La Bolivia non esiste

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di Vijay Prashad – 14 novembre 2019

Il 10 novembre il presidente della Bolivia, Evo Morales Ayma, è stato deposto dalla carica. Tecnicamente Morales si è dimesso, ma le condizioni delle dimissioni sono state create dall’oligarchia boliviana (incoraggiata per tredici anni dal governo degli Stati Uniti, come Noam Chomsky ed io abbia indicato in questa dichiarazione il giorno prima del colpo di stato). Avendo vinto la rielezione per la quarta volta, Morales ha subito un’aperta insurrezione del suo avversario – l’ex presidente Carlos Mesa – che aveva perso l’elezione in modo decisivo.  Un gruppo dell’apertamente ostile Organizzazione degli Stati Americani (OAS) è arrivato e ha dato legittimità al colpo di stato con un rapporto sulle elezioni che era troppo lungo quanto ad accuse e troppo scarso quanto a fatti. Usando questo rapporto dell’OAS – interamente appoggiato dagli Stati Uniti – come giustificazione, la polizia si è ammutinata e poi l’esercito (che era rimasto neutrale) ha detto a Morales che doveva dimettersi. Non c’era altra scelta.

Un colpo di stato è una faccenda curiosa. Quelli che compiono il colpo di stato non ammettono mai di aver commesso un colpo di stato. Affermando di star ripristinando la democrazia o che stanno usando mezzi straordinari per creare le condizioni – alla fine – per la democrazia. E’ precisamente per questo che la definizione degli eventi è così carica di tensione. Ma non tutti i colpi di stato sono gli stessi. Ci sono almeno due tipi di colpo di stato militare: il Colpo di stato del generale e il Colpo di stato del colonnello.

E’ passato molto tempo da quando abbiamo assistito a un classico colpo di stato del colonnello, forse l’ultimo riuscito più importante avvenne in Alto Volta (in seguito Burkina Faso) nel 1983, quando il capitano Thomas Sankara assunse la carica. Questi colpi di stato, da quello dell’Egitto nel 1952 in poi, sono guidati da sottufficiali che hanno una forte fedeltà nei confronti della classe lavoratrice, dei contadini e dei poveri urbani; il loro colpo di stato è spesso contro l’oligarchia e a favore di una qualche varietà di socialismo (la Rivoluzione Nazionale Boliviana del 1952 rientra in questa categoria).

Il colpo di stato del generale, d’altro canto, è condotto da ufficiali che provengono dall’oligarchia o i cui interessi sono strettamente associati all’oligarchia. Questi colpi di stato controrivoluzionari sono i più comuni (e sono stati molto comuni in Bolivia: 1964, 1970, 1980 e 2019). Il generale Williams Kaliman, che ha chiesto a Morales di dimettersi e che è stato addestrato dagli Stati Uniti presso la loro tristemente nota Scuola delle Americhe, ha in effetti condotto un colpo di stato del generale contro il governo del Movimento per il Socialismo (MAS).

Eventi quali un colpo di stato sono semplicemente eventi di una struttura a più lungo termine, di una lunga lotta tra le forze dell’imperialismo e la decolonizzazione. Nel 1941 il Comitato sulle Relazioni con l’Estero, con sede negli Stati Uniti, produsse un documento chiave per il Dipartimento di Stato USA: Metodi di collaborazione economica: il ruolo della Grande Area nella politica economica statunitense. Il Comitato definì la ‘Grande Area’ come comprendente l’intero emisfero occidentale, larghe parti dell’Europa, l’impero britannico, le Indie orientali olandesi, e i paesi affacciati sul Pacifico (compresi Cina e Giappone). I paesi dell’emisfero occidentale, che comprendevano tutti i paesi dei Caraibi e dell’America Latina, sarebbero stati una ‘fonte di materie prime e un mercato per i produttori’; quella era la versione del ventesimo secolo della Dottrina Monroe del 1823.

Alcuni anni dopo il Dipartimento di Stato USA affermò che “Perseguire un potere meno che preponderante sarebbe scegliere la sconfitta. Il potere preponderante deve essere l’oggetto della politica statunitense”. Ma era cruciale che gli Stati Uniti perseguissero quel tipo di potere senza l’apparenza del colonialismo. Nel 1962 l’amministrazione Kennedy sottolineò questo problema. “E’ importante che gli Stati Uniti restino sullo sfondo e, quando possibile, limitino il loro appoggio all’addestramento, alla consulenza e ai materiali, a meno di pregiudicare il tentativo del governo locale ed esporre senza necessità gli Stati Uniti ad accuse di intervento e colonialismo”. Le tattiche utilizzate per combattere la decolonizzazione sono ciò che chiamiamo una “guerra ibrida”.  Meglio lasciare che i generali – da Pinochet a Kaliman – facciano il lavoro sporco mentre l’ambasciata statunitense rimane incontaminata e le mire del capitale internazionale sono alla fine soddisfatte.

Da quando Morales è stato eletto nel 2006 ha guidato un miglioramento della vita del popolo boliviano. Due terzi dei boliviani – come Morales – sono di provenienza indigena. Che egli abbia messo al primo posto il benessere della maggioranza indigena ha irritato la vecchia oligarchia. Alle Nazioni Unite quest’anno Evo Morales ha detto che dal 2006 la Bolivia ha tagliato il tasso di povertà dal 38,2 al 15,2 per cento, accresciuto l’aspettativa di vita di nove anni, sviluppato un sistema di assistenza sanitaria universale e assicurato che più di un milione di donne ricevessero la proprietà di terre; oggi il paese è alfabetizzato al cento per cento e ha un parlamento in cui più del cinquanta per cento degli eletti è costituito da donne. Come è riuscita la Bolivia a fare questo? “Abbiamo nazionalizzato le nostre risorse naturali”, ha detto Morales, “e le nostre imprese strategiche. Abbiamo preso il controllo del nostro destino”.

“La Bolivia”, ha detto Morales, “ha un futuro”. Quel futuro è oggi in dubbio.

Morales e i suoi collaboratori più stretti hanno trovato rifugio in Messico. Quando il regime del colpo di stato ha cominciato a consolidare il potere il MAS ha detto che il popolo della Bolivia “comincia la lunga via della resistenza per difendere i risultati storici del primo governo indigeno”. Mentre scrivevano quel testo, il regime golpista abbatteva la bandiera degli indigeni – la Wiphala – dagli edifici, la bruciava e la sostituiva con la bandiera nazionale boliviana. “Nei prossimi giorni”, ha detto il MAS, la “caccia ai nostri compagni proseguirà. Nostra responsabilità è salvaguardarci a vicenda come una famiglia, ricostruire il tessuto sociale, prenderci cura dei nostri leader perseguitati e proteggerli. Oggi è il momento della solidarietà. Domani sarà il tempo della riorganizzazione”. La grande umanità di Morales è emersa nella sua dichiarazione – nemmeno un giorno dopo il colpo di stato – che “da essere umano” ha implorato gli operatori della sanità e gli insegnanti di prendersi cura della popolazione con “calore e solidarietà”.

Tweet del presidente boliviano Evo Morales Ayma, 11 novembre 2019

Nel 1858 l’ambasciatore britannico offese il generale Mariano Melgarejo, il dittatore della Bolivia. Melgarejo fece sfilare l’ambasciatore lungo le strade di La Paz in groppa a un asino. Venendo a sapere questo la regina inglese Victoria chiese che la marina reale bombardasse la città. Quando le fu detto che La Paz era in alto sulle Ande lei disse: “La Bolivia non esiste”.

La Bolivia avrebbe potuto essere cancellata dalle mappe, ma restava una principale fonte di argento e stagno per le imprese transnazionali europee e statunitensi. Continua a restare una principale fonte di stagno e oggi è sede di fino al 70 per cento dell’offerta mondiale di litio. La domanda di litio – usato per le batterie di auto elettriche e per dispositivi elettronici quali i telefoni cellulari – è attesa più che raddoppiare entro il 2025. Il governo di Morales ha fissato parametri elevati per le collaborazioni minerarie: ha chiesto che almeno la metà del controllo delle miniere rimanga presso società minerarie nazionali boliviane e che i profitti delle miniere siano utilizzati per lo sviluppo sociale. Imprese transnazionali hanno citato la Bolivia in giudizio per aver violato i suoi contratti e hanno rigettato il nuovo standard fissato dal governo Morales. Le sole società che hanno accettato la posizione boliviana provengono dalla Cina. Quando il governo Morales ha sottoscritto accordi con società cinesi, ciò ha indispettito non solo le imprese transnazionali ma anche i loro governi (Stati Uniti, Canada e Unione Europea). Un aspetto del colpo di stato è a favore della presa di controllo delle risorse naturali della Bolivia da parte di tali imprese, in particolare del litio, che è essenziale per le auto elettriche.

Un altro aspetto consiste nel cancellare un altro polo della “svolta a sinistra” in America del Sud, che include la vittoria elettorale della sinistra in Argentina e il rilascio dell’ex presidente del Brasile, Lula, dal carcere. Le parole del vicepresidente della Bolivia, Alvaro Garcia, sono un monito della turbolenza della lotta di classe, che si scopre nelle coraggiose lotte del popolo boliviano nelle sue strade contro il colpo di stato:

Abbiamo di fronte tempi difficili ma per un rivoluzionario i tempi difficili sono la nostra forza. Viviamo di questo, siamo rafforzati da questo, dai tempi difficili. Non eravamo quelli venuti dal basso? Non siamo i perseguitati, i torturati, gli emarginati dei tempi del neoliberismo? Abbiamo nei nostri corpi le tracce e le ferite della lotta degli anni Ottanta e Novanta. E se oggi, provvisoriamente, temporaneamente, dobbiamo proseguire le lotte degli anni Ottanta, degli anni Novanta, e del primo decennio del 2000, allora ben venga. E’ a questo che servono i rivoluzionari. A lottare, vincere, cadere, tornare in piedi, lottare, vincere, cadere, tornare in piedi. Fino a quando le nostre vite non termineranno, questo è il nostro destino.

Nel frattempo l’autoproclamata presidente della Bolivia, Jeanine Añez Chavez, è documentata aver detto: “Io sogno una Bolivia libera da riti satanici indigeni. La città non è per gli indiani; che tornino al Chaco [gli altipiani]”. A parte il resto, questo è stato un colpo di stato razzista.    

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/bolivia-does-not-exist/

Originale: Tricontinental: Institute for Social Research

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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