Perché la ExxonMobil è portata in giudizio per il cambiamento climatico

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#ExxonSapeva

di Ryan Devereaux -13 novembre 2019

L’edificio della Corte Suprema dello stato di New York è un colosso dalla facciata di granito con vasti scalini, colonne torreggianti e una rotonda barocca. E’ un luogo in cui sono state combattute battaglie legali cruciali per quasi un secolo. Tuttavia, quando le procedure sono iniziate in una modesta aula del secondo piano in un pomeriggio grigio, irragionevolmente caldo il mese scorso, lo storico edificio è sembrato in qualche modo superato dalla gravità della materia in arrivo.

Due squadre legali sono state stipate fianco a fianco attorno a tavoli di legno. Spettatori e curiosi legali da fuori dello stato hanno riempito i banchi dietro di loro. Giornalisti erano curvi sui loro portatili. Un agente tatuato del tribunale passeggiava alla periferia della sala in cerca di violatori delle regole. Se si fossero strizzati gli occhi avrebbe potuto essere uno qualsiasi dei molti processi di alto profilo che passano per New York City e non – come molti sperano – un test storico su se l’industria responsabile di aver posto l’umanità su un percorso di immolazione possa essere chiamata a rispondere prima che sia troppo tardi.

La causa del Popolo dello Stato di New York contro la Exxon Mobil Corp., avviata la settimana scorsa, fa parte di un’ondata di vertenze dirette contro titani dell’industria dei combustibili fossili che si sta facendo strada in tribunali di tutto il paese. “E’ solo la seconda causa sul cambiamento climatico che mai vada a giudizio negli Stati Uniti”, ha dichiarato a The Intercept Michael Gerrard, un docente della Facoltà di Diritto della Columbia e uno dei maggiori esperti mondiali delle vertenze sulla responsabilità climatica. “Ed è la prima in cui i querelanti sono stati in grado di ottenere trasparenza da una delle società dei combustibili fossili”. Se la procuratrice generale di New York, Letitia Jamese, avrà successo nella causa, la Exxon Mobil potrebbe essere tenuta a risarcire fino a 1,6 miliardi di dollari di danni.

“La mancata lotta forte della comunità internazionale contro il cambiamento climatico e le ritirate sotto l’amministrazione Trump stanno lasciando i promotori di una forte azione climatica alla disperata ricerca di qualsiasi strumento possano usare, con molti che ricorrono ai tribunali”, ha spiegato Gerrard. Il Centro per la Legge sul Cambiamento Climatico, che Gerrard gestisce ed è mirato ad addestrare futuri avvocati alle vertenze sul clima, ha conteggiato l’avvio di 1.000 cause sul cambiamento climatico negli USA, ma la tendenza, ha detto, non è limitata agli USA. “Stiamo assistendo a un boom delle vertenze climatiche”, ha detto Gerrard, “non solo negli Stati Uniti, ma globalmente”.

Sulla carta, la causa della Exxon Mobil a New York non riguardava la crisi climatica, almeno non direttamente. La causa, invece, riguardava comunicazioni della Exxon ai suoi azionisti riguardo ai potenziali costi futuri relativi alla crisi. Tali comunicazioni, ha affermato l’ufficio del procuratore generale, erano false e corrispondevano a un enorme caso di frode borsistica. “Non stiamo dicendo alla Exxon come gestire la sua attività”, ha dichiarato il procuratore Kevin Wallace al giudice Barry Ostrager nella sua dichiarazione di apertura. “Era, ed è, sempre libera di cambiare le sue pratiche aziendali, ma deve essere onesta con gli investitori”. Wallace ha sottolineato che “la società ha mancato di gestire i rischi nel modo promesso. I costi di tale carenza sono sbalorditivi. Gli investitori hanno ora diritto alla verità e al proprio risarcimento”.

Si è trattato dell’attenta inquadratura di un procuratore alla ricerca di vincere una causa, ma chiaramente c’era più di questo nel processo, una più profonda spiegazione della sensazione di elettricità che ha attraversato l’aula di Ostrager. C’è stato un motivo per la lunga fila di persone che cercavano di entrare nell’aula quel pomeriggio, e non si è trattato di un nuovo interesse pubblico di massa a una complessa vertenza su una frode borsistica. Le persone erano attirate perché una società apparentemente intoccabile al vertice dell’industria responsabile dell’emergenza climatica stava rischiando un danno potenzialmente grave in un modo visibile al pubblico. E non era la sola.

Mentre i giornalisti facevano la coda in attesa che cominciassero le tesi di apertura a New York, sono uscite notizie che la Corte Suprema aveva respinto un appello di più di due dozzine di società multinazionali dell’energia, Exxon Mobil compresa, per bloccare una causa a livello statale della città di Baltimora, una di più di una dozzina avviate da amministrazioni statali e locali in tutto il paese. La causa è una di numerose cause di “disturbo della quiete pubblica” con il potenziale di aprire l’industria dei combustibili fossili alla responsabilità per i suoi impatti climatici in singole località e comunità. Il giorno seguente, mentre cominciavano le testimonianze di testimoni a New York , l’ufficio del procuratore generale del Massachusetts ha avviato la propria causa legale contro la Exxon Mobil, una causa ancor più vasta di quella in svolgimento a Manhattan.

C’è una storia interconnessa che percorre le diffuse vertenze. “C’è stata una precedente tornata di queste cause intorno al 2008 e al 2012 e alla fine sono state tutte archiviate”, ha spiegato Gerrard; cause come la American Electric Power Co. contro il Connecticut, la Kivalina contro la ExxonMobil Corp. e la Comer contro la Murphy Oil USA. “Dunque c’è stato uno iato di cinque anni prima che nuove cause iniziassero in base a teorie differenti”. Tali teorie hanno tratto vantaggio dal lavoro pionieristico di giornalisti dell’Inside Climate News, del Los Angeles Times e della Columbia School of Journalism che hanno pubblicato una serie di articoli alla fine del 2015 basati su una quantità di documenti interni della società e su dozzine di interviste che descrivevano come la Exxon “abbia condotto decenni fa ricerche climatiche all’avanguardia e poi, senza rivelare quanto aveva scoperto, abbia operato in prima linea nel negazionismo climatico, fabbricando dubbi riguardo all’unanimità scientifica che i suoi stessi scienziati avevano confermato”.

Un mese dopo la pubblicazione degli articoli l’allora procuratore generale di New York, Erich Schneiderman, ha citato a comparire la Exxon Mobil con “estesi documenti finanziari, e-mail e altri documenti”. Poco dopo, i procuratori generali di Massachusetts e Virgin Islands hanno annunciato che si sarebbero uniti a New York nell’indagare la società. “E’ troppo presto per dire che cosa scopriremo”, ha dichiarato Schneiderman a una conferenza stampa del marzo 2016 riguardo all’indagine, che aveva il sostegno di procuratori generali di tutto il paese. “Intendiamo lavorare il più aggressivamente possibile, ma anche il più prudentemente possibile”.

La reazione della Exxon è stata immediata e intensa. Il gigante del petrolio ha affermato che le inchieste erano “motivate politicamente e basate su notizie screditate di organizzazioni attivistiche”. La società ha compiuto sforzi per bloccare le indagini. E la pressione ha avuto un effetto: tre mesi dopo aver annunciato che il suo ufficio si sarebbe unito a New York e al Massachusetts, il procuratore generale delle Virgin Islands ha ritirato il suo mandato di comparizione con quasi quattro decenni di documenti della Exxon.

Tra le misure assunte dalla Exxon in reazione alle indagini c’è stata l’assunzione di Ted Wells, uno dei più eminenti avvocati della nazione di difesa dei colletti bianchi, i cui clienti sono spaziati da I. Lewis “Scooter” Libby – l’ex consigliere del vicepresidente Dick Cheney – a giganti della finanza quali Citigroup, Bank of America e JP Morgan.

Alto e calvo, con una voce tonante, Wells nella sua dichiarazione di apertura a New York ha attaccato la conferenza stampa di Schneiderman del 2016, descrivendola come l’estensione di un “programma di falsa denigrazione della ExxonMobil”. “Vostro Onore, so che alla fine lei baserà la sua decisione sui quattro angoli della denuncia, ma penso che la domanda nella mente di tutti sia l’elefante nella vetreria: perché farebbero una cosa simile?” ha dichiarato Wells alla corte. “L’hanno fatto perché non si sono mantenuti obiettivi e corretti. Si sono confusi. Eric Schneiderman li ha portati sulla via sbagliata. E spero che alla fine torneranno sulla via giusta”.

Quando è emersa per la prima volta la causa statale, c’è stata un’aspettativa che la causa di New York sarebbe stata la più vasta, ha spiegato Gerrard, con al centro lo schema di falsa rappresentazione al pubblico rivelata grazie al giornalismo d’inchiesta. L’ufficio del procuratore generale ha invece scelto di perseguire un più limitato caso di frode borsistica, con i suoi strumenti legali più forti radicati nella Legge Martin, una legge antifrode che riconosce ai procuratori ampia autorità di indagare società quotate pubblicamente. Descritta da Climate Liability News come “la più rigorosa legge antifrode della nazione”, la Legge Martin non prescrive ai procuratori di stabilire prove di intenzioni fraudolente. La legge è stata la base dell’indagine del procuratore generale di New York agli inizi del primo decennio del 2000 che ha condotto a sanzioni di 1,4 miliardi di dollari imposte ad alcune delle più grandi banche del settore finanziario.

Diversamente da New York, la causa del Massachusetts contro la Exxon Mobil ha sinora offerto l’esempio più prossimo di un vasto attacco alla società dei combustibili fossili che molti attendevano. La denuncia di 211 pagine della procuratrice generale Maura Healey ha accusato la Exxon di “fuorviare sistematicamente e intenzionalmente… gli investitori e i consumatori del Massachusetts riguardo al cambiamento climatico”. Citando il giornalismo del 2015 che ha rivelato “lo schema di raggiro” della Exxon, la denuncia ha proseguito sostenendo che la “gravità delle azioni illegali storiche e che proseguono della ExxonMobil non possono essere sovrastimate; il mondo ha perso quarant’anni cruciali per sviluppare e impiegare nuove tecnologie che consentano una transizione ordinata dai combustibili fossili. Il raggiro della ExxonMobil ha privato investitori e consumatori di fatti centrali così essenziali per i loro investimenti e per le loro scelte di acquisto: la conoscenza che continui investimenti nell’attività dei combustibili fossili della ExxonMobil e la produzione e uso di prodotti dei combustibili fossili della Exxon avrebbe determinato risultati catastrofici per il genere umano, per molte delle specie del pianeta e per l’economia globale”.

Le cause di New York e del Massachusetts sono il volto di alto profili di “un attacco a più punte all’industria dei combustibili fossili”, ha affermato Gerrard. Ha aggiunto, tuttavia, che “è di gran lunga troppo presto per predire come tutto questo si evolverà”. Gerrard ha rifiutato di ipotizzare di quali delle varie cause legali società come la Exxon dovrebbero essere più preoccupate: “Si stanno difendendo molto vigorosamente da tutte”.

Per Bill McKibben, l’autore ambientalista e fondatore di 350.org, il momento attuale pare l’inizio di un nuovo capitolo. “Siamo giusto all’inizio di quella che sarà una lunga resa dei conti ufficiale per uno dei crimini realmente incredibili del nostro tempo”, ha dichiarato McKibben a The Intercept. “I reati alla base sono iniziati moltissimo tempo fa, alla fine degli anni Ottanta e negli anni Novanta, con la decisione di costruire questa architettura di inganni e negazionismo riguardo alla realtà del cambiamento climatico, una questione di cui le compagnie petrolifere conoscevano benissimo la risposta”.

Anche se affidarsi ai tribunali può essere una faccenda difficile per gli attivisti – “perché alla fine sono fuori dal tuo controllo” – McKibben ha evidenziato un caso in particolare come meritevole di “speciale credito” in questo momento di intensificata azione legale: Juliana contro Stati Uniti.

Nota come la causa dei “bambini del clima”, la causa è stata avviata nel 2015 per conto di 21 giovani querelanti. Juliana è diversa da altri grandi cause climatiche in svolgimento a New York, Massachusetts e altrove: mette gli occhi sul governo, sostenendo che attraverso le sue iniziative per permettere, autorizzare e sovvenzionare l’industria dei combustibili fossili – contemporaneamente comprendendo il danno catastrofico che tale industria stava creando – il governo ha violato i diritti costituzionali dei querelanti e non li ha protetti in base alla dottrina nota come fede pubblica.

La logica legale alla base della vertenza è stata sviluppata da Mary Christina Wood, una docente di diritto presso l’Università dell’Oregon, la cui teoria della “Vertenza sulla Fiducia Atmosferica” sostiene che il canone legale della fede pubblica – l’idea che il governo debba proteggere sistemi ambientali cruciali per il bene pubblico – dovrebbe essere applicato anche all’atmosfera. Dunque al governo sarebbe prescritto di perseguire iniziative che proteggano, anziché mettere a rischio, il benessere ambientale delle generazioni future.

Il 10 novembre 2016, due giorni dopo l’elezione di Trump, Ann Aiken, un giudice federale dell’Oregon, ha rigettato una mozione governativa di archiviazione della causa. “Non ho alcun dubbio che il diritto a un sistema climatico in grado di sostenere la vita umana sia fondamentale per una società libera e ordinata”, ha affermato la Aiken. Dall’avvio della causa Juliana, querelanti hanno avvito cause simili in tribunali di tutto il paese. Tre cause a livello statale sono state archiviate, determinando appelli.

Se la causa Juliana avrà successo è incerto. La causa è attualmente bloccata nei tribunali, con il governo che continua a lottare per la sua archiviazione. Attivisti ambientalisti stanno seguendo la vertenza più da vicino di qualsiasi altra nella memoria recente. Se avrà successo, le implicazioni per l’industria del combustibili fossili potrebbe essere storica.

“Ha fatto un lavoro enorme per istruire”, ha detto McKibben. “Ed è arrivata più in là di quanto ritengo molti pensassero quando è iniziata. Un gran merito a loro”.

Dall’inizio le cause climatiche hanno suggerito paragoni con la vertenza con la grande industria del tabacco (Big Tobacco) degli anni Novanta. E’ facile capire perché: entrambe riguardano grandi imprese che sistematicamente hanno mentito al pubblico riguardo al pericolo dei loro prodotti e procuratori generali che hanno agito in reazione. Alla conferenza stampa di Schneiderman del 2016 lo stesso ex vicepresidente Al Gore ha fatto lo stesso paragone, affermando che “l’analogia può reggere piuttosto precisamente”. Le due cause storiche condividono persino un personaggio: Wells, l’avvocato della Exxon, ha difeso la Phillip Morris quando la società è stata accusata di aver condotto la sua campagna pluridecennale di raggiri.

Per quanto siano comprensibili, Gerrard ammonisce che le analogie tra le cause di Big Tobacco e le attuali cause sul clima hanno i loro limiti. “I querelanti nelle cause climatiche le paragonano costantemente alle cause del tabacco e sperano che avranno lo stesso esito”, ha spiegato . “La differenza principale è che la società non ha bisogno del tabacco per funzionare, mentre i combustibili fossili sono una base della civiltà moderna”. Per superare tale fatto e combattere la crisi climatica in modo significativo Gerrard sostiene che la società deve passare a un’economia decarbonizzata, in cui il combustibile fossile non sia più una base della civiltà e farlo richiederà sforzi che vanno oltre i tribunali.

La settimana scorsa lo stato ha concluso la sua presentazione della causa contro la Exxon Mobil a New York. Nel farlo, i procuratori hanno lasciato cadere due delle loro accuse di frode. L’affermazione basata sulla forte Legge Martin non è stata tra esse. Wells, l’avvocato della Exxon, ha descritto la causa “inutile” come una “barzelletta crudele”. Un verdetto è atteso a dicembre.

Il testimone di più elevato profilo chiamato al banco durante la vicenda durata molte settimane è stato l’ex amministratore delegato della Exxon, Rex Tillerson, che ha guidato la società per un decennio prima di imbarcarsi in un periodo da segretario di stato sotto il presidente Donald Trump.

Se Tillerson è stato innervosito dalle domande dell’ufficio del procuratore generale, non lo ha fatto vedere. In un abito blue navy e con una cravatta rossa, l’uomo del petrolio da lungo tempo ha spiegato come la Exxon prenda sul serio il cambiamento climatico e abbia in effetti dedicato anni a indagare il problema. Ha tralasciato le parti riguardo al fatto che la società ha tenuto segreti i suoi risultati cruciali, mentre conduceva una guerra di disinformazione per indebolire la scienza climatica esterna che giungeva alle stesse conclusioni.

In anni recenti, Tillerson ha dichiarato al giudice, la Exxon ha rivendicato la “più vasta e più diversificata base di risorse dell’industria”, con un totale di 92 miliardi di barili di materiali di base sotto il proprio controllo: 25 miliardi di riserve dimostrate, 28 miliardi in fase di progettazione o sviluppo, e 39 miliardi in fase di valutazione. Riguardo alla crisi climatica e a quale impatto avrebbe sulla strategia complessiva della Exxon, sulle sue attività quotidiane e i suoi doveri nei confronti degli azionisti, ha detto Tillerson, “abbiamo cercato di essere responsabili”.

Allo stesso tempo, ha riconosciuto, “siamo in un’attività in esaurimento”.

Che cosa ne sarà di tale attività – sapendo ciò che il pubblica sa del ruolo avuto da essa nel modellare il presente e il futuro – è la domanda sottostante che percorre oggi le vertenze climatiche nei tribunali.

“La crisi climatica è così enorme e il cambiamento così vasto, che abbiamo bisogno di progressi enormi su ogni fronte”, ha detto McKibben. In un articolo recente per il New Yorker, il veterano autore climatico ha sostenuto che la continua attenzione sulla comunità finanziaria che sostiene l’industria dei combustibili fossili – specialmente i settori bancario, delle gestioni patrimoniali e delle assicurazioni – dovrebbe unica su tali fronti. Quelle lotte, ha affermato McKibben, non possono essere sganciate dalle lotte che si svolgono nei tribunali. “E’ chiaro che CITI e Chase e BofA e Well Fargo” – maggiori istituzioni finanziarie – “stanno prestando centinaia di miliardi di dollari a questi tizi, sapendo bene quello che fanno nel mondo. Pare vergognoso”, ha detto. “Abbiamo bisogno di un grande cambiamento politico. Abbiamo bisogno del sistema giudiziario aggressivamente all’opera. Io penso, ferventemente, che abbiamo bisogno di un reale, forte confronto con la comunità finanziaria, ‘confronto’ essendo un’abbreviazione di attacco alla comunità finanziaria che sta foraggiando tutta questa roba”. McKibben ha rapidamente chiarito, con una risata: “Attacco non violento. Ma tuttavia un attacco vivace”.

Un’implicazione largamente taciuta ha attraversato gran parte della testimonianza di Tillerson nell’aula affollata di Ostrager a New York: l’idea che nei decenni a venire ci sarà un ruolo da svolgere per società come la Exxon, un ruolo positivo e non da diretto e attivo contributore alla crisi, come è stata negli ultimi 40 anni. McKibben ha i suoi dubbi. “Non sono per nulla sicuro che saranno mai parte della soluzione, ma se lo saranno, sarà precisamente perché saranno stati martellati tanto duramente quanto sarebbe possibile martellarli”, ha detto. “Il loro potere politico deve essere spezzato prima che esista una qualsiasi possibilità che siano una forza per un bene anche modesto”.

“Spezzare il loro potere politico”, ha detto, “è una condizione sine qua non per il progresso su qualsiasi fronte”.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-exxon-mobil-is-being-taken-to-court-over-climate-change/

Originale: The Intercept

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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