La lotta emerge in Russia

Redazione 17 dicembre 2011 0
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La lotta emerge in Russia

Di Boris Kagarlitsky

e Lee Sustar

 

15 dicembre 2011

 

Le proteste di decine di miglia di persone svoltesi  a Mosca e in altre città il 10 dicembre, sono state di gran lunga le più imponenti dimostrazioni  dal crollo dell’Unione Sovietica avvenuto 20 anni fa.

L’oggetto delle mobilitazioni è stato la frode di enormi dimensioni nelle elezioni parlamentari del 4 dicembre.  Il partito governante, Russia Unita, guidato da Vladimir Putin ha offeso milioni di cittadini con le operazioni     di voto truccate per cercare di raggiungere una maggioranza in parlamento. Questi tentativi spudorati di brogli sono stati documentati sia dagli osservatori ai seggi che da comuni cittadini che hanno scattato fotografie con  i cellulari.

La truffa ha scatenato proteste immediate di due giorni a Mosca e in altre città. Le prime manifestazioni  sono state  affrontate nella maniera tipica della Russia di Putin; con la brutalità della polizia e centinaia di arresti. Tuttavia, dopo la condanna internazionale delle azioni repressive, i dirigenti dei partiti liberali hanno negoziato un patto con il governo per avere il permesso per la dimostrazione del 10 dicembre.

Putin, l’ex presidente che è diventato primo ministro dopo aver installato alla presidenza il suo burattino, Dmitry Medvedev, aveva messo in ridicolo la democrazia all’inizio di questo anno quando ha annunciato che Medvedev si sarebbe fatto da parte per permettere a Putin di candidarsi di nuovo alla presidenza in marzo. Ora queste proteste stanno ridisegnando la politica della Russia: il magnate Mikhail Prokhorov, il terzo uomo più ricco del paese, ha annunciato che sfiderà Putin per la presidenza.

 

Boris Kagarlitsky, ex prigioniero politico nell’ex Unione Sovietica, militante socialista e autore di molti libri sulla Russia, ha parlato con Lee Sustar delle radici delle attuali proteste e delle prospettive per il futuro.

 

FIN DA QUANDO E’ ANDATO al potere nel 1999, Putin è stato capace di governare una situazione di  espansione economica che ha creato una stabilità basata su una specie di contratto sociale, fino quando la crisi economica ha colpito il paese nel 2007-2008. Che cosa è avvenuto da allora?

 

L’economia è cresciuta molto dal 2002 al 2007 circa. Un funzionario del governo quando parlava di quel periodo diceva che molta gente in Russia erano andati dalla miseria alla povertà, come se questo fosse un progresso.

In effetti, era una specie di successo. In quel periodo c’era una reale crescita dell’industria, però la produzione era fornita da apparecchiature vecchie, obsolete del vecchio periodo sovietico, da investimenti stranieri nell’industria più protetta, quella delle automobili. I settori più protetti erano esattamente quelli che attiravano la maggior parte degli investimenti esteri, perché le industrie straniere dovevano costruire impianti in Russia per guadagnarsi l’accesso al mercato di quella nazione.

Le cose, per molti versi quindi, andavano meglio dal punto di vista economico fino al 2008. Dopo il crollo dei prezzi del petrolio, tuttavia, la situazione si è deteriorata molto rapidamente. La produzione industriale è diminuita, è aumentata la disoccupazione, ed è esplosa la crisi sociale. Improvvisamente, la gente ha scoperto che nel periodo di Putin, le parti rimanenti dello stato dell’assistenza sociale dall’Unione Sovietica si erano disfatte o stavano per subire un attacco. Abbiamo quindi cominciato a perdere, uno alla volta, gli elementi dell’assistenza pubblica che avevamo mantenuto dopo le “riforme” degli anni ’90.

Adesso c’è un attacco sistematico all’educazione, all’assistenza sanitaria e ad alcuni elementi di misure sociali. Abbiamo una situazione di austerità, come in Europa. E’ paragonabile a quello che si vede nel resto del mondo capitalista.

Negli ultimi tre anni, quindi, l’economia si  deteriorava, la rabbia  cresceva e  tuttavia non succedeva nulla.

 

Come mai questa reazione fatta di proteste è arrivata così in ritardo?

 

LA GENTE SPERAVA che le cose sarebbero migliorate. Putin  e il suo entourage avevano ancora un po’ di popolarità per quello che avevano fatto   nella prima parte del decennio. Non sono stati, naturalmente, tutti successi loro, ma erano comunque collegati a loro.

Inoltre le forze di opposizione in Russia erano quasi inesistenti. I liberali – non il genere di liberali che ci sono in Occidente che in realtà sono neo- liberali – sono molto peggiori di Putin per quanto riguarda i problemi economici. Le loro critiche su questa base di destra, però, erano impopolari.

Poi ci sono i pagliacci,  come il Partito comunista ufficiale o [il fascista] Vladimir Zhirinovsky, o il finto partito social democratico che si chiama Russia Giusta. Questi non costituiscono affatto un’alternativa politica.

Anche la sinistra non è riuscita a costruire un’organizzazione politica. Aveva poco accesso ai mezzi di informazione. Era marginale, settaria e divisa in gruppi diversi. In quel senso, c’era pochissima attività politica che potesse essere presentata come polo politico di attrazione.

Questa è stata la situazione degli ultimi tre anni. C’era poca attività pubblica. La popolarità di Putin, però, è crollata e quello che è accaduto alle elezioni di dicembre è stato, in un certo senso, un modo per punirlo. La gente o non ha votato o hanno votato per tutti tranne che per  Russia Unita, il partito favorevole al governo. Questo ha significato un crollo assolutamente catastrofico per Russia Unita.

Il progetto iniziale del governo era di ottenere circa il 55% dei voti, e di prepararsi per le successive elezioni presidenziali, nelle quali Putin si sarebbe candidato.

La gente, invece, non ha votato e, ironicamente, quelli che lo hanno fatto, hanno votato contro Russia Unita. Il voto reale per Russia Unita – come è stato dimostrato dagli exit poll e dai conteggi delle sezioni elettorali controllate da osservatori indipendenti, è sceso al 20 /25 per cento. Questo è quello che hanno detto anche a me dei membri di Russia Unita.

In effetti, Russia Unita sapeva che avrebbe perso nelle grandi città, ma era sicura che le piccole città e le zone lontane avrebbero compensato quei risultati. Invece, il voto è crollato dovunque.

E quindi alle 4 di pomeriggio, orario di Mosca, il governo ha deciso improvvisamente di  truccare le elezioni. Garantisco che non c’è stato alcun accordo preliminare per realizzare questa truffa. Un certo livello di brogli è normale in Russia, per far vedere che la situazione è un po’migliore. Questa volta c’è stato l’ordine di realizzare una frode massiccia. La situazione del governo si deteriorava di ora in ora.

Ecco perché la situazione è diventata così scandalosa. Se avessero programmato i brogli elettorali  in anticipo, sarebbero stati in grado di  manipolare le elezioni   più facilmente.

Hanno sbagliato tutto. Sono stati  scoperti  in centinaia di casi. Le cifre diventavano assurde. Almeno tre province hanno avuto un’affluenza alle urne  maggiore del 100%. A Rostov l’affluenza  risultava essere del 140%. Tutte le tecniche  che avevano per truccare i voti sono state completamente inefficaci. Russia Unita ha organizzato una massiccia truffa elettorale e tuttavia non è riuscita a prendere il 50% dei voti.

 

Quale è stata la reazione alla truffa?

 

L’intellighenzia liberale di Mosca era completamente frustrata, ma c’è stata una protesta spontanea di 10.000 persone a Mosca e una analoga a San Pietroburgo.  In questa città in effetti la sinistra aveva organizzato un certo boicottaggio del voto il giorno delle elezioni.

A San Pietroburgo la protesta è stata molto egemonizzata dalla sinistra e dalle forze progressiste. A Mosca c’è stato un miscuglio. I librali di destra lottano duramente per avere l’egemonia del movimento, ma anche i nazionalisti hanno aderito alle proteste.

La protesta del 5 dicembre è continuata il giorno successivo. Ci sono stati parecchi scontri tra studenti e polizia. L’Università Europea di San Pietroburgo ha dovuto cancellare le lezioni del Dipartimento di sociologia perché la maggior parte degli studenti erano stati arrestati. Potete avere idea, quindi, di quanto sia stata massiccia la protesta.

Durante queste manifestazioni, c’è stata una coalizione spontanea di forze diverse a cui è seguita la dimostrazione del 10 dicembre, che doveva aver luogo a Piazza della Rivoluzione. È stata iniziata dal Fronte della Sinistra, una coalizione di diversi gruppi di sinistra.

Poi però i liberali hanno fatto un accordo con il governo – senza consultare i loro colleghi del Fronte della Sinistra – per svolgere una dimostrazione legale da qualche altra parte. E’ stata spostata a Piazza Bolotny e Bolotny significa palude. Si è molto scherzato su questo: “si va dalla rivoluzione alla palude”. Lo scopo dei liberali era di prendere il controllo del movimento di protesta e, in una certa misura, ci sono riusciti.

 

Alla fine c’è stato l’accordo che la sinistra si sarebbe radunata ancora nei pressi di Piazza della Rivoluzione e poi avrebbe marciato fino a Bolotny. E’ stato un risultato importante, ha stabilito che c’era la libertà di dimostrare nelle strade, libertà che era stata negata per anni.

Durante la dimostrazione, però, i liberali controllavano il palco, il messaggio e i mezzi di informazione. La destra sta diventando sempre più emarginata. I liberali però non portano il movimento da nessuna parte. Hanno convocato un’altra manifestazione per il 17 dicembre, un’altra per il 24 dicembre e poi un’altra per il 1° gennaio.

Il movimento sta però gradualmente perdendo energia. Il governo non annullerà le elezioni o non rivedrà la legge elettorale, che è stata una delle richieste più importanti fatte nelle dimostrazioni.

Nella dimostrazione del 10 dicembre, ci è stato un blocco tra i liberali e l’estrema destra. I liberali hanno permesso alla destra di entrare nella piazza con le loro bandiere imperiali e di farli parlare. Per la prima volta c’è stato un neo-nazista che ha parlato a una folla così grande – una situazione scandalosa che ha demoralizzato un numero considerevole di persone. Il movimento si sta quindi demoralizzando e probabilmente verrà sconfitto, almeno nella sua forma attuale.

La gente, però, ha ragione, quando dice che sta iniziando una nuova rivoluzione russa. Il 10 dicembre ci sono state manifestazioni in tutto il paese.  Al contrario che a Mosca, queste proteste erano dominate da gente che parlava di problemi sociali e che esprimevano critiche riguardo al sistema sociale ed economico.

La spaccatura tra i liberali e la sinistra, è una cosa buona. La sinistra partecipa alle proteste con i liberali, ma c’è la sensazione che essi rappresentino un piano di azione diverso e quindi la sinistra dovrebbe separarsi.

Ora, quindi, il compito della sinistra è di organizzarsi separatamente, anche se siamo in grado di appoggiare le richieste democratiche generali. Quello che fanno attualmente i liberali non ha alcuna prospettiva; Dobbiamo organizzarci a livello imprenditoriale,  all’università e nelle scuole e dobbiamo sviluppare altre proteste in forme più radicali, come quelle usate in Occidente dalla forze contrarie alla globalizzazione. Dobbiamo sviluppare dei movimenti sociali a livello di base popolare.

La sinistra, però, non è unita. Alcuni segmenti della sinistra stanno diventando l’ala sinistra dei liberali. Un sacco di gente è felice di  andare alle manifestazioni e di appoggiare le richieste democratiche generali. Sostengono che non si dovrebbero fare dichiarazioni su altri argomenti,  altrimenti la folla si allontanerebbe.

La mia posizione è esattamente opposta. I liberali perdono terreno perché non parlano dei problemi che interessano la loro numerosa base, per esempio l’assistenza sanitaria. Riguardo a questi problemi i liberali non hanno idee diverse da quelle del governo. La sinistra deve elaborare un suo proprio programma più radicale e che  deve essere in contrasto con quello dei liberali.

 

Da Z Net – Lo spirito  della resistenza è vivo –

http://www.znetitaly.org

http://www.zcommunications.org/the-struggle-emerges-in-russia-by-boris-kagarlitsky

Fonte: Socialistworker.org

Traduzione di Maria Chiara Starace

 

Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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