L’economia del Libano   

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di Robert Fisk –  9 ottobre  2019

Ho subodorato che qualcosa non andava in Libano quando il governatore della banca centrale, Riad Salame, aveva annunciato a tutti noi che nel sistema c’era abbondanza di dollari. Nessuna penuria. Nessuna stretta dei cordoni della borsa. Ho ancora i giornali con il suo annuncio in prima pagina.

Sia prima, sia durante  e dopo la guerra civile del 1975-1990, si era in grado di pagare qualsiasi cosa qui in Libano in dollari USA: conti dei pranzi, affitto, milizie, armi (durante la guerra), auto, biglietti aerei, alimentari. La sterlina libanese era crollata nel mezzo del conflitto ma si era stabilizzata successivamente – grazie al primo ministro miliardario del paese – a 1.500 “leb” per dollaro. I 50 dollari con il volto del generale Grant erano pari a 75.000 leb.

E tutti erano contenti. Si sapeva che l’allegra valuta locale, piena di alberi colorati di cedro, rovine romane e statuette fenice era scambiabile con il dollaro. Li mettevamo addirittura insieme nei nostri scambi.

Fino a quando, la scorsa settimana, non sono salito lungo la strada fino al mio locale distributore ATM, ho inserito la mia carta bancaria, chiesto 400 dollari, ho ricevuto il solito avviso che la macchina mi avrebbe addebitato 5 dollari extra e a quel punto mi sono ritrovato con un terso messaggio vocale: “La sua transazione è stata cancellata”. L’accento era statunitense, ovviamente.

Ho provato di nuovo, chiedendo 200 dollari. Stesso problema.

Sono sempre stato affascinato dal linguaggio delle banche. Una “transazione” per me aveva una certa malia. Una transazione dovrebbe certamente essere l’acquisto di una proprietà, l’acquisto di azioni, il rilevamento di una grande impresa. Ma alla fine della mia infelice andata all’ATM ho chiesto 400.000 sterline libanesi (266 dollari) e mi è stato servito un pacco di quelle magnifiche banconote libanesi con immagini delle rovine di Baalbek, di capolavori e, davvero, illustrazioni della banca centrale libanese di Salame. La mia “transazione” era stata completata.

In altre parole, non c’erano molti dollari nel sistema. Ed è qui che la storia economica libanese comincia ad andare a rotoli.

Senza innaffiare i lettori di numeri, il governo libanese ha assunto così tanti prestiti postbellici – solitamente con l’aiuto della sua vecchia mandataria, la Francia – che è finito con un bilancio che in effetti doveva stanziare l’ottanta per cento del suo valore per il rimborso del debito nazionale. Un’enorme corruzione nel corso di decenni ha significato che grandi quantità di denaro sono state spese per soddisfare necessità elementari della struttura economica libanese il che, in paesi sani, avrebbe potuto essere realizzato con imposte e limiti sensati.

Per me, ad esempio, è un assoluto mistero il motivo per cui, da quando sono arrivato il Libano nel 1976, c’è un minimo taglio dell’elettricità a Beirut;  ogni giorno, senza eccezioni, per tre ore. E stranamente, come tutti i libanesi, ho finito per accettare questa situazione ridicole allo stesso modo in cui si accetta l’alba o il tramonto.

Tre intere ore senza un ascensore, o una lampada per leggere, guerra o non guerra. Il governo libanese, in effetti, ha spedito a Beirut per nave una centrale elettrica turca e nulla è cambiato. Ho trascorso la cena, ieri, con due brillanti uomini d’affari libanesi e anche loro non sono stati in grado di spiegarmi appieno come i “problemi strutturali” dell’economia libanese significavano che la mia elettricità sarebbe stata tagliata nel momento in cui fossi arrivato a casa.

La citazione migliore mi è arrivata da Marwan Iskandar, un vero “bon viveur” libanese che, davanti a una buona torta alla cioccolata, mi ha regalato il suo nuovo libro, ‘Central Banking in Uncertain Times: Lebanon and the US [Banche centrali in tempi incerti: Libano e Stati Uniti]. Era stato uno studente del St Antony’ College di Oxford. Aveva scritto per me le seguenti magnifiche parole nella prefazione: “Un libro per la tua valutazione in un tempo di crisi dei cambi in Libano. Persino i contrabbandieri libanesi non versano i loro profitti in banche libanesi. Benvenuto in Libano, Robert”.

Il lato serio di tutto questo, ovviamente, è che la sterlina libanese sta traballando. Due settimane fa ha toccato 1.600 per un dollaro. Oggi è di nuovo appena sopra 1.500.

La banca centrale ha organizzato le cose in modo che i dollari siano disponibili per l’acquisto di petrolio, farmaci e grano; comprare carburante con quei graziosi pezzi di carte con colonne romane sul verso non funziona. E sono stati evitati numerosi scioperi molto dannosi – e violenti – di società di autocisterne e garage. Gli ospedali possono tuttora prendersi cura dei loro pazienti; la gente può tuttora mangiare il suo soffice pane dal profumo gentile.

Mi ha sempre meravigliato che le persone più addentro nel commercio in Medio Oriente – i libanesi, ricordate, sono gli originali mercanti fenici – siano così abili nel distruggere la loro stessa economia. Potremmo anche ricordare La morte per acqua di T.S. Eliot in cui i lettori sono invitati a riflettere sullo smembrato marinaio morto “Fleba il fenicio”.

Essendo un giornalista eversivo, ovviamente, ho altri pensieri. Gli USA stanno ancora tentando di distruggere il regime di Assad in Siria. E la Repubblica Islamica dell’Iran. E la milizia libanese dell’Iran – Hezbollah – ancora una volta, questa settimana, accusata di assassinio.

E’ questo che sta sotto la spaventosa risacca economica? Il combustibile attraversa il Libano verso la Siria, nonché mediante un’autocisterna iraniana verso Banias? Sappiamo tutti che la valuta si sposta tra Damasco e Beirut (dopotutto, molti siriani sono in realtà libanesi, e viceversa).

Questo non è un trucco per ingannare gli ottusi statunitensi; è il risultato diretto del sistema del mandato coloniale post Prima guerra mondiale che divise il Libano dalla Siria e divise centinaia di migliaia di famiglie. Così la storia ancora una volta divora il povero vecchio Medio Oriente. E produce quella dannata voce statunitense nel mio sportello ATM: “La sua transazione è stata cancellata”.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/lebanons-economy/

Originale: The Independent

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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