Distruggere lo Yemen

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Distruggere lo Yemen

Di Patrick Cockburn

31 dicembre  2018

Il numero di persone uccise dalle violenze nello Yemen ha raggiunto per la prima volta gli oltre  3.000 morti in un solo mese, portando il numero totale di vittime a oltre 60.000 dall’inizio del 2016. La cifra è sei volte maggiore rispetto a quella non aggiornata  di 10.000 morti spesso citata sui media e dai politici.

“Abbiamo registrato 3.068 persone uccise in novembre, cifra che porta il numero totale di yemeniti che sono morti nelle violenze a 60.223 dal gennaio 2016”, afferma Andrea Carboni, ricercatore per l’organizzazione ACLED: The Armed Conflict Location & Event Data Project, in precedenza di base  nel Sussex.

Le cifre non comprendono gli yemeniti che morti  per fame o per malnutrizione – il paese è sull’orlo della carestia, secondo l’ONU – o a causa di malattie provocate dalla guerra, come, per esempio, il colera.

Questo numero di yemeniti che muoiono in guerra è stato minimizzato dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, che ha attivo supporto militare dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e dalla Francia, e che ha interesse a sdrammatizzare il costo umano del conflitto. Fin dal marzo 2015 la coalizione ha continuato di reintegrare al potere  Abdrabbuh Mansour Hadi, il cui governo era stato rovesciato dal movimento ribelle degli Houthi alla fine del 2014.

Carboni dice che le più recenti cifre dell’ ACLED, diffuse giovedì, sono ricavate soprattutto da informazioni presenti in centinaia di giornali online e di siti di notizie in Yemen. Si tiene conto del possibile preconcetto politico di queste fonti e si fa un riferimento incrociato dei diversi resoconti,  usando i numeri più moderati per arrivare alla cifra finale.

Il direttore esecutivo dell’ACLED, Clionard Raleigh, dice: “La valutazione che fa l’ACLED delle morti nel conflitto diretto dello Yemen, è  molto più alta delle valutazioni ufficiali che sono ancora sottostimate. Il numero delle vittime sono soltanto un’approssimazione della malaugurata tragedia e del terrore imposta agli Yemeniti.”

La cifra di 60.223 di coloro uccisi nei combattimenti, è più bassa di quella delle vittime totali in Yemen fin da quando il Principe della Corona Mohammed bin Salman ha iniziato l’intervento saudita nel marzo 2015, perché l’ACLED ha iniziato il suo conto solo all’inizio del 2016.

Ma l’organizzazione sta anche conducendo un conteggio delle persone uccise nel 2015, che il signor Carboni dice di aver stimato “tra le 15.000 e le 20.000”. Ciò significherebbe che la cifra complessiva delle vittime morte a seguito di violenze in quasi quattro anni di guerra salirebbe tra 75.000 e  80.000.

Il forte aumento del numero di persone uccise quest’anno si spiega con l’attacco a guida saudita e degli Emirati Arabi Uniti al porto di Hodeidah sulla costa del Mar Rosso, che è il principale canale per le forniture di soccorso che raggiungono la popolazione yemenita.

Questo ha portato a un aumento del 68%  del numero delle  persone uccise nei primi 11 mesi di quest’anno, cioè a 28.115, secondo l’ACLED.

Il numero di coloro che sono già morti in Yemen potrebbe essere presto di gran lunga superato dal numero di coloro che è probabile che muoiano a causa della fame e delle malattie. Circa 20 milioni di persone non hanno da mangiare a sufficienza – il 70% della popolazione – e per la prima volta, 250.000 affrontano una “catastrofe”, secondo Mark Lowcock, Sottosegretario Generale dell’ONU per gli Affari Umanitari e Coordinatore del Soccorso nelle Emergenze, che è ritornato di recente dallo Yemen.

Ha detto che c’è stato “un significativo, drammatico deterioramento” della situazione umanitaria con quegli yemeniti che affrontano la fame e la morte concentrati nelle quattro province in cui i combattimenti sono più intensi: Hodeidah, Saada, Taiz e Hajja.

Un cambiamento significativo nel conflitto nello Yemen è che il ruolo saudita nella guerra è sottoposto a un controllo molto più ampio da quando è avvenuto l’assassinio del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi da parte di una squadra saudita a Istanbul il 2 ottobre. La repulsione internazionale per la sua uccisione ha portato a una maggiore focalizzazione  e critiche riguardo alla guerra a guida saudita in Yemen e alla calamità umanitaria che ha prodotto.

Durante i colloqui sponsorizzati dall’ONU tra gli Houthi e il governo appoggiato dai Sauditi, che si stanno svolgendo in Svezia, i delegati stanno discutendo dell’espansione di una tregua precaria a Hodeida. In base a questa proposta, tutte le truppe si ritirerebbero dalla città e in seguito dalla provincia, lasciando all’ONU la supervisione di un’amministrazione ad interim. L’inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha detto che voleva “portare Hodeidah fuori dalla guerra” in modo che gli aiuti possano essere consegnati.

Un altro segno di una limitata diminuzione della guerra è arrivato martedì con il governo sostenuto dai sauditi e gli Houthi che si sono scambiato le liste di circa 15.000 prigionieri per avviare per un accordo di scambio. Ma i colloqui, che si è stabilito che dovrebbero durare fino al 13 dicembre, non hanno ancora fatto progressi su importanti divergenze per un cessate il fuoco a Hodeidah, per la riapertura dell’aeroporto nelle mani degli di Houthi nella capitale Sanaa e per  il sostegno della banca centrale.

Lo scambio di prigionieri si svolgerebbe   20 gennaioatraverso l’aeroporto di Sanaa nel nord dello Yemen e l’aeroporto governativo di Sayun nel sud, un processo supervisionato dall’ONU e dal Comitato internazionale della Croce Rossa.

“Ci siamo scambiati più di 7000 nomi da ciascuna parte, compresi circa 200 ufficiali di alto grado,” ha detto Ghaleb Mutlaq , un delegato degli Houthi.

L’amministrazione Trump sta pagando un prezzo politico sempre più alto in patria e all’estero, per il suo prolungato appoggio al Principe della corona saudita e alla guerra in Yemen, che sono ora fortemente criticati sia dai Repubblicani che dai Democratici a Washinghton.

Cionondimeno, l’amministrazione dice che continuerà ad appoggiare la coalizione guidata dai Sauditi, sostenendo che questa è necessaria a combattere l’influenza iraniana e i fondamentalisti islamici.

“Crediamo davvero che sia necessario l’appoggio alla coalizione. Manda un messaggio sbagliato se  interrompiamo  il nostro sostegno,” ha detto questo weekend Timothy Lenderking, vice Segretario Aggiunto   per gli Affari del Golfo Arabo.

Anche così, il tempo sembra  che stia terminando  per i Sauditi e sta diventando chiaro che la loro lunga guerra forse ha distrutto lo Yemen, ma non è riuscita nel suo scopo di sconfiggere gli Houthi.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/destroying-yemen

Originale:  The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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