C’è una vera crisi per i confini. Un muro la peggiorerebbe soltanto

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C’è una vera crisi per i confini. Un muro la peggiorerebbe soltanto

Di John Washington

9 gennaio 2019

Martedì sera, il presidente Donald Trump ha usato il suo primo discorso dallo Ufficio Ovale per parlare alla nazione di una ” crisi del cuore , una crisi dell’anima” sul confine meridionale dell’America. La sua soluzione proposta è un “muro” e sta minacciando di tenere il governo chiuso fino a quando non avrà oltre $ 5 miliardi di dollari per costruirlo. Mentre può avere ragione che c’è una crisi, non è la crisi della sua immaginazione febbrile. È il contrario: sono proprio le politiche del sistema di immigrazione degli Stati Uniti e le persone potenti – cioè Trump – che spingono a radicare i suoi peggiori eccessi. Nessuna “crisi del cuore” è mai stata fissata con le lastre di acciaio. Il “muro” non farà che peggiorare le cose.

Quando Trump dice “muro”, non intende, tuttavia il tipo di solida struttura impenetrabile che questo termine implica normalmente. Intende una recinzione, o forse una recinzione di lastre di acciaio, o forse una qualche versione di uno dei prototipi impossibili da edificare e probabilmente inefficaci presentati la primavera scorsa, anche se neanche pochi centimetri di un muro del genere sono stati costruiti. Tuttavia, quando Trump parla del “muro”, intende dire molto di più. Si riferisce alla militarizzazione in corso nelle zone di confine. Intende parlare di un aumento di schieramenti della Polizia di frontiera che è l’agenzia più grande, più opaca, più costosa e probabilmente il corpo di polizia meno affidabile. Intende parlare dell’aumento di materiale militare, come droni, elicotteri, sonde di terra, barche e ATV che provocano scompiglio ambientale ed emotivo lungo il confine tra Stati Uniti e Messico. “Muro” significa anche espropriazione del governo federale, per mezzo di leggi per l’espropriazione per pubblica utilità, di terre private e di  ranch in Texas.

Il “muro” – il vago  concetto nazionalistico che Trump ha trasformato nel suo segno distintivo – si estende molto all’interno del paese. Significa la caccia alle persone prive di documenti in tutti gli Stati Uniti – il perseguitarli nei tribunali, fuori dalle scuole, tirandoli fuori dalle loro case e facendoli uscire dal paese, o creando posti di blocco interni dove agenti della polizia di frontiera tormentano la gente, soprattutto cittadini. Il “muro” significa pagare più denaro nel massiccio complesso di detenzione per immigrati dove circa 45.000 persone sono rinchiuse in qualunque momento e dove miliardi di dollari dei contribuenti vengono pompati in strutture di detenzione private a fini di lucro.

L’appello di Trump per un “muro”, quindi, è, come Ana María Archila, del Centro per l’Azione di Democrazia Popolare, ha scritto in un comunicato stampa, “l’ultima di una serie di attacchi razzisti e anti-immigrati che hanno lo scopo di alimentare l’odio.”

Talvolta, tuttavia, il “muro” significa realmente un muro: esistono già circa 700 miglia di vari tipi di barriere sul confine internazionale tra gli Stati Uniti e il Messico, delle quali, tuttavia,  non abbiamo necessità. La crisi dell’immigrazione è una delle nostra creazione e le altre giustificazioni di Trump per il “muro” non sono sotto esame.

Martedì, durante il suo discorso, Trump si è concentrato molto sul commercio internazionale di droga. Eppure la maggior parte delle droghe – compresa l’eroina, quando non sono prodotte a livello nazionale – sono introdotte di contrabbando nel paese attraverso i porti di entrata,  sulle quali che un muro non. Inciderebbe. L’amministrazione Trump ha anche evidenziato il terrorismo come una questione di confine, ma nessun attacco terroristico è stato collegato a chiunque sia passato attraverso il nostro confine meridionale. E le affermazioni dell’amministrazione sui criminali immigrati sono bugie belle e buone : gli immigrati commettono crimini a un tasso inferiore a quello degli americani nativi, le comunità di immigrati sono più sicure, e il numero di presunti “criminali” arrestati alla frontiera sono costituiti per lo più da immigrati o criminali o da persone accusate di crimini non violenti. Solo tre dei “17.000 criminali” arrestati al confine – nel numero di recente citato dal Capo dello Staff della Casa Bianca, Mick Mulvaney, che era molto maggiore  di 10.000 – c’era documentazione   per omicidio colposo o assassinio.

Infine, i muri non funzionano molto bene. Per la maggior parte dei casi è facili salirli,

sfondarli, scavarli da sotto, o appoggiarvi una scala.

C’è una vera crisi al confine, e questa crisi è basata sulle migliaia di bambini che restano rinchiusi nella tendopoli di Tornillo, in Texas. Coinvolge le famiglie che continuano a essere separate e traumatizzate. E’ incentrata sull’analisi accurata delle leggi sull’asilo. E si manifesta nelle diecine di migliaia di immigrati e di richiedenti asilo messi in gabbia nell’arcipelago dei centri di detenzione che si stanno espandendo. A spingere questa crisi ci sono l’instabilità e la violenza provocate e appoggiate dagli Stati Uniti in America Centrale e in Messico, provocate dallo sfruttamento economico e dalla guerra per la droga.

Questa crisi ha un impatto profondo sugli Stati Uniti. Si può vedere nei quartieri di tutto il paese, dove le persone prive di documenti vengono strappate dal loro lavoro, dalle famiglie, dalle loro case, vengono rinchiuse, e mandati via dal paese. Talvolta la crisi è una crisi di politiche imprevedibili: perfino coloro che hanno uno status provvisorio – DACA* e Status Protetto Temporaneo – non sono sicuri di come gli attacchi dell’amministrazione contro di loro si svolgeranno nei tribunali. La crisi è nei deserti meridionali del confine meridionale, che le agenzie di controllo dell’immigrazione hanno usato da tempo come un’arma, lasciandovi morire  almeno 7000 persone che attraversavano il confine negli ultimi due decenni e trasformando parti del sud-ovest degli Stati Uniti in quello che l’antropologo Jason de León ha chiamato un “paesaggio di morte”.

Nel suo discorso di martedì, il Presidente Donald Trump ha quasi sterzato verso il razzismo di definizione, dispiacendosi in maniera discriminante per le morti degli Americani, pochi dei quali sono stati uccisi da coloro che sono privi di documenti. Non ha parlato della morta di Jackeline Caal e diFelipe Alonzo-Gomez – di 7 e 8 anni rispettivamente – entrambi morti di recente mentre erano in custodia della polizia di frontiera. Brutalmente, l’amministrazione ha dato la colpa ai genitori per la morte dei loro figli, ma chiunque conosca la difficoltà dell’attraversamento del confine – una strategia deliberata che è stata in atto da decenni – e il rifiuto di esaminare  le  richieste di asilo nei punti di ingresso al paese, oppure la ghiacciaia antigienica superaffollata glaciale e disumana dove i migranti vengono ammassati mentre attendono di essere esaminati, saprebbe che la malattia, la sofferenza, e talvolta la morte non sono soltanto inevitabili, sono strategici. Christina Fialho, direttrice di Freedom for Immigrants, ha definito le politiche dell’amministrazione “brutalità sistematica”.

Ciò che dimostrano le carovane di migranti e i campi di rifugiati a Tijuana è che la crisi non è soltanto in corso, ma che sta per diventare permanente. Un “muro” inciderà più profondamente nella crisi, con un impatto sulla distruzione dell’ambiente e con sofferenze umane non misurabili.

https://openmigration.org/analisi/daca-5-cose-sul-provvedimento-che-trump-vuole-distruggere

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/there-is-a-real-border-crisis-a-wall-would-only-make-it-worse

Originale : The Intercept

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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