L’eredità di Syriza: quattro anni di austerità, privatizzazioni, militarismo e attacchi ai profughi  – Parte 3

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Il primo ministro di Syriza Tsipras al fianco del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker il 13 marzo 2015 a Bruxelles – Foto Alexis Tsipras, pirmo ministro greco

 

di Katerina Selin –  13 settembre  2019

In modo simile, l’amministrazione di Syriza ha mostrato il suo vero volto nella propria politica interna. E’ stato rivelato ben presto nella nomina di Giannis Panousis, un criminologo ed ex politico del PASOK, a viceministro dell’interno, responsabile della protezione civile e della polizia. Tra le richieste di Panousis ci sono state la reintroduzione della polizia comunale, unità più rigorose mobili e per la prevenzione della criminalità in certe regioni. Ha anche assicurato che la polizia restasse armata nelle manifestazioni, una pratica che Syriza, prima delle elezioni, aveva promesso di abolire.

In dichiarazioni alla stampa Panousis ha istigato contro la sinistra, affermando che il distretto autonomo di sinistra di Atene, Exarchia, era “controllato dalla mafia”. Su ordini di Tsipras, nell’aprile del 2015 ha usato la violenza della polizia e i lacrimogeni contro gli anarchici che avevano occupato l’ufficio del rettore dell’Università di Atene, arrestando 18 persone.

Secondo Eurostat la spesa per l’ordine pubblico e la sicurezza in Grecia – compresa la polizia – è aumentata dal 3,9 per cento del bilancio totale nel 2015 al 4,5 per cento nel 2017.

Il corso di legge e ordine del governo Syriza è stato riflesso in altre decisioni personali. L’ex ministro dell’interno del governo di destra di Kostas Karamanlis (Nuova Democrazia, ND), Prokopis Pavlopoulos, è diventato presidente su suggerimento di Tsipras, e l’ex capo dei servizi segreti sotto Karamanlis, Dimitris Papangelopoulos, è diventato viceministro della giustizia.

Nell’agosto del 2018 la politica di lungo corso di ND, Katerina Papakosta, è avanzata a viceministro della difesa civile e ha così assunto il controllo della polizia. Appena prima di ciò, aveva fondato un nuovo partito di destra (Nuovo Slancio Greco). Che condivida la mentalità neonazista di gran parte delle forze dell’ordine è stato dimostrato dagli attacchi verbali diffamatori della Papakosta contro i rifugiati: “Migranti illegali stanno inondando i nostri confini a migliaia, come scarafaggi”, ha affermato nel 2012.

Dopo lo scioglimento della coalizione con Anel in gennaio, Tsipras ha tirato dalla sua parte e alle urne un intero mucchio di politici di ultradestra, tra cui Terence Quick, già segretario di stato per gli affari esteri, Thanasis Papachristopoulos, Vassilis Kokkalis, Kostas Zouraris e Marina Chrysoveloni, portavoce di Anel per la stampa. A luglio anche la Papakosta è approdata nelle liste di Syriza. L’ex politica di Anel e ministro del turismo, Elena Kountoura, figlia di un ben noto generale e monarchico, ha persino conquistato un seggio per Syriza al parlamento dell’Unione Europea.

 

Politica dei profughi

Contrariamente alle sue promesse elettorali, Syriza non solo ha proseguito le politiche inumane del suo predecessore sull’immigrazione, ma le ha intensificate enormemente.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nel solo 2015 più di 850.000 persone – per la maggior parte provenienti da zone di guerra in Siria, Afghanistan e Iraq – sono fuggite dalla Turchia in Grecia attraverso il Mediterraneo. Centinaia di profughi hanno pagato con la vita il pericoloso passaggio su gommoni.

Il governo greco e la UE, che sono responsabili dei crimini di guerra e dell’isolamento dell’Europa, hanno fatto restare queste persone traumatizzate ed esauste, tra molte donne e bambini, in campi improvvisati, baraccamenti o all’aperto senza standard sanitari minimi, subendo un trattamento brutale da parte della polizia.

Per impedire che i rifugiati raggiungessero l’Europa, gli stati della NATO hanno concordato nel febbraio del 2016 con l’iniziativa di Grecia, Germania e Turchia per l’impiego dell’esercito nell’Egeo. Sotto il pretesto di combattere “trafficanti” e “immigrazione illegale” l’operazione in corso della NATO, in collaborazione con l’agenzia di protezione dei confini Frontex e le autorità greche e turche, è mirata a sigillare militarmente la “Fortezza Europa” e ad aumentare i preparativi di guerra contro la Russia.

Nello stesso periodo i paesi dei Balcani occidentali, compresa la Macedonia del Nord, hanno concordato di chiudere i propri confini, in tal modo impedendo ai profughi di proseguire verso il nord Europa. Circa 8.500 profughi sono stati improvvisamente bloccati al confine da Grecia e Macedonia. Le sconvolgenti immagini delle loro terribili condizioni nel campo provvisorio di Idomeni hanno fatto il giro del mondo.

Ma il governo greco e la UE hanno perseguito una feroce politica di deterrenza. Il 18 marzo hanno sottoscritto un accordo criminale con la Turchia relativo all’internamento di rifugiati in campi di concentramento – cosiddetti “hot spots” – e la loro accelerata deportazione in Turchia.

L’accordo tra UE e Turchia, attuato dal governo di Syriza in qualità di portinaio della Fortezza Europa, ha cancellato il fondamentale diritto di asilo ed è stato considerato illegale da numerose organizzazioni per i diritti umani nonché dalle Nazioni Unite. Da allora, incarcerati in hot-spot sovraffollati, migliaia di rifugiati hanno trascorso anni in condizioni catastrofiche. Due mesi dopo l’accordo, il governo Syriza ha impiegato lacrimogeni e granate stordenti contro rifugiati in protesta a Idomeni o ordinato la pulizia del campo.

Lo stato greco è responsabile di innumerevoli maltrattamenti, malattie e morti di rifugiati, ma solo raramente è discussa una causa in tribunale. Lo scorso luglio una famiglia siriana ha avviato una causa per la morte del padre nel campo di Moria. Mustafa Mustafa, 46 anni, era morto nel sonno da avvelenamento da monossido di carbonio dopo aver costruito una stufa improvvisata per combattere il freddo invernale. In quella stessa settimana un ventenne egiziano e un giovani pachistano hanno subito la stessa sorte.

Solo in pochi casi la Grecia è stata condannata a risarcimenti dalla Corte Europea per i Diritti Umani. Ad esempio, quattro minorenni profughi dall’Afghanistan che erano stato detenuti in celle in circostanze illegali, nonché nove minorenni rifugiati da Marocco, Iraq e Siria, hanno ricevuto ciascuno tra i 4.000 e i 6.000 euro.

Le crescenti proteste di profughi, residenti e soccorritori sono state represse mediante violenze e molestie della polizia. Il 22 aprile, quando teppisti fascisti hanno attaccato una protesta di profughi a Lesbos, la polizia antisommossa non è intervenuta. Tsipras aveva in precedenza incoraggiato queste forze contro i migranti rovesciando il verdetto di un tribunale amministrativo greco che aveva chiesto la fine della detenzione di profughi nell’isola.

Questa primavera il governo ha ordinato lo sfratto forzato di quattro case occupate nel distretto di Exarchia, lasciando in strada dai 200 ai 300 profughi. Per protesta, i profughi a quel punto senzatetto hanno creato un accampamento a Piazza Syntagma, anch’esso ripulito dalla polizia alla fine di aprile.

In accordo con la UE, il governo Syriza ha ostruito l’opera di ONG e giornalisti e ha criminalizzato l’aiuto umanitario. Ciò è stato esemplificato dal caso della nuotatrice e soccorritrice siriana dei profughi, Sara Mardini, ella stessa fuggita in barca in Grecia nel 2015. E’ stata condannata con più di trenta membri della ONG Emergency Response Centre International (ERCI) nell’agosto del 2018 per presunto traffico di esseri umani e partecipazione a una “organizzazione criminale”, e incarcerata per diversi mesi.

I fatti dei quattro anni di regno di Syriza parlano da soli. In ogni area – nella politica sociale ed economica, in quella estera e interna e nella politica dei profughi – il partito di pseudo-sinistra in collaborazione con il suo partner di coalizione di estrema destra ha imposto brutalmente gli interessi della classe dominante contro lavoratori, pensionati e giovani e ha così aperto la via al nuovo governo di estrema destra di ND sotto Kyriakos Mitsotakis. I primi mesi hanno già mostrato che il nuovo governo sta proseguendo e intensificando il corso di estrema destra avviato dal governo Syriza.

  
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://www.wsws.org/en/articles/2019/09/13/syri-s13.html

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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