Malgrado tutto, le truppe degli Stati Uniti dovrebbero lasciare la Siria

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Malgrado tutto, le truppe degli Stati Uniti dovrebbero lasciare la Siria

Di Stephen Zunes

4 gennaio 2019

L’improvvisa decisione di Donald Trump di ritirare le forze americane dalla Siria sembra essere stata affrettata e avventata – apparentemente il risultato di una conversazione con il dispotico presidente turco Recep Erdoğan. Ciò non significa, tuttavia, che gli Stati Uniti debbano rimanere in quel paese.

È abbastanza ragionevole chiedersi come e perché Trump ha fatto la sua scelta. Ciò non significa che non fosse, comunque, quella giusta.

Prima di tutto, la presenza delle forze statunitensi in Siria è illegale. Non vi è mai stata alcuna autorizzazione da parte del Congresso, come richiesto dalla Costituzione degli Stati Uniti, a inviare truppe lì, rendendo le frenetiche richieste bipartisan di supervisione del Congresso riguardo al ritiro particolarmente bizzarre

C’è anche la questione della legge internazionale. Mentre la brutalità del regime siriano e le atrocità di massa che ha commesso sollevano domande riguardo alla sua legittimità, è tuttavia illegale che un paese mandi delle truppe in un altro paese senza il permesso di quel governo o senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite.

Si può sostenere la tesi che la presenza delle truppe straniere entro i confini dello stato-nazione contro la volontà del governo riconosciuto di quel paese e senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, è tuttavia giustificabile, se deve proteggere la popolazione dall’uccisione di massa. Ci sono pochi elementi che indicano che questo, tuttavia, è il motivo per cui le forze degli Stati Uniti sono in Siria.

Affinché non si pensi che proteggere la vita dei civili sia un’alta  priorità per gli Stati Uniti, ricordiamo che le forze Usa sono state responsabili di molte centinaia di morti civili nell’assalto alla città siriana di Raqqa.

Secondo i funzionari dell’amministrazione che appoggiano il dispiegamento in corso delle truppe statunitensi all’interno della Siria, la ragione principale per rimanere è stata quella di contrastare l’influenza iraniana e russa. Avevano ampiamente rinunciato a perseguire i resti del cosiddetto “Stato islamico” o Daesh. Da parte dell’amministrazione non si era parlato molto della protezione dei curdi.

Quindi, fondamentalmente, Washington diceva di avere il diritto di mandare truppe in un paese straniero e di mantenervele, perché non ci piace il fatto che il governo del paese ha stretti legami strategici (e alcune forze armate in quel paese) con due governi che non ci piacciono.

C’è una giustificazione alquanto sorprendente per il dispiegamento delle forze di combattimento statunitensi. Questa stabilirebbe un precedente molto pericoloso, particolarmente senza dibattito al Congresso circa il fatto che gli Stati Uniti debbano impegnarsi in una politica così provocatoria.

Come altri dibattiti che si sono svolti nel corso degli anni sull’assennatezza di ritirare le forze statunitensi dalle complicazioni straniere, coloro che insistono che le forze degli Stati Uniti rimangano, si basano su argomenti alquanto sospetti.

Primo, alcuni dicono che una partenza degli Stati Uniti dalla Siria porterebbe a un ritorno di Daesh. Contrariamente a quanto dice Trump, quel gruppo non è stato sconfitto in Siria. Tuttavia sono stati relegati in una piccola striscia di territorio vicino al confine iracheno, solo una piccola frazione del vasto “califfato” che un tempo governavano. Le forze democratiche siriane a guida curda (SDF) dovrebbero essere abbastanza forti da resistere alla loro espansione, specialmente perché gli Stati Uniti si sono impegnati a usare la forza aerea per combatterli in un tale evento.

Secondo, altri si preoccupano che il regime siriano rivendicherà rapidamente il territorio curdo nella Siria settentrionale, ma, a questo punto, le forze siriane sono probabilmente troppo scarse per impadronirsi della maggior parte delle vaste aree della Siria settentrionale, attualmente controllate dalle SDF.

Pur non essendo all’altezza del tipo di utopia anarchica egualitaria che alcuni della sinistra occidentale hanno rivendicato, i curdi siriani hanno comunque organizzato una delle strutture governative più democratiche, popolari e ben funzionanti del Medio Oriente. Nel corso degli ultimi due anni, sono stati in grado di creare accordi con il regime siriano in diverse aree in cui le forze governative si sono trasferite – senza violenza e senza alcun sostegno degli Stati Uniti che avrebbe permesso loro di mantenere il controllo.

La preoccupazione più legittima riguarda il fatto che la Turchia sposta le sue forze nella Siria settentrionale per attaccare le SDF (Syrian Democratic Forces – Forze Democratiche Siriane) e che uccida molte migliaia di civili curdi.

Durante molti periodi negli ultimi decenni, le forze turche si sono impegnate proprio in questa specie di repressione brutale nelle aree curde del proprio paese nella battaglia contro la milizia del PKK  (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), che ha stretti legami con le forze curde che guidano l’SDF. Questa è una possibilità reale, anche se sembra improbabile che si impegnino nello stesso tipo di ferocia contro la popolazione civile, come hanno fatto in Turchia, che hanno visto come traditori perché sostenevano  il PKK e minacciavano l’integrità nazionale del paese.

In modo più pertinente, come possono essere un deterrente efficace per l’intervento turco, 2000 soldati statunitensi in un’area così vasta? Non hanno fatto nulla per fermare l’offensiva turca che già in marzo  ha    la regione di Afrin controllata dalle SDF, per esempio. Dato il piccolo numero di truppe statunitensi n un’area tre volte maggiore di quella del Libano, sarebbe facile per le truppe turche evitare di affrontare   le truppe statunitensi mentre massacrano i Curdi, e sarebbe difficile immaginare Trump che sposta le truppe statunitensi in posizione per  fermarli.

Un deterrente più efficace che mantenere semplicemente le truppe statunitensi in Siria, sarebbe che Washington chiarisse ai Turchi che gli Stati Uniti sospenderanno tutti i trasferimenti di armi e la cooperazione strategica con la Turchia, se trasferirà    truppe nel territorio siriano.

Gli Stati Uniti hanno organizzato i Curdi soltanto per abbandonarli in almeno tre occasioni in decenni recenti, ed è ingenuo pensare che questa volta le cose sarebbero state diverse. Se lo scopo è di mantenere le forze statunitensi in Siria fino a quando non vengono riconosciuti legittimi e se non c’era più una minaccia dalle forze siriane o turche, è probabile che le truppe statunitensi saranno lì per decenni a venire. Senza l’appoggio del Congresso e un ampio consenso del pubblico americano per tale politica, ha più senso ritirarsi.

Indipendentemente da quanto detto sopra, forse si potrebbe perorare la causa per mantenere le forze statunitensi in Siria se gli Stati Uniti avessero un comandante in capo più competente. Tuttavia, dati i rischi di scontri con le forze russe o iraniane e l’assoluta complessità della situazione in quel paese, è veramente pericoloso avere truppe americane in un’area così instabile sotto Trump.

Gli Americani sono stanchi delle infinite guerre d’oltremare. Indipendentemente dalle discutibili motivazioni di Trump e della mancanza di previdenza strategica, ora non è il momento di chiedere ulteriori dispiegamenti di truppe statunitensi in Medio Oriente.

Nella foto: le Forze Speciali USA sulla linea del fronte fuori da Manbij, in Siria.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/despite-everything-u-s-troops-should-leave-syria

Originale: Foreign Policy in Focus

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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