L’economia globale è una bomba a orologeria in attesa di esplodere

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Alejandro Mallea / Flickr

di Marshall Auerback – 11 marzo 2019

Dopo la maggior calamità finanziaria dalla Grande Depressione, l’allora capo di gabinetto dell’amministrazione Obama, Rahm Emanuel, ha sollecitato un intervento aggressivo per prevenire il ripetersi del crollo del 2008.

Anche se il sistema di pesi e contrappesi del governo statunitense solitamente produce riforme graduali, Emanuel ha suggerito che in tempi di disordini finanziari, le leve tradizionali dei poteri sono spesso mischiate, creando in tal modo condizioni uniche in cui i legislatori potrebbero essere spinte in direzione di riforme più radicali. E’ per questo che ha suggerito che non dovremmo mai lasciar andare sprecata una crisi. Ironicamente questa potrebbe essere l’unica perla di saggezza che abbiamo mai ricevuto dall’imminente ex sindaco di Chicago, una di quelle figure che altrimenti hanno incarnato i peggiori istinti del Partito Democratico incentrati su Wall Street. Ma applaudiamo Rahm per quest’unica idea utile.

Ma di fatto abbiamo lasciato andar sprecata la crisi del 2008. Anziché ricostruire nuove fondamenta dalle macerie, abbiamo semplicemente ripristinato lo status quo ante e lasciato agli ingegneri finanziari dell’élite mondiale mano relativamente libera per creare una vasta gamma di nuovi strumenti finanziari distruttivi.

Per citare alcuni esempi, si consideri il caso del Regno Unito, dove i consigli comunali d’Inghilterra hanno assunto considerevoli rischi attraverso prodotti finanziari strutturati noti come “prestiti LOBO” (opzione debitore/creditore). Il blogger finanziario Rob Carver spiega come funzionano:

“Diciamo che io mi offro di prestarti 40 sterline al tasso del 3 per cento per cinque anni. Arriva qualcun altro è ti offre lo stesso contratto, ma la differenza è che lui avrà l’opzione di chiederti i suoi soldi indietro in qualsiasi momento voglia”.

“Non presteresti i suoi soldi perché è chiaramente un cattivo affare…”

“Immagina che lui resti fermo nella sua offerta, ma come concessione ti presterà il denaro a solo il 2,9 per cento di interesse. Lo prenderesti? E se fosse il 2,5 per cento, o il 2 per cento?”

Quello che Carver sta descrivendo qui è il cosiddetto “pungolo”: un tasso d’interesse iniziale seduttivamente basso che è sufficientemente attraente per indurre l’acquirente, tanto per cominciare, a prendersi il LOBO. E’ mirato ad allettare qualcuno ad abbandonare un debito a tasso d’interesse fisso (che almeno ha la qualità di essere costante e perciò più immediatamente prevedibile). La qualità seduttiva del pungolo è il costo d’indebitamento potrebbe apparire “più vantaggioso” del costo del tasso iniziale d’interesse fisso più elevato offerto dall’Agenzia Finanziaria dei Lavori Pubblici (PWLB), un ramo del governo. Ma i problemi diventano più chiari col passare del tempo.

Che cosa succede se e quando i tassi d’interesse aumentano inaspettatamente? In generale, come segnala Carver, dover improvvisamente rimborsare il debito quando i tassi sono aumentati al 4 per cento è il momento peggiore possibile per voi. E’ come portar via l’ombrello nel momento in cui comincia a piovere. Peggio, l’autorità [debitrice – n.d.t.] probabilmente è bloccata in un contratto che solitamente ha una durata di 40-70 anni. (E chi può prevedere con qualche grado di certezza la tendenza dei tassi d’interesse in un simile arco di tempo? Rende l’intera idea di acquistare uno strumento finanziario su tale premessa estremamente azzardata). Le banche hanno la possibilità di aumentare i tassi a loro discrezione e anche se i consigli comunali sono in grado di esercitare l’opzione di uscire dal contratto, pagheranno penali elevate se cercheranno di negoziare o di esercitare quel diritto di opzione.

Dunque c’è un enorme squilibrio negoziale incorporato nel contratto e l’esito probabile è che l’amministrazione locale finirà col pagare di più per interessi nel corso del prestito. Quanto di più? Secondo un gruppo attivista, #NoLobos (creato per assistere le autorità di edilizia residenziale a combattere l’impatto di questi strumenti), “un considerevole numero di amministrazioni locali sta affrontando tassi d’interesse tra il 7 e il 9 per cento, che sono più del doppio del tasso corrente di finanziamento praticato dalla PWLB”. E in molti casi le municipalità sono state gravate di questi più elevati costi d’indebitamento in un momento in cui fondi aggiuntivi dal governo nazionale sono stati tagliati, così stanno subendo una doppietta su entrambi i lati del bilancio.

Ciò che inizialmente era stato venduto come mezzo per gestire il rischio alla fine si trasforma in una ricetta di fragilità finanziaria, specialmente quando si verifica a livello municipale con istituzioni che non hanno la capacità di creare nuova moneta (come può fare un’autorità federale). Il “pungolo” diventa una pillola avvelenata. Questo significa che un’autorità locale (o un livello di governo che sia utilizzatore, piuttosto che emittente, di moneta) può finire in fallimento.

Per dare un’idea della dimensione del mercato, l’Independent segnala:

“Ci sono circa 18 miliardi di sterline di prestiti del settore privato nei libri delle amministrazioni locali, secondo dati del Dipartimento delle Comunità e del Governo Locale… circa 15 miliardi di sterline di essi sono LOBO.”

“Le vendite annuali ad autorità locali hanno superato regolarmente un miliardo di sterline nell’imminenza della crisi finanziaria e hanno toccato un massimo di 1,5 miliardi di sterline nel 2007, prima di crollare a 600 milioni l’anno seguente e poi ridursi a nulla nel 2012”.

Il loro ritorno dal 2012 ha determinato la scrematura di centinaia di milioni di sterline dai bilancio dei consigli comunali, colpiti dalla doppietta di questi strumenti tossici assieme a tagli di austerità imposti dal governo nazionale. Un esempio particolarmente scandaloso è stata la cittadina senza un soldo di Newham, che aveva 398 milioni di sterline di esposizione in LOBO nel 2014. Messo di fronte anche a tagli dal governo nazionale Conservatore, il consiglio locale è stato costretto a cancellare il sostegno finanziario a un dormitorio per senzatetto “causando lo sfratto di un gruppo di madri sole per risparmiare 41.000 sterline”, ha scritto la pubblicazione britannica Private Eye.

Inutile dirlo, banche e intermediari hanno beneficiato profumatamente dall’intera faccenda, intascando centinaia di milioni di sterline di profitti.

Ecco un altro disastro in attesa di accadere: globalmente i mercati finanziari assistono oggi a una rinascita di “obbligazioni con collaterale finanziario” (CLO), strumenti molto simili alle “obbligazioni con collaterale debitorio” (CDO) che hanno contribuito a far saltare il sistema finanziario nel 2008. I CDO erano strumenti garantiti da attività reali, una garanzia “mista” composta da rischiose obbligazioni coperte da mutui ipotecari e, per gran parte del resto, da tranche teoricamente più sicure. La teoria sottostante era che quanto più bassa e la qualità dell’investimento, tanto più elevato il rendimento compensativo, ma in realtà per la maggior parte sono risultati essere spazzatura tossica. Ciò che distingue i CLO dai loro “cugini” CDO è che invece di rimpacchettare mutui ipotecari, prestiti scadenti (subprime) e altro, i CLO rimpacchettano prestiti societari e crediti al consumo, quali prestiti per l’acquisto di auto.

Purtroppo, in ancora un altro esempio di lezioni non apprese dal 2008, le obbligazioni con collaterale finanziario, come i CDO, hanno una protezione per l’investitore virtualmente inesistente “con più del 70 per cento privo di clausola che consentano di controllare la condizione finanziaria e di intervenire anticipatamente per gestire debitori problematici. Questo aggrava il rischio di perdite più elevate”, sostiene Satyajit Das, un ex banchiere che per primo identificò i rischi posti alla stabilità finanziaria da questo tipo di strumenti già nel 2008.  Infatti, approfondisce Das, “rispetto ai mutui, [le CLO] solitamente sono costituite da un numero minore di prestiti più elevati, il che accresce il rischio di concentrazione, con molti prestiti che incontrano problemi contemporaneamente”. Il che, intuitivamente, ha assolutamente senso: nel corso di una frenata, virtualmente tutta l’attività economica rallenta, che si tratti di vendite di case, di auto o di debiti dei consumatori. La diversificazione del rischio è perciò più apparente che reale.

In un contesto di tassi d’interesse prevalentemente bassi (e, quindi, di rendimenti inferiori da strumenti convenzionali) agli investitori in posizioni debitorie è stato raccontato (di nuovo) che possono incrementare i ritorni del loro portafoglio attraverso questi CLO a più alto rendimento, contemporaneamente mitigando il rischio semplicemente diversificando. In teoria il rischio è distribuito, ma in pratica, come ha segnalato Das, se stai semplicemente diversificando tipi diversi di escrementi finanziari, il risultato finale sarà più probabilmente l’insolvenza dell’interno strumento. Un tema comune è che, nonostante i risultati disastrosi di questi strumenti nel corso del crollo del mercato, molti dei prestiti sottostanti mancano tuttora di norme standard per proteggere gli investitori, quali resoconti e prescrizioni di mantenere determinati livelli di reddito e patrimonio. Conseguentemente spazzatura tossica è fatta passare attraverso il sistema come una patata bollente. L’ultimo che ha la patata in mano perde.

Considerata la dimensione delle emissioni, tutte le principali istituzioni finanziarie probabilmente saranno lasciate con il cerino acceso. I CLO, segnala Das, sono aumentati al ritmo di 100 miliardi di dollari l’anno nello scorso decennio, e i livelli totali oggi in circolazione si avvicinano alla dimensione esistente nel mercato dei CDO all’epoca della crisi del 2008. Col maturare del ciclo, la qualità delle attività relative ai finanziamenti si è ridotta, e i debitori sono stati sempre più fatti oggetto di effetto leva.

Questo segue uno schema classico di un tipico ciclo d’indebitamento, in cui le strutture del credito passano da una “finanza garantita” (in cui le unità sottostanti possono soddisfare gli impegni di pagamento grazie al flusso del reddito) a una finanza alla “Ponzi” (indebitamento unicamente per pagare interessi sugli interessi), un processo delineato in origine dall’economista Hyman Minsky. In base alle condizioni relativamente benigne del passato recente, sia i debitori sia i creditori si cullano in un falso senso di sicurezza e accrescono conformemente i loro profili di rischio. Minsky non è stato assolutamente l’unico economista la cui opera è stata associata a manie, panico e crollo. Ha costruito le sue analisi sul lavoro di analisti della Grande Depressione, come Irving Fisher, John Maynard Keynes e John Kenneth Galbraith. Ma ciò che distingue lo studio di Minsky è che egli si è concentrato sulla fonte di “arrivo” all’instabilità finanziaria anziché sul suo esito disastroso. In rapporto al mercato odierno del CLO, il parallelo è che un periodo decennale di stabilità dopo il 2008 (in realtà una stabilità falsa, ottenuta attraverso l’iniezione di trilioni di dollari in salvataggi da parte del settore pubblico) ha offerto di nuovo agli utilizzatori un flusso di dati che dà l’illusione che la leva finanziaria sia sicura.

Anziché reagire a ciascuna crisi finanziaria cercando di contenere le attività che hanno condotto alla crisi, tanto per cominciare, l’assoluto continuo dominio del nostro settore finanziario ha assicurato che la politica abbia semplicemente operato per salvare i grandi protagonisti e fare di tutto per conservare il casinò truccato dell’economia a loro favore. Così le istituzioni finanziarie continuano a escogitare strumenti finanziari sempre più esoterici e opachi che vendono a controparti meno finanziariamente sofisticate.

Rivolgiamo il nastro ad alcune crisi finanziarie del passato, dai primi anni ’90. All’epoca Bob Citron, il tesoriere della Contea di Orange, mandò in fallimento la sua contea mediane investimenti con effetto leva da lui fatti in titoli strutturati (cioè titoli personalizzati per soddisfare i desideri d’investimento e le opinioni di particolari acquirenti istituzionali). Se si disegna uno strumento esotico perché si adatti alle proprie prospettive d’investimento, si farebbe meglio a sapere che cosa si sta facendo e a valutare i rischi di perdite. La personalizzazione comporta un livello di competenza finanziaria che successivamente Citron ammise non possedere appieno. Stava sistemando un’anatra in un mare di squali (per mischiare le metafore). Egli fece una scommessa sulla direzione dei tassi d’interesse (scommise che sarebbero rimasti bassi, il che fu sbagliato). In conseguenza dei suoi calcoli sbagliati, arrivati al 1994 il portafoglio d’investimenti della Contea di Orange cominciò a subire un’emorragia di centinaia di milioni di dollari, finendo da ultimo in bancarotta. Senza ammettere alcuna responsabilità, alla fine la Merrill Lynch versò 400 milioni di dollari di penali per chiudere il caso.

Quello fu un segnale di preallarme che purtroppo restò ignorato, essendo seguito in rapida successioni dalla crisi finanziaria asiatica nel 1997, dalla bancarotta della Long-Term Capital Management e dalla concomitante insolvenza del debito russo nel 1998, dal crollo delle società punto.com e infine dalla completa crisi del sistema finanziario globale nel 2008. Ogni volta un comune concetto avventato fu l’idea che livelli più elevati di rendimento si potessero ottenere senza alcun corrispondente aumento dei rischi. Tutto questo si verificò sullo sfondo della liberalizzazione, di minima trasparenza e di inadeguata supervisione del mercato.

Se pensavate che il crollo quasi totale dell’economia globale nel 2008 fosse stato sufficiente per far sì che i decisori e regolatori della politica globale riconsiderassero la loro persistente intesa con l’innovazione e la liberalizzazione finanziaria, ripensateci. I regolatori hanno continuato a consentire questa complessità, anziché minimizzarla. Sistemi finanziari complessi generano regole ancor più complesse (e in definitiva inefficaci). E’ meglio semplificare il sistema al fine di migliorare la qualità delle norme e la facilità di controllo (che la complessità è mirata a evitare).

Purtroppo non è questo che hanno fatto i decisori della nostra politica. Invece di ridisegnare il sistema, le autorità monetaria si sono semplicemente inserite nella catena di intermediazione che comprendeva una varietà in continua evoluzione di portafogli clienti senza valutare realmente, innanzitutto, se ci fossero troppi anelli deboli nella catena del credito. Anziché accorciare o riprogettare le strutture creditizie dell’economia, e limitare di conseguenza i rischi, le banche centrali hanno semplicemente agito da garanti di ultima istanza in una catena di offerta da strumenti simil-monetari a crediti a più lungo termine e a più elevato rischio. In assenza di qualsiasi tipo di sanzione per l’avvio di attività sistemicamente più pericolose, i decisori della nostra politica hanno perciò commesso gli stessi errori dei primi anni del 2000: stanno creando perversi continui incentivi che aumentano i rischi, punendo i timidi (prudenti?) con rendimenti inferiori. E’ un classico esempio della Legge di Gresham, in cui la moneta cattiva caccia quella buona.

E dunque eccoci di nuovo. Nientemeno che una figura quale Claudio Borio, il capo economista della centrale della Banca dei Regolamenti Internazionali, che aveva ammonito circa i pericoli di una bolla immobiliare sincronizzata ben prima della crisi del 2008, sta di nuovo suonando l’allarme su una replica. Il crollo ci aveva offerto un’occasione per ridimensionare la finanza e limitare la sua capacità di scatenare, procedendo, una devastazione paragonabile. Invece abbiamo lasciato che la crisi andasse sprecata, il che quasi certamente significa che nel prossimo futuro vivremo una brutta replica del 2008.

Questo articolo è stato prodotto a Economy for All, un progetto dell’Independent Media Institute.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://www.truthdig.com/articles/the-global-economy-is-a-time-bomb-waiting-to-explode/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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