L’ascesa dello studente lavoratore

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di Matt Myers – 12 gennaio 2019

Il 3 maggio 1968 George Marchais, uno dei leader del Partito Comunista Francese (PCF), si rivolse al quotidiano del partito L’Humanité per condannare gli ‘pseudo-rivoluzionari’ che stavano per avviare il più vasto sciopero generale della storia europea. Quegli studenti, avvertì Marchais, non erano che “i figli dell’alta borghesia… in cerca di dare lezioni alla classe lavoratrice”. Avrebbero “rapidamente messo nel dimenticatoio la loro fiamma rivoluzionaria per andare a gestire le aziende di papà e sfruttare i lavoratori nelle migliori tradizioni del capitalismo”. Daniel Cohn-Bendit, il carismatico ragazzo immagine ‘anarchico tedesco’ del Maggio Francese fu un particolare bersaglio dell’ira di Marchais. Per una svolta del fato o lungimiranza questo stesso Cohn-Bendit è attualmente un intimo confidente della risposta francese a Margaret Thatcher, Emmanuel Macron mentre liberalizza l’economia francese.

Il cinismo di Marchais può aver previsto che molti sessantottini di spicco avrebbero messo “la loro fiamma rivoluzionaria nel dimenticatoio” nella loro lunga marcia alle stanze del potere. Ma ciò non diminuisce in alcun modo il “grande fraintendimento” del 1968 da parte del PCF, nelle parole dello storico francese ed ex figura di spicco del PCF Roger Martelli. Non avendo compreso che il movimento degli studenti e poi dei lavoratori segnava l’inizio di una nuova fase politica che sfidava le regole del passato, il PCF non riformò le sue strategie abituali in linea con le soggettività politiche delle nuove generazioni di lavoratori (e lavoratori futuri tra gli studenti) create dalla nuova realtà sociale e culturale postbellica. Pur resistendo agli “eventi del Maggio” e apparentemente crescendo di numero e influenza negli anni ’70, il partito doveva finire sempre più fuori sincronia con la generazione che aveva fatto il 1968. Agli inizi degli anni ’80 era chiaro che era in un declino irreversibile.

 

Domanda pressante

Questo episodio della storia della sinistra francese non è qualcosa di effimero. Riassume una delle domande politiche pressanti per la sinistra oggi in Gran Bretagna: come fa un partito di sinistra a integrare con successo nel proprio progetto politico generazioni in radicalizzazione di giovani lavoratori e lavoratori futuri? Oggi, come nel 1968, il capitalismo ha riprodotto socialmente una nuova generazione i cui interessi ed esperienze quotidiane sono in contraddizione con la riproduzione del sistema stesso, lasciando sorprese per le conseguenze molte figure della dirigenza.

Con un tempismo penosamente simile a quello di Marchais, la giornalista del Guardian ha scritto cinque giorni prima della dimostrazione che ha avviato il movimento giovanile più importante da decenni in Gran Bretagna che gli studenti erano “parecchio bassi in quell’ordine di beccata del dolore”. Sostenne nel 2010 che “c’è un limite a come molte proteste possono essere ascoltate, quando posti di lavoro, servizi preziosi e l’intero reame pubblico finiscono sotto assalto mortale, con gli effetti avvertiti più pesantemente da quelli che fanno meno chiasso”. In entrambi i casi gli appelli a una classe lavoratrice reale o immaginata – più meritevoli o con maggior coscienza di classe rispetto agli studenti – ha agito come richiamo all’ordine discorsivo per spegnere la sfida posta dalle nuove forze sociali create dallo sviluppo capitalista. I nuovi soggetti sociali giovanili non si adattavano ai presunti ruoli del gioco politico, né meritavano una qualsiasi ulteriore analisi sociale.

Un occhio critico al corpo studentesco mente in discussione i presupposti di Marchais e della Toynbee che gli studenti siano in qualche modo un settore privilegiato della società che dovrebbe appoggiare ciò che loro non sono: la classe lavoratrice e i non privilegiati. Un cambiamento principale è la loro dimensione e composizione sociale. Secondo statistiche nazionali, tra il 1992 e il 2018 la percentuale delle persone tra i 16 e i 24 anni nell’istruzione a tempo pieno è aumentata dal 26,2 al 43,9 per cento. Al tempo stesso, modifiche governative all’organizzazione, finanziamento e funzione complessiva dell’istruzione hanno trasformato in misura fondamentale la posizione dello studente nella struttura di classe della società britannica.

L’abolizione dei sussidi per il mantenimento e l’introduzione di prestiti che a malapena coprono il costo della vita hanno eroso l’istruzione superiore e universitaria come stadio sociale discreto tra l’adolescenza e il lavoro salariato. Il taglio dei salari studenteschi (borse di studio) ha spinto otto studenti su dieci a dedicarsi a lavoro a tempo parziale (fino al 57 per cento nel 2013) – spesso nel settore malpagato dei servizi – secondo un sondaggio. L’identità dello studente in quanto studente si è in conseguenza lentamente deteriorata.

Invece di usare il loro tempo per approfondire i loro studi, socializzare, produrre arte e organizzarsi politicamente, nove su dieci di questi studenti che lavorano lo fanno per almeno venti ore la settimana, guadagnando una media di 412 sterline [460 euro] il mese. Il sondaggio su oltre 4.600 studenti, condotto dalla compagnia assicurativa Endsleigh, ha mostrato che tale denaro è usato per pagare crescenti costi di alloggio, cibo, trasporti, libri e necessità elementari, arrotondando con altre risorse di finanziamenti da genitori, scoperti bancari e prestiti studenteschi. Quasi il 90 per cento ha anche detto che lavorare studiando è stato necessario per ottenere un posto dopo in un mercato del lavoro saturo di laureati. L’istruzione superiore non è più una chiave per entrare nelle classi professionali, ma potrebbe tradursi anche in decenni di vicoli ciechi nel lavoro nei servizi. Invece dello studente in quanto studente, stiamo assistendo alla crescita dello studente lavoratore.

 

Carattere classista

Il rapporto debitorio tra gli studenti e i loro studi ha trasformato il carattere classista della condizione degli studenti. Questo aggrava la proliferazione del credito al consumo negli ultimi trent’anni, quando i lavoratori hanno cercato di colmare il deficit di salari stagnanti. Come ha segnalato il collettivo Midnight Notes il neoliberismo ha “paradossalmente… spalancato una nuova dimensione di lotta tra il capitale e la classe lavoratrice nel campo del credito”. In nessun altro campo l’effetto della finanziarizzazione è più acuto che nel cambiamento del debito studentesco.

Secondo dati dello stesso governo, pubblicati in un rapporto parlamentare del luglio 2018, 2,5 miliardi di sterline sono stati aggiunti agli interessi accumulati per il rimborso del debito dei prestiti studenteschi in un anno solo, nel 2017-18. Molte matricole universitarie pagano fino al 6 per cento di interessi sui debiti superiori a 50.000 sterline. Quest’anno è stato il primo nel quale gli interessi maturati hanno superato l’importo rimborsato. Per gli studenti che hanno sottoscritto prestiti prima del 2012, tali rimborsi non vanno più al governo o all’Ente statale dei Prestiti agli Studenti, bensì a banche e fondi speculativi quali Barclays, Credit Suisse, Lloyds e JP Morgan, che hanno acquistato i debiti. Gli studenti oggi stanno pagando le banche più ricche del mondo per il loro diritto a un’istruzione, passando loro, nel processo, enormi dividendi.

Il mito dello studente come qualcuno che esiste o autonomo dalla struttura di classe o parassita della ricchezza prodotta da altri è obsoleto e pericoloso. La finanziarizzazione ha attirato gli studenti nel rigore disciplinare dell’economia capitalista. Sono sempre più gli studenti che incorrono nei costi di sviluppare sé stessi come lavoratori specializzati e istruiti da cui il capitale dipende per la crescita sostenibile.

Negli anni ’70 gli studenti difesero le borse di studio come giusto “salario studentesco”: gli studenti erano i lavoratori del futuro, ragionavano, e avrebbero contribuito alla società da cittadini più produttivi una volta diplomati. L’eliminazione delle borse di studio ha demolito questo argomento e imposto un doppio fardello del lavoro salariato e non salariato direttamente sulle spalle degli studenti moderni. Con questa molteplicità di pressioni non sorprende che le università stiano vivendo una crisi di salute mentale. Questi vasti cambiamenti dell’istruzione ci dicono che proprio come il movimento studentesco del 1968 era inimmaginabile per la popolazione studentesca del 1918, così una ripetizione del 1968 pare impossibile nella classe del 2018. La rivolta di quest’ultima sta assumendo una forma diversa.

 

Nuovi mercati redditizi

La posizione di classe degli studenti è cambiata con la mercificazione della sua riproduzione sociale quotidiana. Sono emersi nuovi mercati enormemente redditizi, specialmente nel settore degli alloggi. Secondo agenti immobiliari della Knight Frank, nel 2015 c’è stata una quantità pari a 5,1 miliardi di sterline di transazione relative a quasi 50.000 stanze per studenti. Nel 2016 ci sono state 525.000 camere “costruite per sistemare studenti” in Gran Bretagna, con altre 134.000 in corso di costruzione. La grande maggioranza di questa crescita si rinviene in isolati gestiti e amministrati privatamente, anziché in immobili di proprietà delle università.

Come segnala il Financial Times questo processo è mosso mentre “istituzioni, fondi di capitale privato e trust di investimenti immobiliari globali cercano spazi sicuri e stabili nei quali investire il loro denaro”. Nel 2016, ad esempio, la Mapletree Investments, il braccio immobiliare del fondo statale d’investimento di Singapore, Temasek, ha sconfitto offerenti di USA, Russia e Medio Oriente per costruire un portafoglio da 417 milioni di sterline di 25 residenze studentesche con 5.000 camere. La mercatizzazione delle università e la privatizzazione della riproduzione sociale degli studenti hanno abbattuto i muri che separavano l’università come spazio orientato accademicamente parzialmente autonomo dalle pretese del capitale. Dal mettere piede in un campus all’incorrere in un debito per trovare un posto in cui vivere, gli studenti oggi non possono sottrarsi alla loro forzata integrazione nella ricerca del capitale internazionale di rendimento degli investimenti in un mercato sempre più volatile.

Comprendere come la classe lavoratrice britannica sia stata ristrutturata sotto il neoliberismo significa affrontare direttamente la questione delle generazioni. Il fallimento del capitalismo e del neoliberismo nel riprodurre, integrare e soddisfare le aspettative di nuove generazioni di lavoratori nell’ambito del modello neoliberista è l’”anello debole” del sistema. La maggiore minaccia al capitalismo finanziarizzato britannico risiede nel nuovo settore sociale dei giovani ‘studenti-lavoratori’ che sono stati sempre più spinti a sinistra dal crescente impatto su di loro degli effetti disomogenei della crisi capitalista. Il loro ingresso anticipato nel lavoro salariato e la forzata imposizione di debiti (senza alcuna offerta corrispondente di vantaggi) ha trasformato il corpo studentesco in qualcosa di irriconoscibile rispetto a cinquant’anni fa.

E’ più probabile che oggi gli studenti sperimentino una vita di debiti e di crescente occupazione precaria piuttosto che gestire “l’azienda di papà”, nelle parole di George Marchais. Con poco da guadagnare dal sistema esistente (e da difendere al suo interno) questi nuovi soggetti sociali in radicalizzazione sono fonti cruciali di speranza. Qualsiasi progetto socialista futuro deve agire da loro tribuna.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-rise-of-the-student-worker/

Originale: redpepper.org

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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