Buffoni assassini

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di George Monbiot – 31 luglio 2019

Sette anni fa il brillante imitatore Rory Bremner lamentò che i politici erano diventati talmente noiosi che pochi di loro meritavano di essere imitati: “Sono molto omogenei e tediosi di questi tempi… E’ come se il carattere fosse diventato una colpa”. Oggi la sua professione ha il problema opposto: per quanto estrema divenga la satira essa lotta per tenersi al passo con la realtà. La sfera politica, così noiosa e grigia pochi anni fa, è oggi popolata da grotteschi esibizionisti.

Questa tendenza non è limitata al Regno Unito; i buffoni assassini si stanno insediando dovunque. Boris Johnson, Nigel Farage, Donald Trump, Narendra Modi, Jair Bolsonaro, Scott Morrison, Rodrigo Duterte, Matteo Salvini, Recep Erdogan, Viktor Orban e un mucchio altri assurdi uomini forti – o deboli come spesso risultano essere – dominano nazioni che un tempo li avrebbe cacciati dalla scena a risate. La domanda è: perché? Perché i funerei tecnocrati che dominavano quasi dovunque pochi anni fa stanno cedendo il passo a buffoni stravaganti?

I media sociali, che sono un incubatore di assurdità costituiscono certamente parte della storia. Ma anche se c’è stato un mucchio di buon lavoro di indagine sui mezzi, c’è stata sorprendentemente poca riflessione sui fini. Perché gli ultraricchi, che fino a poco tempo addietro usavano il loro denaro per promuovere politici privi di carisma, stanno oggi finanziando questo circo? Perché il capitale vuol essere rappresentato una volta da dirigenti medi e la volta successiva da pagliacci?

La ragione, credo, è che la natura del capitalismo è cambiata. La forza dominante negli anni ’90 e nel primo decennio del 2000 – il potere dell’industria – richiedeva un governo tecnocratico. Voleva che fosse contemporaneamente gestito uno stato sicuro e competente e che i profitti fossero difesi dal cambiamento democratico. Nel 2012, quando Rory Bremner ha espresso la sua lamentela, il potere stava già svoltando a uno spazio diverso, ma la politica non si era aggiornata.

Le politiche che dovevano promuovere l’impresa – tagli delle tasse ai ricchi, protezioni pubbliche stracciate, distruzione dei sindacati – hanno invece stimolato una potente spirale di accumulazione di ricchezza patrimoniale. Le fortune più vaste oggi non sono accumulate attraverso la genialità imprenditoriale, bensì attraverso eredità, monopoli e perseguimento di rendite assicurandosi il controllo esclusivo di attività cruciali, quali terreni ed edifici, di servizi d’utenza privatizzati e di proprietà intellettuale, e costruendo monopoli di servizi quali snodi commerciali, piattaforme software e di media sociali e poi caricando sugli utenti tariffe molto più elevati dei costi di produzione e di consegna.  In Russia quelli che si arricchiscono in questo modo sono chiamati oligarchi. Ma questo non è un fenomeno russo; è globale. Il potere imprenditoriale continua a esistere, ma oggi è sovrastato dal potere oligarchico e si sta trasformando in esso.

Quello che vogliono gli oligarchi non è la stessa cosa che volevano le vecchie imprese. Nelle parole del loro teorico preferito, Stephen Bannon, perseguono la “decostruzione dello stato amministrativo”. Il caos è il moltiplicatore dei profitti per il capitalismo dei disastri su cui prosperano i nuovi miliardari. Ogni crepa è utilizzata per impossessarsi di altre attività dalle quali dipendono le nostre vite. Il caos di una Brexit irrealizzabile, i continui collassi e blocchi della spesa del governo da parte di Trump: questo è il genere di decostruzione che Bannon ha previsto. Mentre istituzioni, regole e controllo democratico implodono, gli oligarchi estendono la loro ricchezza e il loro potere a nostre spese.

I buffoni assassini offrono agli oligarchi anche qualcos’altro: distrazione e deviazione. Mentre i cleptocrati ci spennano, siamo sollecitati a guardare altrove. Siamo ipnotizzati da buffoni che ci incoraggiano a indirizzare la rabbia che dovrebbe essere riservata ai miliardari contro migranti, donne, ebrei, mussulmani, persone di colore e altri nemici immagini e soli capri espiatori. Proprio come lo fu negli anni ’30 la nuova demagogia è una truffa, una rivolta contro l’impatto del capitale finanziata da capitalisti.

Gli interessi degli oligarchi stanno sempre all’estero: in paradisi fiscali e regimi di segretezza. Paradossalmente, questi interessi sono promossi meglio da nazionalisti e nativisti. I politici che più fragorosamente proclamano il loro patriottismo e la loro difesa della sovranità sono sempre i primi a vendere le loro nazioni per trenta denari. Non è una coincidenza che la maggior parte dei giornali che promuovono il programma nativista, montando odio contro i migranti e tuonando a proposito della sovranità, sia di proprietà di miliardari esuli fiscali che vivono all’estero.

Con la vita economica trasferita all’estero, lo stesso vale per la vita politica. Le regole politiche che dovrebbero impedire che fondi esteri finanzino politiche nazionali sono crollate.  I principali beneficiari sono gli autoproclamanti difensori della sovranità che salgono al potere con l’aiuto di pubblicità sui media sociali comprati da ignori e studi di esperti e lobbisti che si rifiutano di rivelare i loro finanziatori. Un recente saggio degli studiosi Reijer Hendrikse e Rodrigo Fernandez sostiene che la finanza estera comporta “lo smontaggio e la commercializzazione della sovranità statale” e il trasferimento del potere a spazi legali extraterritoriali segreti, fuori dal controllo di ogni stato. In questo mondo estero, sostengono, “il capitale finanziarizzato e iper-mobile E’ lo stato”.

I miliardari di oggi sono i reali cittadini del nulla.  Fantasticano, come i plutocrati nel terribile romanzo di Ayn Rand ‘La rivolta di Atlante’ riguardo a un’ulteriore evasione. Guardate la società delle “residenze marine” creata dal fondatore di Paypal, Peter Thiel, che ha cercato di costruire isole artificiali in mezzo all’oceano i cui cittadini avrebbero potuto attuare una fantasticheria iper-liberista di fuga dallo stato, dalle sue leggi, regole e tasse e dal lavoro organizzato. Non passa quasi mese senza che un miliardario suggerisca la prospettiva di lasciare del tutto la Terra e di colonizzare navicelle spaziali o altri pianeti.

Quelli la cui identità è all’estero cercano solo di muoversi ancor più all’estero. Per loro lo stato nazione è sia un agevolatore sia un ostacolo, fonte di ricchezza e impositore di tasse, riserva di lavoro a basso costo e massa rabbiosa di plebi ingrate, dalle quali devono fuggire, lasciando i dannati terrestri al loro ben meritato destino.

Difenderci da questi disastri significa spingere l’oligarchia all’oblio mediante le tasse. E’ facile lasciarsi imbrigliare in discussioni riguardo a quale aliquota fiscale massimizzi la generazione di entrate. Ci sono infiniti argomenti a proposito della curva di Laffer, che afferma di mostrare qual è tale aliquota. Ma queste discussioni trascurano qualcosa di cruciale: aumentare le entrate è solo uno degli scopi delle tasse. Un altro è spezzare la spirale di accumulazione di ricchezza patrimoniale.

Spezzare tale spirale è una necessità democratica: altrimenti gli oligarchi, come abbiamo visto, finiscono per dominare la vita nazionale e internazionale. La spirale non si arresta da sola: solo l’intervento governativo può farlo. Questo è uno dei motivi per cui, negli anni ’40, l’aliquota fiscale massima dell’imposta sul reddito negli USA salì al 94 per cento e nel Regno Unito al 98 per cento. Una società equa richiede periodiche correzioni di questa portata. Ma di questi tempi le imposte più elevate dovrebbero essere meglio mirate alla ricchezza accumulata immeritata.

Naturalmente il mondo estero creato dai miliardari rende estremamente difficili tali politiche audaci: questo, dopotutto, è uno dei suoi scopi. Ma almeno sappiamo quale dovrebbe essere il fine e possiamo cominciare a capire la portata di questa sfida. Per combattere qualcosa, prima dobbiamo capirla.

MAGA = Make America Great Again – Rifacciamo grandi gli Stati Uniti

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/killer-clowns/

Originale: The Guardian

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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