Le capitolazioni di Syriza

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di Yanis Varoufakis – 10 giugno 2019

La destra greca è tornata: più avida, più maligna e più determinata che mai. Il governo entrante di Nuova Democrazia è deciso a rivendicare il totale controllo dello stato per conto del segmento più parassitario dell’oligarchia greca e, naturalmente, degli impietosi creditori del nostro paese.

Kyriakos Mitsotakis, il nuovo primo ministro, è un rampollo di una delle dinastie responsabili della perpetua bancarotta, corruzione e asservimento della Grecia all’oligarchia-senza-confini filoatlantica. Indicativamente, si è circondato, da un lato, di apparatcik collegate ai fondi avvoltoio e a banche decotte e, dall’altro, a ex fascisti ultranazionalisti.

Insieme, gli assortiti reazionari di Mitsotakis progettano di scatenare una nuova guerra di classe contro un popolo che ha già perso quasi tutto, contro minoranze, contro il nostro ambienti, contro la comune decenza.

Come è successo? Quattro anni fa gli elettori greci hanno dato a Syriza, il partito della sinistra radicale, un mandato di spodestare gli oligarchi e di confinare Nuova Democrazia al suo giusto posto: il cestino della storia. Il 25 gennaio 2015, preso dall’eccitazione del momento, ho citato Dylan Thomas per trasmettere un messaggio di speranza ai progressisti di tutto il pianeta: “La democrazia greca”, ho scritto, “ha scelto oggi di smettere di entrare delicatamente nella notte. La democrazia greca ha deciso di infuriarsi contro la morte della luce”.

Dunque che cosa è andato storto? Che cosa ha consentito il ripristino di un regime autoritario e incompetente che ha distrutto la Grecia prima di trasformarla in un duro carcere per debiti dal quale l’emigrazione era, e resta, la sola via d’uscita? Quando hanno smesso i miei compatrioti greci di infuriarsi contro la lunga notte della nostra schiavitù del debito? La risposta è: la sera di domenica 5 luglio 2015.

La sera era iniziata in modo brillante. Il popolo greco si era riversato alle urne per trasmettere un sonoro “No” in un referendum indetto con scarso preavviso dal nostro governo. Quel coraggioso No era indirizzato alla troika dei creditori della Grecia (la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale) che, il 25 giugno 2015, aveva trasmesso alla nazione un ultimatum spietato: soccombere alla nuove, inumane misure d’austerità in cambio di un’altra carta di credito da cui attingere fondi, oppure rischiare di essere cacciata dall’euro e costretta a una transizione a una nuova moneta nazionale.

La grande maggioranza del 62 per cento che aveva detto No all’ultimatum della troika sapeva esattamente quello che stava dicendo e conosceva i rischi derivanti dal dirlo. Giornalisti in malafede cercano di presentare il nostro popolo come illuso, citando quella che considerano una “contraddizione”: la maggior parte di quelli che avevano votato No non voleva che la Grecia uscisse dall’euro. Anche se questo è vero, preferire di restare nell’euro e votare No a quelli che ci minacciavano di una Grexit è una contraddizione tanto quanto dire che, nel 1939, il popolo della Gran Bretagna bramava la pace ma al tempo stesso sostenne la decisione di Winston Churchill di difendere la nazione dall’aggressione dell’Asse.

Ciò che popolo greco aveva detto a noi, al suo governo, in quel referendum del 2015, era perfettamente sensato: “Non vogliamo uscire dall’euro o scontrarci con l’Unione Europea. Ma se l’Unione Europea pretende da voi, dal nostro governo, l’intensificazione del circolo vizioso dell’austerità-insolvenza che costringe i nostri giovani a emigrare e forza l’esproprio di quello che rimane del nostro patrimonio pubblico, non osate arrendervi, anche la Grexit è il prezzo che dovremo pagare”.

Quella sera, mentre il nostro popolo era in strada a festeggiare la sua rimarchevole vittoria, i rappresentanti politici dell’oligarchia greca si stracciavano le vesti. Il leader di Nuova Democrazia si era dimesso, i quadri del partito si piangevano disperatamente addosso, l’oligarchia che rappresentavano era in uno stato di panico. Ahimè, si preoccupavano per niente. Poiché contemporaneamente nell’ufficio del mio collega, il primo ministro, era ordito un colpo di stato contro il popolo.

Nel momento in cui sono entrato nell’ufficio di Alexis Tsipras lui mi ha detto che aveva deciso di piegarsi, di ignorare il No del popolo e di schierarsi con Nuova Democrazia al fine di far approvare in parlamento le leggi attraverso le quali la Grecia si sarebbe, di nuovo, arresa alla troika. Dopo non essere riuscito a dissuaderlo mi sono dimesso da ministro delle finanze. Poche ore dopo Tsipras ha convocato un incontro con il vicecapo di Nuova Democrazia e i leader di altri partiti favorevoli alla troika, dei cui voti aveva necessità in parlamento per far approvare il terzo salvataggio. E’ stato in quel momento che Nuova Democrazia è stata recuperata dal cestino della storia e posta su un binario che conduceva, con precisione matematica, alla vittoria elettorale.

Da quella sera il parlamento greco è stato il palcoscenico di una tragicommedia durata quattro anni: i parlamentari di Syriza hanno approvato leggi di austerità e di svendita da cui dissentivano mentre, dall’altra parte, i parlamentari di Nuova Democrazia hanno votato contro, pur concordando con esse. Come i miei ex colleghi si fossero convinti che questo sarebbe finito in qualcosa di diverso da una sconfitta devastante di Syriza è oltre la mia comprensione.

La resa incondizionata di Syriza alla troika sarebbe stata sufficiente per far resuscitare Nuova Democrazia. Ahimè, il governo di Tsipras si è spinto ben oltre nell’alienarsi i progressisti che l’avevano eletto, arrendendosi su ogni fronte immaginabile. La sua resa non forzata allo status quo ha dimostrato una facilità di tradire con noncuranza ciascuno dei principi più onorati della sinistra.

Avallando l’imperdonabile accordo di Angela Merkel sui profughi con il presidente sempre più dittatoriale della Turchia (in effetti pagando Recep Erdogan per consentire all’Europa di violare i suoi obblighi legali nei confronti dei profughi) Tsipras ha distrutto l’anima dei seguaci di Syriza per i quali la difesa dei dannati della terra era essenziale.

Spartendo lucrose licenze televisive tra oligarchi tradizionali ed equivoci nuovi arrivati vicini al circolo di Tsipras, è stato infangato un altro principio della sinistra. L’ignominia finale è arrivata quando Tsipras è apparso in televisione con Benjamin Netanyahu a celebrare una nuova alleanza tra Grecia, Israele, Cipro e multinazionali petrolifere, con l’attivo sostegno del presidente Trump, per sfruttare insieme il Mediterraneo orientale, introducendo contemporaneamente la fratturazione idraulica nell’Epiro e consegnando la Tracia e la Macedonia orientale a molteplici condutture di gas e petrolio. Per un partito che aveva cooptato i Verdi greci con la promessa di promuovere un programma ambientalista, si è trattato di una capitolazione ancor più grave di quella del 5 luglio 2015.

Una delle idee sul male di cui sono debitore a mio padre è stata il raggelante racconto di come, mentre era in campo di concentramento per membri della sinistra alla fine degli anni ’40, i torturatori fascisti cercavano attivamente di dividerli e far sì che torturassero i loro compagni in cambio di vantaggi. Nel 2015 Tsipras è stato sottoposto a una tattica simile.

Prima del 2015 il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaeuble, e più in generale la dirigenza della troika, erano desiderosi di arruolare un partito di sinistra per almeno tre importanti motivi.

Il primo era che avevano bisogno di un pretesto per caricare sulle spalle dello stato greco un altro vasto finanziamento. Considerata la sua permanente insolvenza, e la scadenza del finanziamento del 2012, il governo aveva bisogno o di un nuovo prestito o di una cancellazione del debito. Tuttavia Schaeuble e la troika avevano promesso di non concedere alla Grecia né l’uno né l’altra. La ferma determinazione del nostro governo a battersi per una cancellazione del debito, invece di un terzo finanziamento, avrebbe costretto Schaeuble ad affermare che, anche se un terzo finanziamento non era necessario, diventava necessario a causa della cattiva gestione dell’economia da parte di Syriza. La resa di Tsipras ha così liberato Schaeuble da un dilemma creato da lui stesso.

Il secondo motivo era che Schaeuble voleva usare un terzo prestito per espropriare, per conto dei creditori, tutti i geni redditizi ancora in possesso dello stato greco. Ottenere che fosse un governo di sinistra, già contrario alla troika, attuasse questa scioccante aggressione era la legittimazione perfetta.

La Spagna era il terzo motivo perché l’imposizione da parte della troika della propria volontà su Tsipras. Nel giorno in cui il governo greco aveva firmato il suo documento di resa a Bruxelles, il primo ministro conservatore spagnolo Mariano Rajoy aveva agitato un documento con la firma di Tsipras e, rivolgendosi al suo uditorio nazionale, aveva detto: “Questo è quello che otterrete se voterete per la Syriza spagnola”. Da quel momento iniziato il declino costante di Podemos fino al punto dell’irrilevanza politica.

***

Mitsotakis è il primo ministro greco entrante più fortunato degli ultimi tempi, e deve ringraziare il governo uscente di Syriza per questo.

Lo scorso agosto il governo di Tsipras ha concluso il terzo finanziamento di salvataggio e, con la scusa della fine del programma di salvataggio, ha sottoscritto il quarto e più lungo accordo con la troika. La sola differenza reale con i precedenti accordi di finanziamento è stata che il quarto prestito ha comportato fondi relativamente modesti in anticipo. Il grosso dell’assistenza finanziaria è arrivato sotto forma di rinvii, poiché più di 100 miliardi di euro di rimborsi che lo stato greco doveva effettuare tra il 2021 e il 2030 sono stato rimandati oltre il 2032 (ovviamente con interessi). In cambio Tsipras ha accettato un’austerità permanente fino al 2060.

E qui sta il paradosso: anche se l’insolvenza statale si è aggravata, il governo Mitsotakis sarà il primo dalla crisi che non dovrà preoccuparsi di far fronte a vasti rimborsi a creditori. Così i conservatori greci sono oggi, grazie a Syriza, liberi di costruire il loro regime a loro piacimento.

Un esame dei membri e del programma del nuovo governo mostra che stanno mirando a una soluzione in stile Latvia della nostra Grande Depressione permanente: far fronte alla sotto-occupazione mediante l’emigrazione di ancora altri giovani; assoggettare i lavoratori restanti a condizioni medievali; devastare le piccole aziende la cui quota di mercato sarà acquisita dagli oligopoli multinazionali appoggiati dalla troika; usare il sistema bancario per riciclare denaro sporco; cedere patrimoni pubblici e le proprietà di famiglie indebitate ad avvoltoi assortiti; e lasciare lo stato troppo impoverito per assistere i deboli, ma sempre più generoso nei confronti dei forti.

Poiché questa nuda lotta di classe provocherà considerevole resistenza, mi attendo che il nuovo governo diventi malignamente autoritario. Già quadri di Nuova Democrazia avvertono di nuove leggi draconiane contro il dissenso. L’alleanza di neoliberisti e post-fascisti in ingresso nei ministeri greci opererà congiuntamente per violare libertà civili fondamentali nel nome del… liberalismo economico.

Il solo raggio di speranza in questo panorama tetro è l’ingresso di MeRA25, il ramo elettorale di DiEM25 in Grecia, nel parlamento. Nove di noi sono stati eletti, nonostante zero finanziamenti e una sostenuta campagna di diffamazione contro di noi condotta da Nuova Democrazia e dal governo di Tsipras.

Diversamente dai parlamentari di Syriza, privi di ogni credibilità all’opposizione, i nostri parlamentari e attivisti guideranno la resistenza, dentro e fuori il parlamento, contro la crudele oligarchia parassitaria che Nuova Democrazia si sforzerà di erigere sulle fondamenta del quarto accordo di salvataggio di Tsipras. Insieme con i nostri compagni di tutta Europa, del Regno Unito e del mondo, lavoreremo per un New Deal Verde per prevenire un cambiamento climatico apocalittico.

La percentuale del voto di MeRA25 è stata limitata (3,4 per cento). Ma assieme alla favolosa notizia che i nazisti di Alba Dorata sono stati cacciati dal parlamento, quella piccola cifra è sufficiente per fare una differenza cruciale, proprio come una piccola candela è in grado di penetrare l’oscurità.

Yanis Varoufakis è l’ex ministro greco delle finanze, il leader di DiEM25 e autori di libri, tra cui ‘Adults in the Room: My Battle with Europe’s Deep Establishment’.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/syrizas-capitulations/

Originale: https://www.newstatesman.com/world/europe/2019/07/how-syriza-s-capitulations-allowed-greek-right-escape-dustbin-history#amp

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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