Francia e UE, riconoscono, e tuttavia appoggiano, la realtà dell’apartheid in Palestina

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di Ramzy Baroud – 2 maggio 2019

Una recente dichiarazione dell’ambasciatore francese uscente negli USA riguardo alla natura dell’apartheid israeliano accentua un vasto male che affligge la politica estera dell’Unione Europea.

La UE è semplicemente priva di spina dorsale quando si tratta di affrontare l’occupazione illegale israeliana della Palestina.

Notando la “sproporzione delle forze” tra Israele e i palestinesi, ha detto Araud, “il più forte [intendendo Israele] può concludere di non avere interesse a fare concessioni”.

E poiché Israele “non renderà (i palestinesi) cittadini di Israele… dovrà renderlo ufficiale la situazione che conosciamo e cioè che si tratta di apartheid”. Araud ha aggiunto: “Ci sarà ufficialmente uno stato di apartheid. Di fatto lo è già”.

Il fatto che Araud abbia divulgato tale verità evidenti solo alla fine del suo quinquennio di incarico diplomatico è indicativo della natura della politica in generale e della politica europea in particolare.

La sgradevole verità è che la UE ha operato da lacchè degli Stati Uniti in Medio Oriente e ha costantemente operato all’interno dei margini accettabili da Washington. La diplomazia della UE si avventura raramente oltre questo massimo. Il fatto che Araud abbia osato parlare schiettamente è l’eccezione, non la regola.

Ma è improbabile che le rivelazioni di Araud si traducano in qualcosa di concreto. Inoltre non ispireranno un serio ripensamento della posizione della UE riguardo all’occupazione israeliana o al cieco sostegno degli USA alle politiche militanti e razziste del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nei confronti dei palestinesi.

Alcuni avevano sperato che l’avvento di un presidente imprevedibile e intrattabile alla Casa Bianca avrebbe potuto spingere gli europei all’azione. Erano stati incoraggiati dal Vertice di Parigi sul Medio Oriente del gennaio 2017 che aveva avuto luogo nonostante le proteste statunitensi.

Più di 70 paesi avevano aggiunto le loro voci a quella del loro ospite francese, dichiarando la loro opposizione agli insediamenti illegali israeliani e sollecitando la creazione di uno stato palestinese indipendente come “il solo modo” per realizzare la pace.

La dichiarazione ufficiale del vertice ha sollecitato Israele e i palestinesi a “riaffermare ufficialmente il loro impegno alla soluzione dei due stati”. L’allora presidente francese, Francois Hollande, aveva spiegato che la motivazione del suo paese era solo assicurare che la ‘soluzione a due stati’ fosse il quadro dei futuri negoziati.

Ma cosa di buono ha prodotto ciò? Israele e gli Stati Uniti hanno ignorato il vertice come se non avesse avuto mai luogo. Tel Aviv ha continuato a perseguire le sue politiche di apartheid, coronando tali sforzi con la Legge sullo Stato-nazione del luglio, che ha dichiarato Israele lo “stato-nazione del popolo ebreo”.

Anche Trump ha ignorato del tutto i francesi e la UE. Il 15 dicembre 2016 ha scelto un ardente sostenitore di Israele, David Friedman, quale suo ambasciatore in Israele. Friedman si oppone alla soluzione a due stati e continua a riferirsi ai Territori Palestinesi Occupati con certe denominazioni bibliche antiche: Giudea e Samaria.

Né Trump ha tenuto in considerazione la posizione francese quando ha trasferito l’ambasciata del suo paese da Tel Aviv a Gerusalemme nel maggio scorso.

Come ha reagito la UE alle concrete, sebbene illegali, azioni statunitensi? Con altre dichiarazioni ridondanti che hanno semplicemente sottolineato la sua posizione politica ma sono state prive di qualsiasi meccanismo di serio intervento.

Lo scorso dicembre otto ambasciatori della UE, tra cui quello francese, hanno diffuso una dichiarazione all’ONU che era chiaramente diretta agli Stati Uniti. “Noi, membri dell’Unione Europea del Consiglio [di Sicurezza dell’ONU] vorremmo ripetere e sottolineare ancora una volta il forte, continuo impegno della UE ai parametri internazionalmente concordati per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, basata sulla legge internazionale, le relative risoluzioni dell’ONU e precedenti accordi”, ha affermato, in parte, la dichiarazione.

Di nuovo, parole e nessuna azione. Lo stesso schema è stato ripetuto dopo che Trump ha assunto l’iniziativa di concedere le Alture Siriane Occupate del Golan a Israele, opponendosi all’ONU, alla UE e, superfluo dirlo, alle aspirazioni di milioni di arabi.

Il capo della politica estera della UE, Federica Mogherini, si è opposta con un’altra dichiarazione, per conto dei 28 stati, che l’Europa “non riconosce la sovranità israeliana delle Alture Occupate del Golan”.

E allora? Mentre gli Stati Uniti sfidano la legge internazionale con passi concreti, la UE si limita a mere parole, sottolineando uno status quo che, anche quando spostato dalla stessa Washington, non ha provocato altro che miseria per i palestinesi.

L’inettitudine della UE va di pari passo solo con la sua ipocrisia. Israele continua a godere di vantaggiosi privilegi commerciali con l’Europa e i legami diplomatici tra Israele e la maggior parte dei paesi membri della UE sono a un massimo storico.

La sola iniziativa europea collettiva che è parsa contare all’epoca è stata nel 2013, quando la UE ha richiesto che i prodotti israeliani prodotti negli insediamenti ebrei illegali fosse etichettati come tali. Dopo anni di mercanteggiamenti la UE ha ammesso che controllare le pratiche commerciali israeliane per quanto riguarda le etichette si è dimostrato “impossibile”.

La posizione francese sul commercio con gli insediamenti illegali è stata particolarmente vergognosa. Mentre il senato irlandese aveva votato il 5 dicembre per vietare l’importazione dei beni prodotti negli insediamenti, nell’ottobre del 2018 i francesi hanno fatto esattamente il contrario, sospendendo le norme sulle etichette speciali.

In verità l’inefficacia delle politiche della UE non è una novità, né può essere attribuita alle misure unilaterali di Trump. In realtà le parole dell’ambasciatore francese Araud sono coerenti con la frustrazione avvertita da altri diplomatici della UE lungo gli anni.

Nel febbraio del 2013 un rapporto diffuso da diplomatici della UE ha descritto gli insediamenti israeliani illegali come “la maggiore singola minaccia alla soluzione ai due stati”, sollecitando Bruxelles ad assumere misure decisive per fermare la “deliberata e provocatoria” impresa israeliana degli insediamenti.

Sono trascorsi più di sei anni da quando il rapporto è stato diffuso. La UE non ha fatto nulla per fermare gli insediamenti illegali che da allora sono cresciuti a balzi da gigante.

Peggio: nelle più recenti elezioni vinte da Netanyahu, egli ha promesso di annettere a Israele gli insediamenti illegali ebrei.

Considerato l’incondizionato appoggio statunitense alle precedenti annessioni illegali israeliane di Gerusalemme e del Golan, anche questa potrebbe essere una realtà tangibile nel prossimo futuro. Dopotutto la legge sullo stato-nazione ebreo ha riconosciuto gli insediamenti ebrei come “valore nazionale” e lo stato “lavorerà per incoraggiare e promuovere [la loro] creazione e sviluppo”.

Di fronte al sostegno statunitense a Israele è priva di logica, debole e, alla fine, un fallimento. Ahimè, l’idea che ha preso vigore durante i primi mesi della presidenza di Trump che la UE potesse sviluppare una posizione realmente indipendente in politica estera su Israele e la Palestina, si è dimostrata sbagliata.

Per cambiare tutto questo i membri della UE dovrebbero prestare attenzione alle parole dell’ambasciatore francese, riconoscere la realtà dell’apartheid in Palestina e agire con forza contro di esso come il mondo agì contro l’apartheid sudafricano, il che condusse a suo finale e irreversibile collasso nel 1994.

Ramzy Baroud è un giornalista, autore e curatore di Palestine Chronicle. Il suo ultimo libro è ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Presso, Londra). Baroud ha un dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è stato studioso non residente presso l’Orfalea Center for Global and International Studies, Università della California, Santa Barbara. Il suo sito web è www.ramzybaroud.net.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: www.ramzybaroud.net

Originale: https://zcomm.org/znetarticle/france-and-the-eu-recognizing-yet-supporting-apartheid-reality-in-palestine/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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