Quello che i suprematisti bianchi sanno  

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di Roxanne Dunbar-Ortiz – 27 novembre 2018

Gli Stati Uniti sono stati in guerra ogni giorno fin dalla loro fondazione, spesso clandestinamente e spesso in diverse parti del mondo contemporaneamente. Per quanto agghiacciante sia l’affermazione, tuttavia non coglie il quadro completo. In verità prima della loro fondazione quelli sarebbero diventati gli Stati Uniti furono coinvolti – come avrebbero continuato a essere per più di un secolo dopo – in una guerra interna per mettere insieme il loro territorio continentale. Anche durante la guerra civile, gli eserciti sia unionisti sia confederati continuarono la guerra contro le nazioni dei Diné e degli Apache, degli Cheyenne e dei Dakota, infliggendo massacri odiosi a civili e costringendoli a trasferirsi. Tuttavia quando si considera la storia dell’imperialismo e del militarismo statunitensi, pochi storici fanno risalire la loro genesi a questo periodo costruzione interna dell’impero. Dovrebbero farlo. L’origini degli Stati Uniti nel colonialismo d’insediamento – come impero nato dall’acquisizione violenta di terre indigene e dalla feroce svalutazione delle vite indigene – dà al paese caratteristiche uniche che sono importanti quando si prendano in considerazione domande su come separare il loro futuro dal loro violento DNA.

Gli Stati Uniti non sono eccezionali riguardo alla quantità di violenza e di bagni di sangue quando li si confronti con le conquiste coloniali in Africa, Asia, Caraibi e America del Sud. L’eliminazione dei nativi è implicita nel colonialismo d’insediamento e in progetti coloniali nei quali vaste fasce di terra e di manodopera sono ricercate per lo sfruttamento commerciale. La violenza estrema contro non combattenti è stata una caratteristica distintiva di tutto il colonialismo europeo, spesso con esiti genocidi.

Piuttosto, ciò che distingue gli Stati Uniti è la mitologia trionfale che accompagna tale violenza e i suoi usi politici, persino al giorno d’oggi. La guerra esterna e interna statunitense post 11 settembre contro i mussulmani come “barbari” trova la sua prefigurazione nelle “guerre selvagge” delle colonie americane e dei primi Stati Uniti contro i nativi americani. E quando, in effetti, non rimasero nativi americani da combattere, la pratica delle “guerre selvagge” permase. Nel ventesimo secolo, ben prima della Guerra al Terrore, gli Stati Uniti hanno condotte guerre su vasta scala nelle Filippine, in Europa, Corea e Vietnam; invasioni e occupazioni prolungate a Cuba, Nicaragua, Haiti e Repubblica Dominicana; e contro-insurrezioni in Colombia e Africa meridionale. In tutti i casi gli Stati Uniti si sono percepiti come in guerra contro forze selvagge.

L’appropriazione della terra da chi l’amministrava fu una guerra razziale fin dal primo insediamento britannico a Jamestown, mettendo la “civiltà” contro la “barbarie”. In questa attività l’esercito statunitense ha conquistato il suo carattere unico di una forza con la padronanza della guerra “irregolare”. Nonostante questo la maggior parte degli storici militari presta scarsa attenzione alle cosiddette Guerre Indiane dal 1607 al 1890, nonché all’invasione e occupazione del Messico del 1846-48. Tuttavia è stato durante i quasi due secoli di colonizzazione britannica dell’America del Nord che generazioni di coloni hanno accumulato esperienza come “combattenti degli indiani” fuori da qualsiasi istituzione militare organizzata. Mente vasti eserciti “regolari”, fortemente irreggimentati, combattevano per obiettivi politici in Europa, i coloni inglesi dell’America del Nord conducevano guerre irregolari contro le nazioni indigene del continente per impossessarsi delle loro terre, risorse e vie, spingendole a ovest e alla fine costringendole a reinsediarsi a ovest del Mississippi. Anche dopo la creazione dell’esercito statunitense professionale negli anni ’10 del 1800, la guerra irregolare fu il metodo della conquista statunitense delle regioni della Valle dell’Ohio, dei Grandi Laghi, di Sud-est e della Valle del Mississippi, poi dell’ovest del Mississippi e fino al Pacifico, prendendosi anche metà del Messico. Da allora metodi irregolari sono stati utilizzati in tandem con operazioni di forze armate regolari e sono, forse, ciò che più distingue le forze armate statunitensi come diversa da altri eserciti delle potenze globali.

Arrivati alla presidenza di Andrew Jackson (1829-37), la cui brama di cacciare e uccidere nativi americani fu senza uguali, il carattere delle forze armate statunitensi era arrivato, nell’immaginario nazionale, a essere profondamente legato alla mistica delle nazioni indigene, come se, adottando le pratiche della guerra irregolare, i soldati statunitensi fossero diventati la stessa cosa che stavano combattendo. Questa immagine implicava una certa identificazione con il nemico nativo, segnando il colo come nativo americano piuttosto che europeo. Ciò fu parte dell’espediente mediante il quale gli americani degli Stati Uniti finirono per credere genuinamente di avere una giusta pretesa sul continente: avevano combattuto per esso ed erano “diventati” i suoi abitanti indigeni.

Tecniche militari irregolari perfezionate durante l’espropriazione delle terre dei nativi americani furono poi applicate a combattere la Repubblica Messicana. All’epoca della sua indipendenza dalla Spagna nel 1821, il territorio del Messico comprendeva quelli che oggi sono gli stati di California, Nuovo Messico, Arizona, Colorado, Nevada, Utah e Texas. Una volta indipendente il Messico continuò la pratica di consentire a non messicani di acquisire vaste aree di terra per lo sfruttamento in base ad assegnazioni, sul presupposto che ciò si sarebbe anche tradotto nell’auspicato sradicamento dei popoli indigeni. A tutto il 1836 quasi 40.000 americani, quasi tutti schiavisti (non contando gli schiavi) si erano trasferiti nel Texas messicano. Le loro milizie di ranger fecero parte dell’insediamento e nel 1835 divennero formalmente istituzionalizzate come Ranger del Texas. Il loro compito principale, patrocinato dallo stato, consisteva nello sradicamento della nazione Comanche e di tutti gli altri popoli nativi in Texas. A cavallo e armati della nuova macchina di morte, il revolver Colt Peterson a cinque colpi, lo fecero con una precisione scrupolosa.

Avendo perfezionato la loro arte in operazioni antinsurrezionali contro i Comanche e altre comunità native, i Ranger del Texas proseguirono avendo un ruolo significativo nell’invasione statunitense del Messico. Da antinsurrezionali veterani, guidarono le forze dell’esercito statunitense in profondità nel Messico, partecipando alla Battaglia di Monterrey. I Ranger anche accompagnarono l’esercito del generale Winfield Scott e i Marines per mare, approdando a Vera Cruz e montando un assedio alla principale città portuale del Messico. Poi marciarono oltre, lasciandosi alle spalle una scia di cadaveri civili e di distruzione, a occupare Città del Messico, dove i cittadini li chiamarono i Diavoli del Texas. Sconfitto e sotto occupazione militare, il Messico cedette la metà settentrionale del suo territorio agli Stati Uniti e il Texas divenne uno stato nel 1845. Poco dopo, nel 1860, i Ranger del Texas ripartirono da dove si erano fermati perseguendo la contro-insurrezione contro le residue comunità native e i messicani resistenti.

I Marine fanno anche risalire metà delle loro origini mitologiche all’invasione del Messico che quasi completò gli Stati Uniti continentali. Il verso di apertura dell’inno ufficiale del Corpo dei Marine, composto e adottato nel 1847, è: “Dalle sale di Montezuma alle coste di Tripoli”. Tripoli si riferisce alla prima Guerra Berbera del 1801-05, quando i Marine furono inviati nei Nordafrica dal presidente Thomas Jefferson a invadere la Nazione Berbera, bombardando la città di Tripoli, facendo prigionieri e bloccando porti berberi chiave per quasi quattro anni. La “Sala di Montezuma”, tuttavia, si riferisce all’invasione del Messico; mentre l’esercito statunitense occupava quelle che sono oggi la California, l’Arizona e il Nuovo Messico, i Marine invasero per mare e marciarono su Città del Messico, assassinando e torturando resistenti civili lungo il percorso.

Dunque qual è l’importanza, per quelli di noi che lottano per la pace e la giustizia, del fatto che l’esercito degli Stati Uniti abbia avuto il suo inizio uccidendo popolazioni indigene o che l’imperialismo statunitense abbia le sue radici nell’espropriazione di terre indigene?

E’ importante perché ci dice che la privatizzazione delle terre e di altre forme di capitale umano sono al centro dell’esperimento statunitense. Il potere militarista-capitalista degli Stati Uniti deriva dai beni immobili (che includono corpi africani e terra espropriata). E’ appropriato che abbiamo di nuovo un immobiliarista per presidente, molto simile al primo presidente, George Washington la cui fortuna proveniva principalmente dal suo successo nello speculare su terre indiane non cedute. La struttura governativa statunitense è ideata per servire gli interessi della proprietà privata, i principali attori nel creare gli Stati Uniti essendo schiavisti e speculatori terrieri. Cioè gli Stati Uniti sono stati fondati come un impero capitalista. Ciò è stato eccezionale nel mondo ed è rimasto eccezionale anche se non in un modo che rechi beneficio all’umanità. L’esercito è stato progettato per espropriare risorse, difenderle dalla perdita e continuerà a fare questo se lasciato alle sue strategie sotto il controllo di capitalisti rapaci.

Quando i nazionalisti bianchi estremisti si rendono visibili – come hanno fatto nello scorso decennio e oggi più che mai con un presidente nazionalista bianco dichiarato – sono scartati come marginali, anziché essere intesi come i discendenti spirituali dei coloni. I suprematisti bianchi non sbagliano quando affermano di sapere sul Sogno Americano qualcosa che il resto di noi ignora, anche se non è nulla di cui vantarsi. In verità le origini degli Stati Uniti sono coerenti con l’ideologia nazionalista bianca. Ed è da qui che devono cominciare quelli di noi che desiderano pace e giustizia: dalla piena consapevolezza che stiamo cercando di cambiare fondamentalmente la natura del paese, il che sarà sempre un lavoro estremamente difficile.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://zcomm.org/znetarticle/what-white-supremacists-know/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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