Il fallimento del capitalismo militarizzato  

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Dimostranti iracheni / Ahmad al-Rubaya/AFP/Getty Images

di Medea Benjamin e Nicolas J.S. Davies –  14 ottobre  2019

Questa stagione potrebbe essere chiamata ‘L’autunno del nostro scontento’, con popoli dal Medio Oriente all’America Latina e ai Caraibi che si sono sollevati contro governi neoliberisti corrotti. Due dei paesi in crisi, Haiti e Iraq, sono sui lati opposti della Terra, ma hanno in comune qualcosa di importante. Non solo barcollano per le proteste contro la corruzione e i programmi di austerità del governo, come Ecuador e Algeria, ma sia a Haiti sia in Iraq i loro corrotti governi neoliberisti sono stati imposti dall’uso della forza militare statunitense.

Nel 2003 e 2004, rispettivamente, forze statunitensi hanno invaso illegalmente Iraq e Haiti, deposto i loro governi internazionalmente riconosciuti e sostituiti con regimi sostenuti dagli Stati Uniti. Entrambi i paesi sono stati da allora governati in linea con l’ideologia neoliberista dominante che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno imposto alla maggior parte del mondo a partire dagli anni Ottanta. Le proteste e la feroce repressione in Iraq e Haiti oggi sono solo la prova più recente del totale fallimento del neoliberismo e dello straordinario costo umano dei tentativi statunitensi di imporlo con la forza militare a paesi che si oppongono.

Nella prima settimana di ottobre, più di 100 persone sono state uccise e 6.000 ferite a Baghdad, Nassiria e in altre città irachene con l’esercito e la polizia irachena che hanno sparato contro grandi dimostrazioni. Giovani iracheni sono insorti contro la corruzione del governo, la disoccupazione e la povertà che li lascia con prospettive cupe, persino mentre una produzione record di petrolio riempie le tasche dell’élite dominante nella Zona Verde di Baghdad.

Contemporaneamente almeno 17 persone sono state uccise dalla repressione governativa haitiana delle proteste che chiedevano le dimissioni del presidente Juvenal Moise appoggiato dagli Stati Uniti. La rabbia del pubblico è ribollita nelle strade, mentre Moise affronta accuse credibili di frode e corruzione. Il suo governo ha totalmente mancato di migliorare la vita della maggior parte degli haitiani. Haiti resta il paese più povero dell’emisfero occidentale con un PIL pro capite di solo 870 dollari l’anno e il 60 per cento della popolazione che vive sotto la soglia della povertà di 2,41 dollari al giorno.

In un articolo su Foreign Affairs del gennaio 2019 la senatrice Elizabeth Warren ha spiegato come gli Stati Uniti hanno “cominciato a esportare un particolare genere di capitalismo, che comportava regole deboli, basse imposte ai ricchi e politiche che favoriscono le imprese multinazionali. E gli Stati Uniti hanno intrapreso una serie di guerre apparentemente interminabili, impegnandosi in conflitti con obiettivi sbagliati o incerti e nessuna via evidente al completamento. L’impatto di cambiamenti politici è stato devastante”.

Quello su cui la senatrice Warren è passata sopra, senza collegare i puntini, è stato che l’obiettivo reale di quelle guerre, colpi di stato e altre operazioni di cambiamento di regime era precisamente di imporre il “particolare genere di capitalismo” da lei descritto e, se necessario, di farlo con l’uso illegale e mortale della forza militare.

Mentre Mikhail Gorbaciov dissolveva l’impero sovietico e faceva pace con l’occidente, gli USA esportavano il capitalismo neoliberista nell’Europa Orientale senza bisogno di usare la macchina bellica per costruire la quale avevano sperperato per quarantacinque anni la ricchezza del nostro paese.

Invece, esperti politici ed economici occidentali come Jeffrey Sachs si sono sparpagliati in tutta la regione a recitare il detto di Margaret Thatcher che “non c’è alternativa” al neoliberismo. Hanno convinto leader dell’Europa Orientale a cedere i loro paesi e i loro popoli alla “terapia shock” della conquista industriale, privatizzazione, tagli ai servizi pubblici e oligarchia plutocratica, superficialmente legittimata da elezioni multipartito in stile occidentale.

Ma gli USA e i loro alleati si sono trovati di fronte due dilemmi spinosi. Che cosa dovevano fare con i paesi che restavano ostinatamente indipendenti dal loro impero neoliberista, paesi come Iraq, Iran, Libia, Cuba e Corea del Nord? E che cosa dovevano fare della macchina bellica statunitense e NATO che la pacificazione di Gorbaciov aveva reso ridondante?

Dirigenti statunitensi di entrambi i maggiori partiti, da neoconservatori quali Paul Wolfowitz a “interventisti umanitari”, quali Madeleine Albright, hanno smerciato l’idea semplicistica che la macchina bellica statunitense poteva essere riconvertita per imporre il neoliberismo con la forza ai paesi dissidenti di tutto il mondo. Vent’anni dopo i risultati di quelle politiche sono stati universalmente catastrofici.

Persino negli Stati Uniti, nel cuore stesso dell’impero neoliberista, una nuova generazione cresciuta nei miti del neoliberismo ne rigetta oggi le assurdità: l’economia della ricaduta dall’alto; la magia del mercato; la rottura dei sindacati; l’assistenza sanitaria e l’istruzione privatizzate; il meglio che il Congresso può comprare; la classe media avvizzita; la distruzione rampante del mondo naturale, e via di seguito. Come l’economista britannico J.M. Keynes avrebbe detto negli anni Trenta: “Il capitalismo del laissez-faire è l’idea assurda che le persone peggiori, per i motivi peggiori, faranno il meglio per tutti noi”.

Ma per quanto corrosivo sia stato il neoliberismo nei confronti dei lavoratori negli Stati Uniti, è stato di gran lunga più distruttivo dovunque gli USA e i loro alleati hanno cercato di imporlo con la forza militare.

 

Afghanistan e Iraq

In Afghanistan, dopo 18 anni di guerra, 80.000 bombe e missili statunitensi lanciati in attacchi aerei a guida statunitense e centinaia di migliaia di morti violente, il popola afghano è così deluso del “sistema democratico” patrocinato dagli USA che solo il 25 per cento si è recato a votare alle elezioni presidenziali di settembre, un minimo record. La violenza interminabile e la corruzione smodata di successivi governi sostenuti dagli USA hanno consentito ai talebani di fare ritorno e di creare un governo ombra vitale in una parte sempre maggiore del paese.

In Iraq, 16 anni dopo l’invasione statunitense, una successione di governi corrotti sostenuti dagli Stati Uniti ha accelerato la produzione di petrolio a circa 4,6 milioni di barili al giorno, la seconda produzione più elevata dell’OPEC. Ma, in linea con l’ortodossia neoliberista statunitense, i profitti sono stati intascati dalla nuova classe dominante dell’Iraq, insediata dagli Stati Uniti, e non ridistribuiti per offrire assistenza sanitaria, istruzione, alloggi e altri servizi pubblici universali come esistevano sotto i governi nazionalisti e baathisti iracheni tra il 1958 e il 2003, anche sotto la brutale dittatura di Saddam Hussein.

L’Iraq è riprecipitato in una guerra a tutto campo nel 2014 quando la popolazione estraniata nel nord e dell’ovest del paese è caduta sotto l’influenza dello Stato Islamico. L’esercito statunitense ha reagito con una campagna di bombardamenti aerei e di artiglieria che hanno distrutto la maggior parte di Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq, e molte altre cittadine e città di tutto l’Iraq e della Siria, uccidendo decine di migliaia di civili nella sola Mosul.

L’invasione statunitense e le interminabili ondate di violenza e caos da essa scatenate hanno distrutto l’Iraq. Il modello neoliberista imposto dagli Stati Uniti ha dato a una serie di governi corrotti il potere di derubare e sperperare la ricchezza petrolifera dell’Iraq, mentre il resto della popolazione continua a lottare per riprendersi da questo interminabile trauma nazionale “made in U.S.A.” . L’affluenza degli elettori alle elezioni irachene è scesa dall’80 per cento del 2005 al 45 per cento nel 2018. Oggi una nuova generazione di iracheni disperati e arrabbiati sta scendendo in strada per chiedere un governo che finalmente condivida la ricchezza del paese con il suo popolo.

 

La tragedia di Haiti

Nel 2000 Jean-Bertrand Aristide, il primo presidente democraticamente eletto di Haiti, era stato eletto per un secondo mandato su una piattaforma che rigettava esplicitamente il “libero mercato”, il debito e le politiche d’austerità neoliberiste imposte a Haiti dagli USA, dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalla Banca Mondiale.

Gli USA hanno reagito alla rielezione di Aristide tagliando gli aiuti stranieri a Haiti e creando campi di addestramento nella Repubblica Dominicana dove sino a 200 militari statunitensi delle operazioni speciali hanno addestrato squadre della morte haitiane ad attraversare il confine, assassinare i sostenitori di Aristide e terrorizzare la popolazione.

Nel febbraio del 2004 queste squadre della morte addestrate dagli Stati Uniti hanno unito le forze con una milizia chiamata l’Esercito Cannibale a Gonaives, dove hanno saccheggiato la stazione di polizia e preso il controllo della città. Due settimane dopo si sono impossessate di Cap Haitien, la seconda maggiore città di Haiti.

Mentre le squadre della morte addestrate dagli Stati Uniti minacciavano di marciare sulla capitale haitiana di Port-Au-Prince, un funzionario dell’ambasciata USA e truppe statunitense delle operazioni speciali sono entrate nel palazzo presidenziale e hanno “persuaso” Aristide e la sua famiglia ad andarsene con loro. Un migliaio di marines statunitensi, più soldati francesi, canadesi e cileni hanno invaso e occupato Haiti.

Gli Stati Uniti hanno trasportato Aristide in aereo ad Antigua e poi nella Repubblica Centroafricana (CAR) dove il generale Francois Bozize aveva appeno preso il potere in un colpo di stato militare appoggiato dall’occidente. Il governo giamaicano ha salvato Aristide e la sua famiglia dalla CAR e li ha trasportati in Giamaica per alcuni mesi, fino a quando non è stato concesso loro rifugio permanente in Sudafrica. Ad Aristide è stato alla fine concesso di tornare a Haiti nel 2011, ed è tuttora considerato diffusamente il solo leader popolare democratico che Haiti abbia mai avuto.

Dal 2004, quando il partito Fanmi Lavalas di Aristide era stato messo al bando, le elezioni a Haiti sono stati così evidentemente manipolate e illegittime che l’affluenza degli elettori è scesa da almeno il 50 per cento nel 2000 (nonostante un boicottaggio dell’opposizione) quando Aristide ottenne il 92 per cento dei voti, al 22 per cento nel 2011, al 29 per cento nel 2015 e al 18 per cento nel 2016, consentendo che ciascuna elezione sia stata vinta da politici e partiti di destra apertamente corrotti appoggiati dagli Stati Uniti.

Dopo il devastante terremoto del 2010 le elezioni del 2011 sono state vinte da Michel Martelly, un cantante pop haitiano appoggiato da Bill e Hillary Clinton. E’ finito rapidamente impantanato in uno scandalo riguardante una mazzetta da 2,6 milioni di dollari da un impresa edile dominicana cui aveva assegnato contratti senza gara per 200 milioni di dollari per lavori di ricostruzione post sisma, scatenando vaste proteste anticorruzione nel 2013, 2014 e 2015.

Le elezioni più recenti, nel 2016, sono state un altro fiasco. Prove di grandi frodi elettorali hanno scatenato grandi dimostrazioni antigovernative prima ancora che Jovenel Moise, il vincitore dichiarato, assumesse la carica. I sondaggi all’uscita dei seggi mostravano che Moise stava conquistando solo il 6 per cento dei voti nella prima tornata, una piccola frazione della percentuale del 33 per cento che gli ha garantito un posto al ballottaggio.

Ora revisori del governo haitiano hanno diffuso un rapporto di 600 pagine dettagliante come Moise abbia sottratto milioni di dollari, principalmente dal fondo PetroCaribe. In base a tale programma il Venezuela aveva fornito petrolio a Haiti ma aveva differito il pagamento per 25 anni in modo che Haiti potesse spendere il denaro in infrastrutture, ospedali e programmi sociali estremamente necessari. La revisione ha rivelato come Moise abbia sottratto milioni di dollari da questi fondi trasferendoli in suoi conti bancari personali.

Haiti resta a tutt’oggi sotto occupazione militare dell’ONU. Le truppe dell’ONU hanno usato la forza contro il pubblico e scatenato un’epidemia di colera. Il mandato dell’ONU per la restante forza di polizia dell’ONU di 1.275 membri, appoggiata da 300 soldati indiani, scade il 15 ottobre, quando deve essere sostituita da una missione politica di 30 membri dell’ONU.

 

Il neoliberismo chiama la resistenza

Il neoliberismo è un sistema intrinsecamente corrotto. Crea circoli viziosi in cui le classi dominanti possono far leva sulla loro ricchezza per conquistare un potere politico dominante e poi usare tale potere per tagliare tasse e riscrivere leggi per arricchirsi ulteriormente. Questo è un motore potente per generare una ricchezza e un potere politico sempre più concentrati nell’un per cento, con impoverimento ed emarginazione politica per tutti gli altri.

Il neoliberismo riduce la politica principalmente a una scelta tra politici e partiti che rappresentano fazioni della stessa classe corrotta dominante, che mantiene un monopolio sul potere qualsiasi partito vinca. Ma il difetto fatale della visione neoliberista del mondo è supporre che le classi dominanti possano ignorare con sicurezza il 99 per cento della popolazione che emarginano, sfruttano e persino uccidono.

Questa idea che solo le élite di ciascun paese contino ha condotto direttamente alla politica statunitense del “cambiamento di regime”, in cui i leader che si oppongono al neoliberismo sono rovesciati con qualsiasi mezzo necessario. Non dovrebbe sorprendere che i nuovi governi insediati da tutte queste guerre e colpi di stato statunitensi siano tra i regimi più corrotti della terra.

Ma come gli eserciti di occupazione a guida USA hanno scoperto in Vietnam, Iraq e Afghanistan, e come possiamo vedere oggi in Iraq e a Haiti, le persone comune continuano a insistere nel voler avere voce in capitolo sul futuro del mondo in cui tutti viviamo. La politica statunitense è largamente responsabile dei dilemmi di vita e di morte che oggi affrontano i giovani di questi paesi, dunque meritano la nostra solidarietà quando si sollevano a resistere.

Medea Benjamin, cofondatrice di Global Exchange  e di CODEPINK: Women for Peace,è l’autrice del nuovo libro  Inside Iran: The Real History and Politics of the Islamic Republic of Iran. I suoi libri precedenti includono: Kingdom of the Unjust: Behind the U.S.-Saudi Connection; Drone Warfare: Killing by Remote Control; Don’t Be Afraid Gringo: A Honduran Woman Speaks from the Heart, e (con Jodie Evans) Stop the Next War Now (Inner Ocean Action Guide). Seguitela su  Twitter: @medeabenjamin

Nicolas J S Davies è l’autore di Blood On Our Hands: the American Invasion and Destruction of Iraq  e del capitolo “Obama At War” in Grading the 44th President: A Report Card on Barack Obama’s First Term as a Progressive Leader.

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/the-failure-of-militarized-neoliberalism/

Originale: Common Dreams

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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