L’Arabia Saudita piega Netflix  

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Hasan Minhaj

di Juan Cole – 2 gennaio 2019

Netflix è stata costretta a ritirare il secondo episodio del programma del comico Hasan Minhaj “Patriot Act” dal pubblico saudita perché critica l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi il 2 ottobre presso il consolato saudita di Istanbul dove è stato usato un seghetto per ossa per smembrare il cadavere.

Netflix segnala che gli spettatori sauditi possono ancora vedere l’episodio su YouTube, il che è vero. […] Ma è preoccupante che Google abbia subito pressioni simili da vari governi per trovare il modo di adattare la programmazione di YouTube e i risultati di ricerca ai singoli paesi.

Il filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas ha proposto il principio che una comunicazione efficace richiede mutua intellegibilità. Questo è il reale motivo per il quale la sociologia, come disciplina, non è commisurata alla, diciamo, teologia. Perché un’affermazione teologica è legata alla cultura e non può essere compresa o accettata da membri di altre religioni. La buona sociologia, compresa la sociologia della religione, deve essere ugualmente intellegibile a buddisti giapponesi, mussulmani sauditi e luterani tedeschi se deve aspirare allo status di scienza. Inoltre questa mutua intellegibilità e razionalità comunicativa è, sostiene, cruciale per la democrazia. L’Arabia Saudita e altri stati autoritari vorrebbero balcanizzare il sapere, se potessero, al fine di sottoporre la propria popolazione alla propaganda senza timore di contraddizioni, al costo di distruggere la mutua intellegibilità. Tutto quello che dovete fare oggi per vedere un mondo alla rovescia di illogicità e insabbiamenti è semplicemente seguire le notizie in lingua inglese dalla Corea del Nord o dalla maggior parte dei media sauditi.

Negli anni ’80 avevo un conoscente, Denis MacEoin, che aveva conseguito un dottorato a Cambridge ed era stato assunto a ricoprire una posizione finanziata dai sauditi presso un’università britannica. MacEoin lavorava all’Islam sciita e alle sue derivazioni e affermava che quando i suoi donatori sauditi scoprirono la sua specializzazione ottennero che fosse licenziato. Scrisse alcuni gialli di successo come ‘Daniel Easterman’ ma la sua carriera accademica terminò. Affermava che ciò che era successo a lui era un segno di cose a venire se ai sauditi fosse stato consentito di influenzare l’accademia e i media occidentali.

Un pericolo reale qui è che l’Arabia Saudita potrebbe arruolare suoi alleati come l’Egitto (con una popolazione prossima a cento milioni) a premere su media globali sulla loro programmazione in modo tale da influenzare le decisioni sulla produzione persino negli Stati Uniti. L’Arabia Saudita sta prendendo di mira illustri mussulmani statunitensi come i deputati Ilhan Omar (Democratico, Minnesota) e Rashida Tlaib (Democratica, Michigan) perché vuole che i mussulmani di tutto il mondo sia fanatici fondamentalisti wahabiti e implicitamente leali alla famiglia reale saudita.

Il peccato di Minhaj può essere stato l’aver parlato “da statunitense e mussulmano”.

I mussulmani statunitensi, che su molti temi sono più liberali degli evangelici statunitensi, finiranno per avere un grande impatto sulla fede globale dell’Islam. La stessa retrograda Arabia Saudita è in mezzo a un ripensamento della sua eredità wahabita, al punto che sta addirittura permettendo concerti rock. Ma il problema Khashoggi riguarda la responsabilità e a tale riguardo Riyadh è tuttora recalcitrante a rinunciare a pratiche autoritarie e censura, una censura che imporrebbe a tutti noi se solo potesse.

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/saudi-arabia-muscles-netflix/

Originale:  Informed Comment

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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