Israele ha un grande ruolo nell’aggravamento del conflitto dell’India con il Pakistan

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di Robert Fisk – 5 marzo 2019

Quando ho sentito i primi notiziari ho pensato che si trattasse di un attacco aereo israeliano contro Gaza. O contro la Siria. Attacchi aerei contro un “campo terrorista” erano state le prime parole. Un “centro di comando e controllo” distrutto, molti “terroristi” uccisi. L’esercito stava attuando una rappresaglia per un “attacco terrorista” contro suoi soldati, ci era raccontato.

Una base “jihadista” islamista era stata eliminata. Poi ho sentito il nome Balakot e mi sono reso conto che non si trattava né di Gaza né della Siria – nemmeno del Libano – ma del Pakistan. Cosa strana, questa. Come si potrebbe mischiare Israele e India?

Beh, non lasciate svanire l’idea. Duemilacinquecento miglia separano il ministero della difesa israeliano a Tel Aviv dal ministero della difesa indiano a Nuova Delhi, ma c’è un per cui i dispacci d’agenzia pieni dei soliti cliché suonino così simili.

Per mesi Israele si è assiduamente schierato al fianco del governo nazionalista indiano del BJP in una coalizione non dichiarata – e politicamente pericolosa – “anti-islamista”, un’alleanza non ufficiale, non ammessa, mentre l’India è ora diventa il più vasto mercato di armamenti per il commercio israeliano di armi.

Non per caso, perciò, la stampa indiana ha appena strombazzato il fatto che “bombe intelligenti” Rafael Spice-2000 di produzione israeliana sono state usate dall’aviazione indiana nel suo attacco contro i “terroristi” di Jaish-e-Mohammed (JeM) in Pakistan.

Come molti vanti israeliani di aver colpito bersagli simili, l’avventura indiana in Pakistan può dover più all’immaginazione che al successo militare. I “300-400 terroristi” asseritamente eliminati dalle bombe a guida GPS fabbricate e fornite da Israele possono risultare essere poco più che sassi e alberi.

Ma non c’è stato nulla di irreale nel feroce agguato a truppe indiane in Kashmir il 14 febbraio, rivendicato da JeM, e nel quale sono morti 40 soldati indiani. Né nell’abbattimento di almeno un caccia indiano questa settimana.

L’India è stata nel 2017 il maggior acquirente di armi israeliane, versando 530 milioni di sterline per sistemi israeliani di difesa aerea, radar e munizioni, tra cui missili aria-terra, la maggior parte dei quali sperimentati durante l’offensiva militare israeliana contro i palestinesi e contro bersagli in Siria.

Israele stesso sta cercando di dare una spiegazione delle sue continue vendite di carri armati, armi e imbarcazioni alla dittatura militare del Myanmar, mentre nazioni occidentali impongono sanzioni al governo che ha tentato di distruggere la sua minoranza Rohingya in larga misura mussulmana. Ma il commercio di armi di Israele con l’India è legale, alla luce del sole e molto pubblicizzato da entrambe le parti.

Gli israeliani hanno filmato esercitazioni congiunti tra le loro unità di “commando speciali” e quelle inviate dall’India per essere addestrate nel deserto del Negev, di nuovo con tutta la competenza presumibilmente appresa da Israele a Gaza e in altri fronti di battaglia affollati di civili.

Almeno 16 commando “Garud” indiani – parte di una delegazione militare indiana di 45 membri – sono stati per un certo tempo ospitati nelle basi aeree di Nevatim e Pamachim in Israele. Nella sua prima visita all’India l’anno scorso, preceduta da un viaggio in Israele del primo ministro nazionalista indiano Narendra Modi, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ricordato gli attacchi islamisti del 2008 a Mumbai”. Ha detto a Modi: “Ricordiamo l’orribile ferocia di Mumbai. Digrigniamo i denti, contrattacchiamo, non ci arrendiamo mai”. Questo era anche linguaggio del BJP.

Diversi commentatori indiani, comunque, hanno avvertito che il sionismo di destra e il nazionalismo di destra di Modi non dovrebbero diventare la pietra angolare della relazione tra i due paesi, entrambi i quali – in forme piuttosto diverse – hanno combattuto l’impero britannico.

La ricercatrice di Bruxelles Shairee Malhotra, il cui lavoro è apparso sul giornale israeliano Haaretz, ha segnalato che l’India ha la terza popolazione mussulmana più vasta del mondo, dopo Indonesia e Pakistan, superiore a 180 milioni di persone. “La relazione India-Israele è anche comunemente inquadrata in termini di una naturale convergenza di idee tra i partiti al governo BJP e Likud”, ha scritto l’anno scorso.

I nazionalisti indù avevano costruito “una narrazione degli indù come storicamente vittime per mano dei mussulmani”, un’idea attraente per quegli indù che ricordano la divisione e la relazione continuamente turbolenta con il Pakistan.

In effetti, come Malhotra ha segnalato su Haaretz, “i maggiori tifosi di Israele in India risultano essere gli ‘indù di Internet’ che amano principalmente Israele per come tratta la Palestina e combatte i mussulmani”.

Malhotra ha condannato il professore della Carleton University Vivek Dehejia per aver chiesto un’alleanza “tripartita” tra India, Israele e gli USA, poiché hanno tutti sofferto “per il flagello del terrorismo islamico”.

In realtà, a tutto il 2016, solo 23 uomini indiani erano partiti per combattere per l’ISIS nel mondo arabo, anche se il Belgio, con una popolazione di solo mezzo milione di mussulmani, aveva prodotto 500 combattenti.

La tesi di Malhotra è che la relazione India-Israele dovrebbe essere pragmatica piuttosto che ideologica.

Ma è difficile capire come il nazionalismo sionista non filtri nel nazionalismo indù quando Israele sta fornendo così tante armi all’India, le più recenti delle quali l’India, che ha relazioni diplomatiche con Israele dal 1992, ha usato contro islamisti in Pakistan.

Aderire alla “guerra al terrorismo” – specialmente al “terrorismo islamico” – può parere naturale per due stati costruiti su divisioni coloniali la cui sicurezza è minacciata da vicini mussulmani.

In entrambi i casi la loro lotta è sul diritto di possedere o occupare territori. Israele, India e Pakistan possiedono tutti armi nucleari. Un altro buon motivo per non permettere che Palestina e Kashmir si ingarbuglino tra loro. E per lasciare in pace i 180 milioni di mussulmani dell’India.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/israel-is-playing-a-big-role-in-indias-escalating-conflict-with-pakistan/

Originale: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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