Le dimissioni della May non faranno nulla per arrestare il declino a lungo termine della Gran Bretagna

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di Patrick Cockburn – 28 maggio 2019

C’è una storia a proposito di uno statunitense entusiasta che aveva portato un flemmatico inglese a vedere le cascate del Niagara.

“Non è meraviglioso?” esclamò lo statunitense. “Guarda quella vasta massa d’acqua che si tuffa da quell’enorme scoglio!”

“Ma”, chiede l’inglese, “come si fa a fermarla?”

Mio padre, Claud Cockburn soleva raccontare questa storia per illustrare come, da giornalista a New York il primo giorno del Crollo di Wall Street il 24 ottobre 1929, era come osservare un grande e inarrestabile disastro in corso.

Ho pensato al racconto di mio padre riguardo al clima di quel giorno a New York quando Theresa May ha annunciato le sue dimissioni da primo ministro, l’ultima, ma importante, pietra miliare nell’implosione della politica britannica nell’era della Brexit. Tutti quelli con i piedi per terra provano una sensazione di disastro inevitabile in arrivo ma non hanno alcuna idea su come evitarlo; men che meno i probabili successori della May con il loro secchi di olio di serpente per sconfiggere la UE e unificare la nazione.

E’ un errore imputare tutta la responsabilità ai politici. Ho trascorso gli ultimi sei mesi a viaggiare attraverso la Gran Bretagna, visitando località da Dover a Belfast, dove è chiaro che il parlamento sta solo riflettendo linee di faglia nella società britannica. La Brexit può aver avvelenato e ampliato queste divisioni, ma non le ha create e sono decine di milioni di persone che differiscono radicalmente nelle loro opinioni, non solo una élite incompetente e maligna.

Anche così, la May è stata precisamente la personalità politica sbagliata per cercare di far fronte alla crisi della Brexit: non stupida in sé, ha una determinazione monomaniacale corrispondente a una visione a tunnel che è simile alla stupidità. Il suo elogio del consenso nel suo discorso d’addio che ha annunciato le sue dimissioni è stato contraddittorio, dopo tre anni di rifiuto di compromessi fino a quando non ha affrontato la sconfitta imminente.

Caricare a testa bassa a prescindere funziona solo per quelli che sono più forti di tutti gli ostacoli, il che non è certo il caso di Westminster e Brussels. Solo quelli che hanno tutte le carte vincenti possono ignorare gli altri giocatori al tavolo. Questo avrebbe dovuto essere assolutamente chiaro fin dal giorno in cui la May si era trasferita a Downing Street dopo un referendum che aveva mostrato gli elettori britannici divisi a metà, cosa resa ancor più evidente quando ha perso la sua maggioranza parlamentare nel 2017. Ma, nonostante tutti i suoi tributi oggi alle virtù del compromesso, si è affidata ai voti di parlamentari del settario DUP protestante dell’Irlanda del Nord, un luogo che aveva votato con forza a favore della permanenza nella UE.

I suoi errori di valutazioni nel negoziare con la UE sono stati ugualmente grossolani. La convinzione che la Gran Bretagna potesse scegliere quello che voleva dal suo rapporto con l’Europa è sempre stata una pia illusione a meno che gli altri 27 stati della UE fossero disuniti. E’ sempre nell’interesse di membri di un circolo assicurarsi che quelli che lo lasciano se la passino peggio fuori piuttosto che dentro.

Il rapporto di forze era contro la Gran Bretagna e questo non cambierà, anche se Boris Johnson e Dominic Raab potrebbero fingere che quella che è mancata sia stata una forza di volontà sufficiente o una convinzione nella Brexit pari a una fede religiosa. Queste sono illusioni pericolose, che hanno consentito a Nigel Farage di far passare l’idea di “tradimento” e di essere “pugnalati alla schiena”, proprio come i politici tedeschi di guerra dopo il 1918.

Accuse di tradimento possono essere propagandate facilmente in Gran Bretagna perché il paese è così immerso in miti di autosufficienza, promossi da film e libri di autocompiacimento riguardo al valore britannico nella Seconda guerra mondiale. I più recenti fallimenti militari britannici in Iraq e in Afghanistan o non arrivano mai all’ordine del giorno del giornalismo nazionale, oppure sono trattati come frammenti irrilevanti di storia antica. Il devastante rapporto Chilcot sulla Gran Bretagna nella guerra dell’Iraq ha fatto insufficiente notizia perché la sua pubblicazione è coincisa con il referendum del 2016.

I fautori della Brexit che affermano di condurre la Gran Bretagna su un palcoscenico mondiale sono straordinariamente provinciali nelle loro idee circa il mondo esterno. Il solo ruolo realistico per la Gran Bretagna in un mondo post Brexit sarà, come sempre, quello di più umile scudiero degli Stati Uniti di Trump. In questo senso è appropriato che la visita di stato di Trump debba coincidere così nettamente con la partenza della May e l’emergere trionfante dei politici britannici preferiti di Trump, Johnson e Farage.

Quanto è probabile sia decisivo l’attuale successo dei promotori della Brexit? I loro oppositori dicono in modo incoraggiante che hanno promesso ciò che non possono mantenere in termini di maggiore prosperità e dunque sono destinati a finire a pezzi. Ma credere in uno tale confortante scenario è il picco dell’ingenuità perché il mondo è pieno di politici che non hanno mantenuto le promesse che li hanno fatti eleggere, ma trovano qualche altro disgustoso stratagemma per mantenere il potere esacerbando minacce straniere, come in India, o incarcerando i critici, come in Turchia.

La Gran Bretagna sta entrando in un periodo di crisi permanente che non si vedeva dal diciassettesimo secolo. La Brexit è stata sia un sintomo, sia una causa di divisioni. Il divario tra il ricco e il povero, tra il padrone di casa e l’affittuario, tra l’istruito e il privo di istruzione, tra il vecchio e il giovane, è divenuto sempre più ampio. La Brexit è diventata il grande sfiato attraverso cui sono ribollite proteste che non avevano nulla a che vedere con Bruxelles. La UE è incolpata di tutti i peccati della de-industrializzazione, privatizzazione e globalizzazione e, se non le ha create, non ha fatto nulla per alleviarne l’impatto.

I promotori dell’uscita non mostrano alcun segno di aver imparato qualcosa negli ultimi tre anni, ma non hanno dovuto farlo perché possono dire che i premi della Brexit stanno in un futuro luminoso. Quelli che vogliono restare hanno fatto peggio perché stanno affermando che i premi dell’appartenenza alla UE sono abbondanti e già presso di noi. “Se vuoi vedere il suo monumento, basta che ti guardi in giro”, sembrano dire. Questa è una tesi pericolosa: perché chiunque, dagli ex minatori delle valli del Galles agli ex operai dell’automobile di Birmingham o agli uomini che lavoravano nei moli di Dover dovrebbe sottoscrivere quello che gli è capitato mentre la Gran Bretagna era nella UE? Perché queste persone dovrebbero preoccuparsi dell’ascesa o della caduta del PIL quando non hanno mai avvertito che si trattava del loro PIL, tanto per cominciare?

La May sta ottenendo un voto di simpatia per la sua lacrimosa esibizione finale, ma è immeritato. Proprio giusto alla fine c’è stato uno stupefacente divario tra le sue parole e i suoi atti. La contraddizione più evidente è stata la sua proclamata convinzione che “la vita dipende da compromessi”. Ma emerge anche che “un appropriato finanziamento della salute mentale” era al centro del suo piano di lungo termine sul servizio sanitario nazionale, anche se le corse degli ospedali dei malati di mente continuano a chiudere e i pazienti in psicosi profonda sono trasferiti all’altro capo del paese.

Il Crollo di Wall Street del 1929 rivelò la fragilità e il marcio di gran parte degli Stati Uniti. La Brexit può fare lo stesso in Gran Bretagna. A New York novant’anni fa mio padre si rese conto di quanto brutta fosse realmente la situazione solo quando il suo capo gli disse sottovoce: “Ricorda, quando scriviamo di questa vicenda il termine ‘panico’ non deve essere usato”.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/mays-resignation-will-do-nothing-to-arrest-britains-long-term-decline/

Originale: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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