Il New Deal Verde – Parte 2  

This entry is part 2 of 2 in the series New Deal Verde
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di David Roberts ([email protected]) – aggiornato il 7 gennaio 2019

I tre principi chiave del GND: decarbonizzazione, occupazione e giustizia

Ho posto la stessa domanda a tutti coloro con i quali ho parlato: quali sono le tue conclusioni? Che cosa deve esserci in una piattaforma politica perché meriti il nome di GND? Le risposte sono variate considerevomente nei dettagli e negli accenti, ma si sono raggruppate in tre principi.

  • Il piano deve decarbonizzare l’economia

I giovani che dovranno convivere con gli effetti del cambiamento climatico vogliono un piano che cominci con quanto è necessario piuttosto che con quanto è considerato politicamente possibile. “Vogliamo che la politica corrisponda ai risultati del rapporto dell’IPCC, sia all’altezza della dimensione del problema”, dice Waleed Shahid dei Justice Democrats. O, come dice la Gunn-Wright: “Dobbiamo andare fino in fondo”.

Questo significa decarbonizzare l’economia statunitense; portare il settore dell’elettricità a zero carbonio quanto prima possibile e gli altri settori subito dopo. E’ un’impresa gigantesca che toccherà ogni vita statunitense.

La piattaforma Ocasio-Cortez sollecita il cento per cento di elettricità rinnovabile nel giro di dieci anni, ma pochissimi esperti della politica ritengono che sia possibile. Carlock, assieme alla maggior parte di altri specialisti del settore, pensa che sia preferibile aspirare al cento per cento di “energia pulita e rinnovabile” per fare spazio a opzioni per non rinnovabili a zero carbonio come le centrali nucleari esistenti o qualsiasi nuovo sviluppo nel nucleare, delle biomasse o della cattura e sequestro del carbonio. E pensano anche che sia meglio spingere il bersaglio un po’ più in là. (Carlock pensa al 2035).

Altre applicazioni dell’energia saranno ancora più impegnative dell’elettricità. La decarbonizzazione dei trasporti comporterà un’accelerazione radicale della diffusione dei veicoli elettrici, forse vietando la vendita di veicoli a benzina e diesel entro il 2030, e ideando che cosa fare con l’aviaizone e i trasporti pesanti.

Gli edifici producono circa il 40 per cento delle emissioni annue di carbonio statunitensi. Decarbonizzare gli edifici comporterà implementare standard di zero carbonio per tutti gli edifici nuovi e finanziare il generale ammodernamento degli edifici esistenti, milioni dei quali utilizzano combustibili fossi come il gas naturale per il riscaldamento e il raffreddamento.

Poi c’è l’industria pesante dove la decarbonizzazione resta una specie di mistero e il lavoro è a malapena cominciato.

E via di seguito. Il piano di Ocasio-Cortez in effetti richiedere la decarbonizzazione non solo dell’elettricità, bensì dell’intera economia statunitense in dieci anni, il che è quasi certamente impossibile in assenza di radicali riduzioni del consumo di energia degli statunitensi, una specie di austerità imposta e nessuno ritiene che gli statunitensi sia così tanto impauriti dal cambiamento climatico. Persino decarbonizzare l’economia entro il 2050, come chiede il rapporto di Carlock, è una sfida straordinariamente scoraggiante, comportando centinaia di problemi separati di politica, ciascuno con i propri dilemmi e interessi radicati.

  • Il piano deve includere una garanzia di posti di lavoro federali e investimenti pubblici di vasta scala

Di nuovo, il GND non è semplicemente una politica climatica. Si trattas id trasformare l’economia, elevando i poveri e la classe media e creando un settore pubblico più vigoroso e attivo.

Il GND “apre un’occasione di rinegoziare le relazioni di potere tra il settore pubblico, il settore privato e il popolo”, dice la Gunn-Wright. “Siamo interessati a soluzioni che creino strutture più democratiche nella nostra economia”.

Weber dice che la chiave consiste nel “collegare inestricabilmente [il GND] alla sofferenza economica che così tanti statunitensi continuano ad avvertire e mostrare alla gente che esiste un modo per costruire un’economia migliore e migliorare le loro vite attraverso interventi sul cambiamento climatico”.

A quel fine il GND comporterebbe investimenti su vasta scala, dell’ordine di trilioni di dollari in dieci anni, accanto alla garanzia di occupazione federale. Un posto di lavoro pagato almeno 15 dollari l’ora, con buone integrazioni, sarebbe disponibile a chiunque ne volesse uno.

Politicamente, questa è la chiave per il GND. E’ un programma che può coinvolgere tutti e aiutare tutti e, teoricamente, ottenere il sostegno di tutti, anche di quelli negli stati rossi [Repubblicani – n.d.t.] che non si curano del cambiamento climatico. Gli investimenti e la garanzia di lavoro portano il GND fuori dalla politica ambientale e lo immettono nel regno della politica economica trasformativa.

Poster del WPA, circa 1935 – Wikipedia

Ma dal punto di vista delle politiche questo è anche, per molti versi, il piatto meno cucinato. La garanzia di occupazione federale ha un considerevole sostegno tra gli specialisti (qui un argomento a favore di studiosi del Levy Economics Institute) ma anche un bel po’ di opposizione. (Matt Bruenig percorre alcune delle obiezioni; Josh Bivens dell’Economic Policy Institute è a favore di altri modi per raggiungere la piena occupazione).

Il modo per riflettere sul problema fondamentale è: si cerca di addestrare e impiegare tutti quelli che capita vogliano un lavoro al momento; una marea costantemente fluttuante di persone con competenze diverse che avranno bisogno di lavori diversi per periodi diversi di tempo. Si cerca di offrire quei posti di lavoro mediante un grande programma di investimenti. Ma quale genere di investimenti offre lavoro a una manodopera di competenze e composizione continuamente cangianti? Specificamente, quale sottoinsieme di tali investimenti è sia “verde” sia adatto a una manodopera controciclica mutevole?

Non è facile quanto sembra spendere denaro per impiegare persone. Carlock ha numerose idee di investimento nel suo rapporto (roba come ripristino delle aree industriali dismesse e ripopolamento forestale) ma anche se si potessero trovare idee sufficienti, la loro amministrazione, che si distribuirebbe in uffici statali e centri comunitari in tutto il paese, rimane intimorente.

“L’idea che migliaia di amministrazioni di tutto il paese saranno in grado di impiegare utilmente flussi casuali di manodopera con insieme casuali di competenze per durate casuali è alquanto impossibile”, sostiene Bruenig.

La Gunn-Wright fa notare che ci sono molte vie a una garanzia di occupazione, alcune graduali. Sia i posti di lavoro sia gli investimenti potrebbero essere introdotti gradualmente, ampliati media verifiche e sperimentazioni. “Pilotare e scalare le marce”, dice Carlock.

Tuttavia, proprio al minimo, c’è davanti un bel po’ di lavoro politico perché questo elemento (politicamente centrale) del piano diventi legislazione praticabile.

Pubblicità della previdenza sociale. “Più sicurezza per la famiglia statunitense. La vedova di un lavoratore iscritto riceverà una pensione mensile a 65 anni. In certi casi un genitore dipendente anziano può ricevere sussidi” – Wikipedia
  • Il piano deve includere una giusta transizione

Molti con i quali ho parlato hanno sottolienato di voler evitare gli errori del New Deal originale, molti elementi del quale hanno radicato o esacerbato disuguaglianze razziali. Tutti vogliono assicurarsi che il piano includa protezioni per i più duramente colpiti dalla discriminazione storica e quelli destinati a soffrire di più per gli effetti del cambiamento climatico; nel documento della Ocasio-Cortez “comunità a basso reddito, comunità di colore, comunità indigene e le comunità in prima linea più colpite dal cambiamento climatico, dall’inquinamento e da altri danni ambientali”.

In parte si tratta di addestramento della forza lavoro e di garanzia di occupazione, in parte di garantire che tutti quei posti di lavoro siano accompagnati da forti parametri sindacali, ambientali e contro la discriminazione, in parte di investimenti in quelle comunità per finanziare programmi come la bonifica dal piombo, e in parte di garantire che tutti gli investimenti – tutte le parti del GND – rispettino forti parametri di giustizia ambientale.

Oltre a questi tre principi chiave il GND ha ancora spazio sufficiente per includere una vasta varietà di preferenze e prospettive. Il giornalista Aronoff esprime meglio la versione massima, apertamente socialista, dipingendo un quadro idillico di una famiglia provvista di lavoro finanziato pubblicamente, sussidi per l’assistenza all’infanzia e per l’assistenza agli anziani. Il Sierra Club ha una versione un po’ più modesta.

Col diffondersi del marchio GND, gruppi tradizionali di sostegno e politici probabilmente probabilmente elaboreranno parti più gestibili sotto lo stesso titolo. Dopotutto il GND è così ampio che virtualmente qualsiasi politica climatica può affermare di farne parte.

L’equilibrio delicato consiste nel mantenere il GND sufficientemente vago da consentire che una vasta coalizione di persone e interessi vi si riconosca – il che, in qualche modo miracolosamente, è quanto sembra essere avvenuto sin qui – rendendolo contemporaneamente sufficientemente specifico per evitare che finisca annacquato in una moda confortante.

E ciò deve essere fatto mentre si percorrono tutte le prodigiose sfide di fronte.

 

Le tre sfide principali che ha di fronte il GND: finanziarlo, convincere il pubblico e conquistare i Democratici

Come probabilmente avete ormai concluso il GND è molto più ambizioso della maggior parte delle idee politiche rimbalzate in giro per Washington, DC, negli ultimi decenni. Trasferirlo dall’idea alla legislazione comporterà superare ostacoli quasi troppo numerosi per poterli elencare.

Poiché il GND è, nel suo nucleo, un argomento a favore di un cambiamento radicale, è certo che susciterà reazioni, una difesa dello status quo. E come ha scritto Albert Hirschman nel suo libro del 1991 The Rhetoric of Reaction, gli argomenti si incentreranno su tre temi reazionari centrali (citando Hirschman): “futilità: l’affermazione che tutti i tentativi di ingegneria sociale sono impotenti a modificare l’ordine naturale delle cose; perversione: la tesi che gli interventi in realtà si riveleranno dei boomerang e avranno l’effetto contrario rispetto a quello voluto; e pericolo: l’idea che una nuova riforma, forse più radicale minaccerà vecchie riforme liberali conquistate a caro prezzo”.

Questi argomenti assumeranno innumerevoli forme. Mi concentrerò su una domanda chiave cui il movimento deve dare risposta e su due elettorati chiave che deve conquistare.

  • “Come lo finanzierete?”

La prima e più persistente domanda che ogni riforma sociale affronta negli USA è come si finanzierà. La destra ha dedicato più di mezzo secolo negli USA nel condurre una campagna di propaganda intesa a convincere gli statunitensi di alcune cose chiave: 1) il bilancio federale deve essere in pareggio con ogni dollaro speso “pagato” con un dollaro di entrato, altrimenti l’inflazione ci distruggerà tutti; 2) le imposte sono elevate e gravose e qualsiasi tentativo di aumentarle è, di fatto, un male; 3) il governo è incompetente e la sua spesa va sempre sprecata; e 4) gli Stati Uniti sono al fallimento, indebitati, con passività paralizzanti in scadenza presto.

Per essere chiari: sono tutte e quattro false. Sono miti perniciosi, motivati dal desiderio di prevenire riforme sociali progressiste. Sono, per usare un termine tecnico, stronzate.

Ma, ciò nonostante, sono stronzate diffusamente accettate che influenzano l’economia politica statunitense. In effetti sono state ripetute così spesso, così a lungo, che hanno permeato la dirigenza di entrambi i partiti e plasmato le teorie politiche popolari degli statunitensi medi. Fermate una persona a caso in strada e potrebbe non saperne granchè di politica ma sarà certa che il paese è indebitato e non può permettersi belle cose.

La presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, testimonia al Congresso. Potete alzare gli occhi al cielo per quella cifra [del debito pubblico]. – Alex Wong / Getty Images
Confutare la domanda circa “chi paga” può essere fatto in molti modi. Uno, che la stessa Ocasio-Cortez ha praticato, consiste nell’additare l’ipocrisia. Quando il Congresso canalizza trilioni all’esercito e taglia le tasse ai ricchi nessuno chiede chi pagherà. La pretesa di copertura pare applicarsi solo ai Democratici e solo riguardo alla spesa sociale.

Il secondo consiste nel far notare che gli impatti del cambiamento climatico costeranno comunque più della mitigazione del clima. Il GND è una cosa grossa “ma cose grosse accadranno”, dice Chakrabarti. “Le due opzioni sono: o faremo intenzionalmente le cose grosse che vogliamo, oppure ci succederanno cose grosse che non vogliamo”.

Il terzo consiste nell’indicare che ci sono scelte quanto al raccogliere entrate. C’è l’imposta sul carbonio, ovviamente – il movimento GND si oppone a strategie basate unicamente sul dare un prezzo al carbonio, ma tutti riconoscono un ruolo del prezzo – ma la Gunn-Wright cita anche un’imposta sulle transazioni finanziarie e di ristanziare come entrate gli utili di grandi investimenti governativi. Più di recente in un’intervista a 60 Minutes Ocasio-Cortez ha citato il ripristino delle aliquote delle imposte sul reddito fino al 70 per cento per gli ultraricchi come modo per raccogliere entrate. “Questo non significa che tutti i dieci milioni di euro siano tassato ad aliquote estremamente elevate, ma significa che salendo questa scala dovresti contribuire di più”, ha dichiarato a Anderson Cooper.

Il quarto, e più audace, consiste nel rigettare interamente la domanda.          

C’è oggi grande entusiasmo a sinistra per la Teoria Monetaria Moderna e le relative idee e studiosi. (Dylan Matthews di Vox ha scritto alcuni anni fa una grande spiegazione della Teoria Monetaria Moderna e un’altra più recente riguardo all’adozione dell’idea da parte di Bernie Sanders). Le idee centrali sono piuttosto semplici.

Se la domanda è quanto gli Stati Uniti possano permettersi di investire, il modo di considerare la cosa non è in termini di quanto denaro il paese abbia. Esso ha letteralmente tutto il denaro che vuole. Stampa la propria moneta! (Gli Stati Uniti hanno una “moneta a corso forzoso”, in gergo).

Il governo statunitense può spendere tutto il denaro che vuole. Ciò che alla fine pone il limite alla capacità degli Stati Uniti di investire sono le sue risorse. Ha tot di potenziale di lavoro, tot di risorse naturali, tot di capacità produttiva, eccetera. Pagando per beni, iniettando denaro nell’economia, il governo mette all’opera tali risorse.

Se l’economia si surriscalda, se una o più di tali risorse si approssima al limite, la scarsità muove i prezzi al rialzo e ne segue l’inflazione. Per fermarsi prima, il governo può sottrarre una parte del denaro, ridimensionando programmi o aumentando le imposte. Le imposte sono semplicemente un modo per estrarre denaro dall’economia.

La professoressa della Stony Brook University, Stephanie Kelton (una guru della Teoria Monetaria Moderna, consulente di Sanders e a un certo punto probabile consigliera del GND in qualche funzione) lo definisce il limite naturale di velocità dell’economia. Il deficit non è una cattiva cosa, è semplicemente un piede sull’acceleratore.

Stephanie Kelton, docente di economia e politiche pubbliche alla Stony Brook University – Stony Brook University

L’idea di bilanci federali in pareggio – che i Democratici hanno adottato come propria sotto Obama attraverso le assurde regole del “PayGo” [divieto di aumentare il debito federale – n.d.t.] e che probabilmente adotterà di nuovo nella prossima sessione –  corrisponde, dice la Kelton, a una promessa: “Toglierò dall’economia, solitamente in imposte, ogni dollaro per ogni dollaro che ho in programma di immettervi”.

Ma perché farlo? Perché rallentare un po’ l’economia per ogni po’ che la si promuove?

“Se il deficit deve essere del 4,7 per cento del PIL per creare l’economia che vogliamo, con piena occupazione, bassa inflazione e riduzione della povertà”, dice, “a chi importa? Se possiamo creare l’economia che vogliamo con un deficit del 2,1 per cento anche questo va bene. Il saldo di bilancio non è la cosa che conta, sono le reali condizioni economiche”.

L’approccio a un GND, dice, consiste nell’adottare il metodo dell’economista John Maynard Keynes nel so libro How to Pay for the War [Come pagare la guerra]: fare un modello delle risorse economiche disponibili; ideare quante se ne possono impiegare evitando l’inflazione; ideare quanta spesa in consumi privati può essere dirottata per fare spazione alla necessaria spesa bellica; e, infine, assicurare una giusta transizione, e cioè assicurare che i poveri e la classe media, quelli che rimandano la spesa in consumi privati, siano ricompensati per il loro sacrificio. (Furono questo i Titoli di Guerra USA).

Far passare tale tesi – convincere gli statunitensi che è l’economia, non il bilancio, che va equilibrata – è una corsa in salita, per dire il meno, con sulle spalle un mucchio di bagaglio storico.

In un modo o nell’altro i promotori del GND affronteranno incessantemente, da entrambe le parti, la domanda: Come pagherete per questo? Quale che sia la loro risposta farebbero meglio a elaborarla perché gli attacchi stanno già arrivando.

  • Conquistare il pubblico

I promotori del GND raccolgono sondaggi che mostrano che la maggioranza del pubblico è a favore di una garanzia di occupazione verde e di altri elementi del GND.

La società Data for Progress ha condotto un esteso sondaggio sulla garanzia di occupazione verde. Ha rilevato che la garanzia di occupazione verde supera la garanzia di posti di lavoro normali, specialmente tra i giovani. Aggiunge anche elettori di Trump quasi (ma non molto) all’approvazione della maggioranza.

Più di recente il movimento è stato eccitato da una recente indagine del Programma di Yale sullla Comunicazione circa il Cambiamento Climatico che mostra che il GND ha un sostegno di maggioranza persino dai Repubblicani.

YPCCC

“I lavori verdi sono popolari in misura considerevolissima presso gli elettori. Questo è il futuro”, dice il cofondatore di Data for Progress Sean McElwee. La domanda non è se avremo un New Deal Verde. Avremo un New Deal Verde. La questione è quanta magnifica merda socialista ci scaricheranno addosso dopo aver combattuto con i Democratici conservatori [Blue Dogs]”.

E’ vero: in termini di opinione pubblica questa è una posizione incredibilmente forte da cui partire. Le caratteristiche del titolo di una GND suonano audaci e lungimiranti e la gente reagisce generalmente bene a esse.

Ciò nonostante avendo visto innumerevoli sondaggi andare e venire negli anni, ho alcune regole generali. Prima: alle persone piacciono le cose buone e reagiscono positivamente a esse nei sondaggi. Si consideri la domanda dell’inchiesta di Yale: “produrre”, “rafforzare”, “aggiornare”, “offrire”. Sono cose buone. E’ naturale che la gente le voglia! Vuole più salute, più sussidi, migliori salari, energia più pulita.

Per contro se si conducono sondaggi su cose brutte, come tasse, costi in aumento, burocrazia, controllo governativo su decisioni private e spesa sprecona, la gente reagisce male. (Data for Progress afferma di avere in corso una verifica della garanzia di occupazione verde contro un linguaggio negativo che la inquadrano).

La gente non ha visioni profonde consolidate sulla maggior parte delle cose e in genere risponde a indizi identitari, associazioni e, soprattutto, messaggeri. In un sondaggio si esclude il messaggero dall’equazione e si offrono indizi attentamente curati. Questo non dice quasi nulla di come la gente ottiene informazioni o prende decisioni nel mondo reale.

Nel mondo reale, se il GND pare avere una qualche possibilità di divenire una realtà, subirà una gigantesca campagna diffamatoria di destra coordinata nei media, gruppi di esperti e politici conservatori e finanziata dalla ricchezza in effetti illimitata dei combustibili fossili. La destra si affretterà a definire il GND come uno spreco governativa stupido, ridicolo, ingenuo, irrealizzabile inteso a distruggere il vostro stile di vita e a canalizzare il denaro di voi contribuenti a elettorati Democratici, come gli immigrati irregolari.

E tenete presente: ma macchina della destra non ha necessità di vincere la battaglia dei messaggi. Le è sufficiente combatterla, furiosamente, a sufficienza per rendere controvero il GND e per polarizzare il tema e congelarlo nella stessa paralisi che afferra il resto della politica statunitense.

Come segnala Joe Romm di ClimateProgress, la rilevazione più importante del sondaggio è la seguente:

YPCCC

Virtualmente nessuno ha sentito parlare del GND. Oggi nella mente della vasta maggioranza degli statunitensi GND non significa quasi nulla. Il compito di definirlo per loro sta tutto di fronte.

I promotori lavoreranno per definirlo con un’immagine positiva. Ma non avranno campo libero. E non avranno mai accesso al genere di fondi che i combustibili fossili possono spendere per schiacciarli. Se vinceranno le battaglie a venire sul messaggio, sarà con il potere popolare e la competenza mediatica.

 

  • Conquistare di Democratici

Democratici veterani come Pelosi e Hoyer sono maturati in un’era nella quale i Democratici erano sulla difensiva. Bill Clinton vinse con una “terza via”, promettendo fedeltà ai mercati e la fine dell’invadenza governativa. Da allora i Democratici sono arretrati nel progresso, muovendosi gradualmente, accettando critiche conservatrici fondamentali contro una socialdemocrazia vigorosa.

E con un Partito Repubblicano divenuto più rabbiosamente conservatore e corrotto, i Democratici al Congresso hanno sviluppato una cultura particolare. Si considerano i “bravi ragazzi”, quelli che ancora si curano del buon governo, della responsabilità fiscale e del bipartitismo. Aborriscono infrangere le norme come fa il Partito Repubblicano. Non vogliono giocare sporco.

Più di ogni altra cosa è con quella cultura di prudenza e buone maniere che i promotori del GND devono contendere. L’idea di adottare promesse politiche audaci senza curarsi se attirino sostegno bipartitico è profondamente estranea ai Democratici al Congresso. Vivono nel timore di attacchi Repubblicani, che trovano fedele eco nei media di Washington. Non vogliono “alzare la testa” o “dare munizioni ai Repubblicani”. Sperano, a qualche livello, che se tengono bassa la testa e non distraggono nessuno, gli elettori si concentreranno su quanto detestano Trump.

“Anche il più progressista dei progressisti soffre di una certa sindrome di Stoccolma per avere vissuto per quarant’anni sotto il neoliberismo”, dice Chakrabarti.

Ma non c’è modo di far passare in sordina qualcosa come il GND. Non c’è modo di far finta che sia graduale o interamente “pagato”. Non c’è modo di fingere che la dirigenza del Partito Repubblicano, così profondamente dipendente dal finanziamento dei combustibili fossili, offrirà un qualsiasi genere di appoggio a una qualche parte di esso.

Il GND offre agli statunitensi una tonificante nuova alternativa, non un esitante passo in avanti, un rifiuto del dogma Repubblicano e dell’energia dei combustibili fossili, non un compromesso con essi. Per schierarle dietro gli statunitensi i Democratici dovranno “dipingere il quadro e la visione”, dice Chakrabarti. “Si deve vendere al popolo statunitense che è possibile renderlo possibile”.

Più che qualsiasi procedura o tema giurisdizionale, questa è la scelta che avranno di fronte i Democratici nei prossimi anni: reagire a Trump promettendo un ritorno alla politica normale oppure reagire a Trump promettendo di lottare per qualcosa di genuinamente nuovo e migliore.

“Che cosa otterranno gli Stati Uniti se i Democratici prenderanno il potere nel 2020?” chiede Chakrabarti. “Può trattarsi di una visione noiosa, del cavolo dalla quale nessuno sarà eccitato, oppure sarà una visione eccitante per la quale il popolo vorrà uscire a votare”.

Gli attivisti che hanno avviato questo movimento improbabile sono ben consapevoli di essere gli sfavoriti in questa lotta. Il GND “sarebbe un colpo diretto ad alcuni degli interessi più ricchie potenti del mondo”, dice Weber, “e loro non accetteranno di essere stesi”.

Egli sa che tonnellate di denaro dei combustibili fossili si stanno preparando a riversarsi contro il movimento. E sa che i Democratici saranno difficili da risvegliare. Sa che se anche i Democratici prenderanno il potere nel 2020, ogni legge dovrà alla fine contendere con il Senato, dove il Comitato per l’Energia e le Risorse Naturali è diretto da Joe Manchin, della West Virginia, che ha letteralmente assassinato l’ultima proposta di legge sul clima (che era dannatamente meno ambiziosa di un GND).

“Anche se azzecchiamo la politica, continuo a pensare che avremo bisogno che sostenute proteste di massa, astensioni dal lavoro e scioperi generali inizino prima possibile dopo la giornata delle elezioni nel 2020”, dice Weber. “Ciò convincerà il popolo statunitense che questa è una necessità morale ed economica assoluta e che la sola cosa che ostacola la sua realizzazione è la classe politica”.

E’ improbabile. Ma come ha chiarito l’IPCC le cose improbabili sono le sole cose rimaste. Non sono i membri anziani del Congresso che convivranno con la disastrosa previsione dei climatologi, sono i giovani attivisti che si stanno ammassando alle loro porte e nei loro uffici. Quei giovani attivisti stanno guardando più avanti del prossimo ciclo elettorale. Le loro famiglie subiranno le conseguenze di queste scelte.

Ma loro credono che la storia sia dalla loro parte. “La forza più potente nota agli umani è l’ideologia”, dice McElwee. I Repubblicani hanno fatto passare “politiche radicalmente impopolari a causa della loro dedizione all’ideologia”. Ma oggi, dice, “i giovani hanno le idee cui la gente vuole associarsi. Noi plasmiamo l’ideologia ed è dannatamente incredibilmente potente”.

La politica climatica è, ora e sempre, una scelta tra cambiamenti che sembrano impossibili e un futuro che sembra impensabile. Per anni la politica statunitense ha negato ed evitato tale scelta. A loro modo i Democratici – gli “adulti” che vogliono riservarsi il potere di prendere queste decisioni – l’hanno evitata proprio come i Repubblicani.

Affrontarla francamente significa radicalismo. Oggi una reale reazione al cambiamento climatico, una reazione della dimensione che la crisi richiede, è sul tavolo. E’ un’opzione. Ha un nome.

Resta da vedere se gli Stati Uniti sapranno farsi strada oltre la polarizzazione, la paralisi e le barriere al cambiamento per afferrare concretamente tale opzione, per fare un salto in un nuovo futuro. Ma non è più possibile ignorare la scelta.                     

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://www.vox.com/energy-and-environment/2018/12/21/18144138/green-new-deal-alexandria-ocasio-cortez

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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