Buone domande su dighe e New Deal Verde  

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Diga del Vajont

di  Don Fitz – 5 novembre 2019

L’energia idroelettrica prodotta dalle dighe potrebbe essere la questione più spinosa con cui devono vedersela i promotori del New Deal Verde (GND). Fornendo più energia di quella solare ed eolica sommate, le dighe potrebbero ben diventare la riserva per l’energia se si dimostrasse impossibile abbandonare abbastanza rapidamente i combustibili fossili.

Fiumi e laghi sono una parte integrante dell’esistenza umana, con virtualmente tutte le principali città dell’interno situate vicino a uno di essi. Forniscono acqua da bere, per l’igiene, il cibo e i farmaci. Il loro sostentamento non è solo per gli esseri umani, ma anche per un numero indicibile di minuscoli organismi, insetti, rettili, anfibi, uccelli e mammiferi. I fiumi integrano forme di vita vegetale e animale e collegano tra loro comunità umane.

Col crescere del capitalismo, i fiumi hanno trasportato grandi quantità di legname da sboscamenti, petrolio da sottoterra e carbone strappato alle montagne. I fiumi sono stati usati per smaltire i rifiuti, come se trasportarli da qualche altra parte li facesse sparire. Né i fiumi possono far sparire i veleni industriali e agricoli, ma possono solo trasportarli fino a creare grandi zone morte. I vincitori di battaglie abbandonavano corpi umani ai fiumi per ricordare il loro valore militare a quelli che vivevano a valle.

L’avvento dell’elettricità ha fatto sì che quelli che cercavano di dominare la natura abbiano scoperto uno strumento straordinario a loro disposizione: l’energia idroelettrica delle dighe. L’avvento dell’elettricità idrica ha significato che le nuove dighe sarebbero state grandi strutture che bloccano enormi quantità di acqua per creare la pressione per far girare le turbine e creare elettricità. Poiché la quantità di elettricità necessaria spesso varia, può variare la quantità di acqua che le attraversa. Ciò può causare espansione o contrazione della dimensione dei bacini (o “laghi artificiali”) in cui affluisce l’acqua e la quantità di acqua che ne defluisce a valle.

Nel mondo ci sono 57.000 grandi dighe e altre potrebbero essere in corso di costruzione.  Dunque è importante che i promotori del GND chiariscano se appoggiano la costruzione di altre dighe o sottoscrivono una moratoria della loro costruzione.

Le dighe furono una parte integrante dell’espansione economica nell’ambito del New Deal originale di Franklin Roosevelt. La costruzione di nuove dighe è proseguita dopo FDR, fornendo circa un terzo dell’energia elettrica negli anni Cinquanta. Nel ventunesimo secolo c’è stato un declino a causa dell’ampliato uso di combustibili fossili. La maggior ondata globale di costruzione di dighe si ebbe dopo la Seconda guerra mondiale e l’80 per cento del loro utilizzo attuale è per l’energia idroelettrica.  Le dighe hanno frammentato più di due terzi di fiumi lunghi.

Una delle più tristemente note è la Diga di Belo Monte, in Brasile, sul fiume Xingu. Progettata nel 1975 sarebbe stata il secondo sistema di dighe più vasto del Brasile e il quarto nel mondo; ma l’opposizione la pose in stallo. Dopo essere stata resuscitata, nel maggio del 2016 la prima turbina è diventata operativa; sedici altre turbine funzionavano nel settembre del 2019 e il completamento è previsto per il 2020.

La Mongolia spera di usare le dighe come parte di una strategia per abbandonare i combustibili fossili. Il suo piano d’azione è chiamato “Politica di Sviluppo Verde”, che sembra echeggiare le proposte del “New Deal Verde” di paesi occidentali. Il fiume Selenge, un corso d’acqua transnazionale che nasce in Mongolia, contribuisce per metà dell’acqua del lago Baikal russo, che è così grande che contiene circa “il 20 per cento dell’acqua dolce scongelata del mondo”. Le aree lacustri si stanno già restringendo a causa del sequestro di acqua e Lital Khaikin scrive che “lo sconfinamento dell’industria pesante minaccia il fragile equilibrio del Baikal e dei sistemi fluviali che vi sono collegati”.

Con molti che sollecitano l’espansione di grandi dighe, è necessario considerare che  cosa significherebbe per le forme di vita fluviali, per le persone che vivono in prossimità o a valle delle dighe, per l’economia dell’energia idrica, per il cambiamento climatico e per pericoli imprevisti. Ecco dieci problemi potenziali relativi alle dighe.

  1. Le dighe distruggono specie e turbano equilibri tra specie che costituiscono gli ecosistemi.

Secondo International Rivers “la causa numero uno dell’estinzione di specie è la perdita di habitat”.  A causa dell’assalto ai fiumi sotto il capitalismo gli ecosistemi di acqua dolce probabilmente subiscono la più elevata riduzione di biodiversità, ancora più elevata che sulla terraferma.

Il declino di una specie ha spesso effetti a cascata su altre specie. Quando la riproduzione dei salmoni è interrotta sulle dighe inferiori del fiume Snake nel Nord-Ovest del Pacifico le orche possono morire di fame perché così pochi raggiungono l’oceano. I delfini fluviali dello Yangtze sono stati la prima estinzione di delfini causata dagli umani, dovuta alla costruzione della Diga delle Tre Gole cinese. Esempi meno noti abbondano. Il rospo dello spruzzo di Kihansi, Tanzania, è divenuto estinto allo stato selvatico a causa della diga Kihansi nei Monti Udzungwa del sud. La diga ha ridotto del 90 per cento la sua zona nella cascata, condannando il rospo.

Anche le piante sono minacciate dalle dighe. Un articolo del 2019 di Rowan Jacobsen descrive come lo psoralidium delle Cascate dell’Ohio, il cui habitat era limitato a poche isolette del fiume Ohio, si è estinto negli anni Venti a causa della costruzione di dighe. Un altro articolo dello Scientific American spiega che l’85 per cento degli insetti lungo il fiume Colorado depone le uova lungo le sue rive.  Con i livelli dell’acqua che salgono e scendono secondo le necessità di elettricità, le uova degli insetti spesso finiscono troppo asciutte per sopravvivere, turbando l’equilibrio tra specie nell’ecosistema. Ciò è particolarmente inquietante perché un documento del 2017 su PLOS ONE ha documentato un declino superiore al 75 per cento della massa degli insetti volanti in Germania.

 

  1. Le dighe cacciano gli abitanti dalle loro case

Quelli di noi cresciuto guardando la televisione statunitense negli anni Cinquanta e Sessanta hanno avuto una dieta costante di soldati che cacciavano gli indiani dal paesaggio dell’ovest del paese. Uno strumento ancora più efficace di pulizia etnica degli Stati Uniti fu minare le specie da cui i pellerossa dipendevano, quali i bufali e il pesce. Il New Deal di Roosevelt promise che costruire dighe avrebbe sollevato la gente dalla povertà. Purtroppo la diga Hoover si prese la terra della riserva degli indiani Yuma, negli anni 1933-35. Arrivati ai primi anni Quaranta, erano progettate 22 dighe per il Dakota del Nord che richiedevano l’evacuazione di 20.000 persone, tra cui molti indiani.

In Messico, la costruzione di 4.000 dighe dal 1936 al 2006 ha comportato la cacciata di 185.000 persone. Quando il Brasile costruì Belo Monte, il governo affermò che solo 16.000 persone erano state sfollate. Ma i colpiti indicarono che una cifra più realistica era 40.000. Con l’espandersi delle dighe esse hanno cacciato globalmente dalle loro case un numero stimato in 80 milioni di persone.

 

  1. Le dighe minano le culture indigene

Le tradizioni culturali sono spesso strettamente collegate a specifiche piante, animali, luoghi e acque. Quando la diga Grand Coulee del New Deal sottrasse terre di nativi americani, spezzò il loro legame con il salmone. Poco si sa nel mondo occidentale degli sforzi della Mongolia di ampliare la costruzione di dighe nelle sue province settentrionali sul fiume Selenge e il suo tributario Eg. La proposta diga Shuren sul Selenge avrebbe allagato sacri hereguurs (sepolcri) e siti archeologici in aree circostanti. La diga Egiin Gol sull’Eg avrebbe causato uno sfollamento che avrebbe compreso comunità di pastori mongoli il cui collegamento con il coregone omul sarebbe stato spezzato. Anche se l’opposizione ha determinato la cancellazione di entrambi i progetti nel 2017, quelle che restano sono le speranze della Mongolia di attirare investimenti stranieri di multinazionali in cerca di estrazione di risorse e di energia idroelettrica per alimentare attività minerarie. Progetti simili stanno estendendo i loro tentacoli in tutto il pianeta.

 

  1. Le dighe colpiscono più persone di quante ne allontanino

Per essere colpite dalle dighe le persone non devono essere cacciate dalle loro case o vedere l’allagamento di luoghi sacri. Una stima di 400-800 milioni di persone nel mondo che vivono a valle delle dighe perdono l’accesso all’acqua dolce, sono avvelenate dallo sviluppo industriale e vedono avvizzirsi risorse quali il pesce accanto alla quantità d’acqua che fluisce lungo i fiumi. Specialmente quelli che vivono in aree tropicali possono subire un aumento di malattie quali malaria, filariasi, febbre gialle, dengue e schistosomiasi.

 

  1. Conflitti sulle dighe determinano l’arresto e l’uccisione di ambientalisti

Dal 2009 la grande crescita di dighe in Messico ha determinato l’arresto di più di 250 persone e almeno 8 morti. Global Witness ha esposto in una tabella che “dighe e altre risorse idriche” sono la terza industria principale (dietro quella mineraria e l’agroindustria) associata a morti di ambientalisti nel 2018.

Le dighe sono state anche collegate a incarcerazioni e/o uccisioni in molti paesi, tra cui Birmania, Cina, Colombia, Etiopia, Guatemala e Sudan. Il maggior numero di indigeni massacrati si è avuto quando 440 persone sono state uccise “per far strada alla diga Chixoy del Guatemala nel 1982”. Violazioni estreme dei diritti civili indubbiamente aumenteranno in rapporto con tentativi di espandere l’energia idroelettrica.

 

  1. Le dighe possono aumentare la probabilità di guerre per le risorse idriche

Ogni volta che un fiume scorre attraverso due o più paesi, c’è un potenziale conflitto sulla costruzione di dighe. Poco dopo la creazione del Pakistan, il 1° aprile 1948, l’India cominciò a prendere acqua da canali che finivano in Pakistan. Una soluzione permanente fu bloccata fino al 1960 quando l’indiano Jawaharlal Nehru e il pakistano Mohammad Ayub Khan firmarono il Trattato del Bacino dell’Indus. Ma nel 2017 l’India ha costruito la diga Kishanganga in Kashmir e sviluppato la stazione idroelettrica Ratle sul fiume Chenab nonostante obiezioni del Pakistan. Con l’assedio del Kashmir da parte di Narendra Modi, le dighe non possono che intensificare le ostilità.

L’accesso all’acqua è cruciale nelle tensioni in Medio Oriente. Il bacino del Tigri-Eufrate, che include Turchia, Siria, Iraq e Iran occidentale, sta rapidamente perdendo acqua. Conn Hallihan scrive: “Per Siria e Iraq il problema è la mania della Turchia e di Ankara per la costruzione di dighe. Dal 1975 le dighe turche hanno ridotto del 40 per cento il flusso d’acqua in Siria e dell’80 per cento quello in Iraq… Anche Israele si prende l’87 per cento delle falde acquifere della West Bank, lasciando ai palestinesi soltanto il 13 per cento”. Conflitti per l’acqua peggioreranno col tempo; entro il 2030, nel mondo 4 persone su 10 potranno non avere accesso all’acqua.

 

  1. Le dighe contribuiscono al cambiamento climatico.

Sarebbe una tragica ironia se le dighe fossero usate per combattere il cambiamento climatico, perché esse sono una grande fonte di gas serra (GHG). Attualmente i fiumi rimuovono ogni anno dall’atmosfera circa 200 milioni di tonnellate di CO2, sia assorbendo carbonio sia trasportando limo in mare dove alimenta il plancton. Tuttavia le dighe interferiscono con la funzione di spugna dei fiumi e aumentano in molti modi il loro funzionamento quali fonte di carbonio.

La costruzione della gigantesca Diga Hoover richiese 6,6 milioni di tonnellate di cemento. La più vasta Diga Grand Coulee richiese 24,3 milioni di tonnellate. Poiché per produrre il cemento è necessaria un’enorme quantità di calore, ogni tonnellata prodotto rilascia una tonnellata di CO2 nell’atmosfera.  Inoltre, produrre l’acciaio per rinforzare il cemento e costruire altri componenti delle dighe richiede un calore enorme, con conseguenti emissioni di CO2. Delle decine di migliaia di grandi dighe del mondo, queste due hanno richiesto la creazione di 30,9 milioni di tonnellate di CO2 solo per il cemento: costruire dighe si è preso una grande fetta del carbonio assorbito dai fiumi.

In aggiunta all’emissione di CO2 durante la fabbricazione di materiali di costruzione per le dighe, materiale organico marcisce nei loro bacini e produce il potente metano GHG. Lungi dall’essere una fonte minore di carbonio, tale metano è stimato “rappresentare il 4 per cento del cambiamento climatico prodotto dall’uomo, equivalente all’impatto climatico dell’aviazione”.

 

  1. Le dighe aumentano le differenze tra ricchi e poveri

L’approvazione della costruzione di dighe spesso comincia con gli investitori che si recano da politici che agiscono da collegamento tra loro e la popolazione. I politici promettono che il progetto porterà ricchezza a tutti. Nel momento in cui diventa chiaro che ciò non sta avvenendo, il politico non è più in carica oppure distrae la gente con un’altra grande promessa.

Nel 1933 la costruzione della Diga Hoover del New Deal determinò la cacciata degli yuma dalla loro riserva in modo che un boom della produzione di elettricità potesse gonfiare i profitti dell’industria nel sud-ovest degli Stati Uniti. Quale compenso per la perdita della riserva, gli yuma ricevettero cinque acri a testa con l’assicurazione che avrebbero potuto coltivare maggiori raccolti grazie ai nuovi sistemi di irrigazione. Contemporaneamente la terra era “venduta a bianchi da 40 a 100 acri”.

La costruzione della diga di Belo Monte riflette un caso comune. Anche se sono stati sfollati migliaia di indigeni, l’energia creata non è andata a loro vantaggio, ma a quello di imprese quali le fonderie di alluminio.

 

  1. Le dighe costano più di quanto promesso

Molti fattori intervengono a rendere le dighe super costose. Il più ovvio sono i costi di costruzione che ammontano a 2 trilioni di dollari dal 1950. Un piccolo paese persuaso a usare l’energia idroelettrica come suo principale fonte di energia può scoprire che lo sforamento medio del 96 per cento del costo lo lascia più indebitato nei confronti di finanziatori internazionali, e più controllato da essi, di quanto avesse mai previsto.

Le dighe portano ad altre dighe. Poichè investitori e produttori industriali e proprietari di miniere accumulano ricchezze da una diga, hanno un incentivo a costruirne altre. Ciò a contribuito alla frammentazione del fiume statunitense Colorado da almeno 60 dighe. La consapevolezza che la diga Belo Monte avrebbe reso economicamente realizzabili dighe a monte è stata un principale motivo di opposizione a essa.

Un terzo motivo per cui le dighe sono più costose di quanto promesso è che la manutenzione è difficilmente calcolata appieno, se mai lo è. Il limo alla fine interferisce con il funzionamento della diga. Le turbine funzionano male, si verificano guasti, emergono errori di progettazione e la manutenzione può essere insufficiente. Per una somma di motivi, più di 1.000 dighe sono state cancellate negli Stati Uniti e il prezzo della demolizione è raramente citato nelle previsioni dei costi.

La quarta, e più costosa, fonte di sforamento dei costi delle dighe è quando si rompono. Questo ci porta all’ultimo di dieci problemi. Quando si negozia il prezzo, è altamente improbabile che l’impresa costruttrice ammetta la sua aspettativa di durata.

 

  1. Rottura delle dighe

Diversamente dalle estinzioni che causano, le dighe non sono eterne. E con gli standard attuali di costruzione privatizzata ci si può attendere che durino meno dei colossei romani. Come ha scritto Worster:

“Le condotte forzate in acciaio [strutture che portano l’acqua dal tunnel d’ingresso alla centrale per far girare le turbine] e le saracinesche devono un giorno arrugginire e crollare. Il cemento, così apparentemente permanente da nuovo, deve diventare molle e sbriciolarsi. Pesanti argini di terra, elevati per intrappolare un corso d’acqua, devono alla fine, nelle circostanze più favorevoli, erodersi”.

La New England Historical Society ha documentato il primo grande disastro quando crollò la diga sul fiume Mill nel 1874, causando 139 morti. Il peggior disastro simile negli Stati Uniti accadde solo 15 anni dopo quando  avvertimenti circa la diga South Fork vicino a Johnstone, Pennsylvania, furono seguiti dal suo crollo che causò 2.209 morti.

Eric Fish ha scritto l’inquietante storia del crollo della diga Banqiao nel 1975, di gran lungo il più mortale cui il mondo abbia assistito sinora. Come parte della campagna di “imbrigliamento del fiume Huai”, la diga fu completata nel 1952 nella provincia cinese dello Henan. Arrivati agli anni Settanta, migliaia di dighe erano state costruite in tutta la Cina. Studi scientifici avvertivano che i progetti potevano innalzare i livelli freatici al di sopra dei limiti di sicurezza. Furono diffusi altri avvertimenti che la deforestazione e le attività minerarie potevano accrescere ulteriormente il pericolo della costruzione di ancora altre dighe in una zona suscettibili di terremoti, già devastata da valanghe. Impegnato in un progetto di crescita rapida, il governo ignorò gli avvertimenti.

Fratture apparvero quasi appena il bacino cominciò a riempirsi. Con aiuto sovietico, la struttura fu rinforzata e chiamata la “Diga di Ferro”, per assicurare tutti della sua sicurezza. Ciò nonostante

“… il 5 agosto 1975, un tifone si scontrò con un fronte freddo sopra Henan e scaricò sull’area in meno di 24 ore la media di pioggia di un intero anno. I 106 centimetri di pioggia che caddero quel giorno ridicolizzarono il limite di 30 centimetri previsto dai progettisti della diga. Testimoni raccontarono che l’area fu disseminata di uccelli precipitati a morte dalla pioggia intensa”.

“In un tentativo di mitigare le inondazioni a valle che erano già gravi, a Banqiao fu ordinato di non aprire interamente le sue cateratte di deflusso all’inizio della tempesta. Poi caddero le linee di comunicazione lasciando gli operatori a ipotizzare come si stesse evolvendo la situazione all’esterno. Quando le cateratte furono aperte del tutto fu troppo tardi. L’acqua stava crescendo più rapidamente di quando potesse defluire.”

Un idrologo aveva raccomandato di costruire 12 cateratte di deflusso (che lasciano defluire l’acqua dalla base di una diga) ma solo 5 entrarono nel progetto finale e furono parzialmente bloccate dal limo. Il crollo della Banqiao liberò un’onda di 50 chilometri all’ora giù per il fiume che abbatté 62 altre dighe. Interi villaggi furono spazzati via nel giro di minuti. Un sopravvissuto ricordò: ‘Non sapevo dove fossi… semplicemente da qualche parte nell’acqua, urla e piante che mi risuonavano nelle orecchie. Improvvisamente tutte le voci si spensero, lasciandomi in un silenzio mortale’”.

Durante le sei ore in cui l’acqua defluì dal bacino furono spezzate 26.000 vite. Quelli che vivevano a valle presto invidiarono i morti. Lo stesso flusso che aveva inondato i bacini aveva anche spazzato via strade e messo fuori uso i sistemi di comunicazione. Quando le squadre di soccorso alla fine arrivarono, trovarono persone sui tetti, aggrappate ad alberi o bloccate su strisce di terra asciutta. Si erano mantenute in vita mangiando foglie d’albero, carcasse di animali trasportate dalla corrente o rifiuti di cibo spesso marci. Alla fame si erano aggiunte malattie e il caldo estivo.

Per ogni persona morta dopo il crollo iniziale della diga, cinque altre morirono per malattie o epidemie. Il conto totale dei morti fu di 171.000.

Forse la maggiore tragedia di Banqiao è che la stessa dinamica della crescita economica che ne fu il fondamento continua a prosperare. Nel 2011 Zhang Jinxuan, direttore del Comitato Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma di Nujiang ha parlato della crescita della Cina: “Dobbiamo andare avanti. Le risorse qui sono troppo buone. Non sviluppare non è una scelta”. La Cina ha migliaia di dighe a rischio di rottura, o perché si stanno usurando per l’età o perché sono più nuove ma con difetti di costruzione.

La Cina non è certo l’unico paese che rifiuta di imparare da Banqiao. Gli scienziati continuano a fare raccomandazioni che sono ignorate, o per il desiderio delle imprese di realizzare maggiori profitti o per un desiderio di uno stato burocratico di ampliare la sua potenza. Negli Stati Uniti 24 dighe ogni 25 sono di proprietà privata, con incentivi finanziari a minimizzare le riparazioni. In tutto il pianeta sempre più impianti industriali pieni di sostanze chimiche tossiche sono situati in prossimità di fiumi, aumentando i pericoli potenziali delle inondazioni. I decisori della politica si rifiutano di capire che la crisi climatica significa che eventi atmosferici che causano disastri nelle dighe stanno diventando più frequenti e più estremi. Continuano a costruire molteplici dighe sullo stesso fiume. Cercano di assicurare i loro cittadini che disastri del passato furono dovuti a problemi di progettazione e che le dighe della “Prossima Generazione” saranno sicure.

Dopo migliaia di anni di avvertimenti da filosofi e profeti religiosi che l’umanità può vivere in modo prospero avendo desideri meno grandiosi, leader politici insistono che la felicità proviene da una fontana di possessi, il che, nel ventunesimo secolo, è una fontana di energia. Quanto più potere quei leader hanno sugli altri, tanto più potere cercano sulla natura. Invece di cercare di collaborare con la natura per rafforzare comunità locali, si attaccano a ideologie tecnocratiche che “più grande e più complicato” è migliore. Se una diga in passato è crollata, non capiscono che il problema era l’esistenza della diga; insistono che la prossima diga sarà più grande, con più cemento e più parti elettriche, che il fiume può essere controllato.

Anche se i tentativi di domare i fiumi hanno a lungo causato problemi, il capitalismo moderno ha trasformato quell’idea patologia in una psicopatia culturale. La psicopatia riflette un’assenza di senso di colpa o vergogna per i danni che si causano. Un’impresa è un’entità sociale che non è in grado di sentirsi colpevole o di provare vergogna per minare la sopravvivenza di esseri umani e di milioni di altre forme di vita.

Dopo migliaia di anni di interferenza con il flusso naturale dell’acqua, che è stata esponenzialmente accelerata in decenni recenti, l’umanità è in ritardo nel ripristinare fiumi e corsi d’acqua mantenendo contemporaneamente un’elevata qualità della vita. E’ per questo che “500 organizzazioni di 85 paesi sollecitano governi, finanzieri e altre istituzioni a tenere fuori dalle loro iniziative grandi progetti idroelettrici per affrontare il cambiamento climatico”.

Una domanda cruciale riguarda che cosa succederebbe se l’obiettivo di eliminare l’uso dei combustibili fossili entro dieci anni non potesse essere conseguito con l’energia solare ed eolica. Sta diventando sempre più evidente che la grande crescita di tecnologia solare/eolica non è in grado di espandersi all’enorme ritmo richiesto in questo arco di tempo, e se fosse seriamente tentata causerebbe problemi ecologici e di salute umana disastrosi. Anche se ogni fonte che fornisce dati sulle fonti di energia assegna percentuali diverse a ogni settore, una stima ragionevole è che nel 2018 l’energia globale è stata fornita per l’85 per cento da combustibili fossili, per il 7 per cento da energia idrica, per il 4 per cento da energia nucleare e per il 4 per cento da energia solare ed eolica. L’energia idroelettrica da dighe e l’energia nucleare sono ovviamente le prossime nella lista dei grandi aumenti di fonti di energia se quella solare/eolica non riuscirà a sostituire i combustibili fossili abbastanza rapidamente.

C’è un’altra opzione; ma i piani del GND tacciono al riguardo. Tale opzione è chiamata “risparmio dell’energia”. Include l’utilizzo di molta meno energia avendo comunità compatte che richiedono meno trasporti, spazi abitativi minori che richiedono minor riscaldamento e raffrescamento, minor produzione di aggeggi che assorbono energia, progettati per andare a pezzi o finire fuori moda e una settimana lavorativa più breve fabbricando meno cose inutili.

Gli entusiasti del GND devono dire quale via intendono percorrere. Dovremmo costruire più dighe e centrali nucleari anche se significa sacrificare biodiversità e salute del pubblico? O sarebbe meglio abbandonare il sogno di una crescita economica infinita? I promotori del GND stanno considerando la possibilità che la vita sarebbe migliore per tutte le specie, compresi gli umani, se alle imprese e ai governi non fosse consentito aumentare la produzione di energia? In tal caso potremmo addirittura salvare alcuni ecosistemi acquatici.

Don Fitz ha insegnato Psicologia Ambientale presso l’Università di Washington e l’Università Fontbonne di St. Louis. Fa parte del comitato editoriale di Green Social Thought, curatore del bollettino del Partito Verde di St. Louis e candidato 2016 del Partito Verde del Missouri per il posto di governatore. Una versione di questo articolo è apparsa su GreenSocialThought.org.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/dammed-good-questions-about-the-green-new-deal/

Originale: GreenSocialThought.org

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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