La truffa più grande della storia

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di Naomi Oreskes – 11 novembre 2019

E’ una storia che vale per sempre. Quella che potrebbe essere la più grande truffa della storia o, almeno, quella che minaccia di trascinare giù la storia con sé. Pensatela come la truffa del cambiamento climatico che batte la scienza, in modo assoluto.

Gli scienziati hanno indagato seriamente il tema del cambiamento climatico indotto dall’uomo sin dai tardi anni Cinquanta e i leader politici ne hanno discusso quasi altrettanto a lungo. Nel 1961 Alvin Weinberg, direttore dell’Oak Ridge National Laboratory, ha definito l’anidride carbonica uno dei “grandi problemi” del mondo “dalla cui soluzione dipende l’intero futuro della razza umana”. Portiamo il nastro avanti di circa trent’anni e nel 1992 il presidente George H.W. Bush ha firmato la Convenzione Quadro dell’ONU sul cambiamento climatico (UNFCCC) promettendo “azioni concrete per proteggere il pianeta”.

Oggi, con Puerto Rico che sa tuttora riprendendosi dall’uragano Maria e incendi infuriano in tutta la California, sappiamo che non è successo. Nonostante centinaia di rapporti e valutazioni scientifiche, decine di migliaia di documenti scientifici a revisione paritaria e innumerevoli conferenze sul tema, il cambiamento climatico indotto dall’uomo è una crisi in corso su questo pianeta. Università, fondazioni, chiese e singoli individui hanno in effetti disinvestito da società dei combustibili fossili e, guidati da una sedicenne svedese, cittadini del globo intero sono scesi in piazza per manifestare la loro indignazione. Ragazzi hanno rifiutato di andare a scuola di venerdì per contestare la potenziale perdita del loro futuro. E se volete una misura di quanto a lungo siamo a questo punto, a dicembre la Conferenza delle Parti dell’UNFCCC si riunirà per la venticinquesima volta.

Scienziati che lavorano al tema mi hanno detto spesso che, come nelle favole, un tempo avevano supposto che se loro avessero fatto il loro lavoro i politici avrebbero agito in base alle informazioni. Naturalmente ciò non è successo. Tutt’altro, in larga parte del pianeta. Peggio ancora, la scienza non è riuscita ad avere l’impatto necessario in parte considerevole a causa di disinformazioni promosse dalle principali società dei combustibili fossili che sono riuscite a deviare l’attenzione dal cambiamento climatico e a bloccare interventi significativi.

 

Far sparire il cambiamento climatico

Una grande attenzione è stata riservata alla storia di diffusione di disinformazione da parte della ExxonMobil, in parte a causa delle discrepanze documentate tra quanto la società affermava in pubblico a proposito del cambiamento climatico e quanto dicevano (e finanziavano) i suoi dirigenti in privato.  Recentemente è iniziato un processo a New York City con l’accusa alla società di fuorviare i propri investitori, mentre il Massachusetts sta processando la ExxonMobil per aver fuorviato anche i consumatori. Se solo si fosse trattato di quell’unica società, ma per più di trent’anni l’industria dei combustibili fossili e i suoi alleati hanno negato la verità a proposito del riscaldamento globale antropogeno. Hanno sistematicamente fuorviato il popolo statunitense e in tal modo contribuito di proposito a infiniti ritardi nell’occuparsi del problema ignorando e denigrando, tra l’altro, la scienza climatica, falsando i risultati scientifici e tentando di screditare gli scienziati del clima. Queste attività sono documentate in grande dettaglio in How Americans Were Deliberately Misled about Climate Change, un rapporto di cui sono stata recentemente co-autrice, nonché nel mio libro del 2010 e film del 2014 Merchants of Doubt.

Un aspetto chiave della campagna di disinformazione dell’industria dei combustibili fossili è stata la mobilitazione di “alleati terzi”: organizzazioni e gruppi con i quali ha collaborato e della cui creazione è stata, in alcuni casi, responsabile.

Negli anni Novanta questi alleati comprendevano Global Climate Coalition, Cooler Heads Coalition, Informed Citizens for the Environment e Greening Earth Society. Come la ExxonMobil, tali gruppi hanno interminabilmente promosso un messaggio pubblico di negazione e dubbio; che non eravamo realmente sicuri che il cambiamento climatico stesse avendo luogo; che la scienza non era consolidata; che l’umanità, in ogni caso, potrebbe prontamente adattarsi successivamente a qualsiasi cambiamento si verifichi; e che affrontare direttamente il cambiamento climatico distruggerebbe l’economia statunitense. Due di questi gruppi – Informed Citizens for the Environment e Greening Earth Society – erano, in realtà, organizzazioni di base artificiali, create e finanziate da un’associazione commerciale dell’industria del carbone ma travestite da organizzazioni di azione di base di cittadini.

Messaggi simili sono stati perseguiti da una rete di gruppi di esperti che promuovono soluzioni di mercato a problemi sociali, molti con legami con l’industria dei combustibili fossili. Essi hanno incluso il George C. Marshall Institute, il Cato Institute, il Competitive Enterprise Institute, l’American Enterprise Institute e lo Heartland Institute. Spesso le loro affermazioni contrarie motivate politicamente sono state presentate in formati che le fanno sembrare i rapporti scientifici il cui risultati esse contraddicevano.

Nel 2009, ad esempio, il Cato Institute ha diffuso un rapporto che imitava precisamente il formato, la stesura e la struttura della governativa Valutazione Nazionale USA del Clima. Naturalmente faceva affermazioni totalmente in contrasto con quelle scientifiche del rapporto reale. L’industria ha anche promosso disinformazione attraverso le sue associazioni commerciali, tra cui l’American Legislative Exchange Council, l’American Petroleum Institute, la US Chamber of Commerce, la National Black Chamber of Commerce e la National Association of Manufacturers.

Sia gruppi di esperti, sia organizzazioni commerciali sono stati coinvolti in attacchi personali alla reputazione di scienziati. Uno dei primi documentati è stato contro il climatologo Benjamin Santer del Lawrence Livermore National Laboratory che dimostrò che l’aumento osservato della temperatura globale non poteva essere attribuito a un’aumentata radiazione solare. Egli è stato il principale autore del Secondo Rapporto di Valutazione del prestigioso Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico dell’ONU, o IPCC, responsabile della conclusione del 1995 che “il saldo delle prove suggerisce un impatto umano osservabile sul sistema climatico”. Santer è divenuto il bersaglio di un attacco maligno, verosimilmente diffamatorio da parte di fisici del George C. Marshall Institute e della Global Climate Coalition, che lo hanno accusato di frode. Altri climatologi, tra cui Michael Mann, Jonathan Overpeck, Malcom Hughes, Ray Bradley, Katharine Hayhoe e. dovrei segnalare, io stessa sono stati sottoposti a molestie, indagini, email piratate, e attacchi politicamente motivati alla libertà d’informazione.

 

Come prendere in giro il cambiamento climatico

Quando si è trattato di disinformazione industriale, il ruolo di alleati terzi è stato in piena vista alle audizioni sul cambiamento climatico del Comitato di Controllo a fine ottobre. Come loro unico testimone i Repubblicani di tale Comitato hanno invitato Mandy Gunasekera, il fondatore e presidente di Energy45, un gruppo il cui scopo, nelle sue stesse parole, è “sostenere il programma energetico di Trump”.

Energy45 fa parte di un gruppo noto, abbastanza sfacciatamente, come la Coalizione CO2 ed è un esempio perfetto di quello che da tempo considero un negazionismo da zombie in cui vecchi protagonisti che vomitavamo tesi industriali riappaiono improvvisamente in forme nuove. In questo caso, negli anni Novanta e nel primo decennio del 2000 il George C. Marshall Institute è stato in testa alla disinformazione sul cambiamento climatico. Dal 1974 al 1999 il suo direttore, William O’Keefe, è stato anche vicepresidente esecutivo e poi amministratore delegato dell’American Petroleum Institute. Lo stesso Marshall Institute ha chiuso nel 2015, solo per riemergere alcuni anni dopo come Coalizione CO2.

I commenti dei membri del comitato Repubblicano offrono una sensazione di quanto profondamente la campagna di disinformazione sul cambiamento climatico sia oggi radicata nel cuore dell’amministrazione Trump e tra i Repubblicani del Congresso mentre il 2019 si approssima alla fine e il pianeta si riscalda visibilmente. Si considerino solo sei dei loro “fatti”:

1) L’affermazione fuorviante che il cambiamento climatico sarà “moderato e gestibile”. Non ci sono prove scientifiche a sostegno di questo. Al contrario letteralmente centinaia di rapporti scientifici degli ultimi pochi decenni, tra cui quelli delle Valutazioni Climatiche Nazionali USA, hanno affermato che qualsiasi riscaldamento superiore a 2 gradi centigradi determinerà effetti gravi e forse catastrofici su “salute, sussistenza, sicurezza alimentare, disponibilità di acqua, sicurezza umana e crescita economica”. L’IPCC dell’ONU ha recentemente segnalato che evitare i peggiori impatti del riscaldamento globale “richiederà transizioni rapide e di vasta portata in sistemi energetici… infrastrutturale… e industriali”.

Eventi recenti relativi agli uragani Sandy, Michael, Harvey, Maria e Dorian, nonché il devastante incendio nella cittadina californiana dal nome ironico di Paradise, nel 2018, e gli in incendi in gran parte di quello stato questo autunno, hanno mostrato che gli impatti del cambiamento climatico fanno già parte delle nostre vite e stanno diventando ingestibili. O, se volete un altro segno di dove si trova questo paese in questo momento, considerate un nuovo rapporto dell’Army War College che indica che “Il Dipartimento della Difesa (DoD) è precariamente impreparato alle implicazioni per la sicurezza nazionale delle sfide globali alla sicurezza indotte dal cambiamento climatico”. E se il Pentagono non è preparato a gestire il cambiamento climatico, è difficile immaginare quale parte del governo degli Stati Uniti possa esserlo.

2) L’affermazione fuorviante che la prosperità globale è in effetti mossa dai combustibili fossili. Nessuno nega che i combustibili fossili siano stati il motore della Rivoluzione Industriale e che, nel farlo, abbiano contribuito considerevolmente a crescenti tenori di vita per centinaia di milioni di persone in Europa, America del Nord e parti dell’Asia. Ma l’affermazione che i combustibili fossili sono l’essenza della prosperità globale oggi è, al meglio, una mezza verità perché quello che è in gioco qui non è il passato, bensì il futuro. Un cambiamento climatico dirompente alimentato da emissioni di gas serra dall’uso di petrolio, carbone e gas naturale minaccia ora sia la prosperità che parti di questo pianeta hanno già ottenuto, sia la crescita economica futura praticamente di qualsiasi genere. Nicholas Stern, l’ex capo economista della Banca Mondiale e uno dei massimi esperti dell’economia del cambiamento climatico, ha descritto succintamente la nostra situazione in questo modo: “la crescita a elevato carbonio autodistrugge”.

3) La fuorviante affermazione che i combustibili fossili rappresentano una “energia economica”. I combustibili fossili non sono economici. Quando sono inclusi i loro costi esterni – cioè, non solo il prezzo di estrazione, distribuzione e l’utile, ma quanto costerà in tutte le nostre vite quando si aggiungano gli incendi, le tempeste estreme, le inondazioni, gli effetti sulla salute e tutto quanto il resto causano le loro emissioni di carbonio nell’atmosfera – essi non potrebbero essere più costosi. Il Fondo Monetario Internazionale stima che il costo ai consumatori in più e oltre quanto paghiamo alla pompa o nella nostra bolletta elettrica arrivi già a più di 5 trilioni di dollari l’anno. Si tratta di trilioni, non di miliardi. Detto in un altro modo, noi stiamo versando un grande sussidio, in larga parte ignorato, all’industria del petrolio, del gas e del carbone per distruggere la nostra civiltà. Tra l’altro tali sussidi già “danneggiano l’ambiente, causano… morti premature mediante l’inquinamento locale dell’aria ed esacerba congestioni e altri effetti collaterali negativi dell’uso dei veicoli”.

4) L’affermazione fuorviante riguardo alla povertà e ai combustibili fossili. Che i combustibili fossili siano la soluzione ai bisogni di energia dei poveri del mondo è una favola intensamente promossa dalla ExxonMobil, tra gli altri. L’idea che la ExxonMobil si preoccupi improvvisamente delle difficoltà dei poveri è, naturalmente, risibile oppure i suoi dirigenti non programmerebbero (come fanno) considerevoli aumenti della produzione di combustibili fossili tra oggi e il 2030, contemporaneamente minimizzando la minaccia del cambiamento climatico. Come hanno ripetutamente sottolineato Papa Francesco, la leader della giustizia globale Mary Robinson e l’ex segretario generale  dell’ONU Ban Ki-Moon – nonché un numero infinito di scienziati e di promotori della riduzione della povertà e della giustizia globale – il cambiamento climatico colpirà soprattutto i poveri. Sono loro che saranno i primi a essere sradicati dalle loro case (e dalle loro patrie); sono loro che migreranno in un mondo sempre più ostile e chiuso da muri; sono loro che avvertiranno il fuoco, letterale e figurativo, di tutto questo. Una società dei combustibili fossili che si preoccupasse dei poveri non sarebbe ovviamente impegnata, sopra ogni altra cosa, a perseguire un modello d’affari basato sulla ricerca e lo sfruttamento di petrolio e gas. Il cinismo di questo argomento è davvero stupefacente.

Inoltre, anche se è vero che i poveri hanno bisogno di energia accessibile, non è vero che hanno bisogno di combustibili fossili. Più di un miliardo di persone nel mondo è priva di accesso (o almeno di un accesso affidabile) all’elettricità, ma molte di esse sono prive di accesso a una rete elettrica, il che significa che i combustibili fossili sono di scarsa utilità per loro. Per tali comunità l’energia solare ed eolica è la sola via ragionevole da percorrere, la sola che potrebbe rapidamente e accessibilmente essere realizzata ed essere resa disponibile.

5) Affermazioni fuorvianti circa i costi dell’energia rinnovabile. La narrazione dell’economicità dei combustibili fossili è spesso accoppiata ad affermazioni fuorvianti circa i presunti elevati costi dell’energia rinnovabile. Secondo Bloomberg News, tuttavia, in due terzi del mondo quella solare è già la forma più economica di generazione di elettricità di nuova installazione, più economica di quella nucleare, del gas naturale o del carbone. Miglioramenti nella conservazione dell’energia sono necessari per massimizzare la penetrazione delle rinnovabili, particolarmente in paesi sviluppati, ma tali miglioramenti stanno avvenendo rapidamente. Tra il 2010 e il 2017 il prezzo della capacità delle batterie è sceso di un impressionante 79 per cento e la maggior parte degli esperti ritiene che, nel prossimo futuro, molti dei problemi di conservazione potranno essere risolti e lo saranno.

6) La falsa affermazione che sotto il presidente Trump gli Stati Uniti abbiano realmente tagliato le emissioni di gas serra. I Repubblicani hanno affermato non solo che tali emissioni sono diminuite, ma che gli Stati Uniti sotto il presidente Trump hanno fatto, per ridurre le emissioni, più di qualsiasi altro paese del pianeta. Una giornalista ambientalista, che si è descritta come “abituata a sentire un mucchio di disinformazione” sul cambiamento climatico ha descritto questa affermazione come “sfacciatamente falsa”. In realtà le emissioni di CO2 degli Stati Uniti hanno avuto un picco nel 2018, aumentando del 3,1 per cento rispetto al 2017. Anche le emissioni di metano sono in aumento e la proposta del presidente Trump di ammorbidire gli standard sul metano garantirà che tale tendenza infelice continui.

 

La scienza non basta

E, per inciso, quando si tratta delle compagnie petrolifere, questo è solo l’inizio di una lista molto più lunga di disinformazioni e affermazioni false che esse hanno spacciato per anni. Nel nostro libro del 2010, Merchants of Doubt, Erik Conway e io abbiamo mostrato che le strategie e le tattiche usate dalla Grande Energia per negare i danni dell’uso dei combustibili fossili sono state, in molti casi, notevolmente simili a quelle a lungo usate dall’industria del tabacco per negare i danni dell’uso del tabacco, e non si è trattato di una coincidenza. Molte delle stesse società di pubbliche relazioni, agenzie pubblicitarie e istituzioni sono state coinvolte in entrambi i casi.

L’industria del tabacco è stata alla fine perseguita dal Dipartimento della Giustizia in parte a causa dei modi in cui le singole imprese si coordinavano tra loro e con alleati terzi per presentare false informazioni ai consumatori. Mediante audizioni al congresso e rivelazioni legali, l’industria è stata inchiodata da una vasta gamma di attività da essa finanziate per fuorviare il pubblico statunitense. Qualcosa di simile è accaduto alla Grande Energia e al danno che i combustibili fossili stanno causando alle nostre vite, alla nostra civiltà, al nostro pianeta.

Tuttavia, resta da esplorare una domanda cruciale riguardo all’industria dei combustibili fossili: quale delle sue società ha finanziato le attività delle organizzazioni commerciali di altri alleati terzi che negano i fatti riguardo al cambiamento climatico? In alcuni casi conosciamo già le risposte. Nel 2006, ad esempio, la Royal Society del Regno Unito ha documentato il finanziamento da parte della ExxonMobil di 39 organizzazioni   che promuovevano idee “inaccurate e fuorvianti” sulla scienza del clima. La Society è stata in grado di identificare 2,9 milioni di dollari spesi a quel fine da tale società nel solo anno 2005. Quello, naturalmente, era solo un anno e tutt’altro che l’intera storia.

Quasi tutti questi alleati terzi sono registrati come istituzioni 501(c)(3), il che significa che devono essere non a fini di lucro e non di parte. Spesso affermano di occuparsi di educazione (anche se diseducazione sarebbe il termine più appropriato). Ma sono anche chiaramente impegnate nel sostenere un’industria – la Grande Energia – che non potrebbe essere più a fini di lucro e hanno anche fatto molte cose che potrebbero essere chiamata un’agenda politica. Dopotutto, per sua stessa ammissione, Energy45, per fare solo un esempio, esiste per sostenere “il programma energetico di Trump”.

Sono un’educatrice, non una legale, ma in quanto tale posso dire con fiducia che le attività di queste organizzazioni sono il contrario di educative. Tipicamente lo Heartland Institute, per esempio, ha esplicitamente preso di mira insegnanti con disinformazioni. Nel 2017 l’istituto ha inviato un opuscolo a più di 200.000 di loro, ripetendo l’affermazione contraria spesso citata che la scienza del clima è una materia fortemente irrisolta e che, anche se il cambiamento climatico si verificasse, “probabilmente non sarebbe dannoso”. Di questo opuscolo, il direttore del Centro Nazionale per l’Educazione Scientifica ha detto: “Non è scienza, ma è mascherato per apparire scienza. E’ chiaramente mirato a confondere gli insegnanti”. La National Science Teaching Association lo ha definito “propaganda” e ha consigliato agli insegnati di gettare le loro copie nel cassonetto.

Tuttavia, per quanto ne sappiamo delle attività dello Heartland e di altri alleati terzi dell’industria dei combustibili fossili, a causa di scappatoie nelle nostre leggi siamo tuttora privi di informazioni fondamentali su chi li ha finanziati e sostenuti. Gran parte del finanziamento al momento si qualifica come “denaro oscuro”. Non è ora che i cittadini pretendano che il Congresso indaghi questa rete, come esso e il Dipartimento della Giustizia hanno un tempo indagato l’industria del tabacco e le sue reti?

La ExxonMobil ama accusarmi di essere una “attivista”. In realtà io sono un’insegnante e una studiosa. Per la maggior parte del tempo preferirei stare a casa a lavorare al mio prossimo libro, ma ciò pare sempre più non essere un’opzione quando è in corso la truffa della Grande Energia sul cambiamento climatico e la nostra civiltà, del tutto letteralmente, è in gioco. Quando i cittadini sono inattivi la democrazia latita; e questa volta se la democrazia latita, come dimostra la California in fiamme, potrebbe fallire anche molto altro. La scienza non basta. E’ necessario il resto di noi. E siamo necessari adesso.

Naomi Oreskes è docente di storia della scienza e docente affiliate di scienze della terra e planetarie presso la Harvard University. E’ coautrice, con Erik Conway, di Merchants of Doubt. Il suo libro più recente è Why Trust Science?

 Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://zcomm.org/znetarticle/the-greatest-scam-in-history/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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