Lo Speciale Relatore dell’ONU: l’estradizione di Assange negli Stati Uniti sarebbe una violazione della legge internazionale

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di Oscar Grenfell – 6 aprile 2019

Dopo l’avvertimento di WikiLeaks, ieri, che Julian Assange rischiava un’imminente cacciata dall’ambasciata ecuadoriana di Londra, è emersa una diffusa opposizioni ai piani illegali di por fine al suo asilo politico.

Nils Melzer, lo Speciale Relatore dell’ONU sulla tortura, ha diffuso una dichiarazione che sollecita il governo ecuadoriano del presidente Lenin Moreno ad “astenersi dall’espellere il signor Assange… o dal cessare o sospendere in altro modo il suo asilo politico”.

Melzer ha avvertito che se Assange sarà rimosso dall’ambasciata egli “probabilmente sarà arrestato dalle autorità britanniche ed estradato negli Stati Uniti”, aggiungendo: “Una tale reazione potrebbe esporlo a un rischio reale di gravi violazioni dei suoi diritti umani, compresa la sua libertà di espressione, il suo diritto a un giusto processo e del divieto di trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti”.

Alti funzionari ecuadoriani hanno cercato di sviare qualsiasi domanda riguardo alle affermazioni di WikiLeaks che una fonte di alto livello interna all’apparato statale del paese avrebbe indicato che l’espulsione di Assange dall’edificio dell’ambasciata avrebbe avuto luogo “nel giro di ore o di giorni”.

Venerdì, fuori dall’ambasciata ecuadoriana, l’ambasciato del paese in Gran Bretagna, Jaime Marchan, ha dichiarato alla stampa che non c’era “alcun cambiamento nella situazione del señor Assange” e che era “offeso” da notizie circa il contrario.

A Marchan, che ha avuto un ruolo centrale nel creare un contesto ostile ad Assange in seno all’ambasciata, è stato poi chiesto: “Sarà rilasciato nel prossimo paio di giorni?” Ha risposto: “Non commenteremo decisamente su questo”.

Il ministro degli esteri del paese, Jose Valencia, ha dichiarato su Twitter che le dichiarazioni di WikiLeaks erano “infondate” e che il suo governo non avrebbe “rilasciato un commento in diretta” su “voci” che riteneva “insultanti”.

Valencia ha poi in effetti confermato l’avvertimento di WikiLeaks dichiarando: “L’asilo diplomatico è un potere sovrano di uno stato che ha il diritto di concederlo o ritirarlo unilateralmente quando lo consideri giustificato”.

Il suggerimento che l’asilo politico possa essere concesso e ritirato sulla base di convenienze politiche e di interessi immediati di governi nazionali si prende gioco della legge internazionale. L’asilo politico o è inviolabile oppure non esiste per nulla. Lo status di rifugiato politico di Assange è stato ripetutamente confermato dal Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria e da altre organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Valencia ha pateticamente aggiunto che qualsiasi decisione presa dal suo governo sarebbe attuata in “maniera sovrana indipendentemente da altri paesi”.

Nonostante le affermazioni del ministro degli esteri, l’opinione pubblica mondiale riconosce già che il regime di Moreno sta agendo da vassallo del governo statunitense. In Ecuador il governo ha un tasso di approvazione inferiore al 20 per cento ed è considerato dal grosso della popolazione un lacchè corrotto dell’imperialismo statunitense.

Il pretesto del tentativo di cacciare Assange dall’ambasciata è universalmente considerato una frode monumentale.

Il governo ecuadoriano, nella scorsa settimana, ha formulato affermazioni interamente non provate che la fuga di notizie circa l’iPhone e i dati Gmail di Moreno a un parlamentare dell’opposizione lo scorso febbraio è stata una cospirazione ordita da Assange e WikiLeaks. [Il governo ecuadoriano] è ben consapevole che la diffusione del materiale e di documenti relativi, che implicano il regime in corruzione, abusi e spergiuro, non ha avuto nulla a che fare con Assange, il cui accesso a Internet e a comunicazioni è stato tagliato dal governo ecuadoriano nel marzo del 2018.

I commenti evasivi e ipocriti di alti dirigenti ecuadoriani derivano dal fatto che essi, assieme ai loro compagni di cospirazione nei governi statunitense e britannico, sono impegnati in un compito sordido.

Stanno cercando di presentare come legittimi e appropriati i loro piani per abrogare illegalmente l’asilo politico di un giornalista e editore il cui solo “crimine” è consistito nel denunciare le guerre predatorie, gli intrighi diplomatici e le attività di sorveglianza di massa delle maggiori potenze.

WikiLeaks ha inoltre rivelato le macchinazioni dietro le quinte mirate a costringere Assange ad abbandonare l’ambasciata, pubblicando in precedenza oggi quello che ha dichiarato essere la sintesi di una “strategia di stampa” concordata dai governi ecuadoriano e britannico.

In base al patto segreto, il governo britannico avrebbe “assunto la guida” dopo la cacciata di Assange. Il regime ecuadoriano avrebbe affermato che Assange aveva violato le “condizioni dell’asilo” contenute in un protocollo illegale diffuso lo scorso ottobre, che gli vietava di fare qualsiasi dichiarazione politica, anche riguardo alla sua traversia.

Il governo britannico avrebbe poi dichiarato che non avrebbe permesso all’amministrazione Trump di “uccidere” Assange nel caso della sua estradizione negli Stati Uniti e si sarebbe atteggiato a difensore del “giusto processo”. L’Ecuador avrebbe presentato questo come una “concessione” e affermato che l’iniziale concessione dell’asilo al fondatore di WikiLeaks era mirata solo a impedire che rischiasse la pena di morte.

L’accordo non assomiglia a nulla di meno che a un patto tra bande criminali, per attuare un sequestro extragiudiziale in violazione di tutte le leggi nazionali e internazionali.

Qualsiasi misura di questo genere incontrerà l’opposizione di milioni di lavoratori e di giovani.

Un tentativo di estradare Assange negli Stati Uniti sarebbe giustamente considerato dalla popolazione mondiale illegale e illegittimo. Sarebbe duramente contestato nei tribunali dalla squadra legale, internazionalmente rinomata, di WikiLeaks.

L’anno  scorso procuratori statunitensi hanno rivelato, apparentemente per errore, di aver già formalizzato accuse contro Assange, probabilmente per la pubblicazione da parte di WikiLeaks nel 2010 dei diari di guerra dell’esercito statunitense in Iraq e in Afghanistan e di centinaia di migliaia di dispacci diplomatici che rivelavano crimini di guerra e intrighi diplomatici su scala globale.

L’amministrazione Trump, tuttavia, ha segnalato di una avere una causa per l’incriminazione di Assange che potrebbe superare l’esame giudiziario in base alla legge britannica, statunitense o internazionale, creando le premesse per una battaglia legale e politica protratta riguardo a qualsiasi richiesta di estradizione.

Nelle ultime tre settimana il governo statunitense ha trattenuto Chelsea Manning, che fece arrivare documenti a WikiLeaks nel 2010, per cercare di costringerla a testimoniare con uno spergiuro contro Assange. La coraggiosa rivelatrice si è rifiutata di partecipare a questa farsa legale.

Il diffuso sostegno ad Assange e a Manning tra i lavoratori, gli studenti e i giovani è in forte contrasto con il silenzio di tutti i partiti politici ufficiali negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Australia.

Jeremy Corbyn che, prima di diventare leader del Partito Laburista britannico, aveva affermato di difendere Assange, non ha detto nulla riguardo all’attacco intensificato contro il fondatore di WikiLeaks.

In Australia il governo liberal-nazionale di Scott Morrison, il Partito Laburista d’opposizione, i Verdi e i sindacati sono rimasti in silenzio, in linea con la protratta collaborazione dell’intera dirigenza politica con la vendetta a guida statunitense contro Assange, che è cittadino australiano.

Questo dimostra che un movimento per liberare Assange e Manning deve provenire dalla classe lavoratrice, non dai partiti capitalisti impegnati nella censura in rete, in un’accelerazione della spinta alla guerra e nello svuotamento dei diritti democratici.

I lavoratori devono essere resi consapevoli che le lotte sociali e politiche di massa in cui stanno entrando, sono inseparabili dalla difesa di giornalisti e rivelatori coraggiosi che sono perseguitati al fine di creare un precedente per la soppressione di ogni opposizione al militarismo, all’austerità e alla dittatura.

Il WSWS e i Partiti per l’Uguaglianza Socialista (SEP) di tutto il mondo sono impegnati a svolgere un ruolo centrale in questa lotta cruciale.

Il SEP in Gran Bretagna ha sollecitato la massima partecipazione alle proteste organizzate all’esterno dell’ambasciata londinese dell’Ecuador. Il SEP australiano ha diffuso oggi una dichiarazione, ripetendo la sua richiesta che il governo australiano adempia le sue responsabilità nei confronti di Assange e costringa il governo britannico a consentirgli di lasciare il paese e tornare in Australia, con una garanzia contro l’estradizione negli Stati Uniti.

Un camion pubblicitario con un cartellone con foto di Assange e Chelsea Manning con le bocche coperte dalla bandiera statunitense e con la scritta “#Libertà di espressione… salvo per i crimini di guerra” è stato brevemente parcheggiato di fronte all’ambasciata ecuadoriana di Londra ma gli è stato detto di proseguire dalla polizia. Il camion a continuato a passare davanti all’ambasciata a intervalli regolari.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://www.wsws.org/en/articles/2019/04/06/wiki-a06.html

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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