State dalla parte del Rojava, opponetevi alla guerra della Turchia

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State dalla parte del  Rojava, opponetevi alla guerra della Turchia

Di Internationalist Commune of Rojava

26 gennaio  2019

La minaccia di un’altra guerra incombe ancora una volta sulla Siria settentrionale. Le truppe turche e i loro mercenari islamisti si stanno ammassando sui confini della Federazione Democratica  Autonoma della Siria Settentrionale, cioè le regioni in prevalenza curde, note anche come Rojava. Si stanno preparando per un’invasione che inevitabilmente causerà molte morti e lo spostamento di centinaia di migliaia di civili.

La situazione sul terreno è estremamente tesa. Le popolazioni di Manbij e di Kobane hanno formato scudi umani per protestare  contro l’invasione turca e si stanno preparando per la guerra. L’Unità di protezione popolare  e l’Unità di protezione delle donne (YPG e YPJ) così come le milizie locali non stanno difendendo soltanto le loro terre, ma stanno difendendo anche la speranza. Speranza di una vita migliore che si estenda molto oltre la Siria orientale. Una speranza che ha ispirato molti internazionalisti di tutto il mondo a venire nel Rojava e a unirsi alla lotta rivoluzionaria.

In questo weekend chiederanno giornate globali di azione per far sentire la loro voce e per protestare contro la minaccia di un’invasione turca.

“Sabbia e morte”

Poco pima di Natale, il Presidente Donald Trump ha annunciato di avere ordinato il ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria,  hanno, così, spianato la strada per l’invasione del Rojava  da parte della Turchia e dei suoi   islamisti.

Perché questo improvviso cambio di direzione? Fin dal crollo dell’Unione Sovietica, le principali preoccupazioni degli Stati Uniti e dei loro partner nella NATO in Medio Oriente, sono stati quelli di asserire il loro controllo e la loro influenza e di indebolire la posizione della Russia e dell’Iran nella regione. Nel raggiungere questi scopi, gli stati della NATO hanno fatto delle guerre in tutta la regione, hanno dato il loro aiuto a gruppi islamisti, hanno istituito delle  milizie e hanno sostenuto i regimi dittatoriali.

Oggi questa strategia è in gran parte in rovina, mentre la Russia e l’Iran hanno ampliato con successo la loro influenza nella regione. Con l’eccezione di Israele e dell’Arabia Saudita, gli Stati Uniti sono praticamente da soli ora che anche la Turchia, alleata della NATO sta voltando le spalle alla coalizione e sta cercando attivamente un riavvicinamento alla Russia e all’Iran. A questo proposito, avrebbe senso per gli Stati Uniti negoziare un accordo con Ankara per riportarli all’ovile, sacrificando, intanto, la Siria settentrionale . Secondo Trump, non c’è molto da guadagnare comunque per gli Stati Uniti, oltre a “sabbia e morte”. ”

Certo, molti nell’establishment statunitense,  la vedono in modo diverso; non vogliono lasciare il palco all’Iran e alla Russia e non vogliono fare affidamento esclusivamente sulla Turchia.

Non appena Trump ebbe terminato la sua chiamata con Erdoğan ed ebbe posato il telefono, si ritrovò in un fuoco incrociato di critiche e rapidamente dovette arretrare. Non da ultimo a causa dello scenario prevedibile che si ebbe  dopo: Bashar al-Assad

ovviamente con il sostegno di Iran e Russia.

In reazione all’annuncio a sorpresa di Trump, la Francia ha dichiarato che le sue truppe rimarrebbero in Siria, e Trump ha rapidamente marcia indietro rispetto alle sue precedenti dichiarazioni, accettando di rallentare il processo del ritiro. Dopo che un attacco suicida in seguito rivendicato dall’ISIS uccise parecchi soldati statunitensi a Manbij, il 16 gennaio, la dichiarazione non comprovata, che il cosiddetto Stato Islamico era stato sconfitto, è stata ulteriormente indebolita. Sembra che per il momento le forze di coalizione manterranno una presenza sul terreno, sia per continuare a combattere contro l’ISIS che per proteggere i loro alleati curdi dalla minaccia turca.

Rimettere indietro l‘orologio?

Questo significa che la gente del Rojava e la loro rivoluzione, ora sono al sicuro? Niente affatto. Né Assad, né la Russia, né alcuna delle potenze occidentali si preoccupano della protezione della popolazione della Siria settentrionale, né della sicurezza dei Curdi e di altre minoranze della regione, e certamente non della liberazione delle donne e della rivoluzione democratica in corso in Rojava. Questo è diventato fin troppo chiaro l’anno scorso, quando Afrin fu invasa dall’esercito turco e dai suoi gruppi jihadisti alleati con il consenso sia della Russia che dell’Occidente.

Anche questa volta è la Russia che ha il controllo della situazione. Se si dovesse negoziare un accordo tra Mosca ed Ankara, allora Putin potrebbe ordinare ad Assad di ritirarsi e di dare il via libera all’invasione di Erdoğan. Questo accordo riguarderebbe la situazione a Idlib, una delle ultime regioni della Siris che non sono state riportate sotto il controllo del regime. Erdoğan potrebbe accettare di ritirare   islamisti del Fronte di liberazione nazionale ( Jabhat al-Wataniya lil-Tahrir ) dalla regione di Idlib, consentendo così un’offensiva da parte del regime siriano contro la roccaforte islamista. In cambio, Assad consegnerebbe il Rojava alla Turchia.

In breve, il Rojava rimane in grande pericolo. Per immaginare che cosa significherebbe un’altra guerra per la gente che vive lì si deve soltanto guardare la situazione nelle regioni curde della Turchia sudorientale o in Afrin occupata. Specialmente per le donne, un’occupazione attuata da forze clerico fasciste, sarebbe un disastro. Come accaduto ad Afrin, rimetterebbero indietro l’orologio e annullerebbe tutto ciò che è stato ottenuto per quanto riguarda la liberazione delle donne.

Nelle scorse settimane sono stati fatti innumerevoli appelli contro la guerra. La richiesta è che gli stati e le aziende  coinvolte nella guerra in Siria fermino Erdoğan e smettano di vendere armi alla Turchia. Sono stati fatti ulteriori appelli per istituire una no-fly zone contro i jet turchi. Questi appelli sono tutti estremamente urgenti, ma è dubbio se gli stati e le società straniere presteranno loro attenzione. Se lo faranno, non lo faranno per gentilezza umana, ma solo perché sono obbligati a farlo. E ciò non sarà possibile senza una pressione significativa dal basso.

Proteggere l’ecologia della Mesopotamia

“Anche noi difenderemo il Rojava,” spiega un internazionalista francese in uno dei video pubblicati dalla Comune Internazionalista con l’hashtg#resistancediaries. E non soltanto nel Rojava c’è resistenza contro il fascismo dello stato turco. Moltissimi Curdi e loro alleati hanno fatto scioperi della fame illimitati e a rotazione, chiedendo la fine dell’isolamento del leader Curdo Abdullah Öcalan. Azioni in solidarietà con gli scioperi della fame sono state organizzate in tutto il mondo, coinvolgendo molti attivisti e politici curdi attualmente chiusi nelle prigioni turche, prima di tutto la Deputata dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli), Leyla Güven , che è attualmente al 78 ° giorno del suo sciopero della fame.

Domenica e lunedì prossimi, ci saranno azioni di solidarietà con il Rojava, pianificate in molti paesi diversi. Oltre all’Internationalist Commune e all’iniziativa femminista tedesca Gemeinsam Kämpfen, molti gruppi  ecologisti hanno aderito all’appello per la solidarietà, soprattutto la campagna Make Rojava Green Again e il Mesopotamia Ecology Movement, ma anche  attivisti ecologisti del Canada, e britannici che si oppongono alla  caccia e il Movimento tedesco anti-carbone, Ende Gelände.

Negli ultimi anni un movimento ecologico colorato, vario e, a volte, radicale ha messo radici in Mesopotamia. Questo movimento si è sviluppato come reazione alla devastazione ecologica in tutto il cosiddetto Medio Oriente come conseguenza di guerre imperialiste, di negligenza ambientale e di politica regionale. La produzione di petrolio, la costruzione di mega dighe idroelettriche, la deforestazione, la desertificazione e l’immenso disastro provocato dalla combustione di pozzi petroliferi, il bombardamento di impianti industriali e l’uso di armi con uranio impoverito,  durante le guerre negli ultimi decenni,  sono solo alcuni esempi.

Il movimento è ancora piccolo ma sta sollevando alcune importantissime domande. La gente nella regione ha anche trovato le risposte. Dall’inizio, la resistenza radicalmente democratica nel Rojava era concepita anche come rivoluzione ecologica che persegue lo scopo di una società decentralizzata, e che si autogoverna, e che è in armonia con la natura. Lo scopo è di ottenere un’agricoltura decentralizzata, l’approvvigionamento energetico e lo smaltimento dei rifiuti nel sistema municipale. Una visione analoga era già stata concepita da persone come il socialista-ecologista, Murray Bookchin.

Rivoluzione e riforestazione

Purtroppo, in molti casi questi ideali sono rimasti soltanto ideali. A causa della tragica situazione economica, degli embarghi e della guerra, le iniziative ecologiche sono state spesso ostacolate. Cionondimeno, c’è stato un qualche progresso nel Rojava, specialmente riguardo alla riforestazione. Nei decenni passati, il governo siriano ha tagliato quella poca foresta rimasta nella regione, portando, così, alla desertificazione  e una grave mancanza di risorse idriche. Insieme alla rivoluzione, però, anche gli alberi stanno lentamente ritornando.

Questo processo è sostenuto dalla campagna denominata: Rendete Nuovamente  Verde il Rojava, che sta costruendo un vivaio sul sito della Comune Internazionalista del Rojava. Gli internazionalisti hanno già piantato migliaia di alberi e ci sono programmi di affrontare i problemi dell’acqua e della spazzatura. Progetti modello per il riciclaggio dell’acqua stanno attualmente venendo sviluppati dalle municipalità locali.

Soprattutto la scarsità d’acqua deve essere affrontata urgentemente nella Siria Orientale e nel Medio Oriente nel suo complesso. La guerra per il potere in Medio Oriente è sempre stata anche una guerra per l’acqua. La scarsità d’acqua è diventato un problema pressante. Gli agricoltori nella regione sono sempre sati dipendenti dall’acqua demi fiumi che nascono al nord, in Turchia, prima di scorrere a Sud, attraverso la Siria e l’Iraq.

Erdoğan lo sa; chiunque controlla l’acqua, controlla la vita. Lo stato turco ha costruito per molti anni mega dighe idroelettriche nel sud-est del paese, come quello di Hasyankeyf. Di conseguenza, il livello dell’acqua dei fiumi più importanti della regione –  l’Eufrate, il Tigri e lo Xabur – sta diminuendo continuamente. Intere regioni vengono trasformate in deserti, non solo in Rojava, ma anche in Iraq.

Esiste tuttavia una soluzione parziale a questo problema: la riforestazione può invertire in modo significativo il prosciugamento del terreno. E poi ci sono sistemi di filtraggio che impediscono all’acqua di diventare sporca e di essere sprecata. La Comune Internazionalista sta anche studiando questo attraverso lo sviluppo di un sistema di acque nere e grigie.

Rafforzare la resistenza

Ma perfino il tenero seme del risveglio ecologico nel Rojava, è ora minacciato dalla guerra di Erdoğan. Questa guerra non solo causerebbe immensi danni materiali e sofferenze umane, ma distruggerebbe anche il sostentamento ecologico delle persone. Ad Afrin, l’esercito turco ha incendiato gli uliveti durante la sua invasione un anno fa.

Non solo la guerra contro la Siria, ma anche la guerra Iran-Iraq e le due invasioni dell’Iraq hanno lasciato enormi danni. Il fumo dei pozzi di petrolio accesi durante l’invasione militare statunitense conteneva diverse tonnellate di biossido di zolfo, ossidi di azoto e monossido di carbonio. Inoltre, c’erano metalli pesanti cancerogeni come cadmio, cromo e piombo. I bombardamenti aerei colpiscono gli impianti industriali iracheni: raffinerie, oleodotti, stabilimenti chimici e di fertilizzanti, dighe e centrali elettriche. Di conseguenza, centinaia di migliaia di pecore e decine di migliaia di cammelli sono morti per inquinamento dell’aria e dell’acqua.

E, ultimo ma non meno importante, oggi le tonnellate di munizioni di uranio sparate continuano a inquinare l’acqua e il suolo della regione. Fino ad oggi, migliaia di bambini affetti da cancro sono stati ricoverati negli ospedali iracheni. Le loro malattie sono causate dalle radiazioni provenienti dai resti di munizioni di uranio.

Un quadro analogo emerge in Siria: negli ultimi anni, i campi petroliferi sono stati incendiati ripetutamene, le varie parti in conflitto hanno usato agenti di guerra chimica come il sarin o agenti incendiari come il fosforo bianco. La lotta per l’acqua e l’aggressiva distruzione della natura chiariscono il motivo per cui l’ecologia e la lotta contro la guerra e l’imperialismo vanno di pari passo.  Questo è il motivo per cui così tanti gruppi ecologici sostengono l’appello all’azione,  il 27 e il 28 gennaio. La guerra di Erdoğan deve essere evitata, allo scopo di salvare molte vite, di proteggere la rivoluzione e di fermare ulteriori distruzioni ecologiche.

La nostra risposta alla minaccia della guerra deve essere il rafforzamento della resistenza. E i giorni di azione mostrano in che direzione dovrebbe svilupparsi la resistenza. Deve essere chiarito: la Siria settentrionale riguarda tutti noi. Il Rojava non è solo un problema per il movimento contro la guerra o per le iniziative di solidarietà con il Kurdistan. Riguarda tutti. Se ci comportiamo saggiamente, possiamo trasformare le minacce di Erdoğan in un’offensiva di forze progressiste., e  usare la minaccia della guerra per mettere insieme forze femministe, ecologiste, socialiste e libertarie.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/stand-with-rojava-oppose-turkeys-war

Originale: Roarmag.org

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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