Il fantasma del fascismo nell’era della post-verità 

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di Henry A.Giroux – 22 marzo 2019

Non viviamo, né abbiamo mai vissuto, in un mondo della post-verità. Al contrario, viviamo in un mondo di pre-verità nel quale la verità deve ancora arrivare. Come una delle principali monete della politica, le menzogne hanno una lunga storia negli Stati Uniti. Ad esempio, menzogne patrocinate dal governo hanno avuto un ruolo cruciale nello spingere gli Stati Uniti in guerre in Vietnam, Iraq e Afghanistan, nel legittimare l’uso della tortura sotto l’amministrazione Bush e nel coprire i crimini dell’élite finanziaria che hanno prodotto la crisi economica del 2008. Sotto Trump, mentire è divenuto un espediente in cui tutto ciò che conta politicamente è negato, la ragione perde il suo potere di produrre giudizi informati e il linguaggio serve a infantilire e depoliticizzare non offrendo alcuno spazio perché gli individui traducano problemi privati in considerazione sistemiche più vaste. Anche le questioni di verità sono sempre state problematiche tra politici e pubblico in generale, entrambi i gruppi hanno sostenuto a parole che la ricerca della verità e il rispetto dei diversi metodi di convalida fossero basati sulla convinzione condivisa che la “verità è distinta dalla falsità; e che, alla fine, possiamo dire quale sia la differenza e che la differenza conta” [1]. Certamente pareva contare in democrazia, particolarmente quando diventava imperativo essere in grado di distinguere, per quanto grande fosse la difficoltà, tra fatti e finzione, conoscenza affidabile e falsità, e bene e male. Tuttavia pare non sia più così.

Nell’attuale momento storico i confini tra verità e finzioni stanno svanendo, cedendo il passo a una cultura di menzogne, immediatezza, consumismo, falsità e demonizzazione di coloro che sono considerati sacrificabili. In simili circostanze la cultura civica avvizzisce e la politica crolla nel personale. Al tempo stesso il piacere è indirizzato a una cultura di corruzione e crudeltà, il linguaggio opera al servizio della violenza e i confini dell’impensabile divengono normalizzati. Come spiegare diversamente la strategia del presidente Trump di separare infanti e bambini dai loro genitori immigrati irregolari al fine di incarcerarli in Texas in quelle che alcuni giornalisti hanno definito gabbie? La retorica fuorviante di Trump è utilizzata non solo per coprire la brutalità di comportamenti politici ed economici oppressivi, ma anche per resuscitare le passioni mobilitanti del fascismo che sono emerse in un incessante flusso di odio, fanatismo e militarismo. L’indifferenza di Trump ai confini tra verità e falsità riflette non solo un antintellettualismo profondamente radicato, ma anche la sua volontà di giudicare ogni appello alla verità inseparabile da una indiscussa lealtà individuale e di gruppo da parte dei suoi seguaci. Da autodefinito unico portatore di verità Trump disegna il giudizio razionale e le prove, affidandosi invece all’istinto e alla franchezza emotiva per stabilire che cosa sia giusto e che cosa sbagliato e chi possa essere considerato un amico o un nemico. In questo caso Trump diviene una strategia di prestazione mirata a verificare la lealtà dei suoi seguaci e la loro disponibilità a credere a qualsiasi cosa egli dica. Trump diviene oggi sinonimo di una tribalismo regressivo che rigetta norme e parametri condivisi promuovendo nel contempo una cultura di corruzione che l’ex sindaco di New York City, Michael Bloomberg, ha definito una “epidemia di disonestà”. La verità ora fa parte di una rete di relazioni e di una visione del mondo che attinge i suoi elementi da una politica fascista che si può trovare in tutte le istituzioni politiche e panorami mediatici dominanti. La verità non è più semplicemente fragile o problematica; è diventata tossica e disfunzionale in un ecosistema mediatico largamente controllato da conservatori di destra e da un’élite finanziaria che investe pesantemente in apparati mediatici di destra quali Fox News e piattaforme di media sociali nazionalisti quali Breitbart News.

In un tempo di ascesa di movimenti fascisti in tutto il globo, potere, cultura, politica, finanza e vita quotidiana si fondono in modi che non hanno precedenti e che costituiscono una minaccia alle democrazie di tutto il mondo. Mentre gli apparati culturali sono concentrati nelle mani degli ultraricchi, la forza educativa della cultura ha assunto una potente svolta antidemocratica. Ciò si può costatare nell’ascesa di nuovi sistemi di produzione e di consumo a guida digitale che producono, influenza e sostengono idee, desideri e relazioni sociali che contribuiscono alla disintegrazione dei legami sociali e promuovono una nuova forma di darwinismo sociale nella quale la sfortuna è considerata una debolezza e la regola di Hobbes della “guerra di tutti contro tutti” sostituisce ogni vestigio di responsabilità condivisa e di compassione per gli altri. L’era della post-verità è in realtà un periodo di crisi che, come osservò Gramsci, “consiste precisamente nel fatto che il vecchio sta morendo e il nuovo non può essere partorito [e] in questo interregno compare una gran varietà di sintomi morbosi” [2]. Tali sintomi morbosi sono evidenti nella promozione da parte di Trump di una politica fascista nella quale c’è un tentativo di normalizzare il linguaggio della purificazione razziale, della politica della sacrificabilità e della classificazione sociale accentuando contemporaneamente una cultura di paura e un militarismo evocativo di dittature del passato e del presente.

Le menzogne di Trump sono la maschera del nichilismo e offrono l’architettura ideologica per una forma fascismo neoliberista [3]. In tali circostanze lo stato è ricostruito sul modello della finanza, tutte le relazioni sociali sono valutate in base a calcoli economici e il progetto duale dell’ultra-nazionalismo e del populismo apocalittico di destra si fonde in un abbraccio di difesa tossica e impudente di suprematismo bianco. Non sorprendentemente, Trump considera il linguaggio un’arma di guerra e i media sociali una miniera emotiva che gli dà il potere di criminalizzare l’opposizione politica, di calunniare i migranti come meno che umani e di crogiolarsi nel suo ruolo di portavoce nazionale di nazionalisti bianchi, nativisti e altri gruppi estremisti. Incurante del potere delle parole di aizzare, umiliare e imbaldanzire alla violenza alcuni dei suoi seguaci, egli sposa un desiderio sadico di relegare i suoi critici, nemici e quelli considerati fuori dai confini di una sfera pubblica bianca a zone di esclusione terminale. In questo caso la verità, quando allineata alla ricerca di giustizia, diviene oggetto di scherno, quando non di puro disprezzo.

Gli imprenditori dell’odio non sono più confinati nel cestino della storia, particolarmente all’era protofascista degli anni ’30 e ’40. Sono di nuovo con noi, producendo fantasie distopiche dalle comunità in decomposizione e da panorami generati da quarant’anni di capitalismo selvaggio. Solitari arrabbiati in cerca di una causa, uno spazio in cui mettere in gioco il loro protagonismo, sono carne da cannone per i leader del culto. Ne hanno trovato uno in Trump per il quale la relazione tra il linguaggio del fascismo e la sua visione tossica del mondo di “sangue e suolo” è finita al centro del potere negli Stati Uniti. Durante la campagna per le elezioni di medio termine del 2018 il presidente Trump ha toccato fino in fondo l’abisso della politica fascista e ha esibito un grado di razzismo, odio e ignoranza che ha fatto suonare campanelli d’allarme in tutto il globo. Cieco alla critica pubblica, Trump ha rifiutato di riconoscere che la sua retorica, le sue dimostrazioni e interviste alimentano le fiamme del razzismo e dell’antisemitismo. Egli invece incolpa i media per la violenza che incoraggia tra i suoi seguaci, definisce nemici i suoi rivali politici, etichetta come invasori i migranti e afferma pubblicamente di essere un nazionalista imbaldanzendo gruppi estremisti di destra. Incapace sia di empatia sia di autoriflessione può solo usare il linguaggio al servizio di denigrazione, insulti e violenza. Trump è il punto finale di una cultura neoliberista di iper-punitività amplificata attraverso una politica fascista che onora la militarizzazione, la privatizzazione, la liberalizzazione, il consumismo maniacale, la criminalizzazione di interi gruppi di persone e la finanziarizzazione di ogni cosa [4].

Il fascismo ha inizio dal linguaggio e poi acquista impeto come forza organizzatrice per plasmare una cultura che legittima la violenza indiscriminata contro interi gruppi: neri, migranti, ebrei, mussulmani e altri considerati “sacrificabili”. In questa vena Trump dipinge i suoi critici come “infami”, descrive i migranti come “perdenti” e “criminali” ed è divenuto un portavoce nazionale di nazionalisti violenti e di una miriade di estremisti che si dedicano all’odio e alla violenza. Usando una retorica di repulsione come strategia di prestazione e spettacolo mediatico per eccitare la sua base, Trump impiega infiniti tropi di fanatismo e demonizzazione che danno il ‘la’ alla violenza reale.

Trump appare del tutto indifferenza all’accusa che la sua retorica fortemente carica di odio razziale, xenofobia e nazionalismo virulento sia legittimi, sia alimenti atti di violenza. Egli procede senza curarsi delle conseguenze di prestare la sua voce a teorici cospirazionisti che affermano che George Soros sta finanziando la carovana dei lavoratori migranti [5], di definire il conduttore della CNN Don Lemo “l’uomo più stupido della televisione” o di riferirsi alla star del basket LeBron James come a uno non molto intelligente. Mentre Trump insulta una varietà di figure pubbliche, i suoi attacchi contro gli afroamericani seguono lo stereotipo razzista standard di mettere in discussione la loro intelligenza. Contemporaneamente la sua invettiva incendiaria offre una piattaforma per indurre la violenza a numerosi gruppi fascisti che lo appoggiano.

Trump prospera promuovendo divisioni sociali che amplificano distinzioni tra amici e nemici e spesso legittima atti di violenza e manifestazioni di estremismo radicale come mezzi per affrontarle. Ha affermato che i dimostranti neonazisti di Charlottesville erano “persone molto belle”, ha dichiarato nel 2016 “Io penso che l’Islam ci odi”, ha mentito dicendo che i mussulmani festeggiano gli attacchi dell’11 settembre, si riferisce ai migranti al confine meridionale come a degli invasori, il tutto mentre usa ripetutamente il linguaggio di nazionalisti bianchi e suprematisti bianchi. Inoltre ha dichiarato senza vergogna di essere un nazionalista. In conseguenza Trump è stato elogiato da David Duke, l’ex capo del Ku Klux Klan, dai Proud Boys – un’abietta versione contemporanea delle Camice Brune naziste – e più di recente dal presunto attentatore di neozelandese che nel suo manifesto di Christchurch ha elogiato Trump come “un simbolo di una rinnovata identità bianca e di un comune proposito” [6].

Nell’asserita era della post-verità il linguaggio è svuotato di significati concreti, le azioni sono rimosse da qualsiasi nozione di responsabilità sociale e la verità è separata dalla ricerca della giustizia. Una conseguenza è la crescente influenza di uno spettacolo di genere neofascista modellato sul vuoto e su piaceri a buon prezzo di programmi di competizione, reality TV e cultura delle celebrità. Col tutto che offre a Trump nuove opportunità di sfruttare la “rabbia, la disperazione e l’apatia generalizzate” del pubblico per una celebrazione del militarismo, dell’iper-mascolinità e della violenza spettacolarizzata che sono il marchio distintivo dei suoi “deliberanti raduni in stile Norimberga” che servono largamente da calderone di istigazione razzista e di demagogia antisemita [7].

Ci sono precedenti storici per questo collasso del linguaggio in una forma di militarismo e razzismo in codice: l’antisemitismo celato in critiche della globalizzazione e l’appello alla pulizia razziale e sociale celato nel discorso di confini e muri. Echi di storia risuonano in questo assalto a gruppi minoritari, scherni razzisti, riferimenti contorti che cifrano una fede nella pulizia razziale e nell’internamento di quelli che non rispecchiano le nozioni contorte della supremazia bianca. Come ci ricorda Edward Luce, abbiamo già sentito questo linguaggio. Egli scrive: “Ottantacinque anni fa, giovedì, Heinrich Himmler inaugurò il primo campo di concentramento nazista a Dachau. La storia non si ripete. Ma è gravida di ammonimenti”.

In un’era in cui l’alfabetismo civico e i tentativi di chiamare i potenti a rispondere delle loro azioni sono scartati come “false notizie”, l’ignoranza diviene il terreno di coltura non solo dell’odio, ma di una cultura che reprime la memoria storica, fa a pezzi qualsiasi comprensione dell’importanza di valori condivisi, rifiuta di rendere la tolleranza un elemento non negoziabile del dialogo civico e consente ai potenti di rendere il discorso quotidiano un’arma. Anche se Trump è stato dipinto come un bugiardo seriale, sarebbe un errore considerare questa patologia una questione di carattere [8]. Mentire è per Trump uno strumento di potere usato per screditare qualsiasi tentativo di chiamarlo a rispondere delle sue azioni distruggendo contemporaneamente quelle sfere pubbliche e fondamenta istituzionali necessarie perché sia possibile una politica democratica. Al centro del mondo di menzogne, notizie false e fatti alternativi di Trump c’è un regime politico che promuove l’illegalità, fornendo il fondamento di un neoliberismo su steroidi che oggi si fonde con una sfrontata celebrazione del nazionalismo bianco. L’era della post-verità rappresenta sia una crisi della politica, sia una crisi di storia, memoria, agire e istruzione. Inoltre questa era di barbarie non può essere compresa o affrontata senza ricordare che il fascismo si è ancora una volta cristallizzato in nuove forme ed è divenuto un modello del presente e del futuro.

Fantasie di controllo assoluto, pulizia razziale, militarismo incontrollato e guerra di classe sono al centro di un immaginario statunitense che è divenuto letale. E’ un immaginario distopico contrassegnato da parole vuote, un immaginario svuotato di ogni significato concreto, ripulito dalla compassione, e usato per legittimare l’idea che mondi alternativi siano impossibili da accarezzare. Ciò cui stiamo assistendo è l’avvizzimento degli orizzonti politici e morali e un attacco a tutto campo alla giustizia, al ragionamento meditato e alla resistenza collettiva.

L’avversione di Trump per la verità assomiglia al Ministero della Verità di Orwell per il fatto che offre un megafono alla violenza contro gruppi marginalizzati, giornalisti e migranti illegali, contemporaneamente disseminando le sue menzogne attraverso una grande macchina di tweet di disimmaginazione. Questo apparato di propaganda distopica è anche alimentato da un linguaggio di silenzio e di irresponsabilità morale celato in una volontà da parte di politici e del pubblico di non guardare in faccia la violenza e la sofferenza umana. Questa è la visione del mondo della politica fascista e di un nichilismo pericoloso, che rafforza il disprezzo dei diritti umani nel nome del vantaggio finanziario e del cinico perseguimento del potere politico.

Nel mondo di Trump è stata resuscitata la mentalità autoritaria, impegnata a esibire disprezzo per i fatti, l’etica e la debolezza umana. Trump è un uomo senza virtù del ventunesimo secolo per il quale il successo corrisponde ad agire impunemente, a usare il potere governativo per vendere o dare in licenza il suo marchio, spacciando il fascino del potere e della ricchezza e trovando piacere nel produrre una cultura di impunità, egoismo e violenza autorizzata dallo stato. Il suo approccio alla politica echeggia la fusione dello spettacolo con un abbandono dell’etica evocativo di regimi fascisti del passato. Come sostiene giustamente Naomi Klein, Trump “affronta ogni cosa come uno spettacolo” e aggiusta “la realtà perché si adatti alla sua narrazione” [9].

Nell’attuale regno del fascismo neoliberista, la politica si estende oltre l’attacco a qualsiasi vestigia di verità, giudizio informato e mezzo costruttivo di comunicazione. Qui è all’opera qualcosa di più che non la necessità di decodificare e analizzare il linguaggio di Trump come strumento per falsare la realtà e proteggere pratiche e politiche corrotte che avvantaggiano le imprese più potenti, l’esercito e gli ultraricchi. C’è anche una visione del mondo, una modalità di egemonia che deriva da un copione fascista e si traduce in politiche e pratiche pericolose. Ad esempio c’è il suo attacco al dissenso e il suo sostegno alla violenza contro giornalistici e politici critici delle sue idee. Ad esempio, nel criticare membri del Partito Democratico che egli definisce ‘sinistra radicale’, ha suggerito che una reazione alla loro opposizione potrebbe essere la violenza. Ha affermato: “D’accordo? Posso dirvi che ho il sostegno della polizia, il sostegno dell’esercito, il sostegno dei Bikers for Trump. Ho i duri, ma non faranno i duri se non si arriverà a un certo punto, e allora sarebbe molto brutto, molto brutto” [10]. C’è qui all’opera più che minacce da asilo. Abbiamo visto troppi esempi in cui seguaci di Trump hanno malmenato critici, attaccato giornalisti e coperto di urla ogni forma di critica diretta contro le politiche di Trump, per non dir nulla dell’esercito di troll scatenato contro intellettuali e giornalisti critici dell’amministrazione.

Alcune settimane prima delle elezioni di medio termine del 2018 numerosi critici schietti di Trump, tutti denigrati e aggrediti verbalmente da Trump, hanno ricevuto per posta ordigni esplosivi artigianali. Cesar Sayoc – l’uomo accusato degli attentati – è un forte sostenitore di Trump il cui flusso su Twitter è disseminato di teorie cospirazioniste di destra assieme a un assortimento di “fantasie distopiche apocalittiche di destra” [11]. I tifosi di Trump includono numerosi nazionalisti bianchi e suprematisti bianchi coinvolti in recenti uccisioni sia a Pittsburgh sia in Nuova Zelanda. Trump non si limita ad alimentare le fiamme della violenza con la sua retorica; egli offre anche legittimazione a numerosi gruppi bianchi nazionalisti ed estremisti di destra che sono imbaldanziti dalle sue parole e azioni e troppo spesso pronti a tradurre il loro odio nella profanazione di sinagoghe, scuole e altri luoghi pubblici nonché a darsi a violenze contro manifestanti pacifici, e in alcuni casi a commettere atti di violenza efferati.

Senza curarsi di come la sua maligna e aggressiva retorica ha legittimato e galvanizzato atti di violenza di un assortimento di membri della “destra alternativa”, neonazisti e suprematisti bianchi, Trump rifiuta di riconoscere la crescente minaccia del nazionalismo e suprematismo bianco, anche mentre li rende possibili con i suoi discorsi di muri, presunte orde di invasori e celebrazione del nativismo. Trump tace riguardo ai gruppi marginali che ha incitato con i suoi maligni attacchi alla stampa, alla magistratura e ai suoi avversari politici. Cioè si rifiuta di criticarli accrescendo il loro sostegno dichiarando di essere un nazionalista e circondandosi di persone come Stephen Miller che lasciano poco all’immaginazione riguardo alle loro credenziali suprematiste. Dopo il massacro di Christchurch Trump ha dichiarato ai giornalisti che il nazionalismo bianco sia negli Stati Uniti sia nel globo non era un problema serio. In questo caso appare inetto e incapace di empatia riguardo alla sofferenza degli altri, il tutto accelerando politiche neoliberiste e razziste che infliggono enormi sofferenze e miseria a milioni di persone. Fantasie violente sono il marchio di fabbrica di Trump sia espresse nel suo sostegno a dittatori feroci sia nella sua sollecitazione ai seguaci nei suoi raduni a “fargliela fare addosso” ai contestatori. Abbiamo visto questo celebrazione della violenza nel passato con il suo infantile appello a un’iper-mascolinità e alla disponibilità a darsi ad atti genocidi.

Trump è il punto finale di una malattia che andata crescendo per decenni. Quello che è diverso in Trump è che egli si crogiola nel suo ruolo ed è impudente riguardo all’attuazione di politiche che consentono ulteriormente il saccheggio del paese da parte degli ultraricchi (compreso lui stesso) e delle mega imprese. Egli incarna con spacconaggine incontrollata il genere di impulsi sadici che potrebbero condannare generazioni di bambini a un futuro di miseria e in alcuni casi determinare il terrorismo di stato. Egli ama quelli che ritengono che la politica sia danneggiata da chiunque abbia una coscienza, e promuove e prospera in una cultura di violenza e crudeltà. Trump non sta ridisegnando il carattere della democrazia; la sta distruggendo e, nel farlo, sta resuscitando tutti gli elementi di una politica fascista che molti ritenevano non sarebbe mai riemersa dopo gli orrori e le morti inflitte a milioni di persone da dittatori fascisti. Trump rappresenta l’emersione di fantasmi del passato e dovremmo essere terrorizzati per ciò che sta accadendo sia negli Stati Uniti sia in altri paesi, quali Brasile, Polonia, Turchia e Ungheria. L’ultranazionalismo, il razzismo e le politiche di Trump mirate alla pulizia sociale, la sua relazione amorosa con alcuni dei dittatori più efferati del mondo e il suo odio per la democrazia echeggiano un periodo della storia in cui l’inimmaginabile divenne possibile, quando il genocidio fu il punto finale della disumanizzazione degli altri, e la miscela di retorica nativista e nazionalista finirono negli orrori dei campi di concentramento. Il mondo è nuovamente in guerra ed è una guerra contro la democrazia e Trump è in prima linea di essa.

Trump rappresenta un forma distintiva e pericolosa di autoritarismo cresciuto negli Stati Uniti, ma al tempo stesso è il risultato di un passato che va ricordato, analizzato e affrontato per le lezioni che può impartirci riguardo al presente. Non solo Trump ha “normalizzato l’indicibile” e in alcuni casi l’impensabile, ma ci ha anche costretto a porci domande che non ci eravamo mai posti prima riguardo al capitalismo, al potere, alla politica e, sì, allo stesso coraggio [12]. In parte questo significa recuperare un linguaggio che abbia reale sostanza per la politica, la vita civica, il bene pubblico, la cittadinanza e la giustizia. Una sfida sta nell’affrontare gli orrori del capitalismo e la sua trasformazione in una forma di fascismo sotto Trump. Non ci sarà alcun reale movimento per il cambiamento senza, come ha indicato David Harvey, “un forte movimento anticapitalista”. Al tempo stesso nessun movimento avrà successo senza affrontare la necessità di una rivoluzione della coscienza, che renda l’istruzione centrale per la politica. Come ha suggerito Fred Jameson, una tale rivoluzione non può aver luogo limitando le nostre scelte a una fissazione sul “presente impossibile” [13]. Né può aver luogo limitandoci a un linguaggio di critica e di attenzione circoscritta a problemi individuali.

Quello che è necessario è anche un linguaggio di possibilità militante e di una politica onnicomprensiva che attinga alla storia, ripensi il significato della politica e immagini un futuro che non imiti il presente.  Abbiamo bisogno di quello che Gregory Leffel definisce un linguaggio di “futuri immaginati”, che “possa strapparci dal malessere sociopolitico del presente in modo che possiamo ideare alternative, costruire le istituzioni di cui abbiamo bisogno per arrivarci e ispirare un impegno eroico” [14]. Tale linguaggio deve creare formazioni politiche capaci di comprendere il fascismo neoliberista come un tutto, un singolo sistema integrato le cui radici condivise si estendono dalle ingiustizie di classe e di razza sotto il capitalismo finanziario a problemi ecologici e alla crescente espansione dello stato carcerario e del complesso militare-industriale-accademico [15]. Nancy Fraser ha ragione nel sostenere che abbiamo bisogno di una reazione soggettiva capace di collegare diverse crisi razziali, sociali ed economiche e, nel farlo, di affrontare le oggettive forze strutturali alla loro base [16]. William Faulkner osservò una volta che conviviamo con i fantasmi del passato o, per essere più precisi: “Il passato non è mai morto; non è neppure passato”. Un tale compito è tanto più urgente considerato che Trump è la prova vivente che non solo stiamo convivendo con i fantasmi di un passato buio che può tornare. Ma è anche vero che i fantasmi della storia possono essere affrontati e trasformati in una politica democratica radicale per il futuro. Il regime nazista è più che un momento congelato nella storia. E’ un ammonimento dal passato e una finestra sulla crescente minaccia che il trumpismo pone alla democrazia. I fantasmi del fascismo dovrebbero terrorizzarci ma, cosa più importante, dovrebbe istruirci e permearci di uno spirito di giustizia civica e di azione collettiva nella lotta per una democrazia concreta e inclusiva.

NOTE

[1] Vedere Sophia Rosenfeld, Democracy and Truth: A Short History (Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 2019).

[2] Antonio Gramsci, Quaderni dal carcere, a cura e traduzione di Quintin Hoare & Geoffrey Nowell Smith (New York International Publishers, 1971), pagg. 275-76.

[3] Affronto il tema del fascismo neoliberista in Henry A. Giroux, The Terror of the Unforeseen (Los Angeles: Los Angeles Review of Books, 2019).

[4] Vedere  Henry A. Giroux, American Nightmare: Facing the Challenge of Fascism (San Francisco: City Lights Books, 2018).

[5] Jeremy Peters, “How Trump-Fed Conspiracy Theories About Migrant Caravan Intersect With Deadly Hatred,” New York Times (29 ottobre 2018). Online: https://www.nytimes.com/2018/10/29/us/politics/caravan-trump-shooting-elections.html

[6] Wajahat Ali, “The Roots of the Christchurch Massacre,” New York Times (14 marzo 2019). Online: https://www.nytimes.com/2019/03/15/opinion/new-zealand-mosque-shooting.html

[7] Karen Garcia, “Apocalypse Casts Shadow Over Midterms,” Sardonicky (29 ottobre 2018). Online: https://kmgarcia2000.blogspot.com/2018/10/apocalypse-casts-shadow-over-midterms.html

[8] Glenn Kessler, Salvador Rizzo, e Meg Kelly, “President Trump has made 9,014 false or misleading claims over 773 days,’ The Washington Post (4 marzo 2019). Online: https://www.washingtonpost.com/politics/2019/03/04/president-trump-has-made-false-or-misleading-claims-over-days/?utm_term=.6e791f431791

[9] Naomi Klein, No Is Not Enough (Canada: Random House, 2017), p. 55.

[10] Jonathan Chait, “Trump Threatens Violence If Democrats Don’t Support Him,” New York (14 marzo 2019). Online: http://nymag.com/intelligencer/2019/03/trump-threatens-violence-if-democrats-dont-support-him.html

[11] Christopher Hayes, “Nearly half of Republicans think Trump should be able to close news outlets: poll,” USA Today (August 7, 2018). Online: https://www.usatoday.com/story/news/politics/2018/08/07/trump-should-able-close-news-outletsrepublicanssay-poll/925536002/

[12] Sasha Abramsky, “How Trump Has Normalized the Unspeakable,” The Nation (20 settembre 2017). Online: https://www.thenation.com/article/how-trump-has-normalized-the-unspeakable/

[13] Gregory Leffel, “Is Catastrophe the only cure for the weakness of radical politics?” Open Democracy, [21 gennaio 2018]. Online: https://www.opendemocracy.net/transformation/gregory-leffel/is-catastrophe-only-cure-for-weakness-of-radical-politics

[14] Gregory Leffel, “Is Catastrophe the only cure for the weakness of radical politics?” Open Democracy (January 21, 2018). Online: https://www.opendemocracy.net/en/transformation/is-catastrophe-only-cure-for-weakness-of-radical-politics/

[15] Per un’analisi delle origini del fascismo nel capitalismo statunitense vedere Michael Josepth Roberto, The Coming of the American Behemoth (New York: Monthly Review Press, 2019).

[16] Nancy Fraser, From Progressive Neoliberalism to Trump – and Beyond”, American Affairs,(Inverno 2017 | Vol. I, No 4) Online at: https://americanaffairsjournal.org/2017/11/progressive-neoliberalism-trump-beyond/

Henry A. Giroux è attualmente rettore della facoltà di Studi di Pubblico Interesse del Dipartimento di Studi di Lettere e Culturali della McMaster University ed è studioso distinto della cattedra Paulo Freire di Pedagogia Critica. I suoi libri più recenti sono America’s Education Deficit and the War on Youth (Monthly Review Press, 2013), Neoliberalism’s War on Higher Education (Haymarket Press, 2014), The Public in Peril: Trump and the Menace of American Authoritarianism (Routledge, 2018), e American Nightmare: Facing the Challenge of Fascism (City Lights, 2018). Il suo sito web è www. henryagiroux.com

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-ghost-of-fascism-in-the-post-truth-era/

Originale: Counterpunch

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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