I movimenti del futuro – Prima parte

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I movimenti del futuro – Prima parte

Di Angela Davis

26 dicembre 2018

Per più di 40 anni, la Davis è stata una delle attiviste più influenti e intellettuali degli Stati Uniti. Icona del movimento per la liberazione dei neri, l’opera della Davis riguardo a problemi di genere, razza, religione e delle carceri, ha influenzato il pensiero critico e i movimenti sociali nel corso di varie generazioni. E’ una sostenitrice preminente dell’abolizione del carcere, una posizione influenzata dalla sua esperienza di prigioniera e di fuggitiva sulla lista dell’FBI delle 10 persone più ricercate, più di 40 anni fa. Una volta arrestata, ha rischiato la  pena di morte in California. Dopo essere stata prosciolta, ha trascorso la sua vita lottando per cambiare il sistema della giustizia penale. Proprio prima delle elezioni di medio termine, Angela Davis  si è incontrata con Amy Goodman a Washington D.C., da Busboys and Poets  (un ristorante, bar, caffè, libreria, sede di eventi, n.d.t.) per raccontarle la storia della sua vita.

AMY GOODMAN: Oggi trascorriamo un’ora con la leggendaria attivista e studiosa Angela Davis, docente emerita alla Università della California, sede di Santa Cruz. Per più di 40 anni, la Davis è stata una delle attiviste e delle intellettuali più influenti negli Stati Uniti, un’icona del movimento di liberazione nero. L’opera di Angela Davis su argomenti di genere, razza, classe e carceri ha influenzato il pensiero critico e i movimenti sociali di varie generazioni. È una delle principali sostenitrici dell’abolizione del carcere, una carica  che è stata ispirata dalla sua stessa esperienza come prigioniera e fuggiasca nella lista dei 10 massimi ricercati dell’FBI più di 40 anni fa. Una volta catturata, ha rischiato la pena di morte in California. Dopo essere stata prosciolta da tutte le accuse, ha passato la vita a combattere per cambiare il sistema di giustizia penale.

Le ho parlato di recente a  Washington D.C, appena prima delle elezioni di medio termine, da da Busboys and Poets. Ho cominciato chiedendole del suo rapporto con la defunta grande cantante di musica soul, Aretha Franklin.

AMY GOODMAN: L’ultima volta che ho avuto occasione di parlarti, Angela,

Era agosto. Era il giorno in cui morì Aretha Franklin.

Volevo leggerti una citazione di Aretha Franklin che aveva detto alla rivista Jet, nel 1970: “Il mio papà dice che non sa che cosa sto facendo. Ebbene, lo rispetto, naturalmente, ma rimarrò fedele alle mie convinzioni. Angela Davis deve essere libera. I neri saranno liberi. Sono stata messa in carcere (per avere disturbato la pace a Detroit) e so che si deve disturbare la pace se non si può avere la pace. E’ un inferno stare in carcere. La vedrò libera se c’è della giustizia nei nostri tribunali, non perché credo nel comunismo, ma perché Angela è una donna di colore che vuole la libertà per le persone di colore. Ho i soldi: li ho ricevuti dalla gente di colore – mi hanno messo finanziariamente in grado di avere il denaro – e lo voglio usare nei modi che aiuteranno la nostra gente.

Che cosa ha significato per te in quel periodo, il fatto che Aretha Franklin dicesse: “Ti voglio libera”?

ANGELA DAVIS: In quel tempo ero in carcere, naturalmente, e quando ho saputo di queste parole, è stato il momento più commovente che ho sperimentato in quegli anni, perché, naturalmente, Aretha ci aveva già fornito la colonna sonora  delle nostre vite. Ed ero proprio così commossa e così sollevata per il fatto che volesse  pagare la cauzione per il mio rilascio.

Dovrei dirti, però, che la cauzione non era stata fissata allora. E’ una storia interessante. Ero stata  accusata di tre reati capitali, ognuno dei quali non dava diritto alla libertà provvisoria dietro cauzione. Hi avuto delle discussioni con delle persone che si stavano organizzando, che volevano fare un movimento per il rilascio su cauzione. Ero in carcere e ho detto: ”Non ho il diritto al rilascio su cauzione. A che cosa serve? Mi dimostrarono, però, che avevo torto. E la gente in tutto il mondo firmò delle petizioni. E poi, alla fine, cosa abbastanza interessante, lo stato della California abolì  temporaneamente la pena di morte. E i miei avvocati fecero del loro meglio per mettersi in contatto con Aretha, che, però,  all’epoca era nei Caraibi.

AMY GOODMAN: Nelle Indie Occidentali.

ANGELA DAVIS: Ed era un’epoca diversa. Si è abituati al denaro, al capitale, che

fluisce facilmente al di là dei confini nazionali. E non era possibile che Aretha potesse farci avere il denaro in tempo. E così, un agricoltore bianco, che si chiamava Roger McAfee, che aveva un’azienda agricola nella California centrale, si presentò allo studio del mio avvocato e disse: “Sono disposto a  ipotecare  la mia azienda” Il fatto è che non sono uscita in quel momento, non sarei uscita su cauzione, perché immediatamente la Corte Suprema ha stabilito che tutte i reati capitali che in precedenza non erano qualificati per la libertà su cauzione sarebbero rimasti non qualificati. E così c’era questa piccola finestra. E Aretha, annunciando pubblicamente che avrebbe pagato la mia cauzione, ha fatto in modo che tutti ascoltassero. E quindi, mi piace pensare che sia stato Aretha, a salvarmi. E lei mi ha salvato.

AMY GOODMAN: Abbiamo un problema terribile in questo paese anche con tutti I media, con tutti i canali televisivi. La storia viene cancellata così facilmente! E vedo così tanti giovani, qui, oggi e mi chiedo se ci puoi raccontare quella storia, perché ognuno dei momenti della tua vita sono stati, a dir poco, una lotta politica. Intendo dire che potremmo tornare indietro anche di più, e vi torneremo, a quando sei nata, a Birmingham, ma dato che stiamo parlando di questo periodo, del 1969, quando il Governatore Ronald Reagan, voleva che venissi buttata fuori dall’UCLA (University of California sede di LosAngeles) come docente perché sei comunista e lui non vuole nessuna voce comunista lì. E’ giusto?

ANGELA DAVIS: Sì. Sai che non mi sarei mai aspettata di essere al cento dell’attenzione in quel modo. Volevo soltanto insegnare filosofia. Probabilmente, se qualcuno mi avesse detto che sarei stata licenziata da Ronald Reagan, e mi avesse detto che ci sarebbe stato questo enorme putiferio in tutto il paese per il fatto che una comunista insegnava all’UCLA… voglio dire, pensavo che l’era di Mc Carthy fosse finita. Infatti c’è stato un periodo in cui se si era comunisti non si poteva insegnare, non si potevano fare i film. Tutti conoscete l’era di McCarthy, giusto? OK. Dico sempre che, anche se non avete la memoria attuale potere avere la memoria storica. Questo, quindi, dovrebbe essere una parte della nostra memoria storica. Sì, Ronald Reagan. Oh, mio Dio!

E’ così interessante, sai, che in questi momenti, quando sono state elette delle persone come Ronald Reagan, come Richard Nixon, non ci saremmo mai aspettati che potesse andare peggio. George W. Bush: voglio dire che l’attuale occupante di Pennsylvania Avenue n. 1600, fa sembrare George Bush molto migliore di quanto appariva in quel tempo. E questo è strano.

AMY GOODMAN: Prima però, di arrivare lì, al 1970, stai lottando, come lotti oggi, più di 40 anni dopo, contro il complesso carcerario industriale, per liberare i fratelli Soledad, e c’è una sparatoria nel Palazzo di Giustizia Marin. E questo ti ha portato alle  accuse contro di te. Oggi, la Corte Suprema dello Stato di Washington, ha revocato la pena di morte in quello stato, che è il ventesimo stato a farlo. La tua esperienza, però – e penso che molti giovani forse non se ne rendono conto, ha origine anche dalla tua esperienza in carcere. Hai affrontato tre condanne alla pena di morte, tre condanne a morte?

ANGELA DAVIS: Sì. Nel 1969 1969, sono stata licenziata dall’UCLA , e quello è stato un anno piuttosto difficile. Ho ricevuto letteralmente centinaia di minacce di morte. Dovevo essere accompagnata da una classe all’altra dalla polizia del campus dell’UCLA. Dovevano mettere in moto la mia macchina  per essere sicuri che non ci avessero messo una bomba. E accompagnavano ai margini del campus, perché volevano garantire che non venissi uccisa nel campus. Quello era davvero il loro ruolo. E lo dico perché significava che dovevo avere la sicurezza per 24 ore. E ho dovuto avere qualcuno che si trasferisse nel mio appartamento con me, perché vivevo da sola in quel momento. Dovevo avere qualcuno: dovevo avere sicurezza armata 24 ore al giorno. E  ho comprato un paio di pistole, che sono state usate dalle persone che stavano facendo la sicurezza per me, sai, in particolare quando parlavo.

Dovrei dire che circa nello stesso periodo abbiamo appreso del caso dei fratelli Soledad – George Jackson, John Clutchette, Fleeta Drumgo – e ho iniziato a organizzare  nel sud della California. C’era un comitato nella California Settentrionale per liberare i fratelli Soledad. Abbiamo creato un comitato nella California Meridionale.. E il fratello minore di George, Jonathan, che era un giovane straordinario, davvero bello, che era uno scrittore incredibile, scriveva poesie. Era anche profondamente devoto a suo fratello. E ti do tutte queste informazioni perché a un certo punto Jonathan, che aveva fatto la sicurezza per me, ha preso quelle pistole che avevo comprato per la mia sicurezza ed è entrato nel tribunale della Contea di Marin.

E non siamo ancora esattamente sicuri di quali fossero i piani, ma sembrava che Jonathan stesse per chiedere la libertà di suo fratello e dei fratelli Soledad. All’epoca George era nella prigione di San Quentin. Loro erano stati trasferiti a san Quentin. E al tribunale nella Contea di Marin si svolgeva un processo che coinvolgeva numerosi prigionieri di san Quentin. . Jonathan entrò  in tribunale e portò fuori il giudice con alcuni dei giurati su un furgone in attesa. E poi, come scoprimmo durante il mio processo, erano state le guardie di San Quentin ad aprire il fuoco, che sono state responsabili della morte del giudice, degli altri prigionieri, e di Jonathan. E’ stato orribile. E’ stato davvero orribile.

Ricordo che abbiamo esaminato alcune delle guardie di San Quentin durante il mio processo e abbiamo domandato loro quale fosse la loro politica riguardo alle evasioni. Ci hanno detto che la loro politica era di evitare le fughe a ogni costo. E così, abbiamo detto: “Bene, se questo significa la morte di una persona o di venti persone, ò vero lo stesso?” E ha risposto: ”Sì”. Se voleva dire la morte di un bambino o di 20 bambini?” Ha detto: “Sì.” Così, comunque, sono stata accusata di omicidio, di sequestro e di cospirazione perché le armi erano registrate a mio nome.

AMY GOODMAN: In quel momento hai dovuto prendere una decisione, e hai deciso di agire in clandestinità.

ANGELA DAVIS: Ebbene, Non mi sarei consegnata. Lo sai? Io, tutti noi eravamo molto consapevoli che di ciò che era accaduto Lil’Bobby Hutton, un membro diciottenne del Partito delle Pantere Nere, quando cercò di arrendersi alla polizia e fu ucciso. Ed è stato davvero interessante che si sia fatta un’intervista, o, piuttosto, uno studio, e che si sia fatto un sondaggio tra le persone di Los Angeles nelle comunità di colore. La domanda era se pensavano che facessi la cosa giusta andandomene. E il 90% disse di sì perché conoscevano il dipartimento di polizia di Los Angeles e sapevano quante persone erano state uccise dal dipartimento di polizia. Quindi, sai, non mi è mai passato per la mente di consegnarmi in quel momento. Stavo pensando che, sai, forse in un momento più propizio, forse se l’organizzazione fosse finita , non sono riuscita a farlo, perché l’FBI mi ha raggiunto e sono stato effettivamente catturata dall’FBI , che era un’altra storia.

AMY GOODMAN: A New York.

ANGELA DAVIS: Sì ero a New York. In realtà stavo scappando dall’FBI , perché,  sai, la gente ha un’idea romantica di cosa significa essere clandestino . Ma, sai, in un certo senso, ero quasi sollevato, perché ogni volta che vedevo un uomo bianco in giacca e cravatta, pensavo che fosse l’ FBI . E se fossi rimasto clandestina,  probabilmente avrei avuto un infarto, quindi …

AMY GOODMAN: Sono quasi esattamente 48 anni fa, nel 1970 – era ottobre – che tu – che ti hanno preso – giusto? – e ti hanno messo  nel carcere femminile di Bedford – è vero? – uno dei posti in cui eri tenuta, al centro,  nel  Village di New York City?

ANGELA DAVIS::Sì, era la Casa di  Detenzione delle Donne nel Greenwich Village, sì. Mi hanno portato … prima mi hanno portato nell’ufficio dell’FBI. Voglio dire, loro … beh, devo tornare indietro con mia memoria a 48 anni fa. E ricordo che ero in ascensore e sapevo che ci avevano trovato. Salivo con un uomo  che era davvero incredibile. E finì per essere arrestato: David Poindexter. E alla fine ha battuto il caso. Ma ricordo che stavamo  salendo  per andare nella stanza d’albergo e ricordo di aver pensato che fosse così. Sentivo  che sarebbe successo. E non appena siamo arrivati al piano, mi hanno afferrato, lo hanno afferrato. Hanno strappato –avevo  una parrucca, perché ero travestita. Mi hanno strappato la parrucca. Ed è stata la prima volta ho indossato una parrucca in vita mia! E mio fratello ha visto – mio fratello ha visto una  foto o qualcosa del genere, e ha detto: “Non è mia sorella”.

Continuavano , però, a chiedermi: “Sei Angela Davis?” E, sai, ho imparato quando ero un bambina molto piccola a non parlare con l’ FBI . Non si deve dire niente all’FBI . L’ho imparato quando avevo 5 anni, quando gli amici dei miei genitori, che erano comunisti, erano in clandestinità, , e l’ FBI avrebbe sempre cercato di ottenere informazioni da noi. E imparai a non dire una parola all’FBI . Quindi, l’unica cosa che ho detto loro, alla fine, è che voglio fare la mia telefonata. Sì, sì, è stato un momento piuttosto drammatico. Si.

AMY GOODMAN: Quindi sei in carcere. Lotteranno per te per farti estradare in California. Hai lottato per questo, e poi ti hanno proprio messo su un furgone e hanno cominciato a spostarti a ovest.

ANGELA DAVIS: Beh, sono stata  in prigione per … vediamo. Sono stato arrestata il 13 ottobre e sono stata in prigione fino a novembre. Quindi ci sono molte cose  che sono accadute alla  Casa di  Detenzione delle Donne. Sono storie davvero importanti, perché penso di aver imparato molto lì. Era l’unica volta in cui mi trovavo con tutti gli altri, perché i miei avvocati hanno combattuto per me affinché rimossa dall’isolamento, così ho avuto contatti con le donne. In effetti ci siamo organizzate per la cauzione. Ed è così interessante che 50 anni dopo, 50 anni dopo, quello rimane il problema.

E c’erano persone all’esterno ed era grandioso che il carcere fosse nel Greenwich Village, perché la gente poteva riunirsi lì fuori, e si poteva parlare con loro dalle finestre.  Nella mia autobiografia parlo di quando ero alla scuola superiore, andavo al Greenwich Village e mi ricordo che, camminavo di fianco a quella prigione e sentivo le voci senza volto e di non sapere davvero come rispondere. E poi, in seguito, io faccio parte delle voci senza volto che chiedono ai passanti di contattare un avvocato; in quel modo siamo riusciti a organizzarci molto. Siano stati capaci di organizzare le donne che erano dentro, in modo che ci sarebbero state decisioni riguardanti chi sarebbe uscito su cauzione dopo che il denaro era stato raccolto nella comunità. E’ stata un’esperienza piuttosto straordinaria e ho imparato molto. Più ci penso e più mi rendo conto del modo in cui quella esperienza mi ha realmente

formato.

In seguito ho cominciato a fare yoga in carcere. Non avevo mai sentito parlare dello yoga. In quel tempo non c’erano neanche i tappetini per fare lo yoga. Non esisteva nulla come l’industria dello yoga. Ma ho sviluppato una pratica yoga quando ero lì. Ho imparato – ho imparato molto dalle donne. Ho imparato a conoscere il bisogno di prendersi cura di se stessi.

ANGELA DAVIS: E sono diventata vegetariana. Non perché allora lo volessi. Scusa. Voglio dire che ora sono vegana, e questa i è una decisione consapevole. Quella di diventare vegetariana non è stata una decisione consapevole. L’ho deciso perché la carne aveva dei vermi ed era così cattiva che avevo detto alle guardie che non mangiavo carne. E non avevo idea che, quando sono uscita, e ho tentato di ricominciare a mangiare la carne, la cosa non avrebbe funzionato, e così…E poi, alla fine ho imparato a conoscere tutti i motivi per cui dovremmo impegnarci a mangiare in modo consapevole ea  non partecipare all’infliggere violenza, al solo scopo di produrre profitto.

 

AMY GOODMAN: la leggendaria attivista e studiosa, dott.ssa Angela Davis. Torneremo con lei tra un momento per parlare delle guardie carcerarie che uccisero George Jackson nel 1971 a San Quentin. Parleremo anche del movimento per l’abolizione del carcere e di altro ancora.

AMY GOODMAN : Questa è Democracy Now! , democracynow.org, The War and Peace Report . Sono Amy Goodman, e torniamo alla mia conversazione con Angela Davis. Ho parlato con lei in ottobre a Busboys and Poets, un centro culturale e anche  ristorante,  a Washington, DC.

AMY GOODMAN: Sono stata a San Quintino poche settimane fa. Uno dei nostri amici di Democracy Now! , ha lavorato al San Quentin News , e siamo andati a San Quentin. E la prima cosa che,  quando siamo entrati nella prigione, la prima  cosa che  i detenuti ci hanno indicato e quella che  e ci hanno detto, è stata: : “È qui che George Jackson è stato ucciso”. La prima cosa che ci hanno mostrato. Quel fatto è stato angosciante per te.

ANGELA DAVIS : Sì. Il 21 agosto 1971, George fu ucciso dalle guardie di San Quentin. In quel periodo, c’era così tanto da fare, che non riuscivamo a trovare il tempo di piangere e di addolorarci, perché, sai, sarebbe successo qualcos’altro. Jonathan era stato ucciso quasi esattamente un anno prima. Quel periodo era così compresso in tanti modi. E non dimenticherò mai quando il mio avvocato Howard Moore e il mio avvocato Margaret Burnham sono venuti a farmi visita, perché  in quel particolare momento ero di nuovo in isolamento, perché ero stata estradata in California.

AMY GOODMAN: E hai scelto di avere avvocati di colore, il che è stata una affermazione molto importante.

ANGELA DAVIS: Beh, sì. Il fatto era che c’erano molti prigionieri politici in quel periodo. E, sai, c’erano avvocati realmente bravi. Kunstler era straordinario, vero? C’erano, anche avvocati di colore, però, che erano impegnati,

che avevano una storia nell’attivismo per i diritti civili, come Howard Moore, Margaret Burnham, che è la mia più cara  amica del mondo. E diciamo sempre che ci conosciamo da quando siamo nate, perché le nostre madri erano incinte insieme e le nostre madri erano ottime amiche. E lei fu la prima persona a presentarsi in prigione – lei è l’unico avvocato che è stata con me sin dall’inizio, fino a quando l’assoluzione è avvenuta, il che significava che doveva portare suo figlio, suo figlio che aveva una paralisi cerebrale. Questo, sai, la metteva molto alla prova. Si è trasferita con lui in California.

Non dimenticherò mai Margaret – Margaret è incredibile. Tutti la Dovreste conoscerla tutti, in effetti. Ha avuto circa cinque diverse carriere. E’ stata avvocato per i diritti civili. È stata il mio avvocato per due anni. E’ stata giudice a Boston. Ha gestito uno studio legale internazionale. Ha aiutato a scrivere la Costituzione del Sud Africa. Quindi è diventata una studiosa di legge e insegna legge alla Northeastern University di Boston.  Ha un programma che si chiama Diritti Civili e Giustizia Riparativa, dove indaga su casi di persone di colore nel Sud che sono stati uccisi o alle quali hanno portato via le proprietà, che sono stati linciati, in Alabama, in Georgia, nel Mississippi, in Louisiana . Quindi, sì. Ho avuto tre avvocati di colore.

http://www.conexion-to.it/index.php?option=com_content&view=article&id=731:george-jackson-il-fratello-di-soledad

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-movements-of-the-future

Originale: Democracy Now

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

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