La politica estera britannica in Medio Oriente: una storia di interesse di parte    

Print Friendly

 

di Mark Curtis – 29 marzo 2019

Martedì il segretario ombra agli esteri laburista del parlamento britannico, Emily Thornberry, ha posto una domanda urgente relativa a denunce che soldati britannici hanno combattuto clandestinamente in Yemen e appoggiato la coalizione a guida saudita.

Come riferito domenica dal Mail, cinque soldati britannici delle forze speciali dello Special Boat Service (SBS) d’élite sono rimasti feriti mentre “consigliavano” l’Arabia Saudita nella sua mortale campagna in Yemen.

I commando sono rimasti feriti in scontri con armi da fuoco come parte di una campagna di massima segretezza e altri articoli hanno affermato che soldati britannici sono rimasti uccisi in tali scontri. Soldati britanni dello Special Air Service (SAS) sarebbero stati segretamente impiegati e avrebbero operato “indossando vesti arabe”.

Rispondendo alle domande del Partito Laburista, Mark Field, un ministro del Foreign Office britannico, ha affermato che avrebbe cercato di andare a fondo di questi denunce “molto gravi e ben fondate”.

La presenza di soldati britannici in Yemen che conducono segretamente una guerra che ha causato morte, carestia e distruzione di milioni di civili innocenti, suscita una domanda annosa: perché la politica estera britannica in Medio Oriente appoggia dittature, violazioni dei diritti umani e attribuisce priorità alla posizione di potere britannica?

“Le vendite britanniche di armi ai sauditi stanno uccidendo civili in Yemen” – Appartenenti a Women in Black, un movimento contro il militarismo. 31 gennaio 2018, Londra Centrale, Alisdare Hickson via Flickr

E’ allettante affermare che i motivi siano semplicemente geopolitici: petrolio e altri interessi commerciali. Ma c’è una spiegazione più profonda: la Gran Bretagna, lungi dall’essere una vera democrazia, è in realtà un’oligarchia che promuove gli interessi di una élite nazionale privilegiata. L’idea che Westminster sia “la madre di tutti i parlamenti”, rappresentando un modello democratico per il mondo, è un mito coltivato.

 

Una élite ristretta

Il Regno Unito ha elezioni ogni cinque anni, una magistratura indipendente, libertà di espressione e di associazione e forti leggi a protezione dell’uguaglianza di tutti i cittadini e delle libertà civili. Tuttavia il potere reale è nelle mani di una élite ristretta che controlla le istituzioni che determinano le politiche e le idee dominanti nella società.

Le decisioni della politica estera britannica sono tanto centralizzate da essere simili a un regime autoritario. Un primo ministro può inviare soldati in combattimento senza nemmeno consultare il parlamento.

La Gran Bretagna sta attualmente combattendo numerose guerre clandestine senza alcuna autorizzazione o dibattito parlamentare. A parte lo Yemen, forze speciali stanno operando sul campo in Siria, nonostante il parlamento abbia approvato soltanto attacchi aerei contro il gruppo dello Stato Islamico (IS). La guerra clandestina britannica in Siria è in corso dal 2011, con quasi nessuna discussione da parte dei parlamentari eletti.

Nel 1976 lord Hailsham notoriamente definì il Regno Unito una “dittatura elettiva”, poiché il parlamento è facilmente dominato dal governo in carico e subisce pochi limiti al proprio potere. Ma questo era prima che il primo ministro Margaret Thatcher centralizzasse ancor di più il processo decisionale, aggirando regolarmente il governo e affidandosi a un ristretto insieme di consiglieri, una strategia proseguita sotto Tony Blair che ha condotto alla disastrosa invasione dell’Iran.

Anche se il governo sta affermando che esaminerà il ruolo che l’esercito britannico sta svolgendo in Yemen, la risposta standard a domande parlamentari sulle azioni clandestine britanniche tende a essere: “Per motivi di sicurezza nazionale è consolidata politica di successivi governi britannici non commentare su operazioni sensibili e di spionaggio”.

Sono negate anche informazioni minori su soggetti “sensibili”: quando il mese scorso il parlamentare Alex Sobel ha chiesto al governo quanto gli Stati Uniti rimborsano alla Gran Bretagna per i costi della politica del ministero della difesa riguardo alla base spionistica di Menwith Hill in Yorkshire, un ministro del governo si è rifiutato di dichiararli.

Cupole a Menwith Hill, Yorkshire, 2005. (Matt Crypto via Wikimedia Commons)

Persino quando sono poste interrogazioni parlamentari sulla politica estera pubblica le risposte ministeriali tendono a essere minimaliste e spesso sono fuorvianti o ingannevoli.  Chiunque abbia avanzato al governo una richiesta sulla base della Libertà di Informazione saprà che esse sono regolarmente negate con il pretesto della protezione della “sicurezza nazionale”.

 

Impunità

Nè Blair né l’ex primo ministro David Cameron sono stati chiamati a rispondere delle guerre disastrose in Iraq o Libia. Il sistema politico britannico è così estremo che nessun ministro, per quanto ne so, è stato chiamato a rispondere dei crimini all’estero, nonostante numerose guerre, operazioni clandestine, colpi di stato e coinvolgimenti in violazioni dei diritti umani.

In Yemen l’esercito saudita appoggiato dal Regno Unito è coinvolto da quattro anni in crimini di guerra, riguardo ai quali ministri britannici hanno agito con impunità.

Le politiche governative dovrebbero essere passate dal vaglio di comitati parlamentari trasversali, ma raramente essi chiamano il governo a rispondere. Tendono a essere affollati di sostenitori del governo che non indagano politiche chiave o torchiano ministri.

Nei media “prevalenti” del Regno Unito, molte politiche estere britanniche non sono trattate per nulla. Ci sono articoli pericolosamente scarsi che parlano della misura del sostegno britannico a Israele o al regime di Sisi in Egitto.

Persino la guerra in Yemen è stata scarsamente esaminata; ci sono critiche delle esportazioni britanniche di armi, ma poca o nulla menzione dell’aviazione che provvede alla manutenzione di caccia sauditi e al deposito e alla consegna di bombe per il loro uso. L’articolo di domenica del Mail sulle azioni britanniche clandestine in Yemen è una rivelazione in parte perché tale copertura è così infrequente.

Anche se articoli convenzionali rivelano effettivamente aspetti della politica estera britannica, è più tipico del giornalismo amplificare le politiche dello stato o diffondere disinformazione. Falsi presupposti pervadono i media, quali che la politica britannica in Medio Oriente è basata sul sostegno alla democrazia e ai diritti umani.

Il colpo di stato anglo-statunitense del 1953 in Iran fu una questione di interessi delle compagnie petrolifere, nel caso britannico della Anglo-Iranian Oil Corporation, l’antesignana della BP. Cinquant’anni dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003 è stata anch’essa prevalentemente una questione di petrolio, così come la guerra del 2011 in Libia.

Il sostegno della Gran Bretagna al regime egiziano di Abel Fattah al-Sisi risulta essere principalmente una questione di interessi petroliferi e di gas nel paese. La speciale relazione con l’Arabia Saudita cerca di promuovere BAE Systems e altri grandi produttori di armi.

Le estese porte girevoli di personale tra governo e imprese hanno un ruolo centrale nell’assicurare che gli interessi d’élite siano allineati. David Omand, ex direttore del GCHQ, è passato a lavorare per il produttore di armi Babcock; il generale David Richards, ex capo di stato maggiore dell’esercito, è stato designato a presiedere il comitato consultivo britannico del produttore statunitense di armi DynCorp; e l’ex direttore del MI6 è stato nominato direttore non esecutivo della BP, tra altri esempi.

Westminster Palace, sede del parlamento e Big Ben di sera (Maurice via Flickr)

 

Circolo privato

Per certi versi la Gran Bretagna assomiglia più a un circolo privato che a un paese. Come ha segnalato Adam Ramsay, solo cinque università britanniche hanno prodotto un primo ministro, e più del doppio di loro ha frequentato Eton piuttosto che scuole non a pagamento.

Colpisce che siano state così poche gole profonde a rivelare segreti riguardo alla politica estera britannica. Probabilmente è perché quelli che hanno accesso all’élite provengono normalmente dagli stessi circoli e si può contare su di loro perché ne siano membri per sempre.

Il massimo vertice del sistema britannico dei privilegi – i membri della famiglia reale – è regolarmente impiegato dal ministero degli esteri e da quello della difesa per sostenere la politiche britannica e gli interessi militari all’estero.

Le visite dei reali contribuiscono a costruire relazioni con regimi chiave e a vendere più armi al Medio Oriente. Il sistema è costruito sul clientelismo, evidenziato dalla Camera dei Lord, un anacronismo medievale che è piena di nominati dal governo.

Ci sono pochi segni che l’oligarchia britannica cambierà in tempi brevi. Il “governo permanente” a Whitehall è profondamente radicato. Il principale sfidante delle tradizionali politiche estere britanniche – Jeremy Corbyn – è attaccato e indebolito da ogni parte. Ma non chiaro se nemmeno Corbyn intenda contestare l’oligarchia britannica.

C’è un reale bisogno di una trasformazione dal governo centralizzato, non chiamato a rispondere a un sistema che sia più partecipativo e nel quale i cittadini siano informati e dotati di potere, qualcosa che cambierebbe le politiche sia interne sia estere. Questo avvantaggerebbe non solo i britannici, ma anche i mediorientali destinatari delle politiche britanniche.

Mark Curtis è uno storico e analista della politica estera britannica e dello sviluppo internazionale e autore di sei libri, l’ultimo dei quali è un’edizione aggiornata di “Secret Affairs: Britain’s Collusion with Radical Islam”.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://consortiumnews.com/2019/03/29/british-foreign-policy-in-the-middle-east-a-secret-history-of-self-interest/

Originale: British Foreign Policy Declassified

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Ridateci il socialismo di Eisenhower!   Successivo Contestualizzare le cifre