I profughi sono nel Canale a causa delle azioni dell’occidente

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Il Segretario di Stato USA Mike Pompeo espone la visione di Trump sul Medio Oriente incolpando Obama e l’Iran dei mali della regione / EPA

 

di Patrick Cockburn – 15 gennaio 2019

In precedenza, questa settimana, un gommone nero è stato rinvenuto sulla spiaggia di Dungeness sulla costa del Kent. Otto uomini, a quanto si dice iraniani o curdi, sono stati in seguito individuati vicino alla spiaggia o nel vicino villaggio di Lydd.

Un iraniano residente a sud di Londra è stato in seguito accusato di aver aiutato i migranti ad attraversare illegalmente il Canale dalla Francia alla Gran Bretagna.

Gli attraversamenti del mare da parte di piccoli numeri di richiedenti asilo sono fortemente pubblicizzati perché il breve ma pericoloso tragitto fa buona audience televisivo.

Il numero dei migranti in un periodo di mesi è di poche centinaia, ma i politici ritengono che l’impatto del loro arrivo sia elevato, come dimostrato dal segretario agli interni, Sajid Javid, rientrato di fretta dalle ferie a dichiarare gli attraversamenti “un grosso problema”.

Nessuno dimentica l’effetto avuto sul referendum sulla Brexit del 2016 dalle fotografie di colonne di profughi siriani, ben lontano dalla Gran Bretagna nell’Europa centrale.

Tre giorni dopo che il piccolo gommone era approdato a Dungeness il Segretario di Stato USA Mike Pompeo ha tenuto un discorso al Cairo esponendo la politica mediorientale di Trump, il che si spinge parecchio in là nello spiegare perché il canotto è arrivato là. Dopo aver criticato l’ex presidente Obama per essere stato insufficientemente bellicoso, Pompeo ha promesso che gli Stati Uniti useranno “la diplomazia e la collaborazione con i nostri partner per cacciare fino all’ultimo scarpone iraniano” dalla Siria; e che sanzioni contro l’Iran – e presumibilmente contro la Siria – saranno imposte rigorosamente.

Come, esattamente, questo possa essere fatto è meno chiaro, ma Pompeo ha insistito che gli USA condurranno una guerra militare ed economica in Afghanistan, Iran, Iraq e Siria, il che significa che la vita normale sarà impossibile in tutti quei luoghi.

Anche se è improbabile che gli USA e i loro alleati conseguano vittorie contro l’Iran o Bashar al-Assad, gli Stati Uniti possono mantenere una crisi permanente in ebollizione in una molteplicità di paesi tra il confine pachistano e il Mediterraneo, assicurando nel lungo termine che una parte dei 170 milioni di persone che vivono in tale vasta area diverrà tanto disperata da accettare qualsiasi rischio e spendere fino all’ultimo soldo per fuggire in Europa occidentale. Si tenga a mente che queste crisi tendono infettarsi tra loro, così l’instabilità in Siria significa instabilità in Iraq.

Considerato l’impatto sismico sulle politiche dell’Europa negli ultimi sette o otto anni delle migrazioni alimentate da guerre o sanzioni in Medio Oriente e in Nordafrica, ne è dimostrato un elevato grado di stupidità autodistruttiva da parte di governi europei nel non aver fatto di più per riportare la pace. Se la sono cavata perché gli elettori non hanno visto il collegamento tra gli interventi stranieri e le conseguenti ondate di migranti dai loro paesi in rovina.

Tuttavia il collegamento dovrebbe essere abbastanza facile da afferrare: nel 2011 le potenze della NATO sotto la guida della Gran Bretagna e della Francia hanno appoggiato un’insurrezione in Libia che ha rovesciato e ucciso Gheddafi. La Libia è stata ridotta a un caos violento presieduto da milizie criminalizzate che ha aperto la porta a migranti dall’Africa del nord e dell’ovest in transito attraverso la Libia mentre tentano di attraversare il Mediterraneo.

In Siria gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno deciso molto tempo fa che non sarebbero stati in grado di cacciare Assad; in realtà non lo volevano davvero perché ritenevano che sarebbe stato sostituito dal al-Qaeda o dall’Isis. Ma i decisori della politica statunitensi, britannici e francesi erano felici di mantenere ribollente il conflitto per impedire una completa vittoria di Assad, della Russia e dell’Iran. Una conseguenza del prolungamento del conflitto è che la possibilità dei 6,5 milioni di profughi siriani di tornare mai a casa si riduce di anno in anno.

La devastazione economica inflitta da queste lunghe guerre è spesso sottovalutata perché è meno visibile e melodrammatica delle rovine di Raqqa, Aleppo, Homs e Mosul. Ho viaggiato nel nord-est della Siria l’anno scorso, a ovest dell’Eufrate, attraverso una terra che era un tempo tra le più produttive del paese, producendo grano e cotone. Ma i canali d’irrigazione erano vuoti e per chilometri e chilometri la terra era tornata a un pascolo incolto. La nostra auto continuava a fermarsi perché la strada era bloccata da greggi di pecore spinte da pastori a nutrirsi della scarsa erba mentre l’area torna a essere semidesertica poiché non c’è elettricità per pompare acqua dall’Eufrate.

I britannici e altri governi cercano di distinguere tra profughi in cerca di sicurezza a causa di azioni militari oppure a causa di difficoltà economiche; tuttavia le due cose vanno sempre più di pari passo. Siria e Iran sono entrambi sottoposti a duri assedi economici. Ma le vittime delle sanzioni – come è stato brutalmente dimostrato dai 13 anni di sanzioni dell’ONU contro l’Iraq di Saddam Hussein tra il 1990 e il 2003 – non sono i membri del regime, bensì la popolazione civile. Le fughe di massa diventano una scelta inevitabile.

L’Iraq non si è mai realmente ripreso da un periodo di sanzioni durante il quale i suoi sistemi amministrativi, d’istruzione e sanità sono stati fatti a pezzi e i suoi abitanti più istruiti sono fuggiti dal paese. Le prime vittime delle sanzioni sono sempre ai margini e mai quelli al potere, che sono i presunti bersagli. Un esempio di ciò è stata la re-imposizione delle sanzioni statunitensi contro l’Iran nel 2018, che ha determinato l’esodo di 440.000 lavoratori afgani malpagati che troveranno lavoro una volta tornati in Afghanistan (dove la disoccupazione è al 40 per cento) e che in molti casi cercheranno perciò di arrivare in Europa.

Le guerre non concluse innescano ondate di migranti anche quando non ci sono combattimenti perché tutte le parti hanno necessità di reclutare altri soldati da una popolazione recalcitrante. In Siria le famiglie sono terrorizzate che i figli in età da militare siano coscritti non solo dall’esercito siriano ma anche dalle forze militari del YPG curdo o da milizie del genere di al-Qaeda.

C’è un chiaro collegamento tra gli interventi occidentali in Medio Oriente e Nordafrica e l’arrivo di profughi sulle spiagge dell’Inghilterra sud-orientale. Ma gran parte dei media non evidenzia questo e, in generale, gli elettori non sembrano notarlo.

David Cameron e Nicolas Sarkozy non hanno mai subito danni politici dal loro ruolo malconsigliato nel distruggere lo stato libico. Un paio d’anni dopo Cameron stava premendo perché la Gran Bretagna si unisse agli USA in attacchi aerei contro la Siria che certamente non avrebbero avuto ragione di Assad senza una lunga campagna aerea simile a quelle in Iraq e Libia.

Il risultato di questi interventi non è solo la fuga di profughi da zone di conflitto: l’indebolimento o la distruzione di stati nella regione consente a gruppi come al-Qaeda e Isis di trovare aree sicure in cui possono raggruppare le proprie forze. Una Siria frammentata è ideale a tal fine perché i jihadisti possono celarsi tra potenze rivali. La retorica di Pompeo sarà uno sviluppo benvenuto per loro.

L’unica soluzione nella Siria nord-orientale è che gli USA si ritirino militarmente con un accordo in base al quale la Turchia non invada la Siria, il cambio dell’assorbimento, da parte del governo siriano appoggiato dalla Russia, del quasi-stato curdo così odiato dai turchi e la concessione a esso di un certo grado di autonomia garantita internazionalmente. Ogni altra scelta probabilmente provocherà un’invasione turca e due milioni di curdi in fuga, pochissimi dei quali finiranno un giorno sulle spiagge sassose di Dungeness.

Patrick Cockburn è autore di The Rise of Islamic State: ISIS and the New Sunni Revolution.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/refugees-are-in-the-channel-thanks-to-the-actions-of-the-west/

Originale: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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