Le politiche statunitensi hanno punito le persone dell’America Centrale

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Le politiche statunitensi hanno punito le persone dell’America Centrale

di Greg Grandin, Amy Goodman e Juan Gonzalez

20 dicembre  2018

Mentre cresce l’indignazione pubblica  dopo la morte di Jakelin Caal Maquín, una ragazza indigena guatemalteca di 7 anni che è morta mentre era in custodia della pattuglia di frontiera, discutiamo della politica statunitense in America Centrale con Greg Grandin, autore e vincitore di premi e professore di storia latinoamericana  all’Università di New York. Alla ricerca di risposte dopo la morte di Jakelin, Grandin indica le politiche di militarizzazione delle frontiere risalenti all’amministrazione Clinton e la chiusura di rotte urbane più sicure verso il confine statunitense. Egli collega anche il trasferimento della famiglia di Jakelin al colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti in Guatemala nel 1954 e alle politiche economiche che hanno distrutto l’agricoltura di sussistenza nella sua regione. L’ultimo pezzo di Grandin in The Nation, scritto insieme a Elizabeth Oglesby, è intitolato “Who Killed Jakelin Caal Maquín at the US border?”  – Chi ha ucciso Jakelin Caal Maquín al confine con gli Stati Uniti?”

JUAN GONZÁLEZ: Mi piacerebbe presentare Greg Grandin, storico dell’ America Latina. Quale è stata  la tua reazione quando hai sentito parlare di questo caso e che  ricerca che hai fatto riguardo alla migrazione guatemalteca in generale?

GREG GRANDIN: Sì, in passato ho fatto un po’ di ricerca sulla zona di dove era Jakelin. Q’eqchi’—era Q’eqchi’-Maya, uno dei principali gruppi Maya del Guatemala. E se voi vorreste fare una storia dello spostamento nel XX secolo, causato dalla repressione politica, causato dall’espansione del capitalismo, del capitalismo estrattivo, causato dalla serie delle fallite politiche di Washington, non potete fare di meglio che guardare la storia dei  Q’eqchi’-Maya.

Alla fine del 19°secolo, e nei primi anni del 1900, essi tendevano a essere raggruppati sugli altopiani settentrionali del Guatemala. L’avvento del capitalismo del caffè, finanziato dalle banche statunitensi di New York, cominciò a farsi strada e e fondamentalmente a rubare, ad espropriare massicce quantità di terreno, trasformando i Q’eqchi in braccianti agricoli o poi spingendoli verso gli altipiani, giù nelle pianure, nella zona Caraibica o nella foresta pluviale, dove hanno sistemato nuove comunità. E lì hanno incontrato, sono stati coinvolti in altre forme di capitale estrattivo: taglio di legname, e petrolio e ora la palma africana. E’ una zona che è presa nel vortice del capitalismo globale. Inoltre, ci sono state  molte delle politiche –potremmo parlare della politica riguardante la droga, della guerra di Washington alla droga che ha devastato queste comunità; dell’enfasi sulla palma africana, dei biocarburanti che hanno devastato queste comunità.

E quindi la storia del ventesimo secolo, fino all’inizio del ventunesimo, è un’espansione dell’area  della migrazione. Queste sono ora persone che appartengono  a una comunità creata di recente, una comunità di rifugiati nelle pianure i quali stavano fuggendo dalla repressione e dalla violenza di un precedente ciclo di estrazione e di terrore politico.  E’ tutto contenuto  nella storia che molti ascoltatori di

Democracy Now! conosceranno: la deposizione di Jacobo Árbenz nel 1954 in Guatemala, il primo colpo di stato della CIA a spettro completo, che ha avuto conseguenze funeste su qualsiasi numero di livelli, tra cui una guerra civile di 36 anni, un genocidio contro gli indiani Maya. E i Q’eqchi, la loro gente, la loro comunità, hanno subito un’enorme quantità di violenza in quel genocidio.

Ci sono quindi dei modi in cui la morte di Jakelin, la morte di questa bambina di 7 anni  compiuti proprio due giorni prima che entrasse negli Stati Uniti – in un certo senso condensa questa storia non di una crisi umanitaria che è in gran parte causata da Washington, non che Washington debba reagire a questo in un modo migliore. Non è causata soltanto dall’amministrazione Trump. Ha radici molto profonde nella storia delle relazioni degli Stati Uniti con l’America Centrale.

AMY GOODMAN: Vorrei passare ai commenti del Segretario della Sicurezza Interna Kirstjen Nielsen, sulla morte di Jakelin. E’ stata intervistata venerdì su Fox & Friends.

SEGRETARIO DELLA SICUREZZA INTERNA KIRSTJEN NIELSEN: Questo è proprio un esempio molto triste dei pericoli di questo viaggio. Questa famiglia ha scelto di attraversare il confine in maniera illegale. Ciò che è accaduto là è che erano a 90 –a circa 90 miglia da dove potevamo esaminarli   Sono arrivati in tale numero che alla polizia di frontiera del   un paio  per    tutti. Abbiano dato loro assistenza immediata. Continueremo a controllare la situazione, ma, ripeto ancora una volta, non riesco a  mettere abbastanza in risalto  quanto sia  pericoloso questo viaggio quando i migranti scelgono di entrare qui illegalmente.

AMY GOODMAN: Quindi questa è  Kirstjen Nielsen che dice –

GREG GRANDIN: Sì.

AMY GOODMAN: e questo viene ripetuto continuamente dall’amministrazione Trump che dice che sono le famiglie quelle che mettono in pericolo i loro figli –

GREG GRANDIN: Sì.

AMY GOODMAN: —semplicemente facendo questo viaggio. Ci parli della gravità  di ciò che affrontano queste famiglie.

GREG GRANDIN: Sì. Guarda, l’amministrazione Trump è spregevole, ma questa storia è antecedente all’ l’amministrazione Trump. E colei che ha scritto con me  il pezzo che lei ha citato, Liz Oglesby, ha scritto molto su questo argomento, in modo tale che, a cominciare dagli anni ’90, in corrispondenza con la firma del NAFTA*, l’amministrazione Clinton, Bill Clinton, ha iniziato a militarizzare il confine, rendendo relativamente sicuri i passaggi urbani, chiudendoli, e costringendo i migranti a passare dal deserto. Questo veniva fatto deliberatamente. I funzionari di Clinton dicevano che si può usare la geografia come alleato, volendo dire che si potevano usare i tormenti del deserto come deterrente per tenere fuori i migranti. Questo non è accaduto. La disperazione, in gran parte causata dalle politiche economiche come il NAFTA, hanno continuato a costringere a spostarsi, centinaia di migliaia, milioni di contadini dalle loro terre. Non avevano alcun  luogo dove andare. Sono arrivati negli Stati Uniti.

Tutto quello che ha fatto la militarizzazione del confine, è stato di aumentare il costo, ha posto fine alla migrazione stagionale. Ha cambiato la natura della migrazione, perché, una  volta riusciti a entrare negli Stati Uniti, venivano catturati. Non si poteva andare avanti e indietro. Si doveva stare qui. E così, sempre di più, il profilo demo grafico della migrazione cambiava. Si arrivava con tutta la famiglia invece che un lavoratore che andava a lavorare e tornava indietro. E così, la militarizzazione del confine non ha fermato la migrazione. In realtà ha creato una popolazione prigioniera, senza documenti, vulnerabile di diecine di milioni di persone, negli Stati Uniti, che è un aspetto di questo insieme di politiche che si intrecciano e che sono state proprio catastrofiche per il Nord America.

JUAN GONZÁLEZ: Clara Long,  vorrei chiederle: Human Rights Watch (L’Osservatorio per i diritti umani) ha pubblicato un rapporto all’inizio di quest’anno che parla  delle condizioni disumane e simili alla prigione in cui vengono messi molti di queste persone – i migranti  che hanno attraversato il confine, o i richiedenti asilo; potresti parlare di ciò che considereresti come soluzione migliore, dati i numeri significativi, e l’aumento della migrazione  che si sono verificati? Come potrebbe il governo essere in grado di gestirlo, secondo lei, o dovrebbe essere in grado di gestirlo?

CLARA LONG: Bene. Per prima cosa vorrei dire che, come sapete, il governo ha impiegato un’enorme quantità di risorse nel controllare e reprimere più severamente – militarizzare, come dice Greg, il confine. Quelle risorse potrebbero impegnate meglio. Anche quest’anno sono stato in parecchie di queste prigioni al confine. Sono molto fredde, con aria condizionata molto forte. I bambini sono tenuti in celle di cemento e praticamente senza nulla di adatto su cui dormire, accesso inadeguato all’acqua pulita, piccole quantità di minestrone con pezzetti di carne, spesso cibo che la gente non può mangiare e, inoltre, questa specie di sensazione che non possono chiedere nulla, altrimenti saranno puniti. Il comportamento violento degli agenti è diffuso e sistematico.

Vorrei anche aggiungere che ci sono gruppi numerosi, come quello di Jakelin che stanno sempre di più passando in punti tra  i vari varchi di entrata esattamente perché non possono entrare attraverso i punti di accesso, in base a una politica iniziata con l’amministrazione Obama, di misurare il numero di persone che attraversano i punti di accesso. Abbiamo saputo questa cosa dato i membri del Congresso vanno, per esempio, a Tijuana per accompagnare le persone al di là del confine e assicurarsi che il CBP (Customs and Border Protection)* le accetti. Non dovrebbe essere necessario.

In base alla legge degli Stati Uniti, c’è un modo per andare al punto di accesso, consegnarsi e chiedere asilo. Ma quello che l’amministrazione Trump ha detto, per tutto l’intero confine, è che non accetterà più di un paio di persone al giorno. E ciò ha comportato enormi ritardi, che hanno fatto sì che le persone attraversassero, di nuovo, in luoghi sempre più remoti e difficili.

AMY GOODMAN:. E c’è una domanda molto seria sul fatto che sia persino legale, ciò che sta facendo l’amministrazione Trump. Quando Democracy Now! era laggiù al confine, abbiamo visto persone che erano lì giorno dopo giorno dopo giorno. E proprio negli ultimi giorni, i membri del Congresso, Barragán e Gomez erano al confine. Hanno preso Maria con i suoi genitori he notoriamente è stata colpita da lacrimogeni mentre teneva i suoi figli l’altro giorno, uno degli immigrati dell’Honduras. E dovevano accoglierla e domandare, ora dopo ora, che erano trattenute per qualcosa come sette o nove ore prima che potessero entrare.

Voglio solo raccontare un fatto interessante: il giudice federale nel caso di Washington, DC, che ha appena ritardato la condanna per l’ex consigliere della sicurezza nazionale di Trump, Michael Flynn, ha svolto un ruolo importante nel contestare le politiche di immigrazione del presidente Trump. In agosto, il giudice distrettuale Emmet Sullivan, che è afro-americano, e che è stato nominato prima da Reagan, poi da George H.W. Bush e poi dal Presidente Clinton, ha espresso indignazione quando ha appreso che l’amministrazione Trump aveva usato un aeroplano per  portare via  una migrante di El Salvador e sua figlia che stavano scappando dalla persecuzione nel loro paese. La donna stava fuggendo dalla violenza interna. Il giudice Sullivan ha ordinato che il governo facesse tornare indietro    quell’aereo o subito o all’atterraggio e riportasse quelle persone negli Stati Uniti. “E’ vergognoso,” ha detto. Ha anche minacciato di attuare un procedimento di responsabilità penale  contro l’allora Procuratore Generale Jeff Session se la donna non fosse stata riconsegnata.

Greg Grandin, l’opposizione è andata avanti per molto tempo, ma quale è il significato di quanto sta accadendo?

GREG GRANDIN: Ebbene, per prima cosa lasciatemi dire che la Border Patrol è un’agenzia canaglia, sin dalla sua fondazione avvenuta nel 1924. È senza dubbio l’agenzia più politicizzata e più violenta. Non ha mai avuto nulla di equivalente di quanto la CIA avesse negli anni ’70 con il rapporto della Commissione Church o il rapporto della Commissione Rockefeller, che hanno portato ad un certo grado di riforma. Questa è la prima linea di alcuni dei peggiori elementi della cultura americana, la supremazia bianca, il razzismo. Ha avuto collegamenti con il KKK sin dal suo inizio. C’è un reporter, John Crewdson, che negli anni ’70 e ’80 ha scritto riguardo a violenze  da parte della polizia di frontiera che sono brutte o peggiori di qualunque altra cosa di cui leggiamo qui. E’ una storia molto lunga che è antecedente all’amministrazione Trump.

E così, a un livello c’è l’applicazione dei controlli alla frontiera, e la brutalità e il modo in cui quella brutalità e la violenza alimentano il nativismo in questo paese, che ora  ha trovato espressione politica in Donald Trump. Sono le politiche economiche e di sicurezza più strutturali che Washington ha promosso, specialmente dopo la liberalizzazione economica degli anni ’90, che ha distrutto l’agricoltura di sussistenza in queste regioni, la promozione delle miniere e altre industrie estrattive, i biocarburanti, che hanno trasformato posti come la Polochic Valley, che è il luogo dove molti Q’eqchi’ vivono,  la Valle Aguán in Honduras in zone di guerra da dove la gente sta scappando. E’ un esodo di proporzioni bibliche. Il sindaco della città di Jakelin, dice che negli ultimi due mesi ha usato la parola “esodo”. Ha detto che centinaia di famiglie sono andate via con i loro figli. Non possono nutrirsi. Non ci sono soldi e non c’è cibo.

JUAN GONZÁLEZ: e lei ha citato la Polizia di Frontiera, e tuttavia i numeri di questa continuano ad aumentare rapidamente, giusto?

GREG GRANDIN: Sì, sì. In passato, da Carter  e fino a Reagan passando per Bush I e Bush II e Obama e Clinton, l’idea era che prima avresti ottenuto la sicurezza e poi avresti avuto una specie di amnistia unica. Ora, e poi … voglio dire, c’era Chuck Schumer che  concordava che la sicurezza era il problema numero uno. Voglio dire, che nessuno ha parlato di un’amnistia ora, giusto? Ora, è solo – l’accettazione bipartisan dell’idea che il confine debba essere sigillato è una delle fonti della crisi morale in questo paese.

AMY GOODMAN: Mi piacerebbe concludere con  Ruben Garcia che è il  direttore del rifugio a El Paso, Texas, dove adesso si trova  il padre di Jakelin.

RUBEN GARCIA: La famiglia sta cercando un obiettivo e un’indagine accurata e chiedono che gli investigatori valutino questo incidente nell’ambito di standard riconosciuti a livello nazionale per l’arresto e la custodia dei bambini. ..Il padre di Jakelin si è preso cura di lei, si è assicurato che venisse nutrita e che avesse acqua sufficiente. Jakelin e suo padre hanno cercato asilo alla Polizia di Frontiera appena hanno attraversato il confine. Non aveva sofferto di mancanza di acqua o di cibo prima di essere arrivata vicino al confine.

AMY GOODMAN: Questo è Ruben Garcia che parla nella casa dove il padre di Jakelin ha trovato ricovero. Continueremo a seguire la storia. Clara Long, grazie tante di essere qui con noi; Clara Long  ricercatrice presso l’Osservatorio per i Diritti Umani, e Greg Grandin, scrittore che ha vinto un premio letterario e professore di Storia Latino Americana all’Università di New York. Creeremo un link con il suo pezzo,  scritto insieme a Elizabeth Oglesby, intitolato: “Chi ha ucciso Jakelin Caalal    Maquín al confine con gli Stati Uniti?”

Nella foto: Jakelin Caal Maquín

*https://it.wikipedia.org/wiki/North_American_Free_Trade_Agreement

*https://it.wikipedia.org/wiki/United_States_Customs_and_Border_Protection

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/u-s-policies-punished-central-americans

Originale: Democracy Now

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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