Il linguaggio della pedagogia neoliberista  di Henry A. Giroux  – 26 dicembre 2018

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di Henry A. Girooux – 26 dicembre 2018

Questa intervista a Henry Giroux è stata condotta da Mitja Sardoc dell’Istituto sulla Ricerca Pedagogica della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Lubiana, Slovenia.

Mitja Sardoc: Da diversi decenni ormai il neoliberismo è in prima linea nei dibattiti non solo sull’economia e la finanza ma ha infiltrato il nostro vocabolario in aree tanto diverse quanto gli studi amministrativi, la criminologia, l’assistenza sanitaria, la giurisprudenza, l’istruzione, ecc. Che cosa ha dato il via all’uso e all’applicazione di questa ideologia ‘economicista’ associata alla promozione dell’efficacia e dell’efficienza?

Henry Giroux: Il neoliberismo è diventato l’ideologia dominante dell’epoca e si è stabilito come caratteristica centrale della politica. Non solo si definisce con un sistema politico ed economico il cui scopo è stato consolidare il potere nelle mani di una élite industriale e finanziaria, ma conduce anche una guerra sulle idee. In questo caso si è definito come una forma di senso comune e opera come una modalità di pedagogia pubblica che produce un paradigma per strutturare non solo i mercati, ma tutta la vita sociale. In questo senso ha operato, e continua a farlo, non solo attraverso l’istruzione pubblica e superiore per produrre e distribuire valori, identità e modi di agire basati sul mercato, ma anche attraverso apparati e piattaforme culturali più vasti per privatizzare, liberalizzare, economicizzare e assoggettare tutte le istituzioni al comando e le relazioni della vita quotidiana ai dettati della privatizzazione, dell’efficienza, della liberalizzazione e della mercificazione.

Dagli anni ’70, con sempre più istituzioni al comando della società finite sotto il controllo dell’ideologia neoliberista, le sue nozioni di senso comune – un individualismo incontrollato, dura competizione, un attacco aggressivo allo stato sociale, lo sventramento dei beni pubblici e il suo attacco a tutti modelli di socialità in contrasto con i valori del mercato – sono divenute l’egemonia regnante delle società capitaliste. Ciò che molti a sinistra non hanno compreso è che il neoliberismo riguarda più che le sole strutture economiche; è anche una potente forza pedagogica – specialmente nell’era dei media sociali – impegnata in dominio a tutto campo di ogni livello della società civile. La sua portata si estende non solo all’istruzione ma anche a una serie di piattaforme digitali nonché alla sfera più vasta della cultura popolare. Sotto le modalità neoliberiste di governo, indipendentemente dall’istituzione, ogni relazione sociale è ridotta a un atto di commercio. La promozione neoliberista dell’efficacia e dell’efficienza dà credito alla sua volontà e successo nel rendere l’istruzione centrale per la politica. Offre anche un avvertimento ai progressisti, come Pierre Bourdieu ha insistito che la sinistra ha sottovalutato le dimensioni simboliche e pedagogiche della lotta e non sempre ha forgiato armi per combattere su questo fronte.

Mitjas Sardoc: Secondo i promotori del neoliberismo l’istruzione rappresenta uno dei principali indicatori della futura crescita economica e del benessere individuale. Come, e perché, l’istruzione è divenuta uno degli elementi centrale della ‘rivoluzione neoliberista’?

Henry Giroux: I promotori del neoliberismo hanno sempre riconosciuto che l’istruzione è uno spazio di lotta nel quale sono in gioco forti interessi riguardanti come i giovani sono istruiti, chi è istruito e quale visione del presente e del futuro dovrebbe essere valorizzata e privilegiata di più. L’istruzione superiore ha attraversato negli anni ’60 un periodo rivoluzionario negli Stati Uniti e in molti altri paesi con gli studenti che hanno cercato di ridefinire sia l’istruzione sia una sfera pubblica democratica e di aprirle a una varietà di gruppi che fino a quel momento erano stati esclusi. I conservatori erano estremamente spaventati da tale svolta e hanno fatto tutto il possibile per contrastarla. La prova di ciò è chiara nella produzione del Powell Memo pubblicato nel 1971 e successivamente nel rapporto, della lunghezza di un libro, della Commissione Trilaterale, cioè The Crisis of Democracy, pubblicato nel 1975. Dagli anni ’60 in poi i conservatori, specialmente la destra neoliberista, hanno condotto una guerra all’istruzione al fine di cancellarne il ruolo potenziale di sfera pubblica democratica. Al tempo stesso hanno cercato aggressivamente di ristrutturarne le modalità di amministrazione, di tagliare il potere del corpo docente, di privilegiare saperi che fossero strumentali al mercato, di definire gli studenti principalmente come clienti e consumatori e di ridurre la funzione dell’istruzione superiore in larga misura all’addestramento degli studenti per la forza lavoro globale. Al cuore dell’investimento neoliberista nell’istruzione c’è un desiderio di minare l’impegno dell’università alla verità, al pensiero critico e al suo dovere di schierarsi per la giustizia e di assumere la responsabilità della difesa degli interessi dei giovani quando entrano in mondo marcato da grandi disuguaglianze, esclusioni e violenza in patria e all’estero. L’istruzione superiore può essere una delle poche istituzioni rimaste nelle società neoliberiste che offre uno spazio protettivo che mettere in discussione, contestare e pensare contro corrente. Il neoliberismo considera pericoloso un tale spazio e ha fatto tutto il possibile per eliminare l’istruzione superiore come spazio in cui gli studenti possano realizzarsi come cittadini critici, i docenti possano partecipare alla struttura amministrative e l’istruzione possa definirsi come un diritto piuttosto che come un privilegio.

Mitja Sardoc: Quasi per definizione, le riforme e altre iniziative mirate a migliorare la pratica educativa sono state uno dei meccanismi centrali per infiltrare le priorità neoliberiste dell’efficacia e dell’efficienza. Quali aspetti del neoliberismo e del suo programma educativo ritieni più problematici? Perché?

Henry Giroux: Sempre più allineata alle forze del mercato, l’istruzione superiore è prevalentemente predisposta per insegnare principi economici e valori aziendali, mentre gli amministratori universitari sono valorizzati come direttori generali o burocrati in una cultura di revisione di bilancio basata sul neoliberismo. Molti college e università sono stati resi simili a McDonald’s con un sapere che è sempre più considerato una merce presentata in piani di studio che assomigliano a menu da fast-food. In aggiunta, il corpo insegnante è sempre più assoggettato a un modello da Wal-Mart di rapporti di lavoro inteso, come segnala Noam Chomsky, “a ridurre il costo del lavoro e ad aumentare il suo servilismo”. Nell’era della precarietà e della flessibilità la maggioranza dei docenti è stata ridotta a posizioni a tempo parziale, assoggettata a salari bassi, ha perso il controllo delle condizioni di lavoro, subito ridotte indennità, e intimidita riguardo a trattare criticamente problemi sociali nelle classi per timore di perdere il posto. Quest’ultimo può essere il problema centrale che limita la libertà di espressione e la libertà accademica nelle università. Inoltre molti di questi docenti sono a malapena in grado di far quadrare i conti a causa dei loro stipendi immiseriti e alcuni dipendono da buoni alimentari. Se i docenti sono trattati come lavoratori dei servizi, gli studenti non se la passano meglio e sono relegati alla condizione di acquirenti e clienti. Inoltre non sono solo sommersi dai valori competitivi, privatizzati e mossi dal mercato del neoliberismo; sono anche puniti da tali valori sotto forma di esorbitanti tasse universitarie, astronomici debiti nei confronti di banche e altre istituzioni finanziarie e in troppi casi dall’assenza di un’occupazione significativa. Come progetto e movimento il neoliberismo mina la capacità degli educatori e di altri di creare le condizioni che diano agli studenti l’opportunità di acquisire il sapere e il coraggio civico necessari per rendere non convincenti la desolazione e il cinismo e pratica la speranza. Come ideologia, il neoliberismo è in conflitto con qualsiasi idea vitale della democrazia che considera nemica del mercato. Tuttavia la Democrazia non può funzionare se i cittadini non sono autonomi, se non pensano con la propria testa, se non sono curiosi, riflessivi e indipendenti, qualità che sono indispensabili agli studenti se dovranno fare scelte e formulare giudizi vitali riguardo alla partecipazione e all’influenza su decisioni che riguardano la vita quotidiana, le riforme istituzionali e la politica governativa.

Mitja Sardoc: Perché le valutazioni su vasta scala e i dati quantitativi in generale sono parte centrale dello ‘strumentario neoliberista’ nella ricerca educativa?

Henry Giroux: Questi sono gli strumenti dei contabili e non hanno nulla a che fare con visioni più vaste o con domande riguardo a che cosa sia importante come parte di un’istruzione universitaria. L’eccessiva dipendenza da metri e misure è diventata uno strumento per cancellare questioni di responsabilità, moralità e giustizia dal linguaggio e delle politiche dell’istruzione. Io penso che lo strumentario neoliberista, come dici, faccia parte del discorso dell’analfabetismo civico che oggi è rampante nella ricerca dell’istruzione superiore, una specie di investimento ipnotico in una cultura basata su misure che uccide l’immaginazione e conduce un’aggressione a che cosa significa essere critici, riflessivi, audaci e disposti ad assumere rischi. La metrica al servizio di una cultura di verifica [audit] è divenuta il nuovo volto di una cultura di positivismo, una specie di panopticon a base empirica che trasforma le idee in cifre e l’impulso creativo in cenere. Le valutazioni su vasta scala e i dati quantitativi sono i meccanismi motori in cui tutto è assorbito nella cultura degli affari. La distinzione tra informazione e sapere è divenuta irrilevante in questo modello e tutto ciò che non può essere colto dai numeri è trattato con disprezzo. In questo nuovo panopticon di revisione il solo sapere che conta è quello che può essere misurato. Ciò che qui non è compreso, ovviamente, è che l’utilità misurabile è una sciagura come principio universale, perché ignora ogni forma di sapere basata su presupposto che le persone hanno necessità di sapere più di come le cose funzionano o di quale possa essere la loro utilità pratica. Questo è un linguaggio che non può rispondere alla domanda di quale possa essere la responsabilità dell’università e degli educatori in un tempo di tirannia, di fronte all’indicibile, e all’attuale attacco ai migranti, ai mussulmani e ad altri considerati sacrificabili. Questo è un linguaggio che sia teme sia non è disposto a immaginare quali potrebbero essere possibili mondi alternativi ispirati dalla ricerca dell’uguaglianza e della giustizia in un’era afflitta dalle crescenti forze dell’autoritarismo.

Mitja Sardoc: Anche se l’analisi del programma neoliberista nell’istruzione è ben documentata, l’analisi del linguaggio dell’istruzione neoliberista è ai margini dell’interesse accademico. In particolare, l’espansione del vocabolario neoliberista in idee ugualitarie come equità, giustizia, parità di opportunità, benessere, eccetera, ha ricevuto, al meglio, un’attenzione solo limitata. Quali fattori hanno contribuito a questo spostamento dell’accento?

Henry Giroux: Il neoliberismo ha sovvertito il modo in cui il linguaggio è usato sia nell’istruzione sia nella società più in generale. Opera per appropriarsi di discorsi associati alla democrazia liberale che sono divenuti normalizzati al fine sia di limitare i loro significati sia di usarli per intendere l’opposto di quanto hanno significato tradizionalmente, specialmente riguardo ai diritti umani, alla giustizia, al giudizio informato, all’agire critico e alla stessa democrazia. Sta conducendo una guerra non solo contro il rapporto tra le strutture economiche, ma anche contro la memoria, le parole, il significato e la politica. Il neoliberismo prende parole come ‘libertà’ e la limita alla libertà di consumare, sputare veleno, e celebrare idee di egoismo e di rabbioso individualismo come nuovo senso comune. La parità di opportunità significa darsi a forme feroci di competizione, a una guerra contro ogni etica e a un comportamento di sopravvivenza dei più adatti. Il vocabolario del neoliberismo opera al servizio della violenza nel ridurre la capacità di realizzazione umana nel senso collettivo, nel ridurre una generale interpretazione della libertà come fondamentale per ampliare la capacità dell’agire umano e nel limitare l’immaginazione etica riducendola all’interesse del mercato e dell’accumulazione del capitale. Parole, memoria, linguaggio e significato sono trasformate in armi sotto il neoliberismo. Certamente né i media né i progressisti hanno dedicato sufficiente attenzione a come il neoliberismo colonizza il linguaggio, poiché né l’uno né l’altro gruppo ha dedicato attenzione sufficiente a considerare la crisi del neoliberismo non solo come crisi economica ma anche come crisi di idee. L’istruzione non è considerata come forza centrale per la politica e, in quanto tale, l’intersezione di linguaggio, potere e politica nel paradigma neoliberista è stata largamente ignorata. Inoltre, in un tempo nel quale la cultura civica è sradicata, le sfere pubbliche stanno svanendo e le idee di cittadinanza condivisa appaiono obsolete, le parole che parlano alla verità, rivelano ingiustizie e offrono analisi critiche informate cominciano anch’esse a scomparire. Questo rende tanto più difficile affrontare criticamente l’uso della colonizzazione del linguaggio da parte del neoliberismo. Negli Stati Uniti gli enormi tweet di Trump non significano solo un tempo nel quale i governi si dedicano alla patologia delle interminabili falsificazioni, ma anche come operano per rafforzare una pedagogia di infantilismo mirata ad animare la base in un eccesso di turbamento rafforzando contemporaneamente una cultura di guerra, paura, divisione e avidità in modi che tolgono potere ai suoi critici.

Mitja Sardoc: Tu hai scritto estesamente della visione esclusivamente strumentale dell’istruzione da parte del neoliberismo, della sua interpretazione riduzionista dell’efficienza e della sua immagine distorta dell’equità. In che modo la pedagogia radicale dovrebbe contrattaccare il neoliberismo e il suo programma educativo?

Henry Giroux: Innanzitutto l’istruzione superiore deve riaffermare la propria missione di bene pubblico al fine di rivendicare i suoi impulsi ugualitari e democratici. Gli educatori devono avviare e ampliare un dibattito nazionale nel quale l’istruzione superiore sia difesa come sfera pubblica democratica e i corsi come uno spazio di indagine e dialogo deliberativi e di pensiero critico, uno spazio che reclami l’immaginazione radicale e un senso di coraggio civico. Al tempo stesso, il discorso sulla definizione dell’istruzione superiore come sfera pubblica democratica può rendere disponibile la piattaforma per un impegno più espressivo allo sviluppo di un movimento sociale a difesa dei beni pubblici e contro il neoliberismo come minaccia alla democrazia. Questo significa anche ripensare come l’istruzione possa essere finanziata come bene pubblico e che cosa possa significare battersi per politiche che fermino il definanziamento dell’istruzione e si battano per riallocare fondi dai bilanci persecutori di morte dell’esercito e delle carceri a quelli che sostengono l’istruzione a tutti i livelli della società. La sfida, qui, è che l’istruzione superiore non abbandoni il suo impegno per la democrazia e riconosca che il neoliberismo opera al servizio delle forze del dominio economico e della repressione ideologica. Secondo: gli educatori devono riconoscere e tener fede all’affermazione che un cittadino criticamente istruito è indispensabile per una democrazia, specialmente in un tempo nel quale l’istruzione superiore è privatizzata e sottoposta a sforzi di ristrutturazione neoliberista. Questo suggerisce di porre l’erica, l’educazione civica, la responsabilità sociale e la compassione al primo posto nell’apprendimento in modo da sommare sapere, insegnamento e ricerca ai rudimenti di quella che potrebbe essere chiamata una grammatica dell’immaginazione etica e sociale. Questo implicherebbe prendere sul serio quei valori, tradizioni, storie e pedagogie che promuoverebbero un senso di dignità, autoriflessione e compassione al centro di una democrazia reale. Terzo: l’istruzione superiore deve essere considerata un diritto, come lo è in molti paesi quali Germania, Francia, Norvegia, Finlandia e Brasile, piuttosto che un privilegio per pochi, come lo è negli Stati Uniti, in Canada e in Gran Bretagna. Quarto: in un mondo diretto da dati, metri e dalla sostituzione del sapere con una sovrabbondanza di informazioni, gli educatori devono mettere gli studenti in grado di impegnarsi in molteplici alfabetizzazioni, dalla cultura visuale e a stampa, alla cultura digitale. Devono diventare persone di frontiera, in grado di pensare dialetticamente e di apprendere non solo come consumare la cultura ma anche di produrla. Quinto: i docenti devono rivendicare il loro diritto di controllare la natura del proprio lavoro, di influenzare le politiche dell’amministrazione e di avere percorsi di carriera con la garanzia di un’occupazione sicura e della protezione della libertà accademica e di quella di espressione.

Mitja Sardoc: Perché è importante analizzare il rapporto tra neoliberismo a istruzione civica particolarmente come progetto educativo?

Henry Giroux: L’ascesa del neoliberismo nella politica statunitense ha reso visibile un’epidemia di radicato analfabetismo civico, un sistema politico corrotto e un disprezzo della razionalità che sono stati costruiti nel corso di decenni. Indica anche l’avvizzimento dell’attaccamento civico, il disfacimento della cultura civica, il declino della vita pubblica e l’erosione di ogni senso di cittadinanza condivisa. Con le mentalità e le moralità del mercato che accentuano la loro presa su tutti gli aspetti della società, le istituzioni democratiche e le sfere pubbliche sono ridimensionate, se non scompaiono del tutto. Con lo svanire di queste istituzioni – dalle scuole pubbliche e dai media alternativi ai centri di assistenza sanitaria – c’è anche una grave erosione dei discorsi di comunità, giustizia, uguaglianza, valori pubblici e bene comune. Al tempo stesso la ragione e la verità sono non solo contestate, od oggetto di tesi informate come dovrebbero essere, ma ingiustamente denigrate, scacciate dal mondo velenoso delle notizie false di Trump. Ad esempio, sotto l’amministrazione Trump il linguaggio è stato saccheggiato, la verità e la ragione calunniate e le parole e le frasi svuotate di ogni sostanza o trasformate nel loro contrario, il tutto attraverso la produzione di tempeste di Trump su Twitter e del continuo spettacolo clownesco di Fox News. Questa realtà fosca indica un fallimento del potere dell’immaginazione civica, della volontà politica e della democrazia aperta. Fa anche parte di una politica che spoglia il sociale di ogni ideale democratico e mina ogni interpretazione dell’istruzione come bene pubblico. Quello cui stiamo assistendo sotto il neoliberismo non è semplicemente un progetto politico per consolidare il potere nelle mani dell’élite industriale e finanziaria, ma anche una revisione del significato stesso dell’istruzione e dell’educazione come cruciali per quel che significa creare una cittadinanza informata e una società democratica. In un’era nella quale il sapere e il pensiero divengono pericolosi per le forze antidemocratiche che dominano tutte le istituzioni al vertice economico e culturale degli Stati Uniti, la verità è considerata un peso, l’ignoranza diviene una virtù e il giudizio informato e il pensiero critico umiliati e ridotti in cenere e macerie. Sotto il regno di questa architettura normalizzata di supposto senso comune, l’istruzione è considerata con disprezzo, le parole sono ridotte a dati e la scienza è confusa con la pseudoscienza. Tracce di pensiero critico compaiono sempre più ai margini della cultura mentre l’ignoranza diviene il principale principio organizzatore della società statunitense.

Nei quarant’anni di regno del neoliberismo il linguaggio è stato militarizzato, consegnato a pubblicitari, all’idiozia di spettacoli di giochi e a un antiintellettualismo politico e culturalmente imbarazzante sancito dalla Casa Bianca. Si aggiunga a questo una cultura della celebrità che produce un ecosistema di intrattenimento di ciance, di shock e dozzinale. Si sommino crudeli a cialtroneschi intellettuali anti-pubblici come Jordan Peterson che difendono la disuguaglianza, forme infantili di maschilismo e che definiscono l’ignoranza e la mentalità da guerrieri come parte dell’ordine naturale, il tutto spodestando ogni senso vitale dell’agire e del politico.

La cultura dell’analfabetismo fabbricato è riprodotta anche attraverso un apparato mediatico che commercia in illusioni e spettacoli di violenza. In questa situazione l’ignoranza diventa la norma e l’istruzione diviene centrale per una versione della politica neoliberista zombie che opera largamente per cancellare valori democratici, relazioni sociali e compassione dall’ideologia, dalle politiche e dalle istituzioni di vertice che oggi controllano la società statunitense. Nell’era dell’analfabetismo fabbricato è all’opera più che semplicemente una mancanza di apprendimento, di idee o di sapere. Né il regno dell’analfabetismo fabbricato può essere attribuito unicamente all’ascesa dei nuovi media sociali, di una cultura dell’immediatezza e a una società che prospera unicamente sulla gratificazione istantanea. Al contrario, l’analfabetismo fabbricato è un progetto politico e educativo centrale per un’ideologia corporativista di destra e per un insieme di politiche che agiscono aggressivamente per spoliticizzare le persone e renderle complici delle forze politiche ed economiche neoliberiste e razziste che impongono miseria e sofferenza alle loro vite. Qui c’è all’opera più di quella che Ariel Dorfman chiama una “stupidità criminale”; ci sono anche i meccanismi di una forma profondamente malsana di fascismo neoliberista del ventunesimo secolo e di una cultura di crudeltà nel quale il linguaggio è forzato al servizio della violenza, conducendo contemporaneamente un attacco incessante all’immaginazione etica e al concetto del bene comune. Nell’attuale momento storico, analfabetismo e ignoranza offrono la finzione di una comunità; nel far questo hanno minato l’importanza dell’educazione civica sia nell’istruzione superiore sia nella società più in generale.

Mitja Sardoc: Ci sono dei difetti nell’analisi di un fenomeno sociale così complesso (e controverso) come il neoliberismo e il suo programma educativo? In altre parole: c’è qualche aspetto del programma educativo neoliberista che i suoi critici non hanno affrontato?

Henry Giroux: Ogni analisi di un’ideologia come il neoliberismo sarà sempre incompleta. E la letteratura sul neoliberismo nelle sue diverse forme e diversi contesti è molto abbondante. Quelle che sono minimizzate, secondo me, sono tre cose. La prima: troppo poco è detto riguardo a come il neoliberismo opera non semplicemente come modello economico a favore del capitale finanziario ma come pedagogia pubblica che opera attraverso un numero diversificato di spazi e piattaforme. La seconda: non abbastanza è stato scritto a proposito della sua guerra contro una nozione democratica della socialità e contro la concezione del sociale. La terza: in un tempo nel quale echi del fascismo del passato sono in ascesa, non abbastanza è detto riguardo al rapporto tra neoliberismo e fascismo o riguardo a quello che io chiamo fascismo neoliberista, specialmente riguardo al rapporto tra la diffusa sofferenza e miseria causate dal neoliberismo e dall’ascesa del suprematismo bianco. Definisco il fascismo neoliberista come un progetto e un movimento che opera come forza abilitante per indebolire, se non distruggere, le istituzioni al vertice di una democrazia, minando al tempo stesso i suoi principi più preziosi. In conseguenza offre un terreno fertile per lo scatenamento dell’architettura ideologica, dei valori venefici e dei rapporti sociali razzisti legittimati e prodotti sotto il fascismo. Neoliberismo e fascismo si uniscono e progrediscono in un progetto e in un movimento confortevoli e reciprocamente compatibili che collegano i peggiori eccessi del capitalismo con gli ideali fascisti: la venerazione della guerra, l’odio della ragione e della verità, la celebrazione populista dell’ultranazionalismo e della purezza razziale, la soppressione della libertà e del dissenso, una cultura che promuove menzogne, spettacoli, la demonizzazione dell’altro, un discorso di declino, di violenza brutale e alla fine la violenza dello stato in forme eterogenee. Come progetto, distrugge tutte le istituzioni al vertice della democrazia e consolida il potere nelle mani di una élite finanziaria. Come movimento produce e legittima enormi disuguaglianze economiche e sofferenze, privatizza beni pubblici, smantella agenzie governative essenziali e trasforma in individuali tutti i problemi sociali. Inoltre trasforma lo stato politico nello stato societario e utilizza gli strumenti della sorveglianza, della militarizzazione e della legge e dell’ordine per screditare la stampa e i media critici, per minare le libertà civili ridicolizzando e censurando al tempo stesso i critici. Quello che i critici devono affrontare è il fatto che il neoliberismo è il volto di un nuovo fascismo e in quanto tale attesta la necessità di ripudiare l’idea che capitalismo e democrazia siano la stessa cosa, di rinnovare la fede nelle promesse di un socialismo democratico, di creare nuove formazioni politiche attorno a un’alleanza di movimenti sociali diversi e di prendere sul serio la necessità di rendere l’istruzione centrale per la politica stessa.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-language-of-neoliberal-education/

Originale: Counterpunch

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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