La guerra nella politica estera di Trump per gli Americani

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La guerra nella politica estera di Trump per gli Americani

Di Sheldon Richman

26 novembre 2018

Oltre ogni ragionevole dubbio, in sostanza, se non in apparenza, Donald Trump è un politico Americano altamente convenzionale. Sorprende che tutti richiedano una prova di questo con così tanto ritardo.

Questo fatto non potrebbe essere più chiaro che in politica era.

La cosa buffa è che Trump stesso sembra stia lavorando nel modo più duro per convincere quei sostenitori che non ha nessuna intenzione di cambiare la politica estera degli Stati Uniti. Non vorrebbe liquidare l’impero globale dell’America più di quanto vorrebbe liquidare il suo impero commerciale globale. Ahimè! L’America non sta andando da nessuna parte. Di sicuro Trump potrebbe vessare gli alleati imperiali perché spendano di più per le loro forze armate (mentre, insistendo rispetta la loro sovranità), ma è soltanto uno show. E’ un imperialista, tutto sommato, quindi non dovremmo farci ingannare dal populismo inscenato che talvolta viene scambiato per Americanismo. “America First”, “Prima l’America”, in pratica incarna  la conclusione di George H.W. Bush   della politica estera dell’America: “Ciò che diciamo è legge.”

Come scrive Glenn Greenwald scrive sul disgustoso rapporto di Trump con l’Arabia Saudita, “è un perfetto esempio – forse dichiarato un poco più francamente e sinceramente del solito – del modo in cui gli Stati Uniti  si sono comportati nel mondo  almeno dalla fine della II Guerra mondiale.”

Perdonatemi per essermi ripetuto. Trump  è una caricatura  del politico Americano  convenzionale, ed è il motivo per cui l’establishment politico lo disprezza così tanto. Gli manca la maschera diplomatica che rende accettabile la brutalità o che per lo meno permette alla persone di vivere comodamente con la testa nella sabbia. Ma è solo un altro fedele difensore dell’impero, e come tale ha bisogno di un nemico. In effetti, ne ha un molti; fate la vostra tua scelta: la Cina, l’Iran, e, certo, la Russia. Se qualcuno pensa che la Corea del Nord sia un controesempio, posso solo ridere. Ha anche amici sgradevoli: Israele, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, politici di destra assortiti in altre regioni. (È indifferente a quello che sembra essere il barbaro omicidio di stato di Jamal Khashoggi, fornendo una scusa al principe ereditario  chiamando Khashoggi un “nemico dello stato” e simpatizzante della Fratellanza Musulmana e dicendo che il mondo intero è davvero da biasimare. Loda anche il regno per aver abbassato i prezzi del petrolio. Non sa quanto questa affermazione sia stupido e ingenua? O crede semplicemente che i suoi fan siano stupidi e ingenui?)

I segni della sua devozione per l’impero includono grandi aumenti della spesa militare (per favore, non nella difesa ); il suo raddoppio sulle infinite guerre in Medio Oriente (incluso lo Yemen); il suo folle ritiro dal trattato delle Forze nucleari a medio raggio (INF), che Reagan e Gorbaciov avevano stipulato facendo un passo indietro rispetto alla Guerra fredda; la continua espansione della NATO (che egli finge di disdegnare) e la fornitura di armi al governo ucraino infestato dai fascisti.

 

L’ultima esibizione nel caso che conferma Trump come un politico americano convenzionale viene dal New York Times . Ha riferito ieri che l’attuale occupante della Casa Bianca sta facendo ciò che i suoi predecessori hanno fatto almeno dall’inizio della Guerra Fredda: insistere sul fatto che i paesi non hanno altra scelta se non  schierarsi con gli Stati Uniti o con uno dei suoi nemici percepiti, in questo caso la Cina.

“La rivalità, che ha raggiunto una nuovo tono  e scopo, è ora incentrata sulla guerra commerciale che il presidente Trump ha iniziato quest’anno [che è in realtà una guerra agli americani]”, ha riportato il Times . “Le tensioni si sono, però,  acuite anche su una vasta gamma di questioni diplomatiche e militari, come Taiwan, il Mar Cinese Meridionale e le sanzioni economiche alla Corea del Nord e all’Iran.

“In tutto il mondo, gli Stati Uniti e la Cina stanno lottando per costruire alleanze o partnenariati e per tenere fuori l’altra potenza”.

Che la Cina faccia tali giochi non è un buon motivo che l’amministrazione Trump di faccia lo stesso. I cinesi vogliono venderci, non annientarci, ma per l’ignorante Trump, ciò equivale alla guerra con altri mezzi. Tuttavia, le mosse della Cina sono facilmente viste come risposte alle misure aggressive di Trump nel suo vicinato. Per ogni membro dell’amministrazione , favorevole alla distensione, apparentemente ci sono due membri che pensano che la guerra con la Cina sia inevitabile. Per Trump, il commercio non ha nulla a che fare con la libertà individuale e la prosperità. Fa parte dell’arsenale con cui scatenare la guerra contro i rivali percepiti e premiare gli amici. L’accusa di “pratiche commerciali sleali” è uno dei primi rifugi dei furfanti.

Considerata nel suo insieme, la politica estera di Trump non è nient’altro che ostile alla libertà individuale, alla pace, alla prosperità a lungo termine e al diritto degli americani e di altri di perseguire le loro vite private al di là della portata di governanti indomiti. Come disse il Jeffersoniano Abraham Bishop nel 1800: “Una nazione che fa della  sua grandezza il suo principio ispiratore, non può essere mai libera.

Sheldon Richman, autore di: America’s  Counter-Revolution: The Constitution Revisited gestisce il blog Free Association ed è membro anziano e presidente del Center for a Stateless Society e collaboratore di Antiwar.com. E’ anche Direttore esecutivo del LIberterin Institute.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.counterpunch.org/2018/11/26/trumps-foreign-policy-war-on-americans

Originale: Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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