L’eredità di Syriza: quattro anni di austerità, privatizzazioni, militarismo e attacchi ai profughi

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di Katerina Selin – 11 e 12 settembre  2019

PARTE 1

Il 17 luglio il governo greco guidato dalla “Coalizione della Sinistra Radicale” (Syriza) è stato fatto cadere alle elezioni. Nella sua prospettiva dal 10 luglio il World Socialist Web Site ha descritto il regno quadriennale di Syriza come una “esperienza strategica per la classe lavoratrice greca e internazionale”. Il partito di pseudo-sinistra, che prima delle elezioni del gennaio 2015 aveva condotto una campagna elettorale su una piattaforma di fine delle imposizioni di austerità da parte della UE, si è rivelato una forza essenzialmente borghese che si è mossa contro i lavoratori e i profughi tanto brutalmente quanto il socialdemocratico PASOK e la conservatrice Nea Dimokratia (Nuova Democrazia, ND) prima di esso.

Il primo ministro di Syriza Tsipras al fianco del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker il 13 marzo 2015 a Bruxelles – Foto Alexis Tsipras, pirmo ministro greco

Intento di questo articolo è mostrare che cosa i quattro anni di politica governativa di Syriza hanno concretamente significato per i lavoratori, i giovani e i pensionati in Grecia. Il “tradimento” di Syriza, che ha aperto la via al ritorno di ND al potere, non è stato un errore. Come i partiti gemelli europei – tra gli altri il Partito della Sinistra in Germania e Podemos in Spagna – Syriza ha le sue radici nella piccola borghesia benestante che è essenzialmente ostile agli interessi politici della classe lavoratrice.

 

Pacchetti d’austerità del terzo memorandum

Al leader di Syriza, Alexis Tsipras, sono bastati meno di sei mesi per gettare alle ortiche tutte le promesse per le quali era stato eletto nel gennaio del 2015. Ha sfidato la schiacciante opposizione della popolazione alle pretese di austerità della UE, espressa nel modo più chiaro nel referendum greco del 5 luglio di quell’anno, e si è inchinato senza riserve alle domande dei creditori della Grecia – la cosiddetta Troika della Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale – accettando il terzo “memorandum d’intesa” entrato in vigore il 20 agosto. Esso prevedeva versamenti di prestiti per un totale di 86 miliardi di euro, che la Grecia avrebbe ricevuto in singole rate se avesse realizzato le “riforme” e i tagli di bilancio richiesti.

Dopo la sua rielezione il 20 settembre 2015, con un’affluenza storicamente minima alle urne del 56,6 per cento, Syriza ha di nuovo formato una coalizione con i Greci Indipendenti (Anel) di ultradestra.

Il governo si è impegnato a proseguire il rigoroso sfruttamento della classe lavoratrice al fine di riempire i portafogli di banche e imprese. Dei crediti a interesse del memorandum, eufemisticamente chiamati “programmi di salvataggio” o “soccorso”, tra il 2011 e il 2015 meno del 5 per cento (10,6 miliardi di euro) sono andati al bilancio dello stato greco.

La parte del leone dei fondi è stata versata come pagamento d’interessi, rimborso di debiti, ristrutturazione del debito e finanziamento di incentivi a investitori privati. I creditori hanno guadagnato profumatamente. La sola Germania ha incassato 2,9 miliardi di euro di interessi nell’ambito del memorandum.

Come parte del terzo memorandum, tra il 2015 e il 2019, almeno sette pacchetti generali di austerità sono stati fatti passare in fretta in parlamento. Secondo la Commissione UE, il governo Tsipras ha attuato almeno 450 misure individuali, tra cui innumerevoli tagli alle pensioni, riduzioni di salari, licenziamenti, aumenti delle imposte e tagli al bilancio in tutti i settori dell’assistenza pubblica, dell’istruzione e della sanità. Il WSWS ha regolarmente riferito queste misure (tra l’altro nel maggio 2016, giugno 2017 e gennaio e giugno 2018). Queste misure includono:

  • l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) al 24 per cento e l’abolizione dello sconto sull’IVA per le isole;
  • l’aumento dell’età di pensionamento a 67 anni entro il 2021 e la riduzione dei pensionamenti anticipati;
  • grandi riduzioni delle indennità previdenziale e graduale abolizione delle pensioni supplementari (EKAS);
  • riduzione dei sussidi sociali;
  • riduzione dell’esenzione dalle imposte dai precedenti 8.600 euro a 6.600 euro l’anno;
  • attuazione della Direttiva Bancaria UE, in particolare la risoluzione delle banche insolventi;
  • aumento di numerose imposte e dazi (tra cui combustibile, alcol, sigarette, caffè, internet e telefoni fissi, oltre alla PayTV);
  • aumento dell’odiata imposta ENFIA, un’imposta immobiliare e si terreni la cui abolizione Syriza aveva richiesto prima di essere eletta perché colpiva tante famiglie lavoratrici che possiedono una casa o un piccolo appartamento;
  • agevolazione delle vendite di farmaci a vantaggio delle industrie farmaceutiche;
  • restrizione al diritto di sciopero;
  • introduzione del cosiddetto “koftis”, un impegno a tagli automatici e “aggiustamenti di bilancio” nel caso non siamo realizzati gli obiettivi di risparmio;
  • attuazione e preparazione di numerose privatizzazioni.

I tagli alle pensioni hanno suscitato una resistenza particolarmente forte. La polizia ha represso brutalmente pensionati che dimostravano e si è spinta fino a usare lacrimogeni contro di loro. Il tentativo di Syriza, questa primavera, di condurre una campagna tra i pensionati ha scatenato indignazione quando un cinico video promozionale non ha fatto alcuna menzione dei tagli alle pensioni sotto Tsipras e ha celebrato i presunti sviluppi positivi della politica previdenziale.

Di fatto, Syriza ha attuato almeno 15 tagli alle pensioni e aumentato le spese sanitarie dei pensionati. E’ comune che una pensione sia l’unica entrata costante di una famiglia. Secondo uno studio della Federazione Ellenica dei Lavoratori Specializzati, Artigiani e Commercianti (GSEVEE), dal 2018 il 51 per cento delle famiglie dipende da pensioni.

Syriza ha demoralizzato e soppresso la vasta opposizione alle imposizioni dell’austerità non solo mediante la violenza della polizia, ma anche con un attacco diretto al diritto di sciopero. All’inizio del 2018 migliaia di lavoratori hanno contestato le restrizioni draconiane ai diritti degli scioperanti, che erano state approvate il 15 gennaio.

Secondo le nuove regole gli scioperi futuri saranno legali solo se almeno metà dei membri che versano contributi al sindacato partecipano al voto e la maggioranza dei votanti è a favore dell’interruzione del lavoro. Fino ad allora era sufficiente che partecipasse soltanto un terzo dei membri, in alcuni casi addirittura solo un quarto. La legge esistente finora sullo sciopero è stata scritta nel 1982, dopo il rovesciamento della giunta militare.

 

Privatizzazioni sotto Syriza

Nel 2016 il parlamento ha fondato il “Superfondo”, un’agenzia di privatizzazioni in larga misura controllata dall’Unione Europea (UE). Il Superfondo (Società Ellenica di Attività e Partecipazioni) deve restare in attività per 99 anni e fonde numerose società gemelle, tra cui l’agenzia di privatizzazioni TAIPED. Metà degli introiti sono stanziati per rimborsare debiti; l’altra metà per lo sviluppo dell’economia.

Syriza ha completato numerosi grandi progetti.

Dopo che la UE – con il governo tedesco al timone – aveva spremuto la popolazione greca e spinto l’economia sull’orlo del baratro, società straniere hanno sentito l’odore del sangue. Tra esse c’è stata la società tedesca di trasporti aerei Fraport AG. Il 14 dicembre 2015 tale società ha concluso l’acquisto di 14 lucrosi aeroporti regionali situati su popolari isole turistiche, quali Rodi, Mykonos, Santorini e Corfù. La proprietà di tali attività è stata trasferita nell’aprile del 2017.

La società, con sede a Francoforte e in parte di proprietà dello stato dell’Assia, ha versato un prezzo scontato di 1,23 miliardi di euro per quarant’anni di diritti traffico aereo, più 23 milioni di euro l’anno di commissioni di concessione. Inoltre la Fraport ha promosso 330 milioni di euro di investimenti in infrastrutture. Lo stato greco – e in quanto tale la classe lavoratrice greca – ha assunto innumerevoli costi e rischi.

In base al contratto di vendita, la rivista finanziaria tedesca WirtschaftsWoche ha scritto nel novembre del 2016 che a Fraport non è richiesto di rilevare il personale aeroportuale. Nel caso di liquidazioni di esuberi o di infortuni sul lavoro il conto deve essere pagato dallo stato greco. In numerosi altri casi Fraport ha diritto a risarcimenti dallo stato: per cancellazioni di voli per motivi tecnici o a causa di scioperi, per aumentati costi operativi dovuti a modifiche delle leggi e per riparazioni o sostituzioni di velivoli invecchiati. Oltre a ciò il gruppo è esente da molte imposte, quali quella immobiliare, per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e sull’illuminazione.

A distanza soltanto di mesi dalla firma del contratto, Fraport ha incassato un considerevole profitto: secondo l’Handelsblatt la nuova sussidiaria Fraport Grecia ha aumentato il suo utile operativo di 106 milioni di euro nel solo 2017, circa un ottavo degli utili totali della società parti a 808 milioni di euro. In conseguenza Fraport è stata in grado di aumentare del 45 per cento i dividendi ai propri azionisti. La società ha contemporaneamente chiesto al governo greco di versare 70 milioni di euro di risarcimenti per asserite deficienze negli aeroporti.

Oltre a Fraport, altre società tedesche hanno beneficiato delle privatizzazioni. Nel 2017 il porto di Salonicco è stato concesso in leasing a un gruppo internazionale d’investimenti sotto la guida della tedesca Invest Equity Partners GmbH. Attualmente ci sono 120 società tedesche situate in Grecia. Secondo l’ufficio statistiche greco, la Germania è stata il maggior partner commerciale della Grecia.

Il 10 agosto 2016 è stato concluso un altro progetto di privatizzazione preparato a lungo: il porto del Pireo. La società armatrice cinese Cosco, che aveva avuto in concessione gran parte del porto dei container sin dal 2009, ha acquistato il 51 per cento dei diritti di concessione dell’Autorità Portuale del Pireo (OLP). Nel giro di cinque anni la Cosco riceverà un ulteriore 16 per cento se concluderà l’investimento concordato di 350 milioni di euro. La Cosco è notoria per il suo sfruttamento dei lavoratori dei moli, con incidenti legati al lavoro e turni di quindici ore che sono la norma.

Il dicembre del 2017 ha visto la vendita della compagnia ferroviaria statale Trainose che era in rosso per 700 milioni di euro. Syriza aveva cancellato il debito prima vendere l’azienda statale per la somma ridicola di 45 milioni di euro all’italiana Ferrovie dello Stato.

Nel dicembre del 2018 è stato venduto alla conglomerata Senfluga il 66 per cento della società statale del gas naturale DESFA. Numerose altre proprietà pubbliche sono state vendute sotto l’egida di Syriza; tra le altre la proprietà dell’aeroporto Elliniko nel sud di Atene dove è programmata la costruzione di un quartiere di lusso; molte spiagge, immobili, marine e edifici storici quali il mercato Modiano di Salonicco. Quest’ultimo è stato costruito nel 1925 ed è stato pubblicizzato nel 2017 cine “degli edifici più importanti del periodo tra le due guerre e il più vasto mercato alimentare conservato nel centro storico di Salonicco” e venduto. In programma per la vendita ci sono analogamente l’aeroporto di Atene, l’autostrada interstatale Egnatia Odos e le opere idriche di Atene e Salonicco.

Il politologo Egbert Scheunemann ha sottolineato nel suo studio “Imprese statali greche in vendita forzata”, pubblicato alla fine del 2016, che quasi tutte le imprese privatizzate sinora sono state vendute sotto il prezzo di mercato e rappresentavano fonti redditizie di entrate statali ed erano monopoli naturali privi di concorrenza. Inoltre, molte delle procedure di privatizzazione sono state di natura notevolmente dubbia.

Conseguenze sociali

Il 20 agosto 2018 la Grecia è ufficialmente uscita dal cosiddetto “Programma di salvataggio” della Troika. Syriza ha festeggiato la giornata come la “fine della crisi”, anche se le imposizioni di austerità proseguiranno per decenni. La Grecia è impegnata ad avanzi primari di bilancio fino al 2060 e resta sotto la stretta supervisione dei creditori.

Le conseguenze catastrofiche delle politiche di austerità e di privatizzazioni sotto Syriza, e sotto i governi prima e dopo di essa, si estendono a tutti i settori della società. Appena un mese prima dell’asserita “fine della crisi”, gli incendi forestali catastrofici nella regione di vacanze di Mati sono stati una sconvolgente dimostrazione delle conseguenze mortali di grandi tagli alle infrastrutture pubbliche, ai vigili del fuoco e alla protezione civile. Più di cento persone sono morte tra le fiamme di Mati.

Circa al 18 per cento, la disoccupazione è tuttora a livelli record. Secondo statistiche dell’ELSTAT più del 30 per cento delle persone tra i 15 e i 24 anni e tra i 25 e i 34 era disoccupato ad aprile di quest’anno. Syriza ha vantato che il numero degli occupati è aumentato durante il suo mandato. Di fatto, tuttavia, Syriza ha creato la maggior parte di queste posizioni rendendo il mercato del lavoro più “flessibile” e ampliando condizioni di lavoro insicure.

Secondo l’Istituto di Economia greco KEPE, meno della metà delle nuove assunzioni dell’anno scorso sono state a tempo pieno (solo il 45,7 per cento). Il resto consiste in lavori a tempo parziale (41,7 per cento) e in contratti di lavori a turno (12,7 per cento). Il KEPE ha osservato che ciò amplia e consolida la tendenza del 2017. Inoltre il numero delle posizioni trasformate da tempo pieno a tempo parziale è aumentato considerevolmente.

L’Indice della Giustizia Sociale, pubblicato nel 2017 dalla Fondazione Bertelsmann, ha posto la Grecia, con un punteggio di 3,7, all’ultimo posto tra i paesi della UE. Più di un terzo della popolazione è minacciato di povertà e di difficoltà sociali.

Gli effetti del declino sociali si riflettono anche nella demografia: secondo l’ELSTAT il tasso di mortalità è aumentato di nuovo del 4,8 per cento dal 2016 al 2017, mentre il tasso di natalità dello stesso periodo è sceso del 4,7 per cento. Inoltre, dal 2010 più di 360.000 greci sono emigrati, come ha scritto il KEPE nel 2018, il principale motivo essendo la mancanza di prospettive, i bassi salari e l’elevata disoccupazione.

Mentre lavoratori delusi e furiosi hanno voltato le spalle a Syriza alle ultime elezioni, i lacchè mediatici della finanza internazionale hanno pianto sinceramente. Die Welt ha espresso l’opinione che Tsipras si era “trasformato in uno statista rispettato” e aveva “mantenuto le promesse”. La cancelliera Angela Merkel, recatasi ad Atene prima delle elezioni per sostenere il primo ministro di Syriza, “potrebbe a un certo punto provare nostalgia per l’epoca di Tsipras”, secondo Die Welt.

Il Financial Times alla fine di giugno ha scritto apertamente dei benefici offerti da Syriza all’oligarchia finanziaria. Ha, in primo luogo, migliorato le condizioni degli investitori e, secondariamente, ha tenuto in scacco l’opposizione sociale. Nelle parole del FT: “Come con l’esperienza di Gerhard Schroeder in Germania e di Tony Blair nel Regno Unito, tende a essere più facile per governi di sinistra far approvare leggi dure. Analogamente Tsipras è riuscito a far passare misure dure senza praticamente alcun disordine sociale negli ultimissimi anni. Le cose non sarebbero andate così sotto qualsiasi governo di destra”.  

 

PARTE 2

“Mostrami i tuoi amici e ti dirò chi sei”. Chiunque segua questa massima ricava rapidamente un quadro della politica di Syriza. Nei primi giorni dopo la sua elezione nel gennaio e settembre 2015, il primo ministro Alexis Tsipras ha formato una coalizione con i Greci Indipendenti (Anel), una scissione di ultradestra dalla conservatrice Nea Dimokratia (Nuova Democrazia, ND). Anel, che aveva ottenuto meno del 5 per cento dei voti in entrambe le elezioni del 2015, è ora caduto nell’irrilevanza politica.

Ma Anel aveva svolto il suo ruolo prefissato. Tsipras non aveva scelto il suo partner di coalizione nonostante, bensì per il suo nazionalismo reazionario, il suo militarismo aggressivo e la sua xenofobia. Nel loro nucleo, entrambi i partiti hanno perseguito gli stessi obiettivi, per i quali sono stati utili i collegamenti di lungo corso di Anel con l’esercito e con l’apparato della polizia.

Lo scandalo che ha circondato il politico di Anel Dimitris Kammenos nel settembre del 2015 ha puntato un riflettore sul genere di figure di estrema destra che, grazie a Syriza, a quel punto detenevano posizioni governative.  Un solo giorno dopo aver assunto la posizione di viceministro alle infrastrutture, Dimitris Kammenos ha dovuto liberare il campo a causa di pronunce antisemite, razziste e omofobe.

 

Aumento della spesa militare

Tsipras ha affidato l’influente ministero della difesa al capo di Anel, Panos Kammenos, nominando suo vice il politico di Syriza Dimitris Vitsas. Kammenos non solo ha mantenuto stretti rapporti con l’esercito, ma anche con la chiesa ortodossa e l’élite finanziaria greca. Ha trascorso vent’anni da deputato di ND ed è stato viceministro della marina mercantile tra il 2007 e il 2009, servendo gli interessi di facoltosi armatori.

Proseguendo il loro saccheggio di pensionati e lavoratori, Syriza e Anel hanno provveduto ad aumentare il già enorme bilancio dell’esercito. Secondo statistiche recenti dell’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca della Pace (SIPRI), nel 2018 la Grecia ha speso il 2,4 per cento del suo prodotto interno loro per le sue forze armate, collocandosi al secondo posto tra gli stati della NATO, direttamente sotto gli Stati Uniti.

Nel periodo del mandato di Syriza il bilancio dell’esercito è aumentato da 4,6 miliardi di dollari del 2014 a 4,9 miliardi di dollari nel 2018 (in dollari USA costanti del 2017; le spese nominali nel 2018 sono state di 5,2 miliardi di dollari, o 4,4 miliardi di euro).

Dati dell’ufficio europeo di statistica Eurostat mostrano che nel 2017 la Grecia ha speso il 5,3 per cento del suo bilancio totale per la difesa. Tra gli stati dell’Unione Europea (UE) solo Cipro ha stanziato una percentuale più elevate per il suo bilancio della difesa.

 

Cooperazione militare con Israele, USA ed Egitto

Una parte considerevole di questi fondi è finita all’ampliamento della cooperazione militare con governi tristemente noti per le loro pericolose politiche belliche in Medio Oriente e per la sanguinaria repressione della loro stessa classe lavoratrice.

Già nel luglio del 2015 la Grecia ha firmato un accordo militare con Israele sotto il primo ministro Benjamin Netanyahu, che soggioga i palestinesi e agisce da mano destra di Trump in Medio Oriente. L’accordo ha consentito a piloti israeliani di addestrarsi in Grecia e ha dato all’esercito israeliano un più vasto accesso alle strutture della NATO nell’Egeo. Nello stesso mese Israele ha tenuto un’esercitazione militare di 11 giorni in prossimità del Monte Olimpo. In cambio l’esercito greco ha preso parte a un’esercitazione in Israele comprendente addestramento al combattimento per le forze aeree di entrambi i paesi.

Nel gennaio del 2016 il governo di Syriza ha concluso un ulteriore accordo con Israele e Cipro. L’oggetto è stato una cooperazione economica più stretta riguardo a ricche fonti di gas nel Mediterraneo nonché lo sviluppo di relazioni militari e tra servizi segreti, anche nella cosiddetta “guerra al terrore”.

Tsipras, Netanyahu e Anastasiades festeggiano il loro accordo a Nicosia il 28 gennaio 2016 – Foto Christos Avraamides, CC BY-SA 4.0

In questo modo la Grecia ha proceduto a trasformarsi in un partner di Israele nel suo confronto con l’Iran. Come ha sottolineato il Washington Monthly a giugno di quest’anno: “Per Israele, il principale vantaggio del rapporto trilaterale consiste nel mondo in cui può contribuire a impedire che Teheran diffonda la sua influenza attraverso la Turchia. Israele probabilmente considera la collaborazione anche come un meccanismo extra per bloccare potenziali catene iraniane di fornitura di armamenti, merci e artiglieria in Libano e Gaza”.

La stretta relazione con il governo di Netanyahu va di pari passo con un rafforzamento della cooperazione militare con gli Stati Uniti. Solo giorni dopo l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti nel novembre del 2016, il ministro della difesa Kammenos ha dichiarato al giornale conservatore Kathimerini che oltre alla modernizzazione dei suoi caccia F-16 Viper – a un costo di circa 2,4 miliardi di dollari – la Grecia cercava di ottenere 20 caccia stealth F-35.

Entrambi i modelli di aereo sono prodotti dal fornitore di armi statunitense Lockheed Martin, che chiede circa 90 milioni di dollari per un F-35. Kammenos ha suggerito di finanziare l’acquisto con fondi dal programma di assistenza militare statunitense. Nel 2017 ha fatto il primo passo ufficiale per ordinare i caccia e ha incontrato vari rappresentanti statunitensi. Secondo il SIPRI, la Grecia importa la parte più importante dei suoi armamenti dalla Germania, seguita dagli Stati Uniti.

Nell’ottobre del 2017 Tsipras ha visitato la Casa Bianca è si è prostrato davanti all’amministrazione Trump. Ha dichiarato che la relazione della Grecia con gli Stati Uniti era “al suo meglio” dalla Seconda guerra mondiale e ha manifestato gratitudine per l’assistenza in materia di “sicurezza e difesa”. Quando un giornalista ha citato precedenti critiche di Trump da parte di Tsipras, il premier greco lo ha contraddetto e ha dichiarato: “Abbiamo valori comuni”.

Tsipras e Trump si stringono la mano il 17 ottobre 2017 a una conferenza congiunta alla Casa Bianca – Foto Casa Bianca

Tra tali “valori” c’era la politica bellica in Medio Oriente. Un importante obiettivo di entrambi i governi era l’espansione della base NATO di Souda Bay a Creta. Secondo un articolo di Le Monde Diplomatique del 22 novembre 2017, le attività della marina statunitense “sono aumentate in misura spettacolare nel 2016 e 2017”. Nella località si trova il porto strategicamente importante su acque profonde di Marathi, di cui la marina statunitense ha bisogno per ormeggiare portaerei a energia nucleare e che, secondo Le Monde, ha un “ruolo logistico centrale” e inoltre serve come “piattaforma di lancio per operazioni dell’aviazione statunitense nella regione”. La base è dunque particolarmente rilevante per il confronto con Russia e Cina.

Nel settembre del 2018 Joseph Dunford, l’ufficiale di grado più elevato delle forze armate statunitensi, ha incontrato, per consultazioni, il suo omologo Evangelos Apostolakis ad Atene. In commenti alla stampa, Dunford ha dichiarato che gli USA desiderano ampliare ulteriormente le loro attività militari nella regione, suscitando una reazione positiva dalla parte greca. Ha sottolineato l’importanza di Souda e affermato che se “si guarda alle potenziali operazioni nel Mediterraneo orientale, le opportunità qui sono parecchio significative”.

L’amministrazione di Syriza ha anche concluso un contratto di armamenti per più di 66 milioni di euro con la reazionaria monarchia dell’Arabia Saudita. La consegna, programmata nel 2017, di 300.000 granate, che con tutta probabilità sarebbero state usate nella sanguinaria guerra in Yemen, è stata congelata solo dopo la protesta di Amnesty International e poiché il governo è finito sotto attacco per incongruenze nel contratto. Nonostante ciò Tsipras ha difeso Kammenos e il contratto come “un accordo vantaggioso per lo stato greco”.

Il carattere militarista e profondamente contrario ai lavoratori del governo Syriza è stato espresso nel modo più chiaro nell’amicizia, apertamente pubblicizzata, tra Tsipras e il generale Abdel Fatah Al-Sisi, il “macellaio del Cairo”, che dal 2013 conduce una brutale dittatura militare in Egitto.

Solo mesi prima di assumere la carica, Tsipras si era recato al vertice trilaterale dei paesi mediterranei di Grecia, Egitto e Cipro, che ha luogo annualmente dal 2014 e consente una maggiore cooperazione militare, economica e di sicurezza tra queste nazioni. Nel 2017 forze navali e aeree egiziane hanno partecipato all’esercitazione militare congiunta “Medusa 5” con la marina greca. Come mostrato in questo video, Kammenos si è recato di persona ad accogliere i soldati egiziani.

Nel 2018 la Grecia ha ospitato il vertice mediterraneo su Creta. Anche le immagini che mostrano un ridente Tsipras fianco a fianco con Al-Sisi dovrebbero trasmettere un segnale chiaro alla classe lavoratrice greca: nel caso voi, come le masse egiziane, osaste sollevarvi in una rivoluzione, vi aspetta lo stesso terrore controrivoluzionario: arresti di massa, torture ed esecuzioni.

Sempre nel 2018, Syriza ha elaborato un accordo con la Macedonia per por fine ai lunghi anni di disputa sul suo nome e ha così consentito l’accesso del piccolo stato balcanico nella NATO.  Nonostante tutto il chiasso nazionalista che ciò ha suscitato, Tsipras ha innanzitutto e soprattutto prestato un servizio geopolitico ed economico alle potenze imperialiste, in tal modo guadagnandosi gli elogi del capo della NATO Jens Stoltenberg, della UE e dell’amministrazione Trump.

In politica interna l’accordo con la ribattezzata Macedonia del Nord ha determinato una rottura con Anel. Tsipras ha usato le dimissioni di Panos Kammenos per rafforzare le tendenze di ultradestra e militariste dello stato greco. Ha nominato il comandante in capo dell’esercito, Evangelos Apostolakis, ministro della difesa e così, per la prima volta dalla fine della dittatura militare, ha dato una posizione ministeriale a un ufficiale militare in servizio attivo.

(continua)

 

  
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: Parte 1 https://www.wsws.org/en/articles/2019/09/11/syri-s11.html

Parte 2 https://www.wsws.org/en/articles/2019/09/12/syri-s12.html

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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