Mark Zuckerberg è un ricco cretino

Print Friendly

di  Dean Baker – 5 novembre 2019

La settimana scorsa il giornalista del New York Times Timothy Egan ha pubblicato un articolo intitolato “Perché Mark Zuckerberg non ci arriva”? L’articolo prosegue documentando come Facebook sia diventato un mezzo per diffondere menzogne e insulsaggini in tutto il mondo, cui molti utenti male informati hanno finito per credere.

Questo è ciò cui Egan vuole che Zuckerberg “arrivi”. Anche se sarebbe bello se Zuckerberg comprendesse i problemi creati da Facebook e adottasse misure efficaci per affrontarli, il problema dell’articolo di Egan è che non c’è alcun motivo per attendersi che Zuckerberg colga questo punto.

Zuckerberg non è un filosofo politico interessato al bene pubblico. Ci sono zero prove che sia una pensatore profondo di un qualsiasi genere. E’ un ragazzo di Harvard inciampato in una buona idea e che ha avuto i collegamenti necessari per diventare molto ricco grazie a essa: fine della storia.

E’ bizzarro che tanti guardino ai miliardari del paese perché ci dicano come dovrebbe essere costruito il mondo o pensino che queste persone abbiano delle grandi idee riguardo a tali materie. Essere un miliardario significa che si ha avuto successo nel diventare ricchissimo. Non c’è alcun motivo per ritenere che i miliardari abbiano, su principali questioni politiche, più idee di chiunque altro.

Immaginate di rivolgervi a LeBron James, un giocatore di pallacanestro davvero magnifico, per avere consigli su come meglio far fronte al riscaldamento globale. LeBron è un tipo in gamba, ma nessuno si aspetterebbe che lui avesse idee speciali sul trattamento del riscaldamento globale, nonostante la sua incredibile abilità nel campo di pallacanestro.

Allo stesso modo, perché qualcuno dovrebbe pensare che Zuckerberg sappia come Facebook andrebbe gestito in un modo che protegga la democrazia, o se ne curi? Zuckerberg gestisce Facebook per far soldi (un mucchio di soldi), non per promuovere la democrazia. Il modo per risolvere i problemi di Facebook non consiste nel convincere Zuckerberg dei suoi danni; il modo per correggere Facebook consiste nel cambiare la legge.

 

Basta con l’esenzione di Facebook dalla legge sulla diffamazione

Il modo migliore per affrontare il problema di immediato interesse con Facebook – il fatto che pubblica inserzioni politiche contenenti menzogne –  consiste semplicemente nel cancellare l’esenzione di Facebook dalla legge sulla diffamazione. Nei primi giorni di Internet il Congresso approvò la legge sulla Correttezza delle Comunicazioni, che stabiliva regole per Internet. La legge prevedeva una clausola, sezione 230, che esentava intermediari quali Facebook dalla diffamazione. Tale norma significa che Facebook, diversamente dal New York Times o dalla CNN, non può essere citato in giudizio se diffonde affermazioni false o dannose su persone, imprese o altre entità.

E’ arduo capire perché Facebook, o qualsiasi intermediario di Internet, debba godere di questo genere di trattamento speciale. Zuckerberg ha detto che non vuole occuparsi di stabilire che cosa sia vero. Può essere che la sua squadra di Facebook non sia enormemente competente, ma il fatto è che i suoi concorrente devono occuparsene da decenni.

Io non posso acquistare un’inserzione sul New York Times o sulla CNN che attacchi Donald Trump, Joe Biden o qualsiasi altra figura politica a meno che io possa dimostrare che le affermazioni dell’inserzione sono vere. Ciò è in parte dovuto al fatto che tali società sono preoccupate per la loro reputazione e non vogliono essere associate alla diffusione di menzogne, ma anche perché potrebbero essere sottoposte a una causa per diffamazione se contribuissero a diffondere affermazioni diffamatorie.

Zuckerberg potrebbe sostenere che le attività di Facebook sono altamente automatizzate; si possono acquistare inserzioni su Facebook senza alcun intervento umano. Questo significa che non ha personale disponibile per esaminare gli annunci che pubblica. Questo è indubbiamente vero, ma è un problema di Mark Zuckerberg. Proprio come il New York Times e la CNN controllano gli annunci che pubblicano, Facebook può pagare per controllare gli annunci che pubblica. Ciò costerà un mucchio di soldi e ridurrà i profitti di Facebook. E allora?

Val la pena di notare il contrasto nel trattamento dei diritti d’autore e del materiale diffamatorio da parte di Facebook. Nel rispetto della legge, Facebook controlla il proprio sito riguardo alle violazioni dei diritti d’autore. Se qualcuno ha pubblicato materiale che è stato identificato su Facebook come in violazione di un diritto d’autore, Facebook lo cancellerà da tutti i siti su cui è stato pubblicato. Per contro, Mark Zuckerberg afferma che Facebook non si cura se il materiale pubblicato può essere dimostrato falso e diffamatorio.

E’ difficile trovare un motivo per cui non dovremmo essere preoccupati di proteggere la democrazia almeno quanto lo siamo di proteggere la capacità dei detentori di diritti d’autore di far soldi grazie ai loro diritti. Può essere troppo pretendere che Facebook controlli preventivamente testi alla ricerca di materiale diffamatorio ma, come nel caso della violazione dei diritti d’autore, può essergli prescritto di rimuovere materiale che è stato dimostrato falso e dannoso.

La legge può anche prescrivere che Facebook compia passi per correggere i danni da qualsiasi testo falso e diffamatorio. Ciò potrebbe significare pubblicare una correzione del materiale che appaia sulle pagine di Facebook in cui era comparso il materiale diffamatorio.

Consentire tali correzioni potrebbe essere una delle clausole che Facebook include nelle sue “condizioni di servizio” che nessuno legge mai. Se le persone si opponessero all’idea di poter veder comparire una correzione dei testi diffamatori sulla propria pagina Facebook, allora potrebbero scegliere di non usare Facebook (la scelta dei consumatori è una gran cosa).

Facebook e altri intermediari di Internet spesso cercano di presentarsi come attori passivi, come una bacheca in rete. Ci sono in effetti molti siti passivi di simili bacheche in rete. La differenza tra tali siti e Facebook è che tali siti non fanno soldi con la pubblicità o con le informazioni personali dei loro partecipanti. Se Facebook volesse percorrere quella via, allora potrebbe essere esentato dalla responsabilità per materiale diffamatorio, proprio come una bacheca di quartiere non sarebbe responsabile di materiale diffamatorio.

Tuttavia, se Facebook vuole competere con la stampa e le emittenti radiotelevisive per i dollari della pubblicità, dovrebbe essere tenuto a osservare le stesse regole di quelle aziende. Non c’è alcuna giustificazione per un trattamento speciale a ricchi cretini di Harvard. Non c’è alcun motivo per sprecare sforzi per convincere Mark Zuckerberg di che cosa sia un bene per la democrazia. Dobbiamo semplicemente dirglielo e fargli pagare un prezzo molto elevato se è troppo pigro o stupido per “arrivarci”.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/mark-zuckerberg-is-a-rich-jerk/

Originale: Center for Economic and Policy Research

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Grave rischio di inondazioni costiere alimentate dal clima entro il 2050   Successivo Buone domande su dighe e New Deal Verde  

Lascia un commento