Trump minaccia l’Avana di un nuovo embargo  

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di Marjorie Cohn – 27 febbraio 2019

L’amministrazione Trump sta minacciando di scatenare un’ondata di cause legali contro Cuba che nessun presidente statunitense ha mai attuato. Ha rissato nel 2 marzo la scadenza per annunciare se creerà, nelle parole della National Lawyers Guild [Gilda Nazionale degli Avvocati], “un secondo embargo” contro Cuba, “un embargo che sarà difficilissimo smantellare in futuro”.

Il presidente Donald Trump può dare ad attuali cittadini degli Stati Uniti titolo per agire in giudizio in tribunali statunitensi anche se erano cittadini cubani quando il governo cubano nazionalizzò le loro proprietà dopo la rivoluzione del 1959. Sarebbero in grado di avviare cause contro società statunitensi e straniere accusate di aver tratto profitto da proprietà nazionalizzate.

In base alla legge internazionale il governo cubano aveva offerto risarcimenti a cittadini statunitensi per la nazionalizzazione delle loro proprietà, come spiego più avanti. Se Trump permettesse che procedessero miriadi di nuove cause legali, scatenerebbe uno tsunami di controversie che danneggerebbero società statunitensi e punirebbero ancora di più il popolo cubano.

Per 59 anni gli Stati Uniti hanno mantenuto un embargo crudele. “L’embargo contro Cuba è il vasto insieme di sanzioni statunitense contro qualsiasi paese, compresi gli altri paesi definiti sponsor del terrorismo dal governo statunitense: Iran, Corea del Nord, Sudan e Siria, secondo il governo USA.

L’edificio del parlamento a L’Avana (Michael Oswald via Wikimedia)

Nel 1960 l’amministrazione Eisenhower dichiarò un embargo commerciale parziale nel tentativo di esercitare pressioni su Cuba perché cambiasse la sua forma di governo. L’embargo su promosso da un memorandum segreto del Dipartimento di Stato che proponeva “una linea d’azione che, pur quanto più possibile abile e discreta, produca i maggiori progressi nel negare fondi e forniture a Cuba, ridurre i salari monetari e reali, causare fame, disperazione e il rovesciamento del governo”.

Questo genere di azione è illegale in base alla legge internazionale, secondo Idriss Jazairy, il relatore speciale dell’ONU preoccupati del negativo impatto delle sanzioni.

“La coercizione, militare o economica, non deve mai essere esercitata per perseguire un cambiamento di governo in uno stato sovrano”, ha detto Jazairy. “L’imposizione di sanzioni da parte di potenze esterne per rovesciare un governo eletto è una violazione di tutte le norme della legge internazionale”. Ciò include la Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani e la Carta dei Diritti e Doveri Economici degli Stati.

Ciò nonostante il presidente John F. Kennedy ampliò l’embargo nel 1962 e da allora ogni presidente statunitense l’ha mantenuto, danneggiando il popolo cubano ma non riuscendo a rovesciare il governo di Cuba.

Nel 1996 il presidente Bill Clinton firmò la legge Helms-Burton che codificava l’embargo in legge cosicché nessun presidente potesse unilateralmente revocare le sanzioni contro Cuba. Anche se il presidente Barack Obama fece alcuni passi limitati verso la normalizzazione delle relazioni, la Helms-Burton gli avrebbe impedito di cancellare l’embargo.

 

La famigerata disposizione del Titolo III

Dopo la Rivoluzione Cubana il nuovo governo guidato da Fidel Castro nazionalizzò le proprietà di cittadini cubani, molti dei quali avevano abbandonato il paese ed erano emigrati negli Stati Uniti. La Helms-Burton contiene una disposizione famigerata nel titolo III che consente cause legali private contro entità statunitensi e straniere accusate di “trafficare” in proprietà confiscate a Cuba dal 1959. “Trafficare”, come definito, include intraprendere consapevolmente un’attività commerciale o in altro modo “trarre profitto da proprietà confiscate”.

Ogni presidente statunitense, a partire da Clinton, ha rimandato l’attuazione del Titolo III derogando alle sue disposizioni di sei mesi in sei mesi. Clinton mise il Titolo III “in sospeso perché suscitava un’immensa opposizione da alleati degli Stati Uniti le cui società operanti a Cuba sarebbero diventate bersaglio di contenziosi in tribunali statunitensi”, ha scritto su The Conversation il professore dell’American University e studioso di Cuba William M. LeoGrande.

La deroga di Clinton fu anche motivata dalla presentazione da parte dell’Unione Europa di una denuncia contro gli Stati Uniti presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio e dall’adozione di una direttiva che vieta a membri della UE e alle loro imprese di rispettare il Titolo III.

Sin qui l’amministrazione Trump ha fatto lo stesso con tre deroghe semestrali. Ma il 16 gennaio il presidente ha concesso una deroga al Titolo III per soli 45 giorni, dal 1° febbraio al 17 marzo, mentre la sua amministrazione conduce “un attento esame” su consentire o meno che la disposizione entri in vigore. Annuncerà la sua decisione entro il 2 marzo.

“Tutto per la rivoluzione”, manifesto a L’Avana, 2012 (Yanto Laitano via Wikimedia)

Se Trump attiverà il Titolo III sarà la prima volta in cui sarà attuato dalla Helms-Burton. Impegnerebbe imprese statunitensi e straniere in una marea di contenzioni se fanno affari con Cuba – anche in medicinali e agricoltura – e hanno asseritamente tratto profitti da proprietà confiscate.

Fino a 200.000 persone che non erano cittadini statunitensi all’epoca della confisca delle loro proprietà sarebbero in grado di presentare rivendicazioni sulle proprietà da loro detenute a Cuba quando erano cittadini cubani. Questo è considerevolmente di più delle quasi 6.000 richieste già avanzate da parti statunitensi quando la loro proprietà fu nazionalizzata.

 

La nazionalizzazione fu legale

Il Dipartimento di Stato USA adotta la posizione ben consolidata che la nazionalizzazione da parte di uno stato sovrano delle proprietà di propri cittadini non viola la legge internazionale. Nel 1962 il Segretario di Stato statunitense Dean Rusk dichiarò al Comitato Consultivo Economico Nazionale

“Ogni stato sovrano ha il diritto di espropriare proprietà, sia di stranieri sia di propri cittadini. Negli Stati Uniti ci riferiamo a ciò come all’esproprio per pubblica utilità. Tuttavia il proprietario dovrebbe ricevere un risarcimento pronto e adeguato per la sua proprietà”.

In numerose occasioni Cuba ha offerto di negoziare risarcimenti delle quasi 6.000 richieste di parti statunitensi e lo ha fatto con successo riguardo a richieste di altri paesi. “E’ ben noto che tutte le nazionalizzazioni di proprietà straniere, comprese quelle degli Stati Uniti, erano garantite per legge da un impegno al risarcimento, che il governo statunitense ha rifiutato persino di discutere, mentre è stato adottato da governi di richiedenti di altri paesi, i quali hanno ricevuto tutti debiti risarcimenti”, ha affermato in una dichiarazione il Ministero degli Affari Esteri di Cuba.

Permettere il procedere di cause legali in base al Titolo III rovescerebbe una legge da tempo consolidata. Nel 1964 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sentenziato nel caso Banco Nacional de Cuba contro Sabbatino che i tribunali statunitensi non dovrebbero decidere della legalità degli espropri nella giurisdizione di Cuba e negoziati tra stato e stato offrirebbero il modo migliore per risolvere questi problemi.

Aprile 1959, il nuovo premier cubano Fidel Castro visita Washington (Dipartimento di Stato USA)

Secondo il Comitato Internazionale della National Lawyers Guild “tentativi, in base al Titolo III, di porre il futuro a lungo termine delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba in innumerevoli mani private mantenendo in ostaggio per decenni la capacità di normalizzare le relazioni”.

 

“Facciamo contento Rubio”

Il 16 gennaio il senatore Marco Rubio (Repubblicano, Florida) ha scritto un tweet minaccioso:

“Oggi deroga dal Titolo III della Helms-Burton per soli 45 giorni invece dei soliti 180 e l’avvertimento accompagnatorio è una forte indicazione di che cosa seguirà. Se state trafficando in proprietà rubate a #Cuba sarebbe il momento buono per tirarvi fuori”.

Rubio ha informazioni riservate? Molto probabile. The New York Times ha recentemente definito Rubio “un virtuale segretario di stato per l’America Latina”. In effetti Trump ha descritto in precedenza al personale della Casa Bianca la sua politica nei confronti di Cuba con la frase: “Facciamo contento Rubio”.

Rubio e il deputato Mario Diaz-Balart (Repubblicano, Florida), il cui fratello spinse Clinton a firmare la Helms-Burton, sono i principali promotori del Titolo III. Rappresentano i più ricchi e conservatori della comunità cubano-statunitense di Miami, un tempo nota come l’”Un per cento” di Cuba, scrive LeoGrande. Poiché il Titolo III esclude dai potenziali risarcimenti le residenze private e le piccole aziende, sono i membri dell’un per cento – persone che possedevano attività di valore superiore a 433.000 dollari di oggi – che hanno più da guadagnare se Trump sbloccherà il Titolo III e consentirà che le cause procedano.

Trump sta evidentemente facendo felice Rubio anche riconoscendo Juan Guaidó quale presidente legittimo del Venezuela, anche se in violazione della legge internazionale. Rubio fa parte del circolo interno di Trump che collabora con l’opposizione in Venezuela per condurre un colpo di stato illegale.

“ll Venezuela è in realtà un’estensione della posizione di Cuba”, ha dichiarato a The New Republic Ricardo Herrera, direttore del Cuba Study Group. Entrambe le nazioni sono bersagli in un piano per riaffermare il controllo statunitense sull’America Latina e alla fine rovesciare la Rivoluzione Cubana, secondo il The Wall Street Journal.

In una manifestazione il 18 febbraio a Miami, Trump ha cercato di sedurre un vasto blocco di elettori criticando il presidente venezuelano Nicolas Maduro. La Florida meridionale ha la più grande popolazione di venezuelani degli Stati Uniti, molti dei quali sono contro il governo di Maduro. La deputata Debbie Mucarsel-Powell (Democratica, Florida) ha accusato l’amministrazione Trump di “usare la sofferenza dei venezuelani per guadagnare punti politici qui in Florida”, aggiungendo: “Non dovremmo usare questo come un’arma politica”.

Ma “Trump non si cura dell’America Latina. E’ ancora una questione di politica interna,” ha dichiarato LeoGrande a The New Republic. “Trump pensa di aver vinto in Florida grazie al voto dei cubano-statunitensi. Rubio lo ha convinto che è stato esso a fare la grande differenza in Florida”. Molti cubano-statunitensi più anziani si oppongono al governo cubano è sono stati voti chiave per i candidati repubblicani alle elezioni nello stato conteso della Florida.

E’ il popolo cubano che soffrirebbe di più dall’attivazione del Titolo III. Un fiume di cause legali non sono scoraggerebbe imprese straniere dal commerciare con Cuba, investirvi o condurvi attività; minaccerebbe anche le forniture di cibo e altri beni essenziali per la vita a Cuba per anni a venire. Indebolirebbe la fragile economia di Cuba.

Il Titolo III potrebbe danneggiare società che attualmente operano a Cuba su proprietà confiscate e imprese che traggono profitti da tali “traffici”. A causa di problemi giurisdizionali le imprese con sede negli Stati Uniti sarebbero le più vulnerabili a queste cause legale, che le svantaggerebbero internazionalmente. Avrebbero scarse probabilità di ampliare le loro attività a Cuba.

Terminare la sospensione del Titolo III avrebbe un effetto paralizzante su tentativi futuri di normalizzare le relazioni con Cuba poiché è stato scritto per impedire a future amministrazioni statunitensi di interferire in questi contenziosi privati. Autorizzare cause legali in base al Titolo III potrebbe avere un impatto negativo anche in aree quali i viaggi, gli scambi accademici e la collaborazione nella ricerca.

 

Rivendicazioni cubane

Nel frattempo Cuba ha affermato le proprie rivendicazioni contro gli Stati Uniti per miliardi di dollari di danni a causa dell’impatto dell’embargo economico multinazionale ampliato e illegale contro Cuba, che era stato intenzionalmente messo in atto per negare a Cuba fondi e forniture, per imporre fame e stenti e cercare di rovesciare il suo governo, come detto più sopra. Una di queste cause avviata in tribunali civili cubani nel 2000 ha chiesto più di 120 miliardi di dollari di danni. Una causa precedente chiedeva più di 180 miliardi di dollari di danni in base agli atti illegali di violenza e sabotaggio, compreso il patrocinio statunitense dell’invasione della Baia dei Porci; essa è arrivata a sentenza nel 1999. Cuba persegue una soluzione delle proprie rivendicazioni come parte del suo tentativo di risolvere mutuamente problemi tra Cuba e gli Stati Uniti.

“L’attivazione del Titolo III costituirebbe un enorme aggravamento dell’ostilità nei confronti di Cuba”, sostiene Leogrande. Rifiutandosi di sospendere il Titolo III Trump starebbe in effetti punendo il popolo cubano con un secondo embargo.

Cuba non costituisce nessuna minaccia per gli Stati Uniti. E’ ora di terminare una volta per tutte l’embargo illegale contro Cuba che dura da 59 anni.

Questo articolo è stato inizialmente pubblicato su Truthout.

Marjorie Cohn è docente emerita alla Thomas Jefferson School of Law, ex presidente della National Lawyers Guild, vicesegretario nazionale dell’International Association of Democratic Lawyers e membri con comitato consultivo di Veterans for Peace. Il suo libro più recente è “Drones and Targeted Killing: Legal, Moral, and Geopolitical Issues”.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://consortiumnews.com/2019/02/27/trump-threatens-havana-with-a-new-embargo/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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