Prima si prendono Exarchia

Print Friendly

di John Malamatinas  – 3 settembre 2019

Nel quartiere autonomo Exarchia di Atene, la mattina di lunedì 26 agosto centinaia di poliziotti antisommossa mascherati con lacrimogeni a portata di mano hanno fatto un cordone intorno a un intero isolato. In alto, elicotteri accerchiavano la scena.

Non si sarebbe potuto biasimare chi avesse pensato che stesse per scoppiare una guerra civile, o peggio. Ma no, lo stato greco guidato dal nuovo governo conservatore stava mobilitando la sua intera armata repressiva per evacuare diversi locali occupati da profughi e migranti. Secondo il teorico Akis Gavrilidis:

“Questa vicenda è uno scandaloso spreco di fondi pubblici per un risultato che non è soltanto pari a zero, ma è negativo sotto ogni aspetto: morale, legale, pratico, economico e qualsiasi altra cosa si possa immaginare. Arrestare dozzine di profughi – tra cui bambini – che non hanno commesso alcun reato, cacciarli da luoghi dove hanno condotto una vita dignitosa che hanno contribuito da soli a plasmare, con la sola prospettiva di essere incarcerati in un inferno in cui vivere in condizioni molto peggiori, costretti alla passività e all’inattività.

Non riesco a capire chi gioisca per queste azioni, a parte razzisti e prepotenti. Da cittadino greco esigo una spiegazione circa il motivo per cui fondi pubblici siano stati sprecati per un simile risultato immorale, illegale e inefficace.”

Uno degli occupanti ha spiegato: “Lo stato fascista ci ha espulso oggi alle sei di mattina e ci sta portando alla stazione di polizia di Petrou Rali. Ci hanno trascinati fuori di casa. Tirano le nostre cose fuori dall’edificio, hanno chiuso la porta e bloccato l’ingresso e le finestre. Cercano di seppellirci. Non sanno che noi siamo semi”.

Quella mattina sono state evacuate quattro occupazioni a Exarchia, due delle quali ospitanti profughi e migranti: Spirou Trikoupi 17, Transito, Rosa de Fon e l’occupazione anarchica Gare. Le irruzioni sono state concentrate nella parte nord-occidentale del quartiere, che è anche sede di Notara 26, la prima occupazione immobiliare della Grecia per profughi e migranti. Meglio protetta e simbolicamente importante per il quartiere, Notara 26 è stata lasciata sinora intatta.

Da due edifici di Spirou Trikoupi 17, sono state arrestate 143 persone e sono state portate all’Ufficio Stranieri di Attica per controllarne lo status di immigrazione. Delle 143 persone di Iran, Iraq, Afghanistan, Eritrea e Turchia, 57 sono uomini, 51 sono donne e 35 sono bambini.

Da un altro edificio di Via Kallidromiou sono state prese in custodia tre persone e sono state portate alla direzione della polizia di Atene. Il quarto edificio, su Via Fotila, era vuoto al momento dello sfratto. L’operazione ha coinvolto unità della polizia antisommossa MAT, varie unità speciali di identificazione e forensi e la pattuglia motociclistica DIAS. Apparentemente negli edifici non sono state trovate droghe o armi: non c’era alcuna traccia di “pericolo”. Ciò nonostante un portavoce della polizia ha dichiarato che “Noi siamo il nuovo aspirapolvere silenzioso che risucchierà tutta la spazzatura”.

Dopo l’offensiva della scorsa settimana si sono intensificate tensioni a Exarchia. Residenti locali sono turbati per la continua presenza della polizia nelle strade e per il suo comportamento violento, omofobo e sessista. La polizia è stata vista impugnare le armi in numerose occasioni.

Giovedì scorso, la prima sera del festival del libro “Beautiful Exarchia”, organizzato da editori e librai locali nella piazza centrale del quartiere, la polizia ha attaccato la folla con lacrimogeni e manganelli. Più tardi, quella notte, unità MAT sono state individuate in marcia verso la piazza nel mezzo della notte, urlando a residenti locali: “Voi stronzi, vivrete questo ogni giorno!”

Sabato circa 2.000 persone si sono unite in una dimostrazione a Exarchia in reazione al giro di vite sulle occupazioni dei profughi e migranti e contro la presenza della polizia nel quartiere. Poco ma sicuro, la resistenza sta riemergendo.

 

La nostra Exarchia, la loro Exarchia

Se dipendesse dai ricchi, Exarchia sarebbe alla fine trasformata nel quartiere vetrina di Atene, vantando caffè yuppie, turismo di massa e splendide posizioni privilegiate. Fortunatamente questa visione, che è nella mente dei pianificatori urbani e dell’amministrazione locale a fasi alterne fin dagli anni ’90, è tuttora lontana dalla realtà.

Ci sono 23 occupazioni a Exarchia e 26 altre nel distretto più ampio, per un totale di 49 occupazioni concentrate in un’area relativamente ridotta. In aggiunta ci sono altri generi di luoghi autogestiti, alcuni dei quali in affitto – quali il Centro Sociale Nosotros – e dozzine di residenze private che ospitano gruppi attivisti.

Exarchia, noto come quartiere alternativo con una tradizione di organizzazione di sinistra e anarchica e luogo di ogni sorta di attività illegali quali il traffico di droga, è sempre stata una spina nel fianco per lo stato e i suoi governanti. Nel discorso della pubblica sicurezza è svilito come uno “stato d’emergenza”. In anni recenti i conservatori hanno spesso approfittato del crescente numero di disordini – prevalentemente piccoli gruppi di persone contro la polizia con bottiglie molotov – al fine di accusare il precedente governo di Syriza sotto Alexis Tsipras di aver perso il controllo dell’area.

In un dibattito parlamentare e nel corso di interviste televisive nel 2017, Kyrgiakos Mitsotakis, il capo dell’opposizione conservatrice – e oggi partito di governo – Nea Demokratia (ND), ha affermato che avrebbe “ripulito Exarchia” se fosse salito al potere. Oggi che Mitsotakis è primo ministro sta dando seguito alla sua minaccia. All’epoca Syriza aveva rimbeccato che Mitsotakis stava promuovendo una classica “politica di legge e ordine” basata sola su “operazioni repressive di polizia e incitamento all’odio”, indipendentemente dal fatto che la stessa Syriza aveva già cominciato a evacuare le occupazioni che ospitavano profughi e migranti a Salonicco l’estate precedente.

Exarchia è un quartiere storico situato tra due colline nel cuore di Atene. Con il suo nome preso da un droghiere, il quartiere era stato costruito alla fine del diciannovesimo secolo. Dagli anni ’60 si è sviluppato in un centro studentesco e luogo d’incontro per la scena politica e culturale alternativa. Oggi il distretto è caratterizzato dai suoi molti caffè, tipografie, editori indipendenti e piccole librerie.

La storia del quartiere è strettamente legata allo sviluppo del radicalismo di sinistra e dell’anarchismo dopo la fine della dittatura nel 1974. Durante la rivolta del Politecnico, nel 1973, uno striscione chiariva che la resistenza era diretta “contro lo stato e il capitale”.

Nel 1985 ci fu una rivolta nazionale dopo l’assassinio del quindicenne Michalis Kaltezas ad opera delle forze di polizia. Decenni dopo, nel dicembre del 2008, quando lo studente quindicenne Alexandros Grigoropoulos è stato ucciso dalla polizia nel centro del quartiere, è scoppiata una rivolta che si è rapidamente estesa a ogni angolo del paese. La rivolta violenta del 2008 è il culmine di questo incontro di lungo corso di studenti, politicizzati e precari; le proteste studentesche del 2006-07 contro la neoliberalizzazione delle università erano state un momento di sosta.

Lo stesso distretto sta costantemente cambiando. Da un lato è il luogo in cui si uniscono molti iniziative autogestite, dove nascono nuovi movimenti sociale e incontrano la repressione. Dall’altro lato, è un luogo di interessi socioeconomici contrastati. La sua posizione geografica centrale nella città lo rende attraente per squali immobiliaristi che desiderano gentrificare l’area e alla fine cacciare la popolazione ribelle e importare yuppie ad alto reddito di ogni sorta e paese.

Prima dello scoppio della crisi del debito sovrano nel 2009, la gentrificazione era già evidente; il paesaggio urbano è cambiato con l’arrivo di caffè di lusso e per yuppie e altre strutture e servizi mirati a consumatori della classe media. La crisi ha intralciato l’attività degli speculatori. Con il settore immobiliare in rosso, finanziamenti non più concessi, bande di trafficanti di droga si sono impossessate dell’area e la polizia ha nuovamente perso il controllo.

Al tempo stesso è aumentato il numero di occupazioni politiche nel quartiere, prima in conseguenza del bisogno e dell’autogestione, poi come struttura di solidarietà per l’arrivo di migliaia di profughi e migranti. La reazione della popolazione e degli attivisti locali alla chiusura dei confini è stata l’apertura di dozzine di occupazioni residenziali, l’organizzazione dell’istruzione e la distribuzione di cibo e vestiario.

 

Più di una “roccaforte autonoma”      

Exarchia è oggi un “distretto problematico”? Trascorrere una giornata nel quartiere mostra che esso è più che solo una “roccaforte autonoma”. E’ un luogo storico di conflitto sociale nella società greca, ma anche un vertice di processi alternativi. E’ un quartiere in rete che si va difendendo da anni contro il traffico organizzato di droga e i processi di gentrificazione.

Molti gruppi di sinistra e anarchici gestiscono centri propri, tra cui il Centro per i Migranti, gestito dalla rete Diktyo per i diritti politici e sociali, o Nosotros, un centro sociale del movimento antiautoritario di Atene.

Produrre bottiglie molotov è una parte importante della cultura di strada, ma le persone si riuniscono anche per eventi che criticano il capitalismo o costruiscono collettivi. Nel quadro della gestione della crisi in anni recenti, sono emersi altri progetti, quali un ambulatorio medico sociale presso il centro anarchico K*Vox, e alloggi per profughi e migranti. Le occupazioni Notara 26 e City Hotel Plaza – quest’ultima oggi defunta a causa del timore di uno sfratto violento da parte del nuovo governo – hanno offerto alloggio, cibo e altri servizi a migliaia di profughi e migranti.

Secondo un piano sviluppato e attuato con la partecipazione di vari dipartimenti dell’amministrazione cittadina di Atene, quali i dipartimenti ambiente e infrastrutture, Exarchia deve essere purgato dal traffico illegale di droga, dalla prostituzione, dai profughi e da “elementi antistatali”, quali i gruppi anarchici. Tale visione immagine la costruzione della stazione della metropolitana di Exarchia nel giro di cinque anni, la rimozione di graffiti e l’installazione di una nuova illuminazione stradale.

Quest’estate la prima fase del piano d’azione su vasta scala ha preso l’avvio con accresciuti controlli di polizia. La fase uno consiste nella pulizia, la fase due nel mantenere l’area e operare i primi cambiamenti superficiali al distretto, e la fase tre consiste nel costruire la Montmartre di Atene. In questa prima fase la polizia ha scoperto 42 grammi di marijuana, che ha presentato al pubblico come un grande colpo. Altre evacuazioni seguiranno prima del confronto finale con il gruppo rivoluzionario Rouvikonas, l’arcinemico personale di Mitsotakis.

Con il suo nome preso dal fiume Rubicone, Rouvikonas si è conquistato popolarità tra i locali attuando in anni recenti azioni dirette spettacolari contro aziende private, uffici governativi e ambasciate . Durante l’attacco di giovedì sera la polizia antisommossa ha persino cercato di invadere il centro sociale occupato K*Vox in piazza Exarchia, che i media hanno dipinto come il “centro operazioni” del gruppo.

 

La ritirata

Il nuovo sindaco conservatore di Atene e nipote del primo ministro Mitsotakis, Kostas Bakoyannis, ha giurato domenica 25 agosto. Il giorno successivo le azioni della polizia sono state anche il primo segnale di Mitsotakis da nuovo primo ministro, in tempo perfetto per il ritorno dalle vacanze estive e dal lavoro stagionale.

La stretta della destra si sta imbaldanzendo: Mitsotakis ha anche annunciato nel parlamento greco che cancellerà i controlli sui capitali che avevano piagato la Grecia dal 2015. Per lui è stato un successo, grazie al suo amico Yannis Stournaras, il presidente della Banca Centrale Greca; un successo che al governo di Syriza era stato negato per la pressione dei suoi “partner internazionali”.

Le evacuazioni di questa settimana a Exarchia non dovrebbero essere considerate parte di un piano d’azione locale, bensì parte di uno schema più vasto. Il governo di Nea Demokratia è una miscela di elementi affamati di capitale, conservatori e neofascisti che attaccheranno su diversi fronti: cancellazione dei controlli sui capitali, concessione di un po’ di denaro a piccoli imprenditori per rendere presumibilmente loro la vita più facile e messa in moto della catastrofe sociale.

L’abolizione dell’asilo universitario – una norma applicata dopo la dittatura militare e che vieta alla polizia l’ingresso nei campus universitari – è solo il primo passo del neoliberismo finale nelle università greche. La creazione di università privati attirerà investimenti dal settore privato, trasformandole inevitabilmente in istituzioni mosse dal profitto.

Studenti e professori si stanno organizzando contro la svolta neoliberista, ma su scala più ridotta che nelle proteste del 2006-07 nel corso dell’ultima tornata delle riforme dell’istruzione. Anni di crisi hanno distrutto le reti sociali e i processi di organizzazione politica si sono arenati dopo la diffusa delusione nei confronti del governo Syriza.

 

Solidarietà come difesa

Ma presto in Grecia la resistenza riemergerà, non a causa del “ribelle sangue greco” o di altre sciocchezze mistiche, ma per la continua storia di lotte sociali dall’inizio dello scorso secolo. Non è la storia di guerre mondiali istigate o di rivoluzioni pacifiche, ma la storia di una grande resistenza contro il fascismo sia straniero sia nazionale e di rivolte che si sono mosse al di sopra e al di là del regno della subcultura politica.

A Exarchia la lotta per il territorio avrà successo solo se inquadrata come parte di una controffensiva più vasta, radicata nel desiderio di cambiare il mondo. Per questo deve prima essere ricostruita la solidarietà e la minaccia dei processi di gentrificazione va sommata strategicamente ad altri imminenti fronti sociali come le proteste studentesche.

Dopo il ritorno dalle vacanze estive e sotto i primi colpi della repressione statale, il quartiere ha cercato di far fronte comune. Gli occupanti di Notara 26, ad esempio, ha redatto e distribuito una lettera aperta ai propri vicini sollecitando iniziative di sostegno e solidarietà. La prima dimostrazione di solidarietà a Exarchia ha radunato sabato circa 2.000 persone, seguita da alcuni scontri con la polizia. Il 14 settembre molti gruppi e occupanti si stanno mobilitando sotto lo slogan “No Pasaran” per una grande dimostrazione nel centro di Atene.

Per quelli di noi all’estero è il momento di essere di nuovo vigili dopo anni di relativa inattività nel nostro lavoro di solidarietà sotto il governo di Syriza. E’ passato molto tempo da quando abbiamo visitato le ambasciate greche e le filiali delle società del pase. Alcuni stanno già reagendo alla chiamata alla solidarietà: secondo l’attivista e registra Yannis Youlountas negli ultimissimi giorni dichiarazioni di solidarietà e notizie di azioni sono arrivate da quasi due dozzine di paesi.

Exarchia non cadrà, se non per assenza di solidarietà. Se resterà, sarà un faro per tutti noi nelle nostre avventure incompiute.

John Malamatinas è un giornalista indipendente da Berlino, Bruxelles e Salonicco. E’ attivo in varie reti anticapitaliste. I suoi temi d’interesse sono il nazionalismo, le lotte sociali e la crisi in Grecia.

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/first-they-take-exarcheia/

Originale: Roarmag.org

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Il vero Grande Fratello Successivo Viviamo in un’era di capitalismo Bizzarro