assange. Lo abbiamo rinchiuso. Lo abbiamo torturato. Vogliamo incarcerarlo a vita”. E lo scopo è impaurire le persone. Naturalmente non funzionerà. Non funziona mai. Perché preso o tardi qualcuno sarà sconvolto dall’assistere a un’atrocità, qualcuno che lavori per il governo, e verrà fuori di nuovo. Non è mai una cosa preorganizzata, se qualcuno come Snowden si arrabbia e rivela le informazioni. Dunque anche come deterrente, cioè il loro scopo, non funzionerà.

AMY GOODMAN: Tariq Ali, volevo passare a uno dei documenti più esplosivi rivelati da WikiLeaks. Risalgo al 2010, quando WikiLeaks ha pubblicato lo sconvolgente video militare statunitense che mostrava l’attacco indiscriminato e l’uccisione di civili a Baghdad, compresi due dipendenti della Reuters, un giornalista e il suo autista. Furono uccisi nell’attacco insieme con otto altre persone, e due bambini furono feriti. Almeno otto persone furono uccise.

Il video fu ripreso il 12 luglio 2008 da un elicottero militare Apache da assalto. Il video fu ripreso dall’elicottero da assalto. Si concentrano su un bersaglio giù a terra e su questi due dipendenti della Reuters; l’emergente professionista video Namir Noor-Eldeen, che aveva 22 anni, aveva una telecamera, così come il suo autista, Saeed Chmagh, un quarantenne padre di quattro figli. Si sentono gli uomini, i soldati ridere, richiamare la base per capire – non erano canaglie – se potevano avere il permesso di aprire il fuoco, che fu loro concesso. E’ un video raggelante mentre loro ridono e bestemmiano e si vedono giù gli uomini uccisi.

Dunque, all’epoca Julian Assange era negli Stati Uniti quando questo fu pubblicato e noi parlammo con lui in uno studio di Washington D.C.; questo è ben prima che egli prendesse rifugio nell’ambasciata ecuadoriana; era l’aprile 2010, a proposito del video che avevano intitolato “Assassinio collaterale”.

JULIAN ASSANGE: Quando lo abbiamo avuto inizialmente ci era stato detto che era importante e che mostrava l’uccisione di giornalisti, ma non avevamo nessun altro contesto. E abbiamo passato diversi mesi dopo averlo decrittato a esaminarlo attentamente. E più esaminavano, più diventava rivoltante. Questa è una sequenza che ha un mucchio di dettagli. E penso che in un certo modo copra la maggior parte dei brutti aspetti di una guerra aerea in Iraq e di ciò che dobbiamo essere in grado di dedurre stia accadendo in Afghanistan. Queste non sono mele marce. Questa è una prassi standard. Si può sentire dai toni delle voci dei piloti che questo è di fatto solo in normale giorno in servizio. Questi piloti evidentemente… e i mitraglieri evidentemente sono diventati così corrotti, moralmente corrotti a causa della guerra, che cercano pretesti per uccidere.

AMY GOODMAN: Dunque sì, questo è Julian Assange negli Stati Uniti dopo la pubblicazione di questo video “Assassinio collaterale”. […] Margaret, lei è un avvocato dei diritti umani. Ci parli del motivo per cui aveva pubblicato questo libro a questo punto e del significato di ciò che abbiamo appena visto, il video che mostra l’uccisione… sa, la Reuters, dopo che Namir e Saeed erano stati uccisi dall’esercito statunitense, ha chiesto che l’esercito fornisse prove dell’accaduto e l’esercito non ha pubblicato questo video, non ha nemmeno ammesso di averlo. Questo introduce Chelsea Manning…

MARGARET KUNSTLER: Sì, esatto.

AMY GOODMAN: … e introduce… che è in carcere, ancora, anche se è… questo introduce Chelsea Manning che è stata rilasciata dal carcere dopo sette anni, ma che ora è di nuovo in carcere in un caso diverso, ma correlato.

MARGARET KUNSTLER: Beh, è strettamente correlato, in realtà. E la pubblicazione da parte di Chelsea Manning di quel… l’invio di quel materiale a Julian Assange fu indotto dalla richiesta di esso da parte della Reuters. Lei aveva saputo che la Reuters lo cercava, così lei lo ha cercato. E ha voluto aiutare a spiegare quello che era successo. Poi fu così sconvolta…

AMY GOODMAN: Era un agente dello spionaggio in Iraq.

MARGARET KUNSTLER: Era un agente dello spionaggio in Iraq e rimase così sconvolta quando lo vide che non poté fare a meno di trasmetterlo. Ovviamente cercò di mandarlo ad altre fonti… al The New York Times e ad altri canali giornalistici, ma Julian lo prese e lo pubblicò, come si può vedere.

AMY GOODMAN: Dunque perché avete curato ora questo volume, In Defense of Julian Assange?

MARGARET KUNSTLER: Beh, c’è stata tanta distrazione da quanto è realmente… quanto è realmente in gioco qui, che abbiamo sentito che se avessimo diffuso sufficienti informazioni su ciò che in realtà stava avvenendo… la minaccia a Julian e la minaccia alla Costituzione, al Primo Emendamento in questo paese… che la gente sarebbe tornata a capirlo e a unirsi e a combattere contro questo. Perché questo è il solo modo in cui ciò avverrà… che Julian non sarà portato in questo paese, non sarà incarcerato per il resto della sua vita e il Primo Emendamento continuerà a esistere.

AMY GOODMAN: Dunque spieghi che cosa sta succedendo. Lui è in carcere ora. Rischia 175 anni di carcere se sarà estradato negli Stati Uniti per spionaggio?

MARGARET KUNSTLER: Esatto. Ci sono 17 capi d’accuso riguardo allo spionaggio in questa incriminazione. Questa è la prima volta che un giornalista sia mai stato accusato di spionaggio. Ed è perché la stampa e i giornalisti sono sempre stati considerati il modo più importante e unico per rivelare quello che succede nel governo. Sinora… non è mai successo prima. L’accusa di spionaggio non è mirata a coprire questo genere di attività e le accuse di spionaggio in questa incriminazione sono di fatto una violazione del Primo Emendamento. Forse potrei leggere…

AMY GOODMAN: Ci rimangono solo dieci secondi, ma se può…

MARGARET KUNSTLER: Cercherò di leggere molto rapidamente. Questo è dall’opinione di Hugo Black nel caso del The New York Times, nel caso del Pentagono: “Nel Primo Emendamento i padri fondatori diedero alla libera stampa la protezione che deve avere per adempiere il suo ruolo essenziale nella nostra democrazia. La stampa doveva servire i governati, non i governanti. Il potere del governo di censurare la stampa fu abolito in modo che la stampa restasse per sempre libera di censurare il governo. La stampa fu protetta perché potesse riferire i segreti del governo e informare il popolo. Solo una stampa libera, una stampa senza freni può efficacemente denunciare l’inganno nel governo”.

AMY GOODMAN: E queste sono le parole del giudice Hugo Black.  Voglio ringraziarvi, Margaret Kunstler e Tariq Ali, co-curatori del nuovo libro In Defense of Julian Assange. […]

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/in-defense-of-julian-assange/

Originale: Democracy Now!

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente “Ci uccidono come cani” Successivo Testimoni della rivoluzione del Rojava: hevaltî e dignità

Lascia un commento