Nessun motivo di opporsi al ritiro dalla Siria deciso da Trump

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Nessun motivo di opporsi al ritiro dalla Siria deciso da Trump

Di Gary Leupp

21 dicembre 2018

Ci sono molte ragioni di opporsi a Donald Trump e di cercare la sua caduta dal potere. La sua attuale posizione riguardo alla Siria non è una di queste.

Ho a lungo temuto che la campagna per abbattere Trump, così evidente nei servizi della CNN e del canale televisivo statunitense MSNBC che si occupano di tutto ciò che appartiene a Trump, rafforzerà la pericolosa e brutta russofobia che dopo un decennio di quiescenza (negli anni ’90), è ritornata, specialmente dal 2004. E’ stato l’anno in cui la NATO, un’alleanza militare anti-russa, la più potente alleanza militare nella storia del mondo, si è ampliata a sette nazioni. Questo ha violato un accordo fatto da Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev, fatto nel 1989, per il quale la NATO non si sarebbe allargata di “un solo pollice” a est, verso la Russia. Da allora la NATO è aumentata di tre nazioni, compreso il minuscolo Montenegro, Naturalmente, Mosca è incavolata.

Questa è la fonte principale delle tensioni tra USA e Russia. Scommetto che al nord Americano medio, se vengono presentati i fatti nudi (una favola su un’alleanza in espansione con un bilancio militare oltre 10 volte maggiore del paese che circonda, si sentirebbe solidale, se tutto il resto fosse uguale, con il paese che viene messo con le spalle al muro e minacciato. Attualmente non esiste alcun problema ideologico tra la Russia e gli Stati Uniti: condividono lo stesso sistema. Gli oligarchi di Mosca non hanno alcun interesse ad abbattere il capitalismo statunitense; non vogliono, soltanto, che esso li schiacci.

La reazione della Russia all’espansione della NATO, e i piani per una ulteriore espansione (di includere la Georgia e l’Ucraina), è stata una rapida azione militare. Nel 2008 le forze russe hanno invaso la Georgia per punirla per un attacco alla repubblica separatista dell’Ossezia del Sud e vi ha fatto seguito il riconoscimento dell’Ossezia del Sud (e di un’altra repubblica separatista, l’Abkazia) in un evidente rappresaglia per il riconoscimento che gli Stati Uniti hanno fatto del Kossovo, una provincia serba strappata via dal paese dalla NATO nel 1999, e trasformata in una vasta base militare. Le forze russe hanno ristabilito il controllo della Russia sulla Crimea in reazione a un colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti a Kiev nel febbraio 2014, lo stesso colpo che ha fatto in modo che    russi della regione del Donbass dichiarassero l’autonomia regionale.

Fin dal settembre 2015, la Russia ha aiutato il suo alleato siriano contro un’opposizione armata dominata da al-Qaida e dai suoi  rami minori.  Dopotutto, la Siria è stata alleata di Mosca fin dagli anni ’70 e la Russia vi mantiene due basi militari.

Fortunatamente i combattimenti sono andati bene; a Damasco è stato risparmiato il destino di Palmyira. La politica di Hillary Clinton era quella di usare i Curdi (o chiunque altro) per destituire Bashar Assad, in un periodo di vulnerabilità percepita, durante la “primavera araba”. L’aiuto è stato fornito ai curdi, non a causa di alcun impegno degli Stati Uniti nei confronti della loro emancipazione (in Siria, Iraq, Turchia o Iran) ma per la loro utilità transitoria. Se Trump ora ritira questo aiuto, replicherà semplicemente il tradimento degli Stati Uniti nei confronti dei Curdi iracheni dopo un periodo di sostegno militare nel 1975.

Ma, “vergogna, vergogna” gridano i commentatori televisivi, compresi un sacco di liberali. Improvvisamente la causa siriana (sepolta nei resoconti minori) è una causa eroica.

Stephanie Ruhle sul canale televisivo statunitense MSNBC, notando che la notizia era stata passata inosservata (Davvero…perché, Steph?) esprime sdegno morale per il fatto che gli Stati Uniti stanno ritirando le loro forze militari. Il professor Eddie Glaude del  Centro di Princeton per gli studi afro-americani, sta maledicendo Trump per la mancanza di rispetto verso i soldati americani che sono già morti in Siria. L’impulsività di Trump è in primo piano; si nota la stessa opposizione dei suoi consiglieri; l’elogio dei media russi per la decisione è usata come un’indicazione che sì, Trump è sotto il completo controllo di Putin.

Se il sistema capitalista-imperialista fosse una sola mente capace di pensiero, forse adesso penserebbe: Trump ha smesso di servire gli interessi dell’intero sistema e deve cadere,  condannato dalla sua personalità e dalla provocazione di molteplici partiti potenti. Se, però, la sua caduta potrà essere accompagnata dal rafforzamento di un sentimento anti-russo – coinvolgendo molti liberali come Glaude – ne varrà del tutto la pena.

Se i media (dei quali quella testa vuota della Ruhle è una rappresentante) possono contribuire a deporre Trump, e allo stesso tempo lo riempiono di accuse di “collusione” coi Russi, anche negli affari esteri, non faranno altro che preparare la nazione a un reale conflitto con la Russia, come la “Ragazza Goldwater” *Hillary era disposta a rischiare in Ucraina o in Siria. Il ritiro delle forze statunitensi dalla Siria, che stanno lì illegalmente, è una buona cosa. (Anche se la causa dei Peshmerga è giusta e se anche alcune delle forze speciali statunitensi si sono unite genuinamente con loro nel nazionalismo, il fatto è che il legittimo governo siriano non ha mai autorizzato il loro impiego, e la loro presenza viola la legge internazionale).

La descrizione del loro ritiro come  segno della lealtà di Trump alla Russia o come indicazione della debolezza statunitense, è un brutto segno. E’ un invito ai liberali tradizionali e anche ai progressisti incapaci, ad accettare l’eccezionalismo statunitense e a sostenere l’imperialismo USA per esprimere meglio il loro disprezzo per l’idiota-presidente. Ci sono modi migliori e più razionali per esprimere quel disprezzo.

https://www.ilpost.it/2016/11/09/hillary-clinton-ha-perso/

Gary Leupp è Professore di Storia alla Tufts University, e haanche una nomina meno importante  presso il Dipartimento of Religione. E’ autore of Servants, Shophands and Laborers in in the Cities of Tokugawa Japan; di: Male Colors: The Construction of Homosexuality in Tokugawa Japan; and Interracial Intimacy in Japan: Western Men and Japanese Women, 1543-1900. Ha contribuito al libro:  Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion, (AK Press). Si può contattare su:[email protected]

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.counterpunch.org/2018/12/21/no-reason-to-oppose-trumps-withdrawal-from-syria

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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