La radicalizzazione della politica statunitense per il Venezuela

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La radicalizzazione della politica statunitense per il Venezuela

Di Steve Ellner

Il riconoscimento, da parte del governo ombra, capeggiato dal presidente  dell’Assemblea nazionale venezuelana Juan Guaidó, è un’ulteriore dimostrazione di come l’amministrazione Trump ha radicalizzato le posizioni di politica estera e di come, così facendo, violi la legge internazionale, compresa la cara dell’OAS, l’Organizzazione degli Stati Americani.

Circa questi argomenti  ed altri, l’amministrazione Obama aveva gettato le basi per la radicalizzazione di Trump, ma di solito era più discreta. Obama ha emise un ordine esecutivo, definendo il Venezuela una minaccia per la sicurezza nazionale degli Statti Uniti e cerò una lista di funzionari venezuelani che sono stati approvati. L’escalation dell’amministrazione Trump, comprendeva sanzioni contro il governo venezuelano e misure contro l’industria petrolifera della nazione. Inoltre, i massimi funzionari dell’amministrazione, hanno svolto un ruolo apertamente attivista viaggiando attraverso il continente per promuovere la campagna per isolare il Venezuela.

Il primo segnale che la comunità internazionale pro-USA riconoscerebbe il governo di Guaidó è arrivato da Washington insieme al suo alleato più di destra, il governo del Brasile di Jair Bolsonaro A partire dallo scorso anno, la Gran Bretagna ha avuto l’intenzione di non riconoscere Maduro dopo che era entrato in carica per il suo secondo mandato il 10 gennaio, ma intendeva mantenere relazioni diplomatiche. Washington ha spinto per una posizione più radicale, cioè quella non solo di non riconoscere Maduro, ma di stabilire relazioni diplomatiche con un governo ombra.

L’approccio attivista alla diplomazia è stato messo in evidenza il giorno dopo le proteste dell’opposizione del 23 gennaio, quando il Segretario di Stato Pompeo ha offerto 20 milioni di dollari di “assistenza umanitaria” alla popolazione venezuelana. Molti venezuelani considerano questa situazione umiliante e soltanto che una tangente destinata a spingere il paese alla sottomissione.

Mai, fin dalla rivoluzione cubana, il governo degli Stati Uniti ha svolto un ruolo così apertamente attivista in tutto il continente, a favore dell’isolamento di un governo che non è di suo gradimento. Intanto ha ulteriormente  polarizzato il Venezuela e il continente nel suo complesso. I moderati dell’opposizione venezuelana, compresi due ex candidati presidenziali dei due principali partiti tradizionali, Claudio Fermín e Eduardo Fernández, hanno favorito la partecipazione elettorale e il riconoscimento della legittimità del governo Maduro. Le azioni di Washington mettono in difficoltà i moderati e rafforzano il ruolo degli estremisti nell’opposizione.

Nell’agosto 2017, i partiti di opposizione hanno accettato l’appello dell’Assemblea nazionale costituente (ANC) per le elezioni governative nell’ottobre di quell’anno. Ora, la maggior parte di quegli stessi partiti si rifiutano di riconoscere il governo Maduro, in base al fatto che l’ANC che ha indetto le elezioni presidenziali, è un organismo illegittimo.

L’amministrazione Trump ha promosso un’analoga radicalizzazione in tutto l’emisfero. La maggior parte dei paesi che hanno riconosciuto Guaidó, sono di destra (opposti al centro), ma i presidenti di destra di Cile (Sebasián Piñera), Argentina (Mauricio Macri) e Brasile  (Michel Temer), hanno rifiutato la dichiarazione fatta dal

Segetario generale dell’OAS, Luis Almagro, che si dovrebbe considerare l’intervento militare in Venezuela. Trump, Bolsonaro e il presidente colombiano di recente eletto,  Iván Duque, hanno spinto questi presidenti di destra verso una posizione ancora più estrema riguardo al Venezuela.

Però, proprio come ci sono dei moderati nell’opposizione venezuelana che appoggiano il dialogo, che i media tradizionali hanno praticamente ignorato, ci sono dei moderati nella comunità internazionale, anche essi a favore del dialogo. Questi personaggi comprendono il presidente  Messicano Andrés Manuel López Obrador, Papa Francesco, il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, e l’alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani ed ex-presidentessa del Cile, Michelle Bachelet.

Steve Ellner è caporedattore associato del periodico “Latin American Perspectives, ed è curatore del libro “The Pink Tide Experiences: Breakthroughs and Shortcomings in Twenty-First Century Latin America” (2019).

Nella foto: bandiere del Venezuela durante una manifestazione.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-radicalization-of-u-s-policy-on-venezuela

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

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