Perché l’estrema destra è in ascesa globalmente?  

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di Walden Bello e Gregory Wilpert – 8 settembre  2019

GREG WILPERT: Benvenuti alla The Real News Network. Sono Greg Wilpert da Baltimora.

E’ dal periodo precedente al Seconda guerra mondiale dell’inizio del ventesimo secolo che non c’erano in carica tanti governi di estrema destra come oggi. Pare quasi che a ogni nuova elezione se ne unisca ancora uno ai ranghi di governi che possono essere descritti come autoritari, anti-immigranti, xenofobi, omofobi, razzisti o persino sessisti. Governi che ricadono in questa classificazione di estrema destra includono il governo di Jair Bolsonaro in Brasile, quello di Rodrigo Duterte nelle Filippine, quello di Narendra Modi in India, quello di Tayyip Erdogan in Turchia, quello di Viktor Orban in Ungheria, quello di Benjamin Netanyahu in Israele e, ultimo ma non minore, il governo di Donald Trump negli Stati Uniti. Sono tutti saliti al potere, più o meno, negli ultimi cinque anni. Dunque perché c’è questa ascesa parecchio improvvisa dell’estrema destra? Ci sono numerosi politologi e sociologi che hanno tentato di spiegare questo fenomeno, ma esso riceve scarsa attenzione dal pubblico generale.

E’ con me per discutere l’ascesa globale dell’estrema destra Walden Bello. E’ un sociologo che ha dedicato molta attenzione a questo tema. In effetti ha recentemente pubblicato un libro sull’argomento dal titolo ‘Counterrevolution: The Global Rise of the Far Right’ [Controrivoluzione: l’ascesa globale dell’estrema destra]. E’ docente ospite di sociologia presso l’università statale di New York, Binghampton ed è oggi con noi da Bangkok, Tailandia. Grazie per essere qui oggi, Walden.

WALDEN BELLO: Oh, grazie per avermi invitato, Greg. Davvero felice di essere qui.

GREG WILPERT: Dunque, il tuo libro è per la maggior parte una serie di casi di studio in cui ciascun capitolo tratta di un paese differente. E, giusto per i nostri spettatori, i paesi sono: Italia, Indonesia, Cile, Tailandia, India, Filippine, il Nord, con cui intendi prevalentemente l’Europa, e il Brasile. E prima di esaminare questi paesi e l’ascesa al potere in ciascuno di essi, e non abbiamo tempo per entrare in dettagli riguardo a ciascuno, ma prima di scavare un po’ più a fondo sulle cause io desidero capire come tu identifichi questi governi. Cioè, tu precisi che stai guardando a regimi controrivoluzionari, che distingui da regime conservatori e reazionari. Ora, innanzitutto, io desidero giusto sapere, qual è la differenze tra questi generi: conservatore, reazionario e controrivoluzionario? E perché hai deciso di concentrarti sul controrivoluzionario?

WALDEN BELLO: Beh, fammi semplicemente dire che sto seguendo la classificazione di uno storico davvero grande, Arno Mayer. Quando lui descrive questi vari fenomeni o movimenti come reazionari, fondamentalmente si tratta di un movimento che vuole tornare al passato, a un regime del passato. Quello conservatore è un regime che fondamentalmente vuole lo status quo, non venera necessariamente il passato come fanno i reazionari. E quello controrivoluzionario è il più interessante e più pericoloso perché c’è una base di massa. Mentre i regimi reazionario e conservatore generalmente tendono ad appellarsi prevalentemente alle élite, i regimi controrivoluzionari e i movimenti controrivoluzionari sono un genere di movimenti molto infiammato e hanno in effetti una base di massa. Spesso una base multiclasse, ma in molti, molti casi l’asse o motore di una controrivoluzione è la classe media.

E così quello che ho pensato è stato… quella classificazione penso fosse molto più utile in termini di comprensione dei movimenti di destra rispetto alle solite categorie di chiamarli semplicemente dittature o regimi autoritari, o regimi populisti. C’è una quantità di studi che a questo punto definisce i regimi di destra regimi populisti e fondamentalmente non è molto, molto utile perché il populismo è più che uno stile politico, una specie di appello diretto al popolo. E populismo realmente, come termine, non ti dà realmente un senso del contenuto dei programmi di questi regimi o di questi movimenti. E dunque è per questo che ho sentito che controrivoluzione e movimenti controrivoluzionari fossero i termini migliori per cogliere l’essenza di questi movimenti.

GREG WILPERT: Ora, tu hai già citato un aspetto di questo, di come sono saliti al potere, nel senso… voglio dire, a me pare che se hanno una base di massa è direttamente associata anche al fatto che hanno luogo o salgono al potere nel contesto di una democrazia liberale rappresentativa. Ma mi chiedo, quali altri generi di elementi in comune, diresti, portano questi regimi controrivoluzionari al potere? Voglio dire, mi pare che tu abbia distinto due generi diversi. Uno è il genere delle cause politiche – cioè il fallimento della democrazia liberale – e l’altro delle cause economiche, il fallimento del neoliberismo. Dunque, puoi distinguere tra questi e quali generi di paesi rientrerebbero in queste categorie differenti?

WALDEN BELLO:  Io uso il termine controrivoluzione per, come dici, descrivere due tipi di fenomeni. Uno è la controrivoluzione che è una reazione a una sollevazione di una classe inferiore, uno sforzo della sinistra, mediante mezzi riformisti o rivoluzionari, per salire al potere. E poi c’è una reazione delle classi minacciate. E queste classi minacciate ovviamente solo le élite, le élite capitaliste, e solitamente le classi terriere, ma c’è anche un forte base della classe media che si sente minacciata dall’ascesa delle classi inferiori.

E poi c’è, come ha citato, la controrivoluzione che è una specie di reazione totalistica alla crisi della democrazia liberale. E questa è una reazione a un fallimento a livello economico, un fallimento a livello politico e un fallimento a livello ideologico. Dunque è qualcosa che si potrebbe [definire] un reazione multidimensionale alla crisi della democrazia liberale per non essere stata in grado di mantenere le proprie promesse. E così vediamo molto chiaramente questo, per esempio, nel Sud Globale nel caso dell’India con Narendra Modi e con i movimenti nazionalisti indù che egli oggi rappresenta, con la sua reazione molto, molto forte alla democrazia laica che promuoveva la diversità e che era associata al Partito del Congresso, con Gandhi e con Nehru.

E lo si può vedere nel caso delle Filippine, dove dopo trent’anni di democrazia liberale che non è stata capace di mantenere le promesse di emancipazione e uguaglianza c’è stata questa classe media che si è impennata a favore di una figura autoritaria che in molti modi contrasta ogni aspetto della democrazia liberale, che si tratti del giusto processo e che abbia a che fare con il linguaggio della democrazia liberale e delle promesse di democratizzazione e con una venerazione dell’autoritarismo e del governo di un uomo forte nel caso di una persona come Duterte.

Dunque questi sono i due tipi di fenomeni controrivoluzionari che io esamino. Uno è, come in Cile, come in Tailandia a questo punto, una reazione a una sollevazione della classe inferiore. E il secondo è una specie di reazione totalistica alla crisi della democrazia liberale.

GREG WILPERT: Possiamo aggiungere moltissimi esempi.

WALDEN BELLO: Certo.

GREG WILPERT: E io penso sia molto interessante esaminare questo. Ad esempio il caso indonesiano è anch’esso particolarmente estremo. E tu non parli solo della contemporaneità; voglio dire, il tuo libro si concentra anche su alcuni esempi del passato come in Italia e in Indonesia, dove pure ci sono state reazioni ai fallimenti, immagino, della democrazia liberale o allo sconfinamento o ai timori che la classe superiore pare avere circa la democrazia e le riforme liberali che stavano avendo luogo o minacciavano di aver luogo. Dunque penso sia un punto molto interessante.

Ora, uno degli altri tuoi punti che è interessante è che tu identifichi due tipi diversi di alleanze di classe o contesti per l’estrema destra. Cioè, un caso… e immagino corrispondano circa ai tipi di reazioni o circostanze. Mi chiedo se potresti dire un po’ di più a proposito di questo perché penso sia interessante che spesso la classe media abbia un ruolo molto importante, e questo è qualcosa cui forse gli analisti occidentali spesso non dedicano attenzione. Quanto meno quando tu parli dell’ascesa della destra globale, è spesso presentata nel contesto della classe lavoratrice responsabile di essa, ma tu realmente poni l’onere dell’ascesa della destra molto più sulla classe media.

WALDEN BELLO: Sì. Beh, fammelo dire così: la grande classe poco studiata nelle scienze politiche o nella sociologia è la classe media. Spesso la concentrazione degli studi è sulle élite, che si tratti delle élite terriere o dell’élite capitalista, e sulla classe lavoratrice perché queste sono supposte essere le due classi polari in una società capitalista. E la classe media è stata a lungo ritenuta prevalentemente reagire a queste due classi, una classe o strato che potrebbe essere indirizzato da una parte o dall’altra, a sinistra o a destra. E così in molte strategie della sinistra la classe media è stata considerata come una specie di attore passivo che, nella misura in cui avevi semplicemente un programma che ne soddisfacesse i desideri materiali, sarebbe passata alla sinistra. E questo è stato il fronte unito di una specie di politica che ha caratterizzato la sinistra in così tanti paesi fino a tempi recenti.

E tuttavia il fatto è che la classe media ha un agire proprio. E una volta che la classe media comincia ad avere questo protagonismo perché sente che la sua posizione strutturale è molto minacciata, allora diventa una forza molto potente in una coalizione controrivoluzionaria. E io penso che quello che abbiamo visto per esempio nel caso del Cile e in molti altri casi è di fatto che c’è questa base di massa che ha una dinamica propria. Sì, in Italia e in Germania ha alleanze con le élite, ma non è realmente controllata dalle élite. In realtà va avanti molto forte per conto suo. Così c’è questa dinamica di classe molto interessante, e noi in un certo modo riduciamo semplicemente la classe media a uno strumento semplice, passivo, nelle mani delle élite o nelle mani, diciamo, dei partiti della classe lavoratrice. Ma ha un agire suo proprio e io penso che la mancata comprensione del fatto che la classe media ha un agire proprio sia stata responsabile di molti degli errori politici commessi dai movimenti progressisti.

Ora, quando si considera il Nord Globale, oggi come oggi, decisamente direi che è la classe media minacciata a essere al centro di questi movimenti di destra, ora come ora. Ma quello che penso sia successo è che molti di questi movimenti di destra guidati da personalità della classe media e a volta da personalità dell’élite… una delle caratteristiche ovviamente a questo punto nel Nord è che sono state in grado di conquistare la base che era tradizionalmente la base dei partiti progressisti e delle classi lavoratrici tradizionali. E io penso che il motivo di questo sia ovviamente una molteplicità di cose. E come puoi vedere nel libro, quando mi occupo del Nord, una di esse è che i partiti della classe lavoratrice in Europa e il Partito Democratico negli Stati Uniti hanno fondamentalmente sposato programmi neoliberisti, sono stati conquistati dal neoliberismo e questo ha avuto un grande impatto sulle vite e i redditi e lo status economico della classe lavoratrice.

E l’abbiamo anche visto nel caso dell’Unione Europea, ad esempio, e del suo deficit democratico. La destra è stata anche capace di usare questo. E poi ovviamente c’è stato l’intero problema delle migrazioni. E io penso che la destra sia stata capace di usare questo problema delle migrazioni in un modo che è stato molto furbo nell’affermare fondamentalmente che: “Ehi, conserveremo lo stato sociale, ma solo per la famiglia etnica tradizionale di questo paese”. Questo è grosso modo il genere di somiglianze e di differenze tra i movimenti controrivoluzionari nel Nord Globale e nel Sud Globale.

[Interruzione pubblicitaria. Convenevoli omessi. N.d.T.]

GREG WILPERT: Dunque nel segmento precedente abbiamo parlato un po’ delle cause dell’ascesa dell’estrema destra e c’è un commento che vorrei fare, o un’osservazione che volevo fare a proposito in realtà della tua analisi che non ho avuto l’occasione di fare nel segmento precedente, che è che a me sembra, e questo è una specie di fenomeno strano, che la destra sembri crescere in entrambe le condizioni, del neoliberismo e della socialdemocrazia.

Cioè, da un lato cresce quando c’è la socialdemocrazia perché le élite sono spaventate e vogliono invertire quelle conquiste, dunque è decisamente una controrivoluzione. Poi sembra crescere anche quando c’è il neoliberismo, e ci sono ovviamente molti esempi di questo in Europa e negli Stati Uniti. Ma possiamo vederlo in altri paesi dove c’è stato un predominio del neoliberismo e in cui la destra cresce.

Sembra un po’ una situazione da “come fai, sbagli”. Cioè che tu introduca un mercato sociale, come lo chiamano in Germania, o che sia una socialdemocrazia, o che tu introduca il neoliberismo con un capitalismo molto duro, in entrambi i casi pare che si determini l’ascesa dell’estrema destra. Almeno questa sembra essere stata la tendenza in molti casi storicamente e nella società contemporanea.

Voglio esaminare questo anche se… queste sono situazione in un certo senso diverse, anche se sembrano sommarsi a volte, specialmente quando si pensa al neoliberismo. Alcuni hanno in effetti definito il neoliberismo come una forma di controrivoluzione. Cioè, è già una reazione contro le conquiste della socialdemocrazia e dello stato sociale. Ora, volevo solo vedere quale sia la tua reazione a questa idea che il neoliberismo stesso è una forma di controrivoluzione.

WALDEN BELLO: Beh, sì, direi che decisamente il neoliberismo è stato un grande sforzo delle élite di riportare indietro le conquiste della classe lavoratrice, il compromesso capitale-lavoro, lo stato sociale. Dunque, fondamentalmente, in quel senso è già una controrivoluzione, ma ciò di cui parlo qui nel libro è qualcosa che è… a causa del neoliberismo c’è la crisi del tenore di vita che in situazioni in cui avresti un partito progressista che abbia un’ottima analisi e che sia anti-neoliberista, questo potrebbe offrire il luogo della resistenza al neoliberismo.

Ma, come dico nel libro, sia in Europa sia negli Stati Uniti, i partiti socialdemocratici e il Partito Democratico negli Stati Uniti fondamentalmente siamo un in più per il neoliberismo, che parliamo di Blair o parliamo del Partito Democratico con Bill Clinton. A causa di questo, c’è stata una sensazione tra le classi lavoratrici di essere state abbandonate dai loro partiti tradizionali cui si affidavano in passato per difendere uno stato sociale, per difendere le conquiste che avevano ottenuto. La destra, e molti di loro, ancora una volta, sono solitamente attivisti della classe media con un genere di politica di estrema destra, ha visto qui un’apertura.

E’ per questo che in tutta Europa a questo punto c’è questa corsa di molti della base della classe lavoratrice a questi partiti, oggi come oggi. Non sono sicuro; alcuni affermano che la corsa o il sanguinamento dei partiti socialdemocratici è stata bloccata, ma non sono sicuro di questo oggi come oggi. Immagino che il mio punto qui sia questa controrivoluzione perché… o uno spostamento a destra, o uno spostamento a questo genere molto opportunista di programmi che fondamentalmente afferma: “lo stato sociale ci sarà, ma solo per quelli del colore giusto e della giuste stirpe etnica”. Così quello che la destra è stata in grado di fare è stato fondere questo genere di preoccupazioni sociali con un genere di programma razzista, etnico e anti-migranti.

Questo è un genere di cosa molto dinamico e minaccioso a questo punto. E’ quello che direi… una controrivoluzione molto attiva, infiammata che sta avendo luogo. Lo stesso genere di dinamica; naturalmente ci sono differenze in parecchie cose, tra cui il modo in cui la democrazia liberale e il neoliberismo hanno fallito, ma lo si vede anche in paesi come l’India e le Filippine. Così ci sono questi movimenti guidati dalla classe media e basati su essa che, del tutto inaspettatamente per molti, hanno conquistato alleanze di massa oggi come oggi, nonostante il fatto che, ad esempio, un tizio come Duterte quasi sputa contro ogni valore della democrazia liberale e ha l’81 per cento della percentuale di approvazione.

Ora, la sola altra cosa, Greg, che vorrei dire qui è che dobbiamo distinguere tra i sostenitori attivi e i sostenitori passivi in un posto che le Filippine, o l’India o altri. I sostenitori attivi vengono dalle classi medie, ma i sostenitori passivi di questi movimenti controrivoluzionari provengono solitamente dai lavoratori, dalle masse, da quel genere di cose. Sono trasportati dall’onda, ma non sono necessariamente le persone che producono le giustificazioni ideologiche per loro e creano i movimenti di massa e i partiti che promuovono questi programmi.

GREG WILPERT: Giusto. Penso che adesso stiamo entrando nell’area delle strategie che loro usano per conservare il potere, cosa che penso sia importante considerare. Una delle cose che io penso siano anche interessanti a proposito di questo è quanto questi governi spesso sposano di essere, come dici… penso che il termine che hai usato nel libro sia una solidarietà a base razziale che cerca di proteggere, come dici, lo stato sociale per il gruppo interno di quella razza o etnia che è predominante o costituisce la maggioranza del paese.

Ma mi pare anche, in realtà, e anche questo è un punto interessante che sollevi o che esamini in numerosi paesi diversi, che continuino a combinare questo con il neoliberismo. Cioè, loro stanno di fatto smantellando lo stato sociale. Lo si può vedere in particolare nel caso degli Stati Uniti di Donald Trump, in cui [il programma di assistenza sanitaria] Obamacare è in corso di smantellamento ed è in smantellamento la tassazione per la classe superiore e cose di questo genere. Dunque in realtà è fondamentalmente retorica questa protezione per il gruppo interno perché il dato di fatto è che lui sta attuando molte politiche neoliberiste.

Si potrebbe affermare questo, penso, anche in larga misura nel caso indiano per Narendra Modi e forse persino in Turchia con Erdogan. In un certo senso hanno questa natura duplice. Penso che tu lo descriva anche come una specie di genere opportunista di governo. Mi sto giusto chiedendo se potresti commentare brevemente questo.

WALDEN BELLO: Certo. Beh, il rapporto di questi movimenti controrivoluzionari con il neoliberismo è molto interessante sia al Nord sia al Sud globali perché, che si tratti di Marine Le Pen o dei partiti di destra nordici, sono stati soliti essere collegati con la destra in movimenti contro le tasse, una maggiore “libertà” di mercato, programmi neoliberisti. Ma penso che negli ultimi quindici anni, e lo si può vedere ad esempio nel programma di Marine Le Pen, si siano allontanati dal programma neoliberista classico e abbiano fondamentalmente sposato questo programma di “conserveremo lo stato sociale, ma solo per il gruppo interno, solo per quelli che sono qui da tempo immemorabile”, quel genere di cosa.

E i nemici sono i liberali e i socialdemocratici che sono quelli che stanno cercando di introdurre i migranti. Dunque, fondamentalmente stanno riconfigurando conflitti sociali in un modo molto controrivoluzionario. Questo non è il genere di coalizione guidata dalla élite, sai, la politica del “tu mi dai questo, tu mi dai quest’altro”. Questo genere di alleanze di classe molto interessante è creato con un tipo di ideologia razzista e al tempo stesso pseudo socialdemocratica. Al Nord con tutte le sue contraddizioni. Capisco quello che indichi a proposito di Trump. Da un lato lo smantellamento dell’Obamacare. Dall’altro il raccontare opportunisticamente ai lavoratori:” OK, ehi, io sono contro il Partenariato Transpacifico ed è contro di esso che siete voi, vero?”

Così io immagino sia il primo o secondo decreto presidenziale promulgato da lui. E dunque è un genere di cosa molto opportunista. Trump non è una dottrina di neoliberismo. E un genere di politico di destra molto opportunista che sta mettendo insieme qualcosa che può non avere coerenza ideologica, ma ha un mucchio di coerenza emotiva che risponde a questa base che si sente minacciata; ad esempio dai migranti. Nel Sud globale c’è una situazione in cui Duterte continua ad avere un programma neoliberista e Modi, di nuovo, ha anche lui un programma neoliberista. Entrambi sono oggi alleati con le loro élite, nonostante il fatto che il programma neoliberista non sta funzionando o non sta realizzando il genere di migliori condizioni di vita che loro avevano promesso. Ciò nonostante continuano ad avere molto sostegno. Dunque è un genere di situazione molto interessante e al tempo stesso molto pericolosa, una combinazione di neoliberismo e di grande popolarità.

GREG WILPERT: Giusto. Prima di concludere dobbiamo affrontare brevemente il tema delle strategie che possono essere utilizzate per battere i regimi controrivoluzionari. Ora, in due parole, quale diresti sia il modo migliore per affrontarli?

WALDEN BELLO:  Beh, io penso che la prima cosa sia… penso che sarà molto, molto importante realmente mantenere e sposare e promuovere valori democratici, e i valori della protezione degli esseri umani, dei diritti umani e del giusto processo, che sono minacciati dovunque. Ad esempio, Duterte ha detto fondamentalmente che il giusto processo non si applica ai criminali ed ha finito con l’uccidere più di 20.000 persone. Fondamentalmente, non è una cosa popolare oggi, ma dobbiamo davvero sostenere questi valori democratici tradizionali, il diritto alla vita e i diritti umani.

In secondo luogo io penso che non possiamo semplicemente tornare indietro promuovendo e dicendo alla gente: “Ehi, dobbiamo tornare alla democrazia”. E la gente ti dirà: “Che cosa intendi per democrazia?” ad esempio oggi in India o nelle Filippine. “Questa cosiddetta democrazia di cui hai continuato a parlarci, l’abbiamo sperimentata per decenni. Le cose vanno estremamente male per le masse delle persone. Le disuguaglianze, Greg, e tutto il resto. La tua democrazia non ha mantenuto le promesse”. Penso che quello che realmente occorra fare sia andare oltre queste democrazie liberali d’élite e proporre realmente programmi socialdemocratici. Uso il termine in senso scientifico, non in senso politico, ma oggi dobbiamo realmente porre al centro l’uguaglianza.

Non possiamo avere solo questa uguaglianza formale, ma in realtà disuguaglianza. Penso che sia negli Stati Uniti, sia in Europa e nel Sud globale l’uguaglianza debba oggi essere al centro. Ora, che noi definiamo questo programma socialista o socialdemocratico o democrazia popolare, per me non è importante. La cosa importante è che dobbiamo distinguere questo dal genere di democrazia capitalista liberale che ha conflitti di classe celati e non ha realmente mantenuto le promesse. La terza cosa è che dobbiamo realmente trovare un modo per contrastare l’attrattiva di massa di questi demagoghi che stanno oggi comparendo. Uno dei problemi con i movimenti progressisti è spesso che sono così razionalisti, se capisci quello che intendo. Fondamentalmente l’attrattiva è in molto larga misura basata sugli interessi. L’attrattiva è a volte molto economicista in termini di tale attrattiva per gruppi diversi. E non sono stati in grado di conquistare emotivamente la gente.

Ora, io penso che possiamo conquistare la gente emotivamente in modo buono e non in un modo fascista, ma dobbiamo darci molto, molto da fare su quel tema. Poi l’altra cosa che io penso dobbiamo davvero considerare è l’importanza oggi del movimento delle donne perché tutte queste persone – che si tratti di Trump o di Duterte – sono misogine. Stanno sposando la misoginia nel loro comportamento e nei loro programmi e il movimento delle donne in tutto il mondo è in ascesa e oggi è parecchio irremovibile. Penso abbia un ruolo molto grande da svolgere in termini di opposizione a queste mosse verso la controrivoluzione e il fascismo, che sono oggi molto misogini.

Queste sono solo alcune delle cose che ho pensato in termini del modo in cui possiamo avere un aggancio a questi movimenti e poi affrontarli. Una cosa importante che vorrei semplicemente dire, Greg, è che dobbiamo rinunciare… non possiamo cadere in teorie cospirazioniste che queste persone sono manipolate da élite o da gente astuta. Sai, c’è una base di massa per questi movimenti di destra e io penso che dobbiamo realmente accettare questo e poi vedere come possiamo andare in competizione con loro in termini di conquista delle alleanze delle persone.

GREG WILPERT: Sì, penso che il tuo punto sia centrato benissimo e molto importante. Specialmente per la sinistra penso sia cruciale capire l’ascesa della destra al fine di comprendere in che cosa abbiamo sbagliato, per così dire. Come ho detto, pare che l’ascesa della destra sia collegata sia al neoliberismo sia alla socialdemocrazia. In altri termini, se vogliamo evitare l’ascesa della destra in futuro, ciò significa dover superare sia il neoliberismo sia la socialdemocrazia.

[Convenevoli di chiusura omessi]

   
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-is-the-far-right-rising-globally/

Originale: The Real News

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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