L’involuzione delle relazioni tra Stati Uniti e Russia

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di Tony Kevin –  13 settembre  2019

Un diplomatico australiano in pensione che la lavorato a Mosca esamina l’emersione della nuova Guerra Fredda e le sue sinistre conseguenze.

Nel 2014 abbiamo assistito al violento cambio di regime appoggiato dagli Stati Uniti e alla guerra civile in Ucraina. A febbraio, dopo mesi di crescente tensione per lo sciopero del movimento di protesta antirusso che aveva occupato Piazza Maidan di Kiev, c’è stato uno scontro omicida tra dimostranti e la polizia ucraina, scatenato da sparatori nascosti (sappiamo oggi che erano esperti cecchini georgiani) che avevano preso di mira la polizia. Il governo eletto è crollato e il presidente Yanukevich è fuggito in Russia, inseguito da squadre delle morte.

Il nuovo governo Poroshenko ha promesso dure leggi contro la lingua russa. Ribelli di due regioni russofone dell’Ucraina orientale hanno assunto il controllo locale e hanno fatto appello all’aiuto militare russo. A marzo ha avuto luogo un referendum nella russofona Crimea sull’uscita dall’Ucraina, sotto la protezione militare russa. Gli abitanti della Crimea hanno votato in misura schiacciante per unirsi alla Russia, una richiesta prontamente accettata dal parlamento e dal presidente russi. Il confine della Crimea con l’Ucraina è stato messo al sicuro contro sabotatori. La Crimea sta prosperando sotto il suo governo filorusso, con l’economia rilanciata da investimenti russi nelle infrastrutture dei trasporti.

Ad aprile Poroshenko ha ordinato un attacco militare totale contro le province separatiste del Donetsk e di Luhansk nell’Ucraina orientale. Ne è seguita una brutale guerra civile, con bombardamenti aerei e d’artiglieria che hanno causato vaste morti civili e distruzioni nella regione separatista. C’è stata una grande fuga di rifugiati in Russia e in altre parti dell’Ucraina. L’abbattimento dell’aereo MH17 ha avuto luogo nel luglio del 2014.

Poroshenko: ordine dell’attacco militare.

Arrivati all’agosto del 2015, secondo stime dell’Ufficio dell’ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, 13.000 persone erano state uccise e 30.000 ferite. 1,4 milioni di ucraini sono rimasti sfollati internamente e 925.000 sono fuggiti in paesi confinanti, prevalentemente in Russia e, in minor misura, in Polonia.

C’è ora un punto morto militare, sotto il processo di pace, in stallo, di Minsk. Ma proseguono scontri fatali casuali con la colpa prevalentemente attribuita all’esercito ucraino da osservatori dell’ONU. L’ONU ha riferito il mese scorso che la guerra in corso ha colpito 5,2 milioni di persone, lasciandone 3,5 milioni in bisogno di soccorso, tra cui 500.000 bambini. La maggior parte dei russi incolpa l’occidente di fomentare l’ostilità degli ucraini contro la Russia. Questa guerra riaccende nei russi più anziani ricordi orribili dell’invasione nazista del 1941. Il confine russo-ucraino è a soli 550 chilometri da Mosca.

 

Il punto di rottura siriano

Forse russe sono intervenute nella guerra civile in Siria nel settembre del 2015, su richiesta del governo siriano, che stava vacillando sotto gli attacchi di forze ribelli estremiste islamiste rinforzate da combattenti stranieri e armi avanzate. Con il sostegno aereo e terrestre russo, la marea della guerra ha avuto una svolta. Palmira e Aleppo sono state ricatturate nel 2016. Un asserito attacco chimico del governo siriano a Khan Shaykhun nell’aprile del 2017 ha avuto come conseguenza un simbolico attacco missilistico statunitense contro una base aerea del governo siriano, una prematura decisione del presidente Trump.

 

NATO, equilibrio strategico, sanzioni

Un F-15 C Eagle del 493simo Squadrone di Caccia da Lakenheath, Inghilterra il 6 marzo 2015. Il 48simo Squadrone di Caccia ha inviato altri 6 aerei e più di cinquanta militari a sostegno della missione di controllo aereo della NATO in Lituania a richiesta degli alleati degli USA nei paesi baltici (Foto US Air Force – sgt Emerson Nunez)

Tensioni sono sorte nel Baltico con lo spostamento da parte della NATO di forze di terra e di missili da campagna nei confini degli stati baltici con la Russia. Forze navali e aeree di entrambe le parti giocano pericolose partite di rischio calcolato nel Baltico. Missili statunitensi antibalistici a corto raggio, non nucleari, sono stati collocati in Polonia e Romania, asseritamente contro la minaccia di un attacco iraniano. Sono facilmente convertibili in missili a testata nucleare mirati contro la vicina Russia.

I dialoghi sul controllo delle armi nucleari sono finiti in stallo. Il trattato INF sulle forze nucleari intermedie è scaduto nel 2019, dopo che entrambe le parti si sono accusate a vicenda di mentire. Nel marzo del 2018 Putin ha annunciato che la Russia ha sviluppato nuovi tipi di missili nucleari intercontinentali usando tecnologie che rendono inutili i sistemi di difesa statunitensi. L’occidente ha finto di ignorare tale annuncio, ma possiamo essere certi che i ministeri della difesa occidentali l’anno notato. E’ tornata la deterrenza nucleare del secondo attacco, anche se la maggior parte delle persone in occidente ha dimenticato che cosa significhi. I russi sanno esattamente che cosa significhi.

Sanzioni economiche occidentali contro la Russia continuano a irrigidirsi dopo gli eventi del 2014 in Ucraina. Gli Stati Uniti stanno tuttora cercando di bloccare la conduttura sottomarina di gas, quasi completata, Nordstream Mar Baltico dalla Russia alla Germania. Sanzioni stanno accelerando la divisione del mondo in due sistemi di scambi e pagamenti: il vecchio mondo a guida NATO e il resto del mondo guidato dalla Cina, con il pieno sostegno russo e crescente interesse di India, Giappone, ROK e ASEAN.

 

Ritorno a Mosca

Nel 2013 i miei figli mi hanno regalato un Ipad. Ho cominciato a passare diverse ore al giorno a leggere ben oltre le tradizionali fonti occidentali prevalenti: siti dissidenti britannici e statunitensi, autori come Craig Murray nel Regno Unito e Stephen Cohen negli USA, e alcuni siti russi: rt.com, TASS e il sito ufficiale del ministero degli esteri mid.ru in inglese.

Alla fine del 2015 ho deciso di visitare la Russia da indipendente, per scrivere Ritorno a Mosca, un diario di viaggio letterario. Ho programmato di confrontare le mie impressioni dell’Unione Sovietica, dove avevo vissuto e lavorato da diplomatico australiano nel 1969-71, con la Russia di oggi. Sapevo che c’erano stati grandi cambiamenti. Volevo sperimentare da me la “Russia di Putin”, vedere cosa si provasse a stare là da visitatore anonimo nella tranquilla stagione invernale. Volevo liberarmi dalla familiare visione politica ostile unidimensionale della Russia offerta dai media occidentali prevalenti, portare i miei lettori con me in un pellegrinaggio culturale attraverso la grandezza e la tragedia e l’ispirazione della storia russa. Come nel mio libro precedente sulla Spagna “Percorrere il Cammino” questo non intendeva essere un libro politico e tuttavia in qualche modo lo è diventato.

Prima di recarmi in Russia nel gennaio del 2016 ero ancora non schierato sulla politica russa contemporanea. Usando la metafora di un’altalena, ero seduto da qualche parte nel mezzo.

Il mio libro è stato scritto alla fine del 2015, inizi del 2016 e revisionato in modo esperto dalla UWA Publishing. E’ stato lanciato nel marzo del 2017. A quel punto le mie opinioni politiche si erano spostate decisamente sul lato russo dell’altalena, sulla base di quello che avevo visto in Russia e di ciò che avevo letto e pensato nel corso dell’anno.

Sono tornato due volte, nell’inverno del 2018 e nel 2019. La mia visita del 2018 ha incluso la Crimea e mi è capitato di assistere a una dimostrazione domenicale guidata da Navalny a Mosca. Mi sono goduto interamente tutte e tre le visite indipendenti; secondo me, danno una certa profondità e autenticità ai miei giudizi sulla Russia.

 

Radicamento della russofobia

La Russia è stata un grosso argomento di discussione nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016. Col migliorare dell’inizialmente improbabile candidato Repubblicano Donald Trump, le posizioni anti Putin e antirusse si sono indurite nell’amministrazione Obama uscente e nella dirigenza del Partito Democratico che aveva sostenuto la candidata Hillary Clinton.

La Russia e Putin sono finiti presi nella crescente rabbia e odio ossessivo del Partito Democratico contro il vittorioso Trump. La russofobia è divenuta radicata nelle élite politiche e strategiche statunitensi e britanniche di Washington e Londra, specialmente nei circoli dello spionaggio: pensate a Pompeo, Brennan, Comey e Clapper. Ogni senso di protocollo internazionale e proprietà diplomatica nei confronti della Russia e del suo presidente è stato abbandonato, come mostra questa scioccante copertina dell’Economist dell’ottobre 2016.

La mia esperienza di censura politica non dichiarata in Australia quattro mesi dopo la pubblicazione di ‘Ritorno a Mosca’ appoggia la tesi che:

Siamo oggi nel pieno di una feroce, ma prevalentemente coperta, alleanza anglo-statunitense nella guerra dell’informazione contro la Russia. In questa guerra persone che parlano apertamente a favore della causa della distensione con la Russia saranno scoraggiate dal discorso pubblico.

 

Nel pieno della guerra dell’informazione

Quando vi ho parlato due anni fa, non avevo idea di quale vasta portata e di quanto feroce questa guerra dell’informazione stia diventando. Sapevo che una falsa idea negativa della Russia stava prendendo piede in occidente, pur mentre la Russia stava diventando una società civile più ammirevole e fiduciosa in sé stessa, muovendosi in direzione di una maggiore democrazia e di un più elevato tenore di vita, conservando contemporaneamente un’essenziale sicurezza nazionale. Allora non sapevo perché né come.

Avevo avuto appena il tempo di aggiungere al mio libro alcuni paragrafi finali a proposito delle possibili conseguenze della vittoria elettorale a sorpresa di Trump nel novembre 2016 sulle relazioni Russia-occidente. Avevo ragione a essere prudente, perché dall’insediamento di Trump abbiamo assistito alla graduale eliminazione di qualsiasi voce a favore della distensione a Washinton e alla riaffermazione del controllo di questo confuso presidente da parte dello stato profondo imperiale trasversale statunitense, come impersonato dall’aprile 2018 dal segretario di stato Pompeo e dal consigliere per la sicurezza nazionale Bolton. Bolton è stato ora buttato giù dalla slitta come esca per i lupi: sotto la parlantina sciolta di Pompeo le politiche imperiali permangono.

 

Verità, fiducia e false narrazioni

Lasciatemi ora passare a un po’ di teoria sulla realtà e sulla percezione politiche e su come le comunità nazionali sono convinte ad accettare narrazioni false. Permettetemi di riconoscere il mio debito nei confronti dell’impavida e brillante giornalista australiana indipendente in rete Caitlin Johnstone.

Scienziati comportamentali hanno lavorato sin dalla Prima guerra mondiale nel campo di quella che soleva essere chiamata propaganda. L’Inghilterra ha sempre eccelso in questo campo. Le guerre moderne sono vinte o perse non solo sul campo di battaglia, ma anche nelle menti delle persone. La propaganda, o quella che oggi chiamiamo guerra dell’informazione, si occupa tanto di influenzare le convinzioni delle persone all’interno delle proprie comunità nazionali quanto di cercare di demoralizzare e sovvertire la popolazione nemica.

La rivoluzione della tecnologia informatica (IT) degli ultimissimi anni ha amplificato in misura esponenziale l’efficacia della guerra dell’informazione. Già negli anni Quaranta George Orwell comprese quanto facilmente i governi siano in grado di controllare e plasmare le percezioni della realtà da parte del pubblico e di sopprimere il dissenso. I suoi brillanti libri 1984 e La fattoria degli animali sono tuttora manuali d’istruzioni sui principi della guerra dell’informazione. Le loro trame parlano della creazione, da parte dello stato, di narrazioni false che controllano la sua popolazione credulona.

Il disincantato Orwell scriveva in base alla sua esperienza della politica reale. Da combattente volontario nella guerra civile spagnola, egli aveva visto entrambi gli schieramenti spagnoli usare notizie false e racconti propagandistici per demonizzare il nemico. Aveva anche visto come i sistemi nazista e stalinista in Germania e in Russia usavano la propaganda a sostegno di processi farsa e purghe, dei campi di concentramento e del Gulag, dell’antisemitismo e dell’Olocausto, della razza padrona tedesca e dell’ideologia stalinista dei nemici di classe e come il pensiero dissidente era represso in quelle società controllate. Orwell cercò di avvertire i suoi lettori: tutto questo potrebbe succedere anche qui, nella nostra familiare vecchia Inghilterra. Ma siccome i buoni vinsero la guerra al fascismo, i suoi avvertimenti furono ignorati.

Oggi, in Gran Bretagna, USA e Australia stiamo di fatto vivendo in un mondo della guerra dell’informazione che ha echi inquietanti del mondo di cui scrisse Orwell. L’essenza del controllo dell’informazione è l’efficace controllo statale di due elementi, fiducia e paura, per generare e mantenere una particolare visione della verità. Verità, fiducia e paura: questi sono i tre elementi chiave, oggi come cent’anni fa nella Gran Bretagna della Prima guerra mondiale.

Le persone che lavorano o hanno lavorato a contatto con il governo – in ministeri, politica, forze armate o massime università – accettano prevalentemente qualsiasi cosa interpretino al momento essere la ‘visione governativa’ della verità. Che sia dovuta a lealtà organizzativa, prudenza carrieristica o inerzia intellettuale la morale è sempre questa nei governi. E’ per questo che problemi morali come la Guerra del Vietnam e l’invasione dell’Iraq a guida USA nel 2003 sono stati così angoscianti per le persone di coscienza al lavoro nel governo o a suo contatto e in posizioni militari a Canberra. Ci si aspettava da loro che si dessero al “doppio pensiero”, come lo aveva descritto Orwell:

DOPPIO PENSIERO

La sua mente [di Winston] scivolò via nel mondo labirintico del doppio pensiero. Sapere e non sapere, essere consapevole dell’assoluta veridicità raccontando contemporaneamente bugie ben costruite, mantenere contemporaneamente due opinioni che si annullavano a vicenda, sapere che erano contraddittorie e credere in entrambe, usare la logica contro la logica, ripudiare la moralità appellandosi contemporaneamente a essa, credere che la democrazia fosse impossibile e che il Partito fosse il guardiano della democrazia, dimenticare qualsiasi cosa fosse necessario dimenticare e poi riportarla di nuovo alla memoria nel momento in cui fosse necessaria, e poi prontamente dimenticarla di nuovo e, soprattutto, applicare lo stesso processo al processo stesso. Quella era la sottigliezza finale: indurre consapevolmente l’incoscienza e poi, di nuovo, diventare inconsapevole dell’atto di ipnosi che si era appena compiuto. Persino comprendere il termine ‘doppio pensiero’ comportava l’uso del doppio pensiero.

(1984, ristampato nei Penguin Modern Classics 2000, capitolo 3, pagg 40-41)

Persino nel mondo da incubo di Winston restavano delle scelte: ritirarsi nel mondo non politico dei proletari o coltivare pensieri vietati e legge libri vietati. Tali scelte comportavano gravi rischi e punizioni. Era più facile e più sicuro per la maggior parte delle persone accettare le false notizie che erano propinate dai media controllati dallo stato.

 

‘Fiducia, verità e false narrazioni’

Il giornalista di Fairfax Andrew Clark, sull’Australian Financial Review, in un articolo intitolato ottimisticamente “Niente false verità: perché verità e fiducia sono ancora in gran forma in Australia” (AFR, 22 dicembre 2018) ha così citato il professor William Davies:

“Per la maggior parte del tempo l’edificio che chiamiamo ‘verità’ è in realtà un investimento di fiducia nelle nostre strutture della politica e della vita pubblica… Quando la fiducia precipita al di sotto di un certo punto molte persone finiscono per considerare una truffa l’intero spettacolo della politica e della vita pubblica”.

Il mio punto principale è il seguente: Una guerra efficace dell’informazione richiede la creazione di una fiducia del pubblico sufficiente a far credere al pubblico che le menzogne sostenute dallo stato sono verità.

Gli strumenti chiave sono ripetizione dei messaggi e diversificazione delle voci fidate. Una volta creata una massa critica di persone che credono a una narrazione false la menzogna di consolida: la sua diffusione diviene autosufficiente.

Caitlin Johnstone, qualche giorno fa, lo ha detto in questo modo:

Potere è essere in grado di controllare quello che succede. Potere assoluto è essere in grado di controllare quel che la gente pensa riguardo al quel che succede. Se puoi controllare quello che succede puoi avere potere fino a quando la gente non si stufa della tua m…rda e ti manda a gambe all’aria. Se puoi controllare che cosa la gente pensa di quello che succede, puoi avere potere per sempre. Fintanto che puoi controllare il modo in cui la gente interpreta circostanze ed eventi, non c’è limite al male che puoi commettere facendola franca”.

Internet ha reso possibile realizzare nel giro di ore o pesino di minuti campagne di propaganda che un tempo richiedevano settimane o mesi. Si tratta di intervenire rapidamente, usare vasti gruppi di fonti fidate e diverse al fine di cementare menzogne, far sembrare verità le menzogne, amplificarle mediante i messaggi sociali: in altri termini, creare narrazioni false credibili che rapidamente entrino nel flusso sanguigno del pubblico.

Negli ultimi due anni ho visto funzionare questo diverse volte: su temi quali incastrare la Russia per la tragedia del [volo] MH17, con false denunce di attacchi di Assad con gas venefici in Siria, con false denunce di agenti russi utilizzanti il letale Novichok per cercare di uccidere gli Skripal a Salisbury e con le molteplici menzogne sul Russiagate.

E’ l’effetto ipnotico della costante ripetizione di disinformazioni da parte di persone e agenzie eminenti in canali sin qui affidabili quali la BBC o l’ABC o i media a stampa anglofoni liberali che dà al sistema il suo potere di convincere i creduli. Poiché se tante persone diverse e rispettabili riferiscono ripetutamente notizie così negative ed esprimono giudizi così negativi su Russia o Cina o Iran o Siria, certamente devono avere ragione.

Ci siamo abituati a leggere sui nostri giornali di qualità e ad ascoltare sulla BBC e ABC e SBS attacchi grossolani alla verità, presentati tranquillamente come fatti accettati. Non c’è più alcun dibattito pubblico reale su fatti importanti in discussione. Non ci sono sedi per il dissenso fuori da media sociali contrari.

A volte false narrazioni si interconnettono. Spesso una narrazione disinformativa in un’area è usata per influenzare percezioni in aree diverse. Ad esempio la falsa storia dell’avvelenamento degli Skripal è stata lanciata dai servizi segreti britannici nel marzo del 2018, giusto in tempo per incastrare il presidente siriano Assad quale colpevole del falso attacco chimico di Douma il mese seguente.

 

L’affare Skripal

L’affare Skripal è stato anche un fallito tentativo britannico di rovinare la Coppa del Mondo di calcio ospitata dalla Russia nel giugno del 2018. In quell’evento centinaia di migliaia di tifosi occidentali degli sport sono tornati in patria con i ricordi più cordiali della buona sportività e ospitalità russa.

Come so che la narrazione degli Skripal è falsa? Tanto per cominciare è illogica, incoerente e cambia in continuazione. A quanto riportato, due agenti dello FSB russo nel marzo del 2018 hanno spruzzato o macchiato di Novichok, una tossina mortale istantaneamente letale nelle quantità più microscopiche, sulla maniglia della porta di casa degli Skripal. Non esiste alcuna ripresa video degli Skripal sulla porta di casa quel giorno. Ci è raccontato che sono stati trovati distesi sulla panchina di un parco e che forse è là che era stato spruzzato loro il gas nervino. Poco dopo li aveva trovati  il capo del servizio medico dell’esercito britannico che era capitato passare di lì e aveva provveduto al loro ricovero ospedaliero e alla loro cura d’emergenza.

Secondo quanto riportato gran parte di Salisbury era contaminata da Novichok e una sfortunata donna era morta misteriosamente settimane dopo, tuttavia in qualche modo gli Skripal non sono morti, secondo quando ci viene detto. Ma dove sono ora? Abbiamo visto la sana Yulia in un’intervista video dal copione accurato nel maggio del 2018, dopo una presunta guarigione da “una su un milione”. Ci è stato assicurato che anche suo padre si era ripreso, ma nessuno lo ha visto per nulla. Gli Skripal sono semplicemente spariti dalla vista sedici mesi fa. Oggi sono vivi o morti? Sono in custodia britannica volontaria o involontaria?

Un mese dopo l’avvelenamento il governo britannico ha inviato campioni biologici degli Skripal all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW), per una verifica. L’OPCW ha inviato i campioni a un laboratorio fidato dell’OPCW a Spiez, Svizzera.

 

Lavrov riferisce affermazioni di BZ da Spiez, aprile 2018

Pochi giorni dopo il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov, ha spettacolarmente annunciato a Mosca che il laboratorio di Spiez aveva rilevato nei campioni un agente nervino BZ dall’effetto temporaneo, usato da Stati Uniti e Regno Unito, ma non dalla Russia, che avrebbe reso invalidi gli Skripal per alcuni giorni, senza ucciderli. Ha anche rivelato che i campioni degli Skripal erano stati alterati due volte mentre erano ancora in custodia britannica: la prima volta subito dopo l’avvelenamento e di nuovo poco prima di consegnarli all’OPCW. Ha detto che il laboratorio di Spiez aveva trovato un’elevata concentrazione di Novichok, da lui chiamato A-234, nella sua forma originale. Ciò era estremamente sospetto poiché l’A-234 ha un’elevata volatilità e non avrebbe potuto conservare la sua purezza per due settimane. La dose trovata dal laboratorio di Spiez nei campioni avrebbe certamente ucciso gli Skripal. L’OPCW, sotto pressioni britanniche, ha respinto l’affermazione di Lavrov e soppresso il rapporto del laboratorio di Spiez.

Passiamo infine ai presunti assassini.

 

‘Boshirov e Petrov’

Questi due agenti dello FSB che si erano recati a Salisbury sotto le false identità di ‘Boshirov’ e ‘Petrov’ non apparivano né si comportavano come assassini credibili. E’ più probabile che fossero stati inviati a negoziare con Sergey Skripal riguardo a voci di un suo interesse a tornare in Russia. Dovevano chiedere visti britannici un mese in anticipo, un tempo ampio perché le agenzie britanniche li identificassero come agenti dello FSB e per costruire una falsa narrazione su un tentativo di assassinio intorno alla loro visita. Tale falsa narrazione inciampa nelle sue stesse bugie e contraddizioni. Media sociali britannici sono pieni di teorie alternative e confutazioni. I russi trovano risibile l’intera narrazione del governo britannico riguardo agli Skripal. Hanno inventato sketch comici e videogame basati su di essa. Tuttavia essa ha avuto un grande impatto sulle relazione tra la Russia e l’occidente.

 

La falsa narrazione di Douma

Passo ora all’asserito attacco di Assad con armi chimiche a Douma nell’aprile del 2018. Questo attacco falsamente denunciato ha scatenato un grande attacco aereo della NATO contro bersagli siriani, ordinato da Trump. Siamo arrivati vicino alla Terza guerra mondiale in quei giorni pericolosi. Grazie all’equilibrio dell’allora segretario alla difesa James Mattis e dei suoi omologhi russi, il rischio è stato contrastato.

La denuncia che il presidente siriano Bashar al-Assad aveva usato armi chimiche vietate contro il suo stesso popolo era basata unicamente sulla prova di immagini video falsificate di bambini vittime, prodotte dagli screditati Elmetti Bianchi, un’organizzazione ‘umanitaria’ di propaganda sponsorizzata dal Regno Unito e collegata ai ribelli con parecchio sangue sulle mani. Fondati nel 2013 da uno specialista privato britannico della sicurezza e con un passato nei servizi segreti, James Le Mesurier, gli Elmetti Bianchi sono specializzati nel produrre video falsi di asseriti crimini di guerra del regime di Assad contro civili siriani. E’ ormai un’organizzazione totalmente screditata che era pronta a uccidere i propri prigionieri e poi filmare i loro corpi come presunte vittime di attacchi chimici del governo.

 

Elmetti Bianchi

Quando la cittadina di Douma stava per cadere di fronte all’avanzata delle forze del governo siriano, gli Elmetti Bianchi hanno riempito una stanza con cadaveri ammassati di prigionieri assassinati e li hanno fotografati come presunte vittime di un attacco aereo con il gas. Hanno anche prodotto un video di presunti bambini vittime di quell’attacco spruzzati di acqua dagli Elmetti Bianchi. Un video di un bambino di nome Hassan Diab è diventato virale in tutto il mondo occidentale.

Hassan Diab ha successivamente testimoniato pubblicamente all’Aja di essere stato trascinato a forza, terrorizzato, via dalla sua famiglia, sporcato con qualche genere di grasso e spruzzato d’acqua come parte di un video falso. E’ passato da eroe a zero in ventiquattr’ore, mentre governi e media occidentali rigettavano la sua testimonianza come propaganda russa e siriana.

In uno sviluppo successivo c’è la prova che l’OPCW ha soppresso il rapporto dei suoi stessi ingegneri da Douma che affermava che i presunti cilindri di gas venefico non avrebbero potuto essere stati sganciati dall’aria attraverso il tetto della casa dove ne era stato trovato uno, su un letto sotto un conveniente muro nel tetto.

Potrei proseguire tutto il giorno discutendo i dettagli di quella falsa narrazione. Indipendentemente da quanto spesso siano denunciati da critici, i nostri politici e media prevalenti continuano a riferirvisi come se fossero veri. Una volta che la gente ha finito per credere a narrazioni false è difficile confutarle.

Lo stesso vale per la falsa narrazione che l’interferenza russo via Internet abbia consentito a Trump di vincere le elezioni presidenziali statunitensi del 2016, una tesi per la quale non è stata trovata alcuna prova da [l procuratore speciale Robert] Mueller e tuttavia continua a essere citata da molti media Democratici liberali statunitensi come se fosse vera. Lo stesso anche con [il volo] MH17.

 

Gestione dell’opinione di massa

Questo clima montante di russofobia occidentale non è casuale; è diretto strategicamente ed è alimentato con regolari dosi di mantenimento di menzogne nuove. Ciascuna tornata di bugie offre una piattaforma credibile per la successiva da qualche altra parte. Il filo conduttore comune è un’asserita maligna origine russa di qualsiasi cosa vada storta.

Dunque da dove ha origine tutta questa disinformazione? Società della tecnologia informatica di Washington e Londra che sono strettamente collegate in rete con élite governative, spesso frequentando le stesse scuole del sistema o università quali Eton e Yale, hanno studiato attentamente e sperimentato la scienza dell’influenza delle masse attraverso media prevalenti e in rete. Sanno, in un modo che Orwell e Goebbels difficilmente avrebbero potuto sognare, come diffondere e ripetere messaggi mediatici desiderati. Sanno quali dimensioni di ‘nodi di attrazione di Internet’ devono essere creati in rete al fine di creare masse critiche diverse di messaggi russofobi credibili, che poi attirano seguaci creduli e leali in misura sufficiente per autoriprodursi.

Società come il Gruppo SCL (già Strategic Communication Laboratories) e l’oggi defunta Cambridge Analytica sono state all’avanguardia nel Regno Unito in questo campo. Ci sono molte società simili a Washington, tutte nell’attività del controllo, generazione e gestione dell’opinione di massa. Sono grandi affari e operano da vicino con lo stato della sicurezza nazionale.

A partire da novembre 2018 un intraprendente gruppo di pirati informatici del Regno Unito, che passa per il nome di ‘Anonymous’, ha aperto una considerevole finestra su questo mondo segreto. Nel giro di poche settimane hanno piratato e scaricato in rete un grande volume di documenti originali redatti dall’Institute for Statecraft (IfS) e dalla Integrity Initiative (II). Quella che segue è la prima pagina di uno dei loro archivi che denuncia la propaganda contro Jeremy Corbyn.

Sappiamo da questo materiale che l’IfS e l’II sono due reti segrete britanniche di disinformazione che operano a distanza di braccio ma finanziate dai servizi di sicurezza britannici e dalla dirigenza governativa britannica più in generale. Riuniscono personale di alto livello dell’esercito e dei servizi segreti, spesso ufficialmente in pensione, giornalisti e accademici per produrre e diffondere propaganda al servizio delle priorità del Regno Unito e dei suoi alleati.

Colpito da queste grandi rivelazioni, Chris Donnelly, una figura chiave dell’IfS e dell’II ed ex funzionario dei servizi di spionaggio dell’esercito britannico, ha prodotto nel dicembre del 2018 un video YouTube di sette minuti, oggi famoso, abilmente girato in una cucina di Londra, a difesa del loro lavoro.

Ha sostenuto – in modo molto poco convincente, secondo me – che l’IfS e l’II stanno semplicemente difendendo le società occidentali da disinformazione e influenza maligna, principalmente russe. Ha vantato la loro creazione in numerosi paesi europei mirati, asseritamente sotto attacco della disinformazione russa, quelli che ha chiamato ‘gruppi d’influenza’ per ‘educare’ l’opinione pubblica e i decisori della politica in direzioni filo-NATO e antirusse.

Donnelly ha parlato schiettamente di come l’occidente sia già in guerra con la Russia, un ‘nuovo tipo di guerra’, in cui, ha detto, ‘tutto diventa un’arma’. Ha detto che la ‘disinformazione è il problema che unisce tutte le altre armi in questo conflitto e dà loro una terza dimensione’.

Ha detto che l’occidente deve contrattaccare se vuole difendersi e prevalere.

Possiamo confermare dai documenti fatti trapelare da Anonymous i nomi di molte persone in Europa reclutati in questi ‘gruppi d’influenza’. Tendono a essere persone considerevoli nel giornalismo, nell’editoria, nelle università e negli studi di esperti di politica estera: modellatori dell’opinione. I documenti trapelati suggeriscono come sono identificati candidati ideologicamente adatti: avvicinati per interviste iniziali di selezioni e, se invitati a entrare in un gruppo d’influenza, e fatti prestare giuramento di segretezza.

Notevolmente, né le rivelazioni di Anonymous né la reazione di Donnelly sono mai state riportate sui media australiani. Persino in Gran Bretagna, dove la prova che l’Integrity Initiative stava montando una campagna contro [il leader laburista] Jeremy Corbyn ha provocato un breve interesse mediatico. La vicenda è rapidamente scomparsa dai media prevalenti e dalla BBC. Un sottosegretario agli esteri britannico ha ammesso in Valutazioni Parlamentari che il Foreign Office britannico sovvenziona l’Institute of Statecraft al ritmo di quasi 3 milioni di sterline l’anno. Fornisce anche altri tipi di assistenza non monetaria, ad esempio offrendo personale e supporto d’ufficio in ambasciate britanniche all’estero.

Qui non si tratta di spionaggio tradizionale o di ricerca di agenti d’influenza prossimi ai governi. Si tratta di generare disinformazione di massa, al fine di creare un clima di convinzioni di massa. Secondo me tali sforzi britannici e statunitensi di disinformazione, utilizzando gruppi d’influenza non dichiarati attraverso la condivisione dei servizi segreti dei Cinque Occhi e forse con l’aiuto di missioni diplomatiche britanniche e statunitensi, possono essere in atto in Australia da molti anni.

Tali reti possono essere state usate contro di me da circa metà del 2017, per limitare la diffusione commerciale del mio libro e l’impatto delle sue idee pericolose circa la necessità di una distensione Est-Ovest; e in modo efficiente per sopprimere la mia voce nel discorso pubblico australiano circa la Russia e l’occidente. Ho prove di questo? Sì.

Non è un caso che il Festival degli Scrittori di Melbourne dell’agosto del 2017 abbia perso tutti i miei libri firmati nella mia conferenza programmata dal tutto esaurito; che un importante dibattito con (lo scrittore e analista australiano di politica estera] Bobo Lo al Wheeler Centre di Melbourne sia stato cancellato dal suo sponsor australiano, il Lowy Institute, due settimane prima della data pubblicizzata; che il mio ultimo invito a qualsiasi festival degli scrittori è stato quindici mesi fa, nel maggio del 2018; che Ritorno a Mosca non sia stato selezionato per alcun premio librario australiano, nonostante io l’abbia proposto in tutti; che da quando è terminata la promozione iniziale del libro intorno all’agosto 2017 io non sia stato invitato a partecipare a un qualsiasi gruppo di discussione della ABC o a tenere qualsiasi conversazione sulla Russia in nessuna università o istituto, a parte gli ammirevoli Istituto Australiano degli Affari Internazionali e l’ISAA.

I miei articoli e i miei più brevi pezzi d’opinione sulla Russia e sull’occidente non sono stati pubblicati sui media prevalenti o su rispettabili riviste in rete quali Eureka Street, The Conversation, Inside Story o l’Australian Book Review. Pur essendo un socio emerito dell’ANU non sono stato invitato a tenere una conversazione pubblica o a partecipare a un qualsiasi gruppo presso l’ANU (Università Nazionale Australiana) o a un qualsiasi studio di esperti di Canberra. Agli inizi del 2018 sono stato invitato a tenere un aggiornamento privato a un gruppo di studenti anziani in viaggio in un corso a immersione in Russia. Non sono stato invitato di nuovo nel 2019, dopo un consiglio privato di alto livello in seno all’ANU che io ero considerato troppo favorevole a Putin.

In tutti questi modi – nessuno aperto o riconosciuto – la mia voce di scrittore e oratore di vedute aperte sulle relazioni Russia-occidente pare essere stata silenziosamente ma efficacemente soppressa in Australia. Mi piacerebbe fossi dimostrato in errore al riguardo, ma la prova c’è.

Può trattarsi di una “deterrenza dal guanto di velluto” della mia voce e penna simpatizzanti per la Russia al fine di scoraggiare altri, specialmente quelli che lavorano nel governo o in sua prossimità. Nessuno mi metterà in carcere, a meno che io sia tanto stupido da violare le oggi rigide leggi australiane sull’influenza straniera. Questa deterrenza è finalizzata a generare paura delle conseguenze nelle persone tuttora in carriera, che pagano i propri mutui, fanno frequentare la scuola i propri ragazzi. Nessuno vuole perdere la propria prossima promozione.

Ci sono altre indicazioni che l’opinion dell’élite della sicurezza nazionale australiana è stata indottrinata prudentemente a temere ed evitare ogni sorta di discussione pubblica su un coinvolgimento positivo con la Russia (o, di fatto, con la Cina).

Ci sono solo due generi di notizie sulla Russia oggi permessi nei nostri media prevalenti, comprese ABC e SBS: notizie e commenti negativi, o silenzio. A meno che a una vicenda possa essere attribuito un marchio antirusso, non sarà riportata per nulla. Vicende importanti sono semplicemente non diffuse, come il Vertice Economico Orientale della scorsa settimana a Vladivostok, presieduto dal presidente Putin e con la partecipazione dei primi ministri Abe, Mahathir e Modi, tra 8.500 presenti di 65 paesi.

L’idea dell’ABC di un gruppo equilibrato per discutere qualsiasi tema politico russo è stata esemplificata da una tavola rotonda straordinaria dell’ABC Sunday presieduta da Eleanor Hall il 22 luglio 2018, poco dopo il vertice Trump-Putin a Helsinki.  Il gruppo – un ex analista della Russia dell’ONA, un docente di storia sovietica e russa presso l’Università di Melbourne e un giornalista emigrato russo dissidente presentato come il “corrispondente da Washington della radio Eco di Mosca” – ha trascorso la maggior parte del tempo a schernire Putin e Trump. Non ci sono state altre idee.

Una potente narrazione giornalistica antirussa è oggi solidamente in vigore in Australia, su qualsiasi argomento conteso: Ucraina, MH17, Crimea, Siria, gli Skripal, Navalny e le proteste pubbliche in Russia. C’è una critica male informata della Russia, o il silenzio, sui temi cruciali del controllo degli armamenti e le relazioni strategiche ed economiche Russia-Cina che influenzano la sicurezza nazionale o l’economia dell’Australia. Non c’è alcuna analisi dell’impatto negativo delle sanzioni economiche contro la Russia sull’Australia. Non c’è quasi nessuna discussione su come relazioni migliorate con Cina e Russia potrebbero contribuire alla sicurezza nazionale e al benessere economico dell’Australia, mentre l’influenza statunitense sul mondo e sulla nostra regione declina e mentre l’affidabilità statunitense quale alleato finisce sempre più in discussione. Il silenzio su verità scomode è una parte importante dell’armamentario della disinformazione.

Vedo due narrazioni generali in conflitto: la prevalente narrazione falsa anglo-statunitense e valorosi sforzi di piccoli gruppi di dissenzienti che attingono a fonti esterne alla narrazione ufficiale anglo-statunitense per presentare una narrazione diversa più prossima alla verità. Ed è così che oggi la vede la maggior parte dei russi.

Il vertice Trump-Putin di Helsinki del luglio 2018 è stato danneggiato dalle invenzioni sugli Skripal e la Siria. Trump ha lasciato il vertice solo, impaurito e umiliato. Si è subito arreso al potere dello stato imperiale USA come allora rappresentato da [Mike] Pompeo e [John] Bolton, che erano stati entrambi nominati rispettivamente segretario di stato e consigliere per la sicurezza nazionale nell’aprile del 2018 e che hanno preso realmente la rincorsa dopo il vertice di Helsinki. Pompeo oggi domina affabilmente la politica estera di Trump.

 

Ferite autoinflitte

Il Segretario di Stato Mike Pompeo (Gage Skidmore)

Fatemi infine esaminare le vittime politiche statunitensi degli ultimi due anni – ferite autoinflitte – derivanti da questa guerra segreta dell’informazione contro la Russia. Fatemele elencare senza pregiudizi su colpa o innocenza. Diapositiva 20 – Ferite autoinflitte: vittime della guerra antirussa dell’informazione.

Il primo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, il pluridecorato Michael Flynn, ha perso il suo posto dopo sole tre settimane ed è presto finito in carcere. Il suo successore H R McMaster è durato tredici mesi fino a quando è stato sostituito da John Bolton. Il primo segretario di stato di Trump, Rex Tillerson, è durato solo 14 mesi fino a quando è stato sostituito dal capo della CIA nominato da Trump (nel gennaio del 2017) Mike Pompeo. Lo stratega capo di Trump, Steve Bannon, è durato solo sette mesi. L’ex presidente della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, è ora in carcere.

Il segretario alla difesa James Mattis è durato quasi due anni ed è stato una fonte inestimabile di stabilità strategica. Si è dimesso nel dicembre del 2018. L’ambasciatore in Russia, molto competente, Jon Huntsman è durato solo due anni; si dimetterà il mese prossimo. John Kelly è durato 18 mesi quali capo dello staff della Casa Bianca. Figure meno elevate quali George Papadopoulos l’ex avvocato di Trump, Michael Cohen, stanno scontando entrambi una condanna al carcere. Lo schema che vedo qui è che persone che possono aver tentato responsabilmente, da dirigenti statunitensi di alto livello, di far progredire il desiderio iniziale di Trump di esplorare possibilità di una distensione con la Russia – politiche di cui si era fatto promotore da candidato – sono state progressivamente purgate, l’una dopo l’altra. Lo stato imperiale trasversale antirusso statunitense è tornato ora solidamente al controllo. Trump è contenuto in modo sicuro per quanto riguarda la Russia.

I russi non credono che possa avviarsi un qualsiasi negoziato sulla distensione o sul controllo degli armamenti mentre promotori della Guerra Fredda quali Pompeo continuano a controllare efficacemente Trump. Ci sono state altre vittime negli ultimi due anni di irrigidimento della russofobia statunitense. Vengono in mente Julian Assange e Chelsea Manning. L’ingenua Maria Butina è una vittima patetica della rigidità giudiziari statunitense e della vendicatività dello stato profondo.

A Mosca si può ridere delle narrazioni antirusse provenienti da Londra e da Washington, ma sono indiscutibilmente accettate a Canberra. Siamo il più creduto degli uditori. Non c’è alcuna analisi critica. Importanti informazioni e analisi fattuali contrarie da e sulla Russia semplicemente non arrivano ai servizi e al giornalismo australiani né – temo – alla valutazione dello spionaggio australiano. Siamo prigionieri delle false narrazioni che ci sono propinate dai nostri partner maggiori dei Cinque Occhi: USA e Regno Unito.

Per concludere: alcuni possono trovare difficile da accettare quanto sto dicendo oggi. Lo capisco. Oggi mi do da fare con informazioni di dominio pubblico sulla Russia con le quali molte persone qui non hanno familiarità, perché preferiscono non leggere le diverse fonti informative in rete che io ho scelto di leggere. L’altalena si è inclinata per me: mi sono allontanato molto dalle percezioni prevalenti in occidente sulle relazioni Russia-Ovest.

Sotto Trump e Pompeo, come mostrano le crisi siriana e iraniana, il rischio attuale di una guerra nucleare globale per incidente o per un processo decisionale occidentale incompetente è elevato quanto mai lo è stata nella Guerra Fredda. L’occidente deve riapprendere come dialogare utilmente e in modi mutualmente rispettosi con Russia e Cina. Questo sapere esperto sta morendo con i nostri ex dipendenti pubblici ed ex capi militari più anziani e più saggi.

Queste osservazioni sono state formulate mercoledì da Tony Kevin presso l’Independent Scholars Association of Australia a Canberra, Australia.   

 

 
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://consortiumnews.com/2019/09/13/the-devolution-of-us-russia-relations/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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