USA e industrie, fattori cruciali dietro l’anno più violento in Messico

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di Tamara Pearson – 15 novembre 2019

Questo è stato l’anno più violento mai registrato in Messico, con quasi 26.000 omicidi intenzionali tra gennaio e settembre.

Dopo l’assassinio di nove cittadini statunitensi il 4 novembre, il presidente statunitense Donald Trump ha offerto di inviare l’esercito USA ad “aiutare” a combattere i cartelli della droga in Messico. Il commento mancava della consapevolezza dei risultati già disastrosi della cosiddetta “guerra alla droga” in Messico e del ruolo avuto dagli Stati Uniti e dalle imprese transnazionali nel fomentare violazioni dei diritti umani nel paese.

Le percentuali degli omicidi sono aumentate del 2,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nonostante il giuramento del presidente Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO) lo scorso dicembre. AMLO si era candidato su una piattaforma di lotta alla violenza.

Mentre gli Stati Uniti si dirigono a un anno elettorale, ogni criminalizzazione dei messicani andrebbe contrastata con una profonda comprensione dell’impatto della politica estera ed economica degli Stati Uniti in Messico.

A settembre Amnesty International ha dichiarato che il Messico stava vivendo “una delle peggiori crisi dei diritti umani”.  Anche i femminicidi sono in aumento, con 748 sinora quest’anno, rispetto ai 654 dello stesso periodo dell’anno scorso. Anche le detenzioni di migranti sono aumentate del 69 per cento, con 123.000 nei primi sette mesi di quest’anno.

I dati ufficiali citati sono i minimi, poiché le persone sono riluttanti a denunciare reati e molti non sono conteggiati, con vari stati che non registrano per nulla sequestri, femminicidi o atti di estorsione.

Ciò nonostante le violazioni dei diritti umani sono vaste. Le percentuali di impunità (reati non puniti) sono stimate al 99,3 per cento. Ci sono state 389 aggressioni a giornalisti l’anno scorso. I bambini nelle aree rurali lavorano per circa 20 pesos (1,10 dollari) al giorno. Nove donne sono uccise in media ogni giorno e più di 40.000 persone sono state fatte attualmente scomparire a forza (dato del 2018, poiché il nuovo registro degli scomparsi deve ancora pubblicare un qualche dato).  Nel 2017 ci sono state circa 7,5 milioni di estorsioni, di cui solo l’1,7 per cento denunciate o indagate.

Le violazioni dei diritti umani e i crimini sono aumentati considerevolmente dal 2006, quando le relazioni tra Messico e Stati Unti erano diventate estremamente strette ed era stata avviata la “guerra alla droga”. Quest’anno Trump ha costretto il Messico a inviare truppe al confine meridionale e a incarcerare migranti legali e illegali, minacciando dazi.

 

Ayotzinapa

Il 26 settembre è stato il quinto anniversario di Ayotzinapa, quando 43 studenti sono stati probabilmente assassinati. Nessuno è stato ancora chiamato a risponderne o punito. C’è stata una manifestazione nella piazza principale di Puebla e una serie di oratori, rapper e cantanti è salita sul palco.

Un oratore ha distribuito alla folla copie di una poesia che aveva scritto e ha chiesto ai presenti di leggere un verso ciascuna a un microfono circolante. La prima persona a leggere è scoppiata a piangere nelle prime due righe e ha dovuto passare il microfono a qualcun altro.

C’è stata una forte sensazione dell’impatto degli assassinii e delle sparizioni qui, oltre i direttamente colpiti e che permea la vita quotidiana della gente.

Luis Armando Soriano Peregrino, un difensore di attivisti per i diritti umani e presidente di Citizens’ Voices for Human Rights ha detto alla folla: “Se la pensate diversamente, potreste scomparire”.

Successivamente, in un’intervista, denunciato imprese statunitensi e canadesi di violare direttamente i diritti umani in Messico.

Soriano lavorava in origine quale avvocato per l’amministrazione dello stato di Puebla, ma dopo essersi espresso contro il governo per aver licenziato centinaia di lavoratori, è passato a difendere lavoratori e attivisti.

Nel processo ha perso il lavoro, dopo che agenti avevano minacciato i suoi clienti, ed è stato licenziato dall’istituto dove teneva corsi dopo che anche il suo capo era stato minacciato. Ha poi perso la casa e l’auto avendo dovuto venderle per sopravvivere e ha perso amici e famiglia.

“Chiunque diventi presidente degli Stati Uniti finisce con essere un leader dell’America Latina”, ha detto Soriano. “Il Messico è vicino agli Stati Uniti e ciò è fondamentale in quasi tutte le politiche che il Messico attua”.

“Molto di ciò che il governo decide deve essere concordato prima con gli Stati Uniti, perché se non lo si fa, siamo vulnerabili ad attacchi”.

Ha segnalato che la maggior parte del commercio del Messico è con gli Stati Uniti e il Canada e anche questo rende difficile per il paese andare contro gli ordini degli Stati Uniti.

“Il Messico è ricco di risorse, dunque è un forziere del tesoro per molti paesi. Alcuni negli Stati Uniti considerano l’America Latina come il loro cortile… la regione che fornisce loro avocado e fagioli e feste a Tijuana, ed è a questo che noi serviamo”, ha aggiunto.

 

Multinazionali e “guerra alla droga”

Con l’avvio dell’Accordo di Libero Scambio Nordamericano (NAFTA) nel 1993 e l’elezione di Vicente Fox (in precedenza capo della Coca Cola) nel 2000, il Messico è divenuto ancor più radicato come paese che dà campo libero alle multinazionali.

Queste imprese, nella loro corsa sconsiderata al profitto, calpestano i diritti umani. Il mese scorso qui a Puebla un giudice ha sentenziato a favore di Walmart e contro il popolo indigeno Totonaca, aprendo la via a una centrale idroelettrica che servirà solo Walmart, causerà danni ambientali e lascerà i locali con un minor accesso all’acqua.

“Il Messico crea tutte le giuste condizioni perché USA e Canada possano fare profitti qui”, ha detto Soriano. “Si avvantaggiano di una rete di corruzione quando comprano i nostri avocado, quando comprano proprietà a basso prezzo e costruiscono  paradisi turistici”.

“Il Canada, con le sue attività minerarie e di fratturazione idraulica, e gli USA si avvantaggiano entrambi di violazioni dei diritti umani e del contrabbando in Messico”.

L’altro fronte contro i diritti umani dei messicani è la cosiddetta “guerra alla droga” (dal 2006 al presente) e l’Iniziativa Merida (dal 2008 al presente) in cui gli USA collaborano con l’esercito messicano per combattere apparentemente il traffico di droga e il crimine organizzato.

Circa il 70 per cento degli omicidi in Messico è commesso usando armi provenienti dagli Stati Uniti e i cartelli sono aumentati del 900 per cento durante l’amministrazione del presidente Felipe Calderon (2006-2012).  I ricercatori alla base di quel dato presso il Centro di Ricerca e Sviluppo Economico affermano che la “guerra alla droga” ha peggiorato le condizioni della sicurezza in Messico.

Incolpare della violenza il Messico criminalizza i messicani mentre, in realtà, la maggior parte delle reti criminali è internazionale, così come lo sono i commerci di droghe e armi (anche se la maggior parte dei produttori di armi ha sede negli Stati Uniti).

Gruppi transnazionali del crimine organizzato incassano 2,2 trilioni di dollari l’anno. Le loro attività, che includono contrabbando di armi, persone, droghe e risorse naturali, coinvolgono banchieri, politici e produttori di armi.

 

Il lucroso affare dei diritti umani

In un paese in cui la politica neoliberista permea ogni cosa, persino gli stessi diritti umani sono divenuti un modo per far soldi.

“Uno dice di avere un’organizzazione con duecento affiliati”, ha spiegato Soriano. “Invia proposte al governo statale o nazionale e quello offre risorse, moltiplicate per i duecento presunti affiliati. E così quella persona intasca tutto il denaro”.

“I difensori dei diritti umani sono spesso persone che consegnano palloncini nelle piazze, o accademici che tengono corsi sui diritti umani. Altri lavorano per il governo”.

“Che i diritti umani siano rappresentati in questo modo fa sì che un mucchio di persone pensi che probabilmente non vale la pena di fare nulla”, ha detto.

“Questo corrisponde a un clima in cui affaristi e criminali possono fare quello che vogliono. Attivisti che si oppongono a vaste speculazioni sono uccisi impunemente, mentre c’è poca separazione tra imprese, poteri giudiziari, istituzioni e governo”.

Soriano ha spiegato che i criminali dell’industria si inseriscono nelle istituzioni e ne usano le strutture, mentre il sistema legale è gestito da “poteri giudiziari che coinvolgono una mafia di famiglie e non ci sono organizzazioni che controllino tali organismi”.

 

Una nazione traumatizzata

Gli assassinii e le sparizioni sono la punta dell’iceberg. Paura, impunità, violenza e assenza di diritti insieme fanno sentire alla genti qui di non essere curata o considerata e che ci sia poco senso a tirar fuori le unghie,

“Qui nel Puebla, e in Messico, la violenza e le violazioni dei diritti umani sono la normalità”, ha detto Soriano.

Il sociologo messicano Raul Romero, scrivendo per Memoria, ha detto: “Vivendo quotidianamente nel terrore, con tombe clandestine, corpi smembrati e decapitati e con la normalizzazione della violenza, capiamo che i confini di ciò che è permesso sono infranti ogni giorno”.

In Venezuela e in Ecuador, dove pure ho vissuto, quando l’autista di un autobus vorrebbe saltare una fermata, tutti sull’autobus strillano. Schierarsi per quello che è giusto era il modo prevalente di essere. In Messico la gente tende a stare zitta. L’altro giorno un uomo non voleva scendere dal vagone delle donne (una misura in vigore per prevenire aggressioni sessuali). Nessuno ha detto nulla quando gli ho detto con fermezza di scendere.

La resistenza c’è quando riteniamo di meritare un trattamento ragionevole e la dignità. Ma in Messico la vita quotidiana consiste nel non denunciare l’ingiustizia, perché è commessa o appoggiata così frequentemente dalla polizia, e nello stare zitti riguardo alle strade e agli autobus dissestati o agli ostacoli  istituzionali che impediscono di ottenere una pensione o all’assenza di acqua.

La gente sta zitta perché ci sono troppe battaglie e poche ne valgono la pena. La gente è esausta, stressata, amareggiata e svalorizzata.

“Sono stato in molte battaglie, partecipando a esse o guidandole, a le abbiamo perse quasi tutte”, ha detto Soriano. “Ma le poche che abbiamo vinto ci dicono che vincere è possibile”.

“Ogni azione che intraprendiamo deve rompere con l’individualismo e il neoliberismo e vedere una comunità che cerchi dalla vita di più che generare ricchezza”.

Tamara Pearson è una giornalista veterana che vive in Messico. E’ autrice di ‘The Butterfly Prison’ e partecipa al blog Resistance Words.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/us-and-corporations-key-factors-behind-most-violent-year-yet-in-mexico/

Originale: Green Left Weekly

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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