Motivi di ottimismo

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Noam Chomsky – Foto Uli Deck / AP

 

di Noam Chomsky e John Nichols – 7 settembre  2019

John Nichols: Quando avevi dieci anni hai scritto un breve saggio sulle tue preoccupazioni a proposito dell’ascesa del fascismo. Scrivevi dopo la caduta di Barcellona ad opera delle forze fasciste di Francisco Frank nei giorni finali della Guerra Civile spagnola. Gli statunitensi che avevano combattuto in quella guerra, come membri della Brigata Abramo Lincoln, erano denigrati come “antifascisti prematuri”, poiché avevano osato prendere le armi contro gli alleati di Hitler e Mussolini prima che gli Stati Uniti entrassero nella Seconda guerra mondiale l’8 dicembre 1941. A dieci anni ti eri allineato con gli antifascisti. Ricordi l’articolo?

Noam Chomsky: L’articolo era per il giornale della quarta elementare. Ero il redattore e il solo lettore, per quanto ricordo, a parte forse mia madre. Fortunatamente lei non conservò nulla. Sono sicuro che sarebbe parecchio imbarazzante. L’unica cosa che ricordo è la prima frase, che descriveva ciò che pensavo all’epoca. La prima frase era: cade l’Austria, cade la Cecoslovacchia, cade Toledo e ora cade Barcellona.

Scrivevo dopo la caduta di Barcellona, febbraio 1939. E all’epoca sembrava che la diffusione del fascismo fosse inesorabile. Nulla l’avrebbe fermata. L’articolo trattava di ciò che stava succedendo nel mondo, il che era spaventoso. Ero abbastanza grande da ascoltare i discorsi di Hitler alle adunate di Norimberga; non capivo le parole ma era abbastanza facile cogliere il tono. Si poteva capire che cosa stesse succedendo mentre quella piaga si diffondeva in tutta Europa e pareva non aver fine.

Quando Barcellona cadde ciò non fu soltanto la fine dello stato liberaldemocratico spagnolo; per me, cosa più importante, fu la fine della rivoluzione sociale. [La Guerra Civile spagnola] non fu semplicemente soltanto una guerra tra fascismo e liberaldemocrazia; in una larga parte della Spagna era in corso una sorprendente rivoluzione sociale ed era schiacciata da… dagli sforzi congiunti di comunisti, fascisti e delle liberaldemocrazie. Non andavano granché d’accordo, ma concordavano che la rivoluzione sociale dovesse essere repressa. Barcellona era solo l’ultimo simbolo a quel punto. La gente fuggiva in Francia, se riusciva ad andarsene.

JN: Ti era chiaro che stava arrivando una guerra più grande?

NC: Beh questo, come dico, sembrava inarrestabile. Si sarebbe diffuso in tutta Europa, in tutto il mondo. Ho appreso molto dopo che i pianificatori statunitensi, in quello stesso periodo, si stavano già incontrando – il Dipartimento di Stato, il Comitato per le Relazioni con l’Estero – e avevano gruppi di studio che lavoravano a come sarebbe stata la guerra e come sarebbe stato il mondo postbellico.

E in quel periodo, 1939, stavano già prevedendo che la guerra sarebbe terminata con una divisione tra due mondi, un mondo dominato dagli Stati Uniti e un mondo dominato dai tedeschi. Quello era il quadro. Dunque la mia percezione infantile non era del tutto irrealistica.

JN: La tua percezione era informata dalla tua stessa esperienza di essere cresciuto a Filadelfia?

NC: Era collegata a esperienze locali. Capitò che noi fossimo la sola famiglia ebrea in un quartiere prevalentemente tedesco e irlandese. E gli irlandesi odiavano i britannici e i tedeschi amavano i tedeschi… e posso ricordare feste a base di birra quando cadde Parigi. I ragazzi in strada frequentavano la locale scuola gesuita e odio pensare che cosa fosse loro insegnato là, ma ne uscivano antisemiti farneticanti. Ci voleva un paio d’ore prima che si calmassero e si potesse giocare a pallone nelle strade e quel genere di cose.

Dunque era una somma di esperienze personali che, incidentalmente, non ho mai menzionato ai miei genitori. Non ne hanno avuto idea fino al giorno della loro morte; è solo che in quei giorni semplicemente non si parlava ai genitori di cose simili. E’ una questione personale. Ma fu una somma di queste cose che condusse a questo [articolo].

JN: Con l’esperienza di ottant’anni di commenti sul fascismo qual è la tua sensazione circa dove ci troviamo oggi? C’è una grande quantità di dibattiti sul fascismo e sulle minacce fasciste. Scaffali di libri sono scritti sull’argomento. Cosa dovremmo pensare di ciò che sta succedendo oggi?

NC: Beh, io sono un po’ riluttante a usare il termine ‘fascismo’. E’ usato con una certa libertà, oggi. Si usa per riferirsi a qualsiasi cosa odiosa. Ma il fascismo significava davvero qualcosa negli anni Trenta. Infatti val la pena di ricordare che persino l’opinione liberale aveva una specie di moderato apprezzamento per il fascismo. Così, per esempio, Roosevelt descrisse Mussolini, il Fascista originale, come ‘quell’ammirevole gentiluomo italiano’.

I fascisti erano riusciti a schiacciare il movimento sindacale e la sinistra socialdemocratica e comunista e ciò era qualcosa cui l’opinione occidentale era parecchio favorevole. Le imprese occidentali e il Dipartimento di Stato nel 1937 descrivevano Hitler come un moderato e George Kennan, il nostro console a Berlino all’epoca e in seguito uno degli uomini di stato più rispettati del periodo successivo, stava scrivendo da Berlino che non dovevamo essere troppo duri con questi tizi. Ci sono delle cose sbagliate in loro, ma stanno facendo delle cose che sono parecchio buone, dunque probabilmente possiamo andare d’accordo con loro.

Il fascismo era interpretato come qualcosa di diverso allora. Non era nulla di orribile, aveva una politica sociale ed economica particolare. Doveva essere uno stato forte che avrebbe coordinato tutti i settori della società. Avrebbe dominato; le imprese avrebbero prosperato ma sotto il controllo di uno stato forte. Il sindacato sarebbe stato consentito come sussidiario di questo sistema complessivo. Non è ciò cui ci riferiamo come a fascismo oggi.

JN: Qual è la tua sensazione del modo in cui ci si riferisce al fascismo oggi?

NC: Oggi quello che è chiamato fascismo è tutto ciò che è marcio.

JN: E’ una definizione generica.

NC: Una definizione generica.

JN: C’è qualche luogo, quando ti guardi in giro nel mondo oggi, e so che lo fai, dove vedi minacce che emergono in termini forti?

NC: Beh, penso che il Brasile forse sia il caso più estremo ora. Il Brasile è nelle mani del nuovo presidente [Jair Messias Bolsonaro]. Bolsonaro ha preso il potere. Il Brasile, come sai, ha avuto una dittatura militare orrenda: torture, omicidi. Bolsonaro elogia la dittatura militare. Nella misura in cui la critica è per dire che la dittatura militare in Brasile non ha ucciso abbastanza gente. Avrebbero dovuto fare come gli argentini, che ebbero il peggiore di questo tipo di stati neonazisti di sicurezza nazionale. Uccisero 30.000 persone.

C’è stato un colpo di stato in corso, un colpo di stato di destra in corso in Brasile per molti anni. La prima fase di esso è stata una incriminazione totalmente fraudolenta della presidente, Dilma Rousseff [a lungo leader del Partido dos Trabalhadores, o Partito dei Lavoratori]. Quando Bolsonaro ha votato per la messa in stato d’accusa ha dedicato il suo voto al capo torturatore del regime militare, che era stato personalmente responsabile della tortura della Rousseff. Questo è il genere di persona che sta là.

Le politiche di Bolsonaro consistono essenzialmente nello spazzare via la popolazione indigena, nello svendere il paese. Il suo ministro dell’economia, Paulo Guedes, è il genere di ultraliberista dell’Università di Chicago che ha lavorato in Cile sotto il regime di Pinochet. E il suo obiettivo, nelle sue parole, è: privatizzare ogni cosa, svendere l’intero paese a investitori stranieri. Vuole aprire l’Amazzonia allo sfruttamento minerario e agroindustriale, il che è una specie di campana a morto per il mondo, poiché l’Amazzonia è uno dei principali polmoni del pianeta.

JN: Parla di come Bolsonaro è salito al potere.

NC: Il modo in cui è stato eletto è parecchio degno di nota. Dovremmo prestarvi attenzione. Vedremo altro di simile nelle nostre prossime elezioni. E’ una specie di esperimento. La prima cosa che hanno fatto è stata attaccare la persona che stava per vincere le elezioni. A giudicare dai sondaggi era Lula da Silva, l’ex presidente che aveva governato in un periodo definito dalla Banca Mondiale come il Decennio d’Oro del Brasile, con una considerevole riduzione della povertà, l’apertura di opportunità di istruzione per minoranze e altre persone, politiche molto efficaci. Anche un mucchio di errori, ma di fatto egli era probabilmente la figura politica più rispettata del mondo. Stava anche sostenendo il ruolo del Sud Globale e di suoi sforzi per sottrarsi all’eredità del colonialismo, che era ancora molto pesante.

Così quello che hanno fatto con Lula da Silva, che era in testa ai sondaggi, [è stato metterlo] in carcere per venticinque anni, in isolamento. Con il divieto di leggere qualsiasi cosa e di fare una dichiarazione. Mia moglie, Valeri, e io gli abbiamo fatto visita in carcere. Venticinque anni di isolamento, è essenzialmente una condanna a morte. Ma, in modo cruciale, non gli era permesso di fare una dichiarazione, diversamente dai condannati nel braccio della morte cui è permesso di parlare. Il suo nipote favorito era appena morto e dopo un mucchio di negoziati gli hanno permesso di uscire per presenziare per un’ora al funerale, ma senza dire nulla. Se sopravvivrà sarà sorprendente. Facilmente è il più importante detenuto politico al mondo.

JN: Hai appena osservato che c’è stata pochissima attenzione alla situazione di Lula nella maggior parte dei media statunitensi. O, in realtà, di Bolsonaro. Questo fa parte di una problema più vasto con i media statunitensi che non coprono il mondo. Ma tu sei particolarmente preoccupato per la trascuratezza di quanto sta avvenendo in Brasile.

NC: Questo tizio è quanto di più prossimo al fascismo – non nel senso tecnico, ma nel senso di duro, maligno, profondamente autoritario e brutale – io riesca a vedere.

JN: Come è salito al potere è non solo inquietante in sé e di per sé. E’ un’indicazione di come la politica sta cambiando in tutto il mondo.

NC: Il modo in cui è stata vinta l’elezione – ed è questo che avevo in mente quando ho detto che dovremmo rifletterci – è mediante un’incredibile campagna sui media sociali, che sono la sola cosa che la maggior parte dei brasiliani ha come fonte di cosiddetta ‘informazione’. WhatsApp, sai? Sono stati semplicemente inondanti con le più incredibili menzogne, distorsioni, invenzioni a proposito di presunte cose odiose che il PT [Partito dei Lavoratori] stava per fare… Sospetto che nelle nostre prossime elezioni, diciamo se Bernie Sanders correrà [contro Trump alle elezioni di novembre] è quello che vedremo. Questo è il genere di accuse cui non si può rispondere. Sai, è semplicemente un rozza, sporca denigrazione. Sta già cominciando, sai , con le accuse di socialismo.

Ho notato che nel Discorso sullo Stato dell’Unione del presidente Trump c’è stato un soliloquio piuttosto lungo sul socialismo e chiaramente quella è stata una grossa pietra di paragone per molte delle critiche di persone del Partito Democratico. C’è un pugno di socialdemocratici emersi nel Partito Democratico: Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib, e altri. E dunque là fuori c’è una realtà che abbiamo per la prima volta da moltissimo tempo, un aumento della presenza socialdemocratica nel nostro discorso.

JN: Potresti parlare di come il presidente e alcuni dei suoi alleati politici potrebbero approfittare del termine?

NC: Beh, dovremmo tener presente che gli Stati Uniti sono un paese molto isolato, culturalmente e intellettualmente. Voglio dire, nel resto del mondo socialista è un temine normale. Comunista è un termine normale. Le persone possono essere comuniste, il Partito Comunista può partecipare a elezioni. Essere socialisti è semplicemente essere un genere di persona moderna. Qui negli Stati Uniti ‘socialismo’ è un termine osceno, dunque definire qualcuno socialista è dire che deve essere un mostro assoluto, come un nazista, forse come Stalin. Ma questo è unico degli Stati Uniti.

Prendi Bernie Sanders. Le sue posizioni non avrebbero sorpreso [l’ex presidente Dwight] Eisenhower. Torna indietro e leggi le dichiarazioni di Eisenhower, quando suggeriva che chiunque contestasse il New Deal semplicemente non apparteneva al nostro sistema politico. O che chiunque pensasse che ai lavoratori andasse negata l’opportunità di formare liberamente sindacati – e dovessero tornare a essere le accalcate patetiche masse del passato – semplicemente non faceva parte del mondo civilizzato.

JN: Infatti Eisenhower tenne il discorso della ‘Croce di ferro’ nel 1953, in cui disse che ogni aereo che costruivamo poteva essere denaro che poteva andare a una scuola. Ciò suona incredibilmente simile a Bernie Sanders.

NC: Il paese si è spostato molto rapidamente a destra durante il periodo neoliberista, dagli anni di Reagan, gli anni di Carter-Reagan. Così quando compaiono queste persone che si definiscono ‘socialisti democratici’ stanno essenzialmente risalendo a una tradizione che parecchio simile al New Deal. E’ molto sana, penso, ma davvero non ha nulla a che fare con il socialismo o con qualcosa di simile nel senso tradizionale del termine. Ricorda che cosa significasse un tempo il socialismo. Socialismo significava, proprio al minimo, controllo sulla produzione da parte della manodopera, controllo sulle istituzioni da parte dei partecipanti, controllo democratico sull’intero sistema sociale ed economico.

[La maggior parte degli eminenti socialisti democratici nella politica statunitense contemporanea] non chiede questo. Chiede quelle che in Europa sarebbero definite misure socialdemocratiche, il che per gli Stati Uniti è molto importante. Dunque penso sia un’ottima cosa. Ma sarà infangata da tirate di denigrazione e demonizzazione e denuncia. Si può essere parecchio sicuri di questo. E quello che è successo in Brasile, penso, merita di essere osservato come una specie di modello sperimentale di ciò che potrebbe arrivare.

JN: Se per caso Bernie Sanders fosse candidato a presidente degli Stati Uniti, qual è la tua sensazione riguardo a come si svolgerebbe quella campagna? A rischio di fare di Noam Chomsky un guru, che cosa pensi succederebbe?

NC: Penso che sarà sottoposto – e questo vale se si candida lui o chiunque altro come lui – a una campagna molto maligna, volgare sui media sociali, nei notiziari via cavo, alla radio. Ricorda che tutti questi strumenti sono stati monopolizzati dalla destra estrema. Non so se ascolti i talk show radiofonici. Io lo faccio di tanto in tanto. E’ davvero sconvolgente. Voglio dire, fa sembrare liberale Fox News, sai? E questo raggiunge un mucchio di persone. Rush Limbaugh raggiunge venti o trenta milioni di persone, raccontando loro, ad esempio, che ci sono – qual è la sua fase famosa? – quattro pilastri d’inganno, che esistono in base all’inganno: governo, media, accademia e scienza. Lui dice alla gente: non credete a una parola di quelle che vengono da lì. Cose come queste raggiungono una gran parte della popolazione.

JN: Tu ci hai sempre ricordato che le élite dedicano grande energia a coartare e restringere il discorso politico.

NC: L’attivismo sociale è considerato dalla classe politica e dalle classi economiche una specie di cancro. Se diventa troppo maligno, pensano, dobbiamo bloccarlo con la forza. Ma, in termini di costi, è molto più efficace, nel caso di un cancro, prevenirlo. E [ci sono] tutti questi mezzi per prevenire l’ascesa di movimenti sociali organizzati che contrasteranno gli sviluppi che stanno avendo luogo.

Dirottare l’attenzione della gente in altre direzione è un altro modo in cui lo si fa. Così, sai, ci sono [messaggi da Trump e dai suoi alleati] circa le orde di stupratori, assassini, terroristi che stanno giusto per dilagare oltre confine e invaderci e distruggerci. Bene, così loro vogliono che prestiamo attenzione a questo e non al fatto che i nostri salari reali non aumentano da trent’anni, che stiamo perdendo sussidi, che il sistema politico sta crollando, che ogni azione intrapresa dall’amministrazione è un attacco alla forza lavoro e ai poveri. Il messaggio è: “Non guardate a questo. Guardate a questi tizi che arrivano attraverso il confine. Preoccupatevi dei vostri o di qualcos’altro”.

Ci sono mezzi molto estesi per distrarre la gente. Sono sviluppati da molti anni. Sono una grossa parte dell’industria pubblicitaria – una delle maggiori industrie del paese – e sono applicati ora per impedire che persone come te, specialmente giovani, si facciano l’”idea sbagliata”, si organizzino, diventino attivi, e facciano il genere di cose che Ocasio-Cortez sta facendo. Cercano di fermarlo, stroncarlo sul nascere, non permettere che cominci.

JN: Non sembrano essere molto in gamba in questo, anche perché Ocasio-Cortez, se non mi sbaglio, ha più di 3,3 milioni di seguaci su Twitter. E lei e altre giovani donne che sono state elette al Congresso stanno diventando star della politica. C’è un fenomeno qui. I sondaggi mostrano che le persone sotto i trenta hanno opinioni positive riguardo al socialismo democratico, almeno rispetto al capitalismo come è attualmente praticato. Bernie Sanders ha avuto ottimi risultati nel 2016 e pare che ne avrà di ottimi con l’approssimarsi del 2020. Dunque non ci sono evidenze che i progressisti stanno sfondando? Che sta avendo luogo una svolta?

NC: Beh, io direi il contrario. E’ a causa degli effetti dell’era neoliberista che si ha questa reazione. C’è una reazione mondiale ed è in due direzioni. A volte è il genere di cosa che tu descrivi. A volte è neofascista.

C’è una domanda reale oggi riguardo in che modo andranno le cose. In Europa e negli Stati Uniti, e in altri luoghi, c’è un enorme aumento di rabbia, rancore, risentimento riguardo a qualcosa. E la domanda è: quale sarà quel qualcosa?

Dal punto di vista delle élite politiche nel mondo economico, loro vogliono che quel qualcosa siano “stupratori in arrivo attraverso il confine”. Dal punto di vista di Ocasio-Cortez, o Bernie Sanders, vogliono che siano le politiche economiche e sociali che sono state istituite e che stanno emarginando le persone, gettandole da parte, minando il sistema politico.

Così anche quella è una lotta negli Stati Uniti e in tutta Europa. Ma la rabbia e il rancore ci sono e i diversi [protagonisti politici] vogliono che siano concentrate in modi diversi. Alcuni vogliono dirottare l’attenzione dalle cause, in modo da poterti controllare meglio. Altri vogliono che tu presti attenzione alle cause, in modo da poter fare qualcosa al riguardo. Questa è una grande lotta che si va costruendo in gran parte del mondo. Voglio dire, il sistema capitalista ha assunto una specie di forma selvaggia negli ultimi trenta o quarant’anni. Le persone ne soffrono e sono arrabbiate, e stanno reagendo.

La domanda è: come reagiranno? Sotto questo aspetto è un po’ come negli anni Trenta. Avrebbero potuto essere prese altre direzioni. Così, per esempio, negli anni Venti e Trenta, c’erano movimenti sindacali e socialdemocratici, movimenti comunisti e altri di sinistra molto vivaci e attivisti. C’erano anche movimenti fascisti in ascesa. E c’era la domanda: chi vincerà? Purtroppo sappiamo come sono andate le cose. Non penso siano altrettanto drammatiche oggi, ma la situazione è strutturalmente simile.

JN: Il grande parlamentare britannico Tony Benn ha detto che negli anni Trenta, quando era giovane e guardava il mondo, c’erano paesi che avrebbero potuto andare nell’uno o nell’altra via. Benn ha detto che una delle grandi cose accadute fu che gli Stati Uniti ebbero un Roosevelt, mentre in alcuni altri paesi salirono al potere figure molto più pericolose e distruttive.

Oggi ci troviamo in un’era differenza, ma certamente in tempi molto turbolenti. Da trent’anni c’è la globalizzazione, che sta cambiando  ogni cosa riguardo a come ci relazioniamo con il mondo; siamo da vent’anni in una rivoluzione digitale che sta cambiando ogni cosa riguardo a come comunichiamo; siamo da otto a dieci anni in una rivoluzione dell’automazione che sta cominciando a cambiare ogni cosa riguardo a come lavoriamo. La gente è chiaramente scossa da tutto questo. La mia sensazione è che il Partito Democratico negli Stati Uniti abbia mancato di fornire molte risposte su come far fronte a questi cambiamenti. E’ una valutazione corretta?

NC:  Beh, dobbiamo ricordare che i due partiti si sono ricostruiti su linee molto diverse nei primi anni Settanta. All’epoca ci fu una specie di grande svolta nell’intero sistema socioeconomico. Passammo da un periodo di liberalismo integrato, capitalismo reggimentato, in cui le misure del New Deal stavano ancora essenzialmente governando la politica. Ora quello fu un periodo di enorme crescita. E’ il periodo di crescita più elevata della storia statunitense, gli anni Cinquanta e Sessanta. E’ chiamato a volte “l’Era d’oro del capitalismo”. Era una crescita ugualitaria, il quintile più basso cosi come il quintile più elevato. Ci furono conquiste nel campo dei diritti civili e di altri aspetti dei diritti umani.

Ciò in un certo modo si bloccò nei primi anni Settanta. E c’è una regressione, quello che è chiamato il periodo neoliberista, che si mosse in direzioni molto diverse e i partiti cambiarono. Il Partito Democratico aveva conservato una specie di scomoda coalizione tra Democratici razzisti del sud e lavoratori e liberali del nord. Ciò finì a pezzi all’epoca del Movimento per i Diritti Civili.

La strategia successiva [promossa dal presidente Richard Nixon e dai suoi assistenti] fu di cercare di raccogliere gli elementi razzisti del sud e portarli nel Partito Repubblicano. Contemporaneamente i Democratici ebbero una svolta. Erano stati un partito basato almeno in parte sulla classe lavoratrice e che conservata un certo impegno ai valori e interessi della classe lavoratrice. Negli anni Settanta ciò cambiò. I Democratici semplicemente abbandonarono la classe lavoratrice; essenzialmente la consegnarono al loro nemico di classe. Essenzialmente è questo ciò che accadde. L’ultimo sussulto del Partito Democratico, del suo genere di liberalismo moderato, fu la Legge Humphrey-Hawkins sulla Piena Occupazione, che fu approvata dal Congresso nel 1978 ma che Carter di fatto annacquò. Dopo di ciò non c’è neppure un gesto alla classe lavoratrice. Dunque è essenzialmente abbandonata.

JN: Abbandonata dai Democratici, mentre i Repubblicani hanno cercato di attirare almeno alcuni dei voti.

NC: I Repubblicani sono stati in grado di raccoglierli e principalmente mediante questa tecnica di diversione. E sta ancora funzionando. Ma non ha funzionato sempre. E’ interessante quando è arrivato Obama; ha effettivamente ottenuto voti della classe lavoratrice. Molti della classe lavoratrice che hanno votato per Trump avevano in effetti votato per Obama. Credevano nei discorsi di speranza e cambiamento. Ma hanno scoperto molto rapidamente che non ci sarà cambiamento e che non c’è speranza.

Ricorda il salvataggio dopo il crollo del 2008. La legislazione del Congresso per il salvataggio aveva due parti. Una era salvare i criminali che l’avevano creato, le istituzioni finanziarie. E l’altra era aiutare le vittime, le persone che avevano perso le loro case; le loro case erano state pignorate con la ricchezza che scompariva e via dicendo. Beh, si sarebbe potuto indovinare quale parte sarebbe stata attuata. Infatti l’ispettore generale del Dipartimento del Tesoro, Neil Barofsky, fu così indignato da ciò che scrisse un libro interessante al riguardo [Bailout: An Inside Account of How Washington Abandoned Main Street While Rescuing Wall Street (Salvataggio: un resoconto dall’interno di come Washington abbia abbandonato la gente comune e salvato Wall Street)]. Ma i lavoratori hanno potuto vedere quello che stava accadendo. La loro reazione è stata: “Siamo gettati ai lupi. A loro non importa di noi. Sono solo parole”. Così la prossima cosa che fai è votare per il tuo nemico di classe, Trump, che sta facendo tutto quello che può per infinocchiarli, ma riesce a conservare una specie di base, sai, tirando fuori gli “stupratori” e gli “assassini” o qualsiasi altra cosa verrà dopo.

Ma questa è una situazione molto precaria. E persone come Bernie Sanders, Ocasio-Cortez e altri stanno cercando di riportare il Partito Democratico, di fatto, a quello che circa era un tempo, ma senza la palla al piede dei Democratici del sud, che furono un grave problema per Roosevelt e per il New Deal e fino al Movimento per i Diritti Civili.

JN: Tu consideri questo come un momento di crisi politica.

NC: Di fatto stiamo per affrontare una crisi costituzionale. Se osservi ciò che sta succedendo ora. Osserva semplicemente i numeri. Oggi stati con circa il 25 per cento della popolazione controllano il Senato, la più importante delle istituzioni… [il Senato è dominato da membri che rappresentano] principalmente un settore rurale, tradizionalista, più anziano, spesso suprematista bianco, molto religioso che si sta riducendo demograficamente. Ma conserveranno il loro potere. Ora è quasi certo che questo determinerà una crisi costituzionale. E nota che non può essere cambiato mediante mezzi costituzionali. Non può essere cambiato con emendamenti perché loro hanno abbastanza potere per bloccare qualsiasi emendamento.

JN: Hanno il potere di bloccare emendamenti di democratizzazione. Ma ti preoccupano emendamenti favoriti dalle élite.

NC: Si dovrebbero controllare molto attentamente gli emendamenti. La più maligna delle lobby economiche, e secondo me la più forte di esse, ALEC, l’American Legislative Exchange Council, sta [operando] per ottenere che i parlamenti statali concordino un emendamento costituzionale che stabilirà un limite di pareggio di bilancio al governo federale. Che cosa significa un limite di pareggio di bilancio? Significa che si pone fine a tutti i programmi di stato sociale. Si pone fine a qualsiasi cosa che sia di beneficio alla gente comune. Naturalmente si mantiene il bilancio del Pentagono su nella stratosfera, e indubbiamente si mantengono grossi sussidi all’agroindustria, al settore energetico, e alla istituzioni finanziarie. Ma dimenticati la previdenza sociale o [il programma di assistenza sanitaria] Medicare o l’istruzione. Ora è questo che è un bilancio in pareggio. Lo si può costatare operante in stati che hanno bilanci in pareggio.

E’ in corso una reale, grande guerra di classe, appena sotto la superficie. Se ne vedono spizzichi e bocconi, ma determinerà, ritengo, una grande crisi nel prossimo futuro.

JN: Tuttavia gran parte di questo non è seguita, o seguita marginalmente, dai nostri media. Tu consumi parecchi media e hai idee su come spigolare informazioni da fonti inattese.

NC: Puoi leggere gli articoli della stampa finanziaria che affermano che grandi banche, JPMorgan Chase, le maggiori banche, stanno aumentando i loro investimenti nei combustibili fossili. Ora, questo è molto interessante. Quando leggi queste cose cominci… puoi cominciare a riflettere. Immagina di metterti nei panni di Jamie Dimon, direttore generale della JPMorgan Chase. Lui sa tutto quello che sappiamo noi a proposito del riscaldamento globale e dei suoi effetti imminenti estremamente pericolosi. Ma sta ancora investendo denaro non solo nell’estrazione di combustibili fossili, ma nei più pericolosi dei combustibili fossili, le sabbie bituminose canadesi.

Dunque, che cosa gli passa per la testa? Beh, se ci pensi, non è molto complicato. Lui ha due scelte. Una scelta è fare esattamente quello che sta facendo, cercare di aumentare i profitti di JPMorgan. L’altra scelta che ha è dimettersi ed essere sostituito da qualcun altro che farà esattamente la stessa cosa. Questo è un grave problema istituzionale.

Non ha senso limitarsi a parlare di questi tizi malvagi che fanno questo e quello. Nella struttura istituzionale loro non hanno scelte, il che ci dice a che cosa dovremmo guardare: alla struttura istituzionale. E’ una di quelle cose da cui non vuoi essere dirottato. Così, se leggi il New York Times, apprendi molto. Leggi la stampa finanziaria, il Wall Street Journal.

JN: A novant’anni pare che tu continui a leggere ogni cosa, a digerirla, a cercare di influenzare ogni dibattito. Stiamo parlando circa cinquant’anni dopo la pubblicazione del tuo saggio sul ruolo di un intellettuale nella società. E’ stato ripubblicato dalla New Press come “E’ responsabilità degli intellettuali dire la verità e denunciare le menzogne”.

In quel saggio hai scritto: “Riguardo alle responsabilità degli intellettuali ci sono altre domande, ugualmente inquietanti. Gli intellettuali sono in condizioni di denunciare le menzogne dei governi, di analizzare azioni inga se alle loro  causa e motivi e spesso intenzioni celate. Nel mondo occidentale, almeno, hanno il potere che deriva dalla libertà politica, dall’accesso a informazioni e dalla libertà di espressione. A una minoranza privilegiata la democrazia occidentale offre il tempo libero, le risorse e l’addestramento per cercare la verità che sta celata dietro il velo di distorsioni e rappresentazioni fuorvianti, ideologie e interessi di classe, attraverso i quali ci sono presentati gli eventi della storia attuale. Le responsabilità degli intellettuali sono allora molto più profonde di quella che è stata suggerita, e che loro chiamano, come la responsabilità di persone cui sono concessi i privilegi unici di cui godono gli intellettuali”.

Mi colpisce che in tutta la tua vita hai cercato molto intensamente di essere all’altezza di quel dovere. E penso debba esserci un elemento di ottimismo in questo.

  1. Beh, sei vuoi essere ottimista ripensa semplicemente al periodo i cui era stato scritto. Capita fosse il 1966. Era un discorso, tra tutte, per la Fondazione Hillel della Harvard University. Fu pubblicato sulla loro rivista e raccolto dalla New York Review of Books.

Com’era questo posto nel 1966? Pensa semplicemente a che cos’era. Innanzitutto era in corso una delle peggiori guerre della storia. A quel punto gli Stati Uniti avevano praticamente spazzato via il Vietnam del Sud. Il principale storico del Vietnam, Bernard Fall, molto rispettato dal governo e da chiunque altro, scrisse all’epoca di non sapere se fosse uno studioso del Vietnam. Non sapeva se il Vietnam sarebbe sopravvissuto come entità storica e culturale sotto l’assalto del peggiore, più malvagio attacco che fosse mai stato lanciato contro un’area di quelle dimensioni.

Non c’era quasi nessuna protesta negli Stati Uniti. Io vivevo a Boston. E’ una città liberale. Nell’ottobre del 1965 ci fu la prima giornata internazionale di protesta. Così cercammo di organizzare una marcia a Boston, di  recarci al Cambridge Common, il luogo dove si tengono discorsi. Io dovevo essere uno degli oratori. Fummo interrotti dal controdimostranti, prevalentemente studenti che non volevano sentire questa specie di ratto comunista parlare del Vietnam.

La successiva giornata internazionale di protesta fu nel marzo del 1966, giusto prima, per inciso, che questo fosse scritto, appena prima che fosse tenuto il discorso. Sapevamo che non potevamo tenerlo a Boston Common. Volevamo tenere la riunione in una chiesa, OK? Ci incontrammo alla chiesa di Arlington Street. La chiesa fu attaccata. Pomodori, barattoli, controdimostranti, la polizia per evitare che le cose degenerassero. Questo succedeva nel 1966.

E che cos’altro stava accadendo nel paese? Beh, avevamo ancora leggi federali sugli alloggi che prescrivevano la segregazione, prescrivevano alloggi per bianchi puri. Quando i nazisti cercarono modelli per le leggi di Norimberga, le leggi razziste, si guardarono in giro nel mondo. Quasi le sole che riuscirono a trovare furono le leggi statunitensi. Ma le leggi statunitensi erano troppo severe per i nazisti. Le leggi statunitensi erano basate su quella che era chiamata “Una goccia di sangue”. Così se tua bis, bis, bis, bisnonna era nera, tu sei nero, sai? Era troppo per i nazisti. [Quelle leggi] erano ancora in vigore nei tardi anni Sessanta. Anche leggi contro la sodomia, ovviamente.

Non c’era nessun movimento delle donne di cui parlare. Le donne non erano ancora state riconosciute dalla Corte Suprema come pari legali, come persone. Ciò non avvenne prima del 1975 quando [la corte] concesse il diritto di partecipare da pari a giurie federali. Possiamo continuare. Voglio dire, il paese era molto peggiore di quanto sia ora.

Che cosa è cambiato? Non ci sono stati doni dal cielo. Quello che è cambiato è che un mucchio di persone, prevalentemente giovani, ha cominciato a organizzarsi, cominciato a essere attivo, ha lottato, lo ha reso un paese molto migliore.

JN: E tu pensi che stia succedendo adesso?

NC: Prendi il New Deal Verde di Ocasio-Cortez, che è oggi una proposta molto seria. E’ oggi giusto nel centro dell’agenda. Un anno fa, forse, era ridicolizzata. Come è successo? Come ha avuto luogo tale cambiamento? Beh, un gruppo di giovani del Movimento Sunrise ha occupato l’ufficio della [presidente della Camera] Nancy Pelosi [e il loro tema] è stato raccolto da un paio di parlamentari. Ben presto è diventato un tema principale. [Il governatore di Washington] Jay Inslee ha appena annunciato la sua candidatura alla nomina presidenziale Democratica, con sua massima priorità il pericolo del cambiamento climatico. Questo è ora un tema di cui si può parlare; si può fare qualcosa al riguardo. Non abbiamo molto tempo. Beh, tutti questi sono motivi di ottimismo. Molte cose sono migliorate e sono migliorate grazie a persone attive, organizzate, impegnate che sono andate a lavorare su ciò e hanno cambiato il mondo. Questo è un motivo per essere ottimisti.

   
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/there-are-reasons-for-optimism/

Originale: Catalyst

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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