Riscaldamento globale e austerità

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“Se il clima fosse stato una banca sarebbe stato salvato”

 

di Dean Baker  – 9 settembre  2019

Negli Stati Uniti proposte di un New Deal Verde sono andate ricevendo considerevole attenzione in mesi recenti con attivisti che hanno sollecitato sia membri del Congresso sia candidati Democratici alla presidenza a sostenere misure aggressive per combattere il riscaldamento globale. C’è chiaramente molto di più che possiamo e dobbiamo fare nell’immediato futuro per prevenire danni enormi al pianeta.

Tuttavia grandi iniziative negli Stati Uniti per combattere il riscaldamento globale quasi certamente richiederanno degli aumenti delle imposte. Probabilmente c’è un po’ di spazio nell’economia statunitense (forse vedremo un po’ più di spazio a causa dei fiaschi di Donald Trump nella sua guerra commerciale), ma una grande spinta che comporti centinaia di miliardi di dollari di spesa annua aggiuntiva (2-3 per cento del PIL) richiederà quasi certamente aumenti delle imposte. Questo non significa che non dovremmo muoverci rapidamente per compiere passi per salvare il pianeta, ma questi passi avranno un certo costo.

Per contro, la maggior parte dell’Europa è in una situazione in cui potrebbe facilmente assumere importanti impegni in direzione di un aumento della spesa in energia pulita, trasporti di massa e conservazione essenzialmente senza costi economici. Di fatto un New Deal Verde in Europa è probabile conduca a un aumento dell’occupazione e della produzione. La grande differenza è che l’Europa è molto più lontana da subire limiti alla sua economia. Ha una quantità di spazio per espandere la produzione e l’occupazione senza che l’inflazione diventi un problema.

Prima di occuparci delle specifiche dell’economia dell’Europa, è importante aggiungere un po’ di prospettiva. I paesi europei sono stati cittadini globali molto migliori in quest’area rispetto agli Stati Uniti. Le loro emissioni per persona sono grosso modo la metà di quelle degli Stati Uniti. Inoltre, molti paesi europei hanno già assunto misure aggressive per promuovere l’energia pulita e incoraggiare la difesa dell’ambiente.

L’energia solare costituisce il 7,3 per cento dell’energia elettrica italiana, il 7,9 per cento di quella tedesca e il 4,3 per cento nell’Unione Europea nel suo complesso. In confronto, gli Stati Uniti ottengono solo il 2,3 per cento della loro energia elettrica da quella solare. C’è una storia simile riguardo all’energia eolica in cui il potenziale installato dall’Europa è più del 70 per cento superiore a quello degli Stati Uniti.

Ma nella lotta per rallentare il riscaldamento globale, semplicemente far meglio degli Stati Uniti non è abbastanza. L’Unione Europea può e deve fare di più per ridurre le sue emissioni di gas serra (GHG).

L’ostacolo più immediato a misure aggressive per ridurre le emissioni di GHG in Europa è l’irrazionale spinta del continente all’austerità. I governi europei, guidati dalla Germania, sono divenuti ossessionati dal mantenere limitati i deficit e i bilanci in pareggio. Molti hanno deficit limitati o addirittura avanzi di bilancio.

La Germania esemplifica l’ossessione europea per l’austerità con un avanzo di bilancio che è prossimo al 2 per cento del PIL (420 miliardi di dollari nell’economia statunitense). In una certa misura l’austerità fiscale non è una scelta. Le regole dell’eurozona prescrivono contenuti deficit di bilancio per i paesi che utilizzano l’euro, ma anche paesi esterni all’eurozona si sono uniti al partito dell’austerità. Il Regno Unito ha un deficit di bilancio inferiore all’1,5 per cento del PIL; la Danimarca meno dello 0,5 per cento del PIL e la Svezia ha un avanzo di bilancio prossimo allo 0,5 per cento del PIL.

Ci sono certamente situazioni in cui i deficit di bilancio possono essere troppo elevati, ma al presente non si applicano ai paesi dell’Unione Europea. L’inflazione è rimasta costantemente basse ed è diminuita in mesi recenti. Il tasso d’inflazione per i paesi dell’eurozona è stato in media solo dell’un per cento negli ultimi dodici mesi.

La storia è ancor più marcata se osserviamo i tassi d’interesse.  Il problema classico di un vasto deficit di bilancio è che determina elevati tassi d’interesse che allontanano gli investimenti. Non solo i tassi d’interesse sono straordinariamente bassi in tutta Europa; in molti paesi gli investitori devono pagare i governi per prestar loro denaro.

Il tasso d’interesse sui titoli governativi decennali in Francia e del meno 0,43 per cento. In Olanda è del mento 0,57 per cento e in Germania è del meno 0,71 per cento. Questo significa che gli investitori devono pagare alla Germania lo 0,71 per cento ogni anno per prestare denaro al governo.

Questo è il contesto in cui l’interesse a bassi deficit i bilancio in questi paesi è del tutto irrazionale. I mercati finanziari stanno di fatto pregando questi governi per prestare loro più denaro, ma essi si rifiutano di accettarlo. La necessità di affrontare il riscaldamento globale rende questo rifiuto particolarmente penoso.

Il fatto che i tassi d’interesse e l’inflazione siano così bassi indica che questi governi stanno inutilmente sacrificando crescita e occupazione. Sarebbe una storia brutta abbastanza in tempi normali – le persone non dovrebbero restare senza lavoro e importanti bisogni sociali non dovrebbero restare insoddisfatti per nessun motivo – ma il quadro è molto peggiore quando consideriamo l’urgente necessità di rallentare il riscaldamento globale.

Se non fossero limitati da una fissazione non necessaria riguardo ai deficit di bilancio, questi governi potrebbero prendere misure forti per ridurre le emissioni. Ad esempio potrebbero o pagare direttamente l’installazione di energia solare ed eolica oppure offrire vaste sovvenzioni a imprese e proprietari di casa. Potrebbero sovvenzionare il passaggio ad auto elettriche e rendere i trasporti di massa economici o gratuiti incrementandone contemporaneamente molto la capacità.

Emanuel Macron ha in effetti tentato di compiere passi in questa direzione l’anno scorso, ma è inciampato nella prescrizione di austerità dell’eurozona. Poiché la Francia è già prossima al tetto del deficit di bilancio imposto dalle regole dell’eurozona, egli è stato costretto a imporre nuove tasse per compensare la spesa aggiuntiva da lui proposta per ridurre le emissioni di GHG. Poiché le tasse da lui imposte erano largamente regressive, hanno innescato una massiccia reazione (le proteste dei “gilet gialli”) che ha costretto Macron a far marcia indietro sulla maggior parte della sua agenda verde.

Se la Francia non avesse subito un limite artificiale al bilancio da parte dell’Unione Europea, Macron avrebbe potuto  semplicemente indebitarsi per finanziare l’agenda verde. Probabilmente essa avrebbe ricevuto un’accoglienza molto migliore in tale situazione. Le persone che semplicemente tirano a campare non sopporteranno tasse per scoraggiare l’uso dell’energia. E’ meno probabile che si arrabbino per sussidi per migliorare l’isolamento delle loro case o per installare pannelli solari.

L’assurda fissazione della UE sui deficit di bilancio dovrebbe ricevere più attenzione dai media. Mentre gli eventi fuori dagli Stati Uniti non fanno in generale molta notizia, non c’è stata penuria di copertura di Boris Johnson, il primo ministro del Regno Unito e dei suoi balordi sforzi di far uscire il Regno Unito dalla UE.

La Brexit, specialmente la Brexit senza accordo che Johnson pare favorire, imporrà costi economici non necessari al paese, ma il danno causato da un’austerità non necessaria in Europa è molto maggiore. Mentre Johnson è largamente dipinto come un pagliaccio affamato di potere sui media statunitensi, i tutori dell’austerità europea sono trattati con grande rispetto. Anche se questi tutori possono essere persone intelligente e dall’elevata istruzione, la loro buffoneria su questo tema fa impallidire quella di Johnson.

C’è un altro punto sull’austerità e la lotta al cambiamento climatico che merita di essere citato qui. Il mondo è rimasto sconvolto nel vedere l’Amazzonia in fiamme. Anche se ciò è più immediatamente attribuibile alle politiche di sviluppo del presidente di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, c’è in realtà un problema molto più profondo qui.

L’Amazzonia è un habitat unico che andrebbe preservato in ogni caso, ma la sua sopravvivenza è così importante nella lotta per limitare il riscaldamento globale a causa di quanto il resto del mondo è andato facendo. Paesi ricchi si sono dati una deforestazione su vasta scala delle loro terre, oltre ad aver pagato paesi in via di sviluppo per distruggere gran parte delle loro foreste naturali per forni legname e altre risorse. Inoltre abbiamo immesso grandi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre per più di un secolo.

E’ questo il contesto in cui l’Amazzonia è enormemente importante per limitare i GHG. Dare tutta la colpa al Brasile significa presentare in modo fondamentalmente fuorviante la storia del problema. Il Brasile deve agire per preservare l’Amazzonia, ma dovrebbe essere pagato dai paesi ricchi per questa scelta. Significherà rinunciare a un percorso che contribuirebbe al suo sviluppo proprio mentre i paesi ricchi sono stati in grado di trarre economicamente vantaggio causando danni irreparabili al loro ambiente.

Poiché il cambiamento climatico è realmente un problema globale, dobbiamo ottenere che siano assunte le misure più efficaci, indipendentemente dal paese. Se ci aspettiamo che le iniziative arrivino da un paese in via di sviluppo come il Brasile, i paesi ricchi dovranno pagare il conto.

E’ una questione sia di equità, sia di realismo. Non possiamo costringere il Brasile a proteggere l’Amazzonia. Nessuno invierà soldati per prevenirne la distruzione. Possiamo rendere più redditizio al Brasile proteggere l’Amazzonia piuttosto che distruggerla. E con così tanto spazio nelle economie della UE, questo sarebbe un uso grandioso delle loro risorse. Forse un giorno avremo un governo sensato negli Stati Uniti e contribuiremo con la nostra quota.

 

   
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/confronting-global-warming-and-austerity/

Originale: Center for Economic and Policy Research

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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