Nuove mosse di Israele per riverniciare l’occupazione  

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Di Jonathan Cook  – 29 ottobre 2019

L’esperto indipendente delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi ha diffuso la scorsa settimana un verdetto incriminante su quella che ha definito “la più lunga occupazione bellica del mondo moderno”.

Michael Lynk, un docente canadese di diritto, ha dichiarato al Comitato dell’ONU per i Diritti Umani che solo un urgente intervento internazionale potrebbe prevenire che i 52 anni di occupazione israeliana della West Bank si trasformino in un’annessione di fatto.

Ha ammonito su un recente picco di violenza contro i palestinesi da parte dei coloni, assistiti dall’esercito israeliano, e un numero record di demolizioni, quest’anno, di case palestinesi a Gerusalemme Est, prova del modo in cui Israele sta ulteriormente premendo sui palestinesi perché lascino le loro terre.

Ha sollecitato un boicottaggio internazionale dei prodotti degli insediamenti come un passo necessario per porre pressione su Israele perché cambi corso. Ha anche sollecitato la stessa ONU a pubblicare finalmente – come promesso da molto – un elenco, che va compilando dal 2016, delle società israeliane e internazionali che fanno affari negli insediamenti illegali normalizzando l’occupazione.

Israele e i suoi sostenitori hanno ostacolato la pubblicazione, temendo che un simile elenco sosterrebbe la campagna Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni (BDS) che persegue la fine dell’impunità di Israele.

Lynk ha fatto risuonare l’allarme dopo che il giudice più venerato di Israele, Meir Shamgar, è morto all’età di novantaquattro anni.

Shamgar è stato un monito che i coloni sono sempre stati in grado di far affidamento sul sostegno di figure pubbliche dell’intero spettro politico di Israele. Gli insediamenti sono sempre stati considerati un’arma per sventare l’emergere di uno stato palestinese.

Forse non sorprendentemente la maggior parte dei necrologi ha trascurato i cavilli di Shamgar nel costruire l’architettura legale necessaria per creare gli insediamenti dopo l’occupazione israeliana dei territori palestinesi nel 1967.

Ma in un tributo via Twitter, Benjamin Netanyahu, il primo ministro provvisorio, ha segnalato il contributo di Shamgar alla “politica legislativa in Giudea e Samaria”, usando il termine governativo per la West Bank.

E’ stato Shamgar a ignorare il divieto della legge internazionale contro Israele, quale stato occupante, di trasferire la propria popolazione nei territori. In tal modo ha creato un sistema di apartheid: i coloni illegali israeliani hanno goduto di privilegi sotto la legge israeliana, mentre la popolazione palestinese locale ha dovuto subire ordinanze militari oppressive.

Poi, con un gioco di prestigio, Shamgar ha oscurato la brutale realtà che aveva inaugurato. Ha offerto a tutti i residenti nella West Bank – ebrei e palestinesi – l’accesso all’arbitrato della corte suprema di Israele.

Era, naturalmente, una forma di giustizia dell’occupante, e una politica che trattava i territori occupati come alla fine parte di Israele, cancellando ogni confine. Da allora la corte è stata profondamente implicata in ogni crimine di guerra associato all’impresa insediativa.

Come ha segnalato il legale israeliano Michael Sfard: “è stata legalizzata quasi ogni forma di misura draconiana assunta dalla dirigenza della difesa per schiacciare le organizzazioni politiche e militari palestinesi”, tra cui detenzione senza processo, demolizioni di case, furti di terre, coprifuoco e molto altro. Tutte misure necessarie per conservare gli insediamenti.

Le innovazioni legali di Shamgar – avallo della sistematica violenza contro i palestinesi e radicamento dell’occupazione – sono ora ampliate da una nuova generazione di giuristi.

La loro proposta più recente è stata descritta come la progettazione di una “rivoluzione” del regime dell’occupazione. Consentirebbe ai coloni di acquistare come proprietà privata lotti di terre occupati su cui si trovano attualmente le loro abitazioni illegali.

I dirigenti israeliani sostengono ipocritamente che la politica porrebbe fine alla “discriminazione” contro i coloni. Un consulente legale dell’esercito, Tzvi Mintz, ha notato di recente: “Un divieto di concludere contratti immobiliari basato sull’origine nazionale suscita un certo disagio”.

Approvare la privatizzazione degli insediamenti è una mossa molto più significativa di quanto possa sembrare.

La legge internazionale afferma che un occupante può agire nei territori sotto occupazione per due soli motivi: per necessità militare o a beneficio della popolazione locale. Con gli insediamenti che ovviamente danneggiano i palestinesi locali privandoli di terre e di libero movimento, Israele ha mascherato da installazioni militari le sue prime colonie.

Ha proseguito espropriando vaste fasce della West Bank come “terre statali” – cioè per soli ebrei – in base al pretesto di necessità militari. Civili vi sono stati trasferiti con la pretesa che rafforzavano la sicurezza nazionale di Israele.

E’ per questo che nessuno aveva considerato di permettere ai coloni di possedere la terra su cui vivono… fino a ora. Essa è invece assegnata alle autorità militari, che amministrano la terra nell’interesse dello stato israeliano.

Questo è già abbastanza brutto. Ma ora dirigenti del ministero della difesa vogliono capovolgere la definizione della legge internazionale degli insediamenti quali crimini di guerra. Il pensiero di Israele è che, una volta che i coloni divengano i proprietari formali della terra a loro assegnata illegalmente, possano essere trattati come “popolazione locale”.

Israele sosterrà che i coloni sono protetti dalla legge internazionale proprio come i palestinesi. Ciò offrirebbe a Israele un pretesto legale per annettere la West Bank, affermando che avvantaggia la popolazione “locale” dei coloni.

E trasformando più di 600.000 coloni illegali in proprietari, Israele può reinventare l’occupazione come un puzzle irrisolvibile. I palestinesi in cerca di riparazione da Israele per gli insediamenti dovranno invece battersi con una serie interminabile di cause contro singoli coloni.

La proposta fa seguito a mosse recenti di Israele per legalizzare molte dozzine di cosiddetti avamposti, costruiti da insediamenti esistenti per rubare ancora altra terra palestinese. Oltre a violare la legge internazionale, gli avamposti violano la legge israeliana e gli impegni presi in base agli accordi di Oslo di non espandere gli insediamenti.

Tutto questo è fatto nel contesto di un’amministrazione di Washington fortemente solidale che, si ipotizza diffusamente, sta preparandosi ad approvare l’annessione della West Bank come parte di un piano di pace a lungo posposto.

L’attuale ritardo è stato causato dal mancato conseguimento, di stretta misura, da parte di  Netanyahu in due elezioni generali quest’anno, di un numero di seggi sufficiente a formare un governo guidato dai coloni. Israele potrebbe ora essere diretto a una terza elezione.

Dirigenti e coloni stanno bramando di tirar dritto con l’annessione formale di quasi due terzi della West Bank. Netanyahu ha promesso l’annessione nell’imminenza di entrambe le elezioni. Leader dei coloni, nel frattempo, hanno elogiato il nuovo capo di stato maggiore dell’esercito, Aviv Kochavi, quale solidale alla loro causa.

In conseguenza le aspettative tra i coloni sono salite alle stelle. La loro impazienza ha alimentato un’impennata di violenze, tra cui un’ondata di recenti attacchi contro soldati israeliani inviati a proteggerli mentre i coloni affrontano e attaccano palestinesi che iniziano l’annuale raccolto delle olive.

Lynk, l’esperto dell’ONU, ha avvertito che la comunità internazionale deve agire rapidamente per impedire che i territori occupati divengano uno stato coloniale israeliano permanente. Purtroppo ci sono pochi segnali che i governi stranieri stiano ascoltando.

Una versione di questo articolo è apparsa inizialmente sul National, Abu Dhabi.

Jonathan Cook ha vinto il Premio Speciale Martha Gellhorn per il Giornalismo. I suoi libri includono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake Middle East” (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel’s Experiment in Human Despair” (Zed Books). Il suo sito web è www.jonathan-cook.net.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/israels-new-moves-to-airbrush-the-occupation/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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