Le “guerre del pistacchio”: come la fortuna degli snack dei Resnick sta alimentando l’aggressione all’Iran

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Stewart e Lynda Resnick

di Max Blumenthal  – 4 dicembre 2018

Un progetto di un documentario molto originale rivela come una coppia di miliardari di Beverly Hills “è disposta a rischiare una guerra con l’Iran e il Medio Oriente al fine di promuovere e proteggere la propria lucrosa vendita di pistacchi”.

Tre anni fa il giornalista Yasha Levine e il regista Rowan Wernham sono arrivati per la prima volta nella vasta piantagione di pistacchi di Stewart e Lynda Resnick nell’assetata Central Valley della California. Là hanno costatato di prima mano come una coppia di potenti miliardari è riuscita a manipolare il sistema politico dello stato per privatizzare la fornitura d’acqua a proprio vantaggio finanziario.

Oggi la fattoria della Wonderful Company di proprietà dei Resnick risucchia più acqua che non l’intera città di Los Angeles. La loro attività è basata su “una rapina di proporzioni epiche”, secondo Levine, che “che manderà in bancarotta le fattorie a conduzione familiare e spingerà all’estinzione di massa la vita nel più vasto estuario fluviale della costa occidentale degli Stati Uniti”.

La vicenda alla fine ha portato Levine e Wernham ben oltre l’assetata Central Valley e nel cuore della lobby israeliana degli Stati Uniti. E’ emerso che i Resnick hanno pompato il loro denaro in alcuni degli studi di guru filoisraeliani più militanti di Washington, tra cui l’American Jewish Committee e il Washington Institute on Near East Policy (WINEP). Entrambi questi gruppi hanno esercitato pesanti pressioni per sanzioni contro l’Iran e contro l’accordo con l’Iran sul nucleare. Un dirigente del WINEP, Pat Clawson, ha persino sollecitato gli Stati Uniti a inscenare un attacco sotto falsa bandiera che possa scatenare una guerra con l’Iran.

Levine e Wernham hanno compreso che il sostegno dei Resnick alla lobby israeliana era tutto dovuto alla protezione del loro monopolio contro una nazione tradizionalmente riconosciuta come la produttrice dei migliori pistacchi del mondo. I baroni miliardari delle noccioline non stavano solo minacciando l’ambiente e i mezzi di sussistenza dei loro concorrenti locali; stavano pagando forze decise a portare gli Stati Uniti in guerra contro una crescente potenza mediorientale. E’ per questo che il titolo del lavoro in corso di Levine e Wernham, “Guerre del pistacchio”, è così appropriato.

In un’intervista a Grayzone i registi hanno dettagliato il pericoloso nesso tra i profitti dei Resnick dai pistacchi e l’attacco economico in intensificazione contro l’Iran. La loro visione presenta l’originalità e l’audacia politica che rende così rilevanti le “Guerre del pistacchio”.

Al momento Levine e Wernham stanno raccogliendo fondi per completare “Guerre del pistacchio”. Potete seguire questo collegamento per vedere un’anteprima e sostenere il loro progetto pionieristico. Segue la nostra intervista.

Steven Colbert in una pubblicità della Wonderful Company dei Resnick

MB: Come hanno influito sul mercato statunitense dei pistacchi e sui Resnick in particolare le sanzioni imposte all’Iran dall’amministrazione Carter dopo la rivoluzione del 1979?

YL & RW: Indubbiamente l’embargo del presidente Carter contro l’Iran è stato ciò che ha fatto nascere l’attività dei pistacchi negli Stati Uniti. Storicamente i pistacchi importati dall’Iran dominavano i mercati globali, compresi gli Stati Uniti. Quando gli USA furono improvvisamente tagliati fuori dalla fornitura iraniana dei pistacchi dopo il blocco economici di Carter successivo alla crisi iraniana degli ostaggi, restò un vuoto gigantesco nel mercato e creò la necessità di una fonte alternativa di pistacchi. All’epoca la coltivazione di pistacchi aveva luogo su scala limitata negli Stati Uniti, il grosso nella Central Valley della California. Percependo una perfetta opportunità economica, i coltivatori della California intervennero a coprire il vuoto. All’epoca Stewart Resnick era appena entrato nell’agricoltura. Era un abile uomo d’affari e colse il momento.

Da allora in poi l’industria statunitense dei pistacchi crebbe a un ritmo folle, con la produzione nazionale che raddoppiava ogni cinque anni. Nel 2008, quarant’anni dopo l’embargo, gli Stati Uniti superarono alla fine l’Iran come produttori dominanti mondiali dei pistacchi. E il grosso del commercio statunitense dei pistacchi è controllato da una sola società: la Wonderful Company di proprietà dei miliardari di Beverly Hills, Stewart e Lynda Resnick.

Mediante una commercializzazione intelligente e aggressiva i Resnick hanno guidato da soli il boom globale dei pistacchi, creando una domanda di pistacchi dove in precedenza non esisteva.

MB: Stewart e Lynda Resnick hanno assunto un ruolo estremamente attivo nel sostenere la lobby israeliana negli USA. Quali organizzazioni stanno sostenendo e in quale misura il loro sostegno è collegato alla protezione della loro quota del mercato dei pistacchi contro le esportazioni iraniane? O potrebbe essere che questa coppia potente sia semplicemente dedicata ideologicamente all’idea di Israele, come lo sono molti altri ebrei statunitensi?

YL & RW:  Stewart e Lynda Resnick sono donatori e sostenitori di alcune delle organizzazioni neoconservatrici più potenti e influenti degli Stati Uniti, tra cui il WINEP (Washington Institute for Near East Policy) derivato dall’AIPAC dove sono stati in tempi alterni nel consiglio di amministrazione per un decennio. Il WINEP è estremamente aggressivo nei confronti dell’Iran. Uno dei suoi dirigenti ha apertamente sollecitato Israele a provocare una guerra con l’Iran al fine di attirarvi gli Stati Uniti.

Stewart Resnick, insieme con Sheldon Adelson, è stato a lungo membro del consiglio e sostenitore di American Friends of IDC, una fondazione non a fini di lucro che serve da braccio di raccolta fondi dell’Interdisciplinary Center Herzliya, un gruppo di esperti con stretti collegamenti con la dirigenza dello spionaggio e dell’esercito israeliani e ha a lungo promosso un approccio aggressivo nei confronti dell’Iran. E attraverso la loro fondazione di famiglia i Resnicks hanno anche canalizzato fondi all’American Jewish Committee che è stato uno dei lobbisti più attivi nello spingere per una proposta di legge per vaste sanzioni contro l’Iran, proposta che è stata alla fine trasformata in legge da Obama nel 2010.

Che finanzino o no questi gruppi unicamente a fini affaristici o per la loro personale dedizione a sostenere Israele, beh, e qualcosa di difficile da chiarire. Sono politicamente attivi e sono grandi donatori politici. Donano diffusamente a tutto lo spettro politico ma ufficialmente sono liberali. Hanno detto cose raggianti riguardo alla vittoria di Obama nel 2008; hanno ospitato una festa per la senatrice Democratica Dianne Feinstein; Arianna Huffington è una loro intima amica e hanno al seguito Stephen Colbert come portavoce di grido. Esprimono raramente le loro idee riguardo a temi di vera importanza, che si tratti di Israele, dell’Iran o persino della politica californiana o statunitense.

La nostra sensazione è che per loro questi due i temi siano intrecciati; c’è una sinergia qui. E le due posizioni si sostengono a vicenda. Appoggiare la lobby israeliana neoconservatrice aggressiva è contribuisce per definizione ai loro risultati. Aggiungeremmo – e questa è solo la nostra lettura della situazione – che nel caso improbabile siano costretti a scegliere tra appoggiare Israele e proteggere i propri interessi aziendali, prevarrebbero questi ultimi. Per i Resnick gli affari stanno al primo posto.

                  

MB: Qualcuno dell’attività della Wonderful Company dei Resnick ha dichiarato apertamente la loro intenzione di sabotare le esportazioni iraniane di pistacchio mediante sanzioni?

YL & RW: L’Iran si è visto praticamente chiuso il mercato statunitense dal 1979. Ma più di metà dei suoi pistacchi sono esportati internazionalmente e così [gli Stati Uniti] sono in concorrenza diretta con le esportazioni iraniane.

Dunque combattere per impossessarsi della quota del mercato internazionale dell’Iran – che sia in Europa, Cina, Corea del Sud, Russia, India o Israele – è stato un principale obiettivo dei Resnick e della più vasta lobby del pistacchio. Ciò è fatto con le sanzioni ma anche con accordi di libero scambio, pressando su paesi attraversi i rappresentanti del commercio statunitense perché alzino i dazi sui pistacchi iraniani, riducendo a zero quelli sui pistacchi statunitensi.

Utilizzeranno ogni strumento a loro disposizione per limitare e soffocare l’industria iraniana dei pistacchi. La Wonderful Company è molto scaltra riguardo ai media e alle pubbliche relazioni, così i suoi dirigenti e portavoce non se ne vanno a sollecitare la guerra contro l’Iran. Ma sono onesti riguardo al fatto che l’Iran è il loro principale concorrente e bersaglio. Come uno dei suoi dirigenti – in un modo molto discreto – ha dichiarato alla stampa non molto tempo fa: “Per noi rubare la quota degli iraniani non è un problema”.

Un’altra cosa che è interessante è che se ci si reca nella Central Valley a parlare con i coltivatori di pistacchi, tutti sono molto consapevoli e preoccupati per l’Iran. Abbiamo intervistato coltivatori nei campi appena dopo che il presidente Barack Obama aveva concluso con l’Iran il trattato sul nucleare che avrebbe cancellato alcune sanzioni e i coltivatori erano furibondi contro Obama. Non erano contenti delle potenziali conseguenze sul mercato di quell’accordo. “Obama ci ha davvero rovinato gli affari”, ci ha detto un coltivatore.

Siamo stati in grado di introdurre un cameramen al congresso dei coltivatori dell’American Pistachio a Palm Springs dove hanno dedicato un’intera sessione all’importanza di mantenere l’embargo. Questi eventi sono molto blandi, ma hanno raccontato la storia delle sanzioni contro l’Iran relativamente all’industria, compresi momenti di giubilo per il pubblico statunitense – come il rilascio degli ostaggi dopo la crisi dell’ambasciata o cose molto brutte per l’Iran – come il sostegno degli Stati Uniti a Saddam Hussein nella prima Guerra del Golfo con superficiali pronunce riguardo a come il prezzo dei pistacchi saliva e scendeva.

Per gli avvocati e i lobbisti che presentavano tutto questo c’era una sensazione che stessero cercando di convincere i coltivatori circa i motivi per cui dovevano continuare a stanziare mezzo milione di dollari l’anno a favore della loro società perché lavorasse al problema. Queste cose hanno il loro genere malato di slancio.

MB: Ironicamente Israele è stato un grande importatore di pistacchi iraniani, che sono considerati i migliori del mondo. Lo fanno attraverso paesi terzi come la Turchia con la quale hanno relazioni semi-normalizzate. Questo minaccia i Resnick e gli USA hanno fatto qualcosa al riguardo?

YL & RW: Sì, circa un decennio fa c’è stato uno scandalo in Israele quando è emerso che il paese stava chiudendo gli occhi sull’importazioni di pistacchi iraniani attraverso la Turchia, che erano ribattezzati “pistacchi turchi”. Vien fuori che, data la possibilità di scegliere, gli israeliani preferirebbero mangiare pistacchi iraniani piuttosto che statunitensi, che considerano di gusto inferiore.

L’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele dell’epoca scrisse una lettera rabbiosa al ministro israeliano delle finanze accusandolo di chiudere volutamente gli occhi su questa pratica e di violare leggi israeliane. I media in Israele impazzarono con accuse che chiunque comprasse pistacchi iraniani stava finanziando direttamente terroristi e aiutava l’Iran a fabbricare una bomba atomica che sarebbe stata usata per cancellare Israele dalle carte geografiche.

Israele consuma pro capite più pistacchi di qualsiasi altro paese al mondo. E’ un paese minuscolo, ma il suo mercato è valutato sopra i 30 milioni di dollari, che sono circa il 10 per cento dell’intero mercato dei pistacchi in Cina, il maggiore importatore di pistacchi del mondo con una popolazione di 1,4 miliardi. Non sono noccioline, dunque i Resnick hanno interesse ad assicurare che il mercato sia dominato dai pistacchi statunitensi. Poiché è già illegale importare pistacchi iraniani in Israele, la lobby statunitense dei pistacchi ha esercitato pressioni su Israele perché attui politiche commerciali che rendano ancor più difficile l’importazione clandestina di pistacchi dall’Iran: cose come aumentare i dazi sui pistacchi importati dalla Turchia, riducendo a zero i dazi sui pistacchi statunitensi. E questa è la situazione oggi: i pistacchi statunitensi entrano fuori dogana mentre tutti gli altri pagano un’imposta elevata.

MB: In quale misura l’ascesa della produzione nazionale di pistacchi, e in particolare la crescita della Wonderful Company dei Resnick, ha avuto un impatto su uno stato con scarsità d’acqua come la California? Importare pistacchi da un posto come l’Iran o da un’altra regione produttrice ridurrebbe la pressione sulla fornitura d’acqua della California? E, a parte soluzioni basate sul mercato, quali rimedi possono essere applicati per ridare al pubblico il controllo sull’acqua?

YL & RW: Le due cose sono collegate direttamente. Ciò che rende i pistacchi diversi da altri raccolti coltivati in California è che crescono su alberi e non possono essere lasciati inattivi in un anno secco. Con raccolti come cotone o erba medica o lattuga o fragole i coltivatori possono semplicemente non piantarli in un anno di siccità quando non c’è abbastanza acqua. Ma con le piante di pistacchio è diverso. Se non le si annaffia le piante muoiono, il che distrugge anni di investimenti necessari per portarle a maturazione. Non possono esserci tagli dell’acqua per le coltivazioni di pistacchi; richiedono una provvista d’acqua costante per tutto l’anno. Ma la California ha piogge stagionali e siccità periodiche. Così, al fine di mantenere costante la loro disponibilità di acqua i coltivatori californiani – guidati dai Resnick – hanno drenato falde e fiumi a un ritmo allarmante e attualmente stanno spingendo un piano devastante per drenare due dei maggiori fiumi della California, tutto al fine di alimentare il boom dei pistacchi.

Permettere le importazioni iraniane non farebbe molto felici i coltivatori statunitensi di pistacchi, ma nemmeno risolverebbe la crisi idrica della California. Il problema è oggi che attraverso una commercializzazione abile e aggressiva i Resnick hanno portato la domanda globale di pistacchi a una dimensione mai esistita prima. E oggi la domanda globale supera l’offerta, ed è per questo che i pistacchi sono un raccolto così lucroso da piantare e che così tanti coltivatori convertono i loro campi alla coltivazione di pistacchi. Così, nell’evento estremamente improbabile che gli Stati Uniti siano improvvisamente inondati da pistacchi iraniani, i Resnick semplicemente si adatterebbero trasferendo la loro offerta ai mercati globali, nel frattempo continuando ad attingere alle risorse idriche sovra sfruttate della California. I loro affari potrebbero soffrire, ma probabilmente non sarebbe una catastrofe.

Le penurie d’acqua della Californi non possono essere risolte mediante meccanismi di mercato. Una soluzione richiederebbe il controllo democratico delle risorse idriche. Deve esserci un quadro politico democratico per decidere come usare le preziose risorse idriche sovra sfruttate in un modo che sia di massimo beneficio per il pubblico e per l’ambiente, per il futuro dello stato. L’acqua oggi è distribuita puramente in base al crudo potere economico: va agli interessi societari più potenti, più tagliagole.

Ed è qui che ci troviamo oggi: non solo i coltivatori statunitensi di pistacchi stanno distruggendo la California ma sono disposti a rischiare una guerra con l’Iran e in Medio Oriente, tutto al fine di promuovere e proteggere il lucroso commercio dei pistacchi.

C’è un problema maggiore qui, che va oltre i pistacchi e l’acqua della California. Il fatto è che noi negli Stati Uniti non siamo in grado di correggere la nostra politica estera belligerante e distruttiva senza prima mettere un freno agli interessi economici che la dirigono e che ne beneficiano. In tal senso il commercio dei pistacchi non è diverso dalle compagnie petrolifere o dai fabbricanti di armamenti; è solo che non è altrettanto ben noto.

E’ per questo che il nostro documentario è così importante.              

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://grayzoneproject.com/2018/12/04/pistachio-wars-how-the-resnicks-snack-food-fortune-is-fueling-the-assault-on-iran/#more-1324

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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