Grave rischio di inondazioni costiere alimentate dal clima entro il 2050  

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di  Harjeet Singh e Benjamin Strauss – 4 novembre 2019

Mentre un rapporto scioccante rileva che molte città costiere saranno inondate da crescenti livelli dei mari entro il 2050, il presidente cileno Sebastian Piñera ha annunciato mercoledì che il Vertice dell’ONU sul Clima a Santiago è stato cancellato. Le proteste contro la disuguaglianza sono entrate nella loro terza settimana nel paese con dimostranti che chiedono le dimissioni del governo Piñera. L’ONU ha dichiarato che sta ora cercando una sede alternativa per gli incontri annuali sul clima. Contemporaneamente un fosco rapporto ha avvertito che 300 milioni di persone sono a rischio a causa dei crescenti livelli dei mari, con le popolazioni più vulnerabili concentrate nel Sud Globale. Secondo lo studio pubblicato su Nature Communications, i livelli globali dei mari sono attesi crescere tra mezzo metro e due metri o forse di più, con alcune città costiere cancellate dalle mappe. Parliamo con Harjeet Singh, la guida globale sul cambiamento climatico di Action Aid, con sede a New Delhi, India; e con Benjamin Strauss, coautore dello studio su Nature Communications e direttore generale e capo degli scienziati presso Climate Central.

AMY GOODMAN: Qui è Democracy Now!, Democracynow.org, The War and Peace Report. Io sono Amy Goodman.

NERMEEN SHAIKH: E io sono Nermeen Shaikh. Benvenuto ai nostri ascoltatori e spettatori di tutto il paese e del mondo. Mentre incendi continuano a infuriare in California e un nuovo rapporto scioccante rileva che molte città costiere saranno inondate permanentemente da crescenti livelli dei mari, il presidente cileno Sebastian Piñera ha cancellato l’imminente Vertice dell’ONU sul Clima. Il vertice di due settimana era stato programmato per dicembre nella capitale cilena di Santiago, che ha visto settimane di proteste di massa contro le politiche neoliberiste nella capitale cilena. L’ONU sta ora cercando una sede alternativa. Gli incontri annuali sul clima offrono uno spazio cruciale ai paesi emergenti per richiedere un maggiore aiuto dalle nazioni ricche mentre affrontano gli effetti peggiori della crisi climatica.

L’annuncio di  Piñera arriva mentre un fosco nuovo rapporto avverte che 300 milioni di persone sono a rischio di essere sfollate a causa di crescenti livelli dei mari, tre volte superiori alle stime precedenti. Secondo lo studio pubblicato su Nature Communications la grande maggioranza delle popolazioni più vulnerabili è concentrata in Asia, con Cina, Bangladesh, India, Vietnam, Indonesia e Tailandia che affrontano la minaccia peggiore.

AMY GOODMAN: Lo studio rileva che i livelli globali dei mari sono attesi crescere tra mezzo metro e due metri e forse di più, con alcune città costiere cancellate dalle mappe. Per parlare di più circa le implicazioni del più recente rapporto sono con noi due ospiti. Qui a New York, è con noi Benjamin Strauss, direttore generale e capo degli scienziati presso Climate Central e coautore di un nuovo studio sui crescenti livelli dei mari. E Harjeet Singh è la guida globale sul cambiamento climatico presso Action Aid, che collabora con migranti climatici in numerosi paesi, in collegamento con noi da New Delhi, India. Cominciamo con Benjamin Strauss. Spieghi il rapporto, la portata del rapporto e ciò che ha scoperto.

BENJAMIN STRAUSS: Molte grazie, Amy e Nermeen, per avermi invitato a discutere un tema importante. Abbiamo scoperto che l’esposizione globale all’aumento del livello dei mari e alle inondazioni costiere nel prossimi decenni è più di tre volte quanto pensavamo, sulla base di dati precedenti. Essenzialmente quasi l’intera scienza climatica è stata concentrata sulla domanda su quale sarà in futuro il livello dei mari, il che è sensato. E’ questo che sta cambiando: il livello marino sta aumentando. Ma occorre realmente sapere due cose per comprendere la vulnerabilità umana all’aumento del livello dei mari e una è l’altezza del mare, ma l’altra è l’altitudine della terra.

Tutti supponevamo di saperlo, che era una cosa semplice e stabilita. Ma nella mia ricerca con il mio collega, Scott Kulp, abbiamo esaminato più da vicini i dati usati per valutare l’elevazione della terra globalmente e anche se ci sono dati molto accurati negli Stati Uniti e in Australia e in parti dell’Europa Occidentale, l’insieme dei dati utilizzati per analisi globali e per la maggior parte dell’Asia e del resto del mondo hanno sopravvalutato le elevazioni costiere di più di sei piedi, o due metri.

NERMEEN SHAIKH: Perché l’hanno fatto? Perché c’è stata una così grande sopravalutazione?

BENJAMIN STRAUSS: L’elevazione è stata basata su misure prese da satelliti. Dunque, fondamentalmente, i raggi sensori trasmessi erano molto vasti nella loro impronta. E così operavano una media tra tetti, edifici, cime degli alberi con il terreno nello stabilire l’elevazione dell’insieme dei dati.

AMY GOODMAN: Guardiamo una mappa che rappresenta il Vietnam del Sud; potrebbe scomparire del tutto entro il 2050. A Shanghai, uno dei motori economici più importanti dell’Asia, l’acqua minaccia di consumare il cuore della città e molte altre città attorno a essa.

BENJAMIN STRAUSS: Sì. Così abbiamo costruito una mappa interattiva. Abbiamo pubblicato una mappa con il rapporto in modo che i vostri ascoltatori possano osservare realmente ogni parte del mondo su Coastal.ClimateCentral.org. E abbiamo scoperto grandi cambiamenti nei delta principali dell’Asia rispetto a quanto pensavamo prima.

Ora, vale anche la pena di segnalare anche che abbiamo scoperto che più di cento milioni di persone vivono oggi in terre sotto il livello dell’alta marea. E c’è un po’ di speranza al riguardo, il che significa che la maggior parte di esse probabilmente sono protette da difese costiere in una certa misura. Ma d’altro canto significa anche molte persone – possono non fare notizia – molte persone possono star già soffrendo per frequenti inondazioni che colpiscono le loro vite e i loro mezzi di sussistenza.

AMY GOODMAN: E le nuove scoperte sono basate su un modo innovativo di leggere i satelliti?

BENJAMIN STRAUSS: Sì. Così quello che abbiamo fatto è stato usare l’intelligenza artificiale per cercare di migliorare questi dati dei satelliti sull’elevazione. Abbiamo preso l’insieme dei dati basati sui satelliti ma anche altre 23 variabili e ne abbiamo fatto, per così dire, un minestrone algoritmico per cercare di scoprire un approccio per migliorare quei dati. Abbiamo usato circa 50 milioni di dati puntuali in cui avevamo una lettura molto accurata dell’elevazione, nonché la lettura satellitare inaccurata, per sviluppare e calibrare il modello. E poi abbiamo usato insieme completamente diversi di punti in altre aree per dimostrare che il modello funzionava, anche fuori dalle aree per le quali lo avevamo messo a punto.

Dunque è così che abbiamo fiducia in questi risultati.

NERMEEN SHAIKH: Vorrei introdurre nella conversazione Harjeet Singh. Harjeet Singh è con Action Aid ed è collegato con noi da New Delhi, India. Harjeet, potrebbe commentare i risultati di questo rapporto e, in particolare, il fatto che la vasta maggioranza delle aree più vulnerabili – aree vulnerabili all’aumento del livello dei mari – si trova in Asia?

HARJEET SINGH: Grazie per avermi invitato. Beh, sono rattristato ma non sorpreso. Stiamo già costatando quella cupa realtà in diverse parti del Sud Globale. Così paesi in via di sviluppo che hanno avuto uno scarso ruolo nel causare il problema stanno già affrontando questa emergenza climatica. Solo per mettere la cosa in contesto, 60 milioni di persone sono state sfollate nel 2018 da disastri collegati al clima e oggi le stime che emergono riguardo all’aumento del livello dei mari, se parlo dell’India, sono sette volte di più e in Bangladesh saranno otto volte più della stima precedente.

Le persone sono costrette a lasciare le loro case poiché i loro meccanismi di reazione falliscono. Le loro fattorie e case sono ingoiate dal mare. Ho incontrato persone dirette verso il mare a diversi metri in qua dalla battigia dove solevano essere le loro case e che ora sono sottacqua. Questa è la cupa realtà che stanno affrontando. Lasciano indietro le loro famiglie, particolarmente donne, bambini e anziani, e stiamo vedendo in questa parte del mondo come famiglie sono completamente disintegrate e non hanno nessun posto dove andare. E quando finiscono in aree urbane e piccole cittadine, finiscono per vivere in condizioni inumane e antigieniche. Dunque questa è la realtà che stiamo già affrontando e con questi numeri diventa assolutamente orrenda.

NERMEEN SHAIKH: Harjeet, puoi parlare del tipo di sostegno, se esiste, che questi migranti climatici ricevono per aiutarli a trasferirsi o reinsediarsi dovunque siano in grado di andare?

HARJEET SHAIKH:  Beh, la realtà è che i paesi in via di sviluppo sono anche non preparati. Stiamo oggi affrontante l’emergenza climatica – o quelli che chiamiamo perdite e danni nel gergo climatico – e loro non sono stati nemmeno pronti con i loro piani di adattamento. L’intero concetto di adattamento, che significa prepararsi a questi impatti, è diventato molto più attivo nel 2001 e da allora non hanno ricevuto alcun supporto dai paesi sviluppati, adeguato a che loro predisponessero queste difese di cui stiamo parlando. Che si tratti di protezione delle coste, o di ammodernamento delle case o di reinsediamenti programmati – cose di cui si sta parlando ora a livello di Nazioni Unite – a malapena un qualche sostegno ha raggiunto queste comunità. E stiamo parlando di milioni di persone in questa parte del mondo.

AMY GOODMAN: Harjeet Singh, può parlare di queste ultime notizie uscite giusto ieri, quando più di un milione di persone era nelle strade in Cile lo scorso fine settimana? Il presidente Piñera sotto attacco ha annunciato che il Vertice dell’ONU sul Clima sarà cancellato a dicembre. Doveva essere tenuto a Santiago. Ora l’ONU deve decidere se rimandare questo vertice climatico o trovare una sede alternativa. Ma qual è il significato di questa cancellazione  a questo punto?

HARJEET SINGH: Vediamo di capire: la crisi climatica e il malcontento sociale in Cile o altrove hanno la stessa causa fondamentale, cioè la disuguaglianza. I governi continuano a dare la precedenza alle imprese rispetto ai diritti della gente. Ed è per questo che questa rivolta, questo malcontento che stiamo vedendo in Cile… oggi con la conferenza sul clima, COP25, cancellata, significa… è un grande [incomprensibile] al problema di cui dovevamo parlare in quella sede. Perdite e danni, le sfide che i migranti climatici hanno di fronte erano ben presenti nell’ordine dei lavori. E si trattava interamente di come l’istituzione creata nel 2013 va riavviata in modo che possa reagire alla realtà attuale e a quella futura.

Così, se io collego ciò che sta accadendo in Cile, ciò che il COP doveva discutere e questo nuovo rapporto, penso sia davvero una situazione terribile che oggi vedremo questo COP trasferito in qualche altra città e probabilmente nel 2020. I nostri cuori sono con il popolo del Cile. La lotta che sta conducendo è assolutamente reale. E, come ho detto, la lotta per la giustizia climatica e il malcontento sociale sono tutti collegati alla causa centrale dell’disuguaglianza e dobbiamo riconoscere tale causa centrale dietro queste sfide.

NERMEEN SHAIKH: Harjeet, può parlare di quella disuguaglianza anche nel contesto del cambiamento climatico? Che i paesi che hanno storicamente emesso di meno sono oggi i più vulnerabili?

HARJEET SINGH: Assolutamente. Se si guarda alle emissioni storiche, la crisi climatica che stiamo affrontando oggi non è la conseguenza di emissioni che ci sono oggi. Il clima opera su in sistema sfasato, così le emissioni che hanno avuto luogo negli ultimi 150 anni stanno causando la crisi climatica che affrontiamo oggi.

E se si guarda a queste decisioni storiche, gli Stati Uniti sono responsabili di più di un quarto e un altro quarto delle emissioni proviene dall’Unione Europea. Questa è la disuguaglianza. Sì, la Cina è al momento il maggior inquinatore, ma le emissioni storiche provengono in larga misura da Stati Uniti e Unione Europea. E se si guarda agli obiettivi di riduzione delle emissioni che sono stati posti sul tavolo da Stati Uniti, Unione Europea e persino dal Giappone, si tratta di un quinto della loro giusta quota. Così organizzazioni della società civile sono venute fuori con questo calcolatore che guarda alla responsabilità storica, al PIL e alla capacità e attraverso tale [incomprensibile] valutazione abbiamo scoperto che si tratta solo di un quinto.

I paesi in via di sviluppo, al contrario, hanno proposto i loro piani, che sono molto più ambiziosi, e la maggior parte di essi è in linea con il mantenimento [dell’aumento] della temperatura sotto due gradi Celsius. Così la disuguaglianza che ha causato un problema esiste anche quando si tratta dell’intervento climatico. E l’approccio di “tutto come al solito” che vediamo dalla maggioranza dei paesi sviluppati non aiuterà. Dobbiamo reagire alla grave situazione che stiamo affrontando in questo momento.

AMY GOODMAN: Voglio chiederle dell’annuncio dell’Indonesia di piani di trasferimento della sua capitale, Giacarta. La trasferirà sull’isola del Borneo. Giacarta, che è sede di più di 30 milioni di persone, e andata costantemente finendo sottacqua nel Mar di Giava e uno studio ha scoperto che più di un quarto di Giacarta sarà sottacqua entro i prossimi dieci anni. L’estrazione eccessiva di acqua sotterranea, politiche ambientali gestite malamente hanno fatto sì che l’acqua superficiale di Giacarta diventasse inquinata e non adatta al consumo. Crescenti livelli del mare causati dal cambiamento climatico aggravano ulteriormente il problema. Questo è il presidente indonesiano Joko Widodo che annuncia i piani:

PRESIDENTE JOKO WIDODO: [tradotto] Il luogo ha un rischio minimo di disastri naturali quali inondazioni, terremoti, tsunami, incendi forestali, vulcani e valanghe. In secondo luogo la località è strategica, perché si trova al centro dell’Indonesia. In terzo luogo è prossima alle altre città sviluppate.

AMY GOODMAN: Non è chiaro che cosa succederà ai milioni di residenti a Giacarta a rischio di perdere le loro case e mezzi di sussistenza quando Giacarta sarà sommersa nei prossimi anni. Ma voglio porre a tutti voi questa domanda, a cominciare da Harjeet Singh.

HARJEET SINGH: Tutto punto al modello insostenibile di sviluppo che abbiamo creato e che continua a sfruttare la natura, che si tratti dell’estrazione di acqua a livelli insostenibili e di una crisi prodotta dall’uomo o del cambiamento climatico che abbiamo causato. Io penso che dobbiamo guardare a come trattiamo lo sviluppo. Qual è la nostra definizione di sviluppo? E chi sta causando quella distruzione? Dobbiamo porre alcune di queste domande fondamentali.

L’intero orientamento alla crescita del PIL, ignorando completamente ciò che stiamo facendo all’ambiente, deve cambiare. L’ambiente deve oggi essere al centro di tutto ciò che stiamo facendo, di come stiamo usando le nostre risorse naturali, di come stiamo costruendo le nostre case, di come usiamo l’acqua. Tutto questo deve cambiare. E questo modo di pensare non esiste ancora, nonostante alcune di queste sfide cui stiamo assistendo e al genere di interventi che siamo ora costretti a adottare.

Ma i nostri leader politici sono tuttora ancorati all’idea che le imprese risolveranno i problemi e stiamo assistendo a privatizzazioni e non stiamo realmente riavviando il modello di sviluppo che abbiamo creato, che è responsabile di tutte le crisi che stiamo oggi affrontando in questo mondo.

AMY GOODMAN:  Ben Strauss?

BENJAMIN STRAUSS:  Penso che dobbiamo guardare a Giacarta e davvero usarla per comprendere che domani potremmo tutti essere Giacarta. Purtroppo è un modello di quello che potrebbe succedere a molte altre città costiere. O potremmo guardare a New Orleans, che ha più risorse e ha costruito di argini per proteggersi, ma quando arriva un uragano abbiamo visto la tragedia che può verificarsi quando vivi in fondo a una conca e le difese cedono. Così io penso sia una lezione davvero importante cui dovremmo prestare grande ascolto, che una grande nazione si spinga a trasferire la sua più vasta città e città capitale, o cercando di farlo.

NERMEEN SHAIKH: Molto rapidamente, prima di concludere, una città come Bombay, una popolazione di quasi venti milioni di persone e l’area più vasta di Bombay, larga parte della quale entro il 2050 sarà sottacqua secondo questo rapporto, quell’area comprende anche i siti due installazioni nucleari.

BENJAMIN STRAUSS: Oh, c’è un’enorme quantità di infrastrutture giusto presso la costa dovunque, comprese strutture nucleari, siti di rifiuti pericolosi di ogni genere. Se l’oceano salisse a sommergere quelle aree, ogni sorta di scorie nucleari o tossine e altri materiali nocivi potrebbe diffondersi in giro. Così abbiamo di fronte un’enorme bonifica o, meglio, uno sforzo di difesa. Questo è un problema del tutto nuovo nel corso della civiltà umana. Davvero non abbiamo le istituzioni o i precedenti per far fronte alla perdite di terre.

E io spero che con adeguati avvertimenti, decenni di avvertimenti, abbiamo qualche possibilità di scoprire e investire risorse per difendere i luoghi che possiamo. Ma c’è una grande disuguaglianza di risorse nel mondo. Sarà molto costoso. E alcuni luoghi, semplicemente per la loro geografia, possono essere proibitivi da difendere. Dunque sì, questo è realmente un nuovo capitolo. Se posso trovare un qualche lato positivo in questo… e difficilmente ce n’è uno, ma dirò che… proprio quando la minaccia dell’aumento del livello dei mari e dell’inondazione delle coste si rivela molto maggiore di quanto pensassimo…

AMY GOODMAN: Tre volte maggiore. Saranno trecento milioni di persone.

BENJAMIN STRAUSS: … tre volte maggiore… il vantaggio di tagliare l’inquinamento climatico sarà anch’esso tre volte maggiore. Giusto? Dunque pensiamo all’equazione costi-benefici che muove certi pubblici; è improvvisamente cambiata. Ma d’altro canto Harjeet ha sostenuto un punto molto importante, che c’è un ritardo nel sistema. Così se io adesso metto un pezzo di ghiaccio sul tavolo di fronte a noi – è qualcosa di molto semplice e profondo – non si scioglierebbe istantaneamente. Ci vorrebbe tempo. Così, allo stesso modo, le calotte dell’Antartide e della Groenlandia hanno appena cominciato a reagire al riscaldamento che abbiamo già causato.

[Convenevoli di chiusura omessi]   

 

               

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/severe-risk-of-climate-fueled-coastal-flooding-by-2050/

Originale: Democracy Now!

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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