In che modo Facebook aiuta i leader autoritari

Print Friendly

In che modo Facebook aiuta i leader autoritari

Di  Maria Ressa

22 novembre 2018

Mentre il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte aumenta i suoi attacchi alla stampa libera, parliamo con la famosa giornalista filippina Maria Ressa riguardo alla mortale “guerra alla droga” intrapresa da Duterte, della sua affinità con Donald Trump, e del fatto che utilizza i media sociali come armi offensive. La Ressa è Amministratore Delegato e redattrice esecutiva del principale sito di notizie filippino indipendente The Rappler, che Duterte ha ripetutamente tentato di chiudere. La settimana scorsa, il governo filippino ha incriminato Maria Ressa per evasione fiscale con un’azione ampiamente considerata come il più recente attacco del governo al sito web. Parliamo con Maria Ressa da New York. Ha ricevuto il Premio Internazionale di giornalismo Knight  e il riconoscimento Gwen Ifill 2018 per la libertà di stampa dal Comitato per proteggere i giornalisti.

AMY GOODMAN – [Musica della defunta Alice Coltrane. Un ashram che ha costruito sulle montagne di Santa Monica, in California, è bruciato completamente la settimana scorsa durante l’incendio Woolseey.] Questa è Democracy Now! Democracy Now.com. Sono Amy Goodman e  ora passiamo a osservare agi attacchi alla stampa avvenuti qui in patria e all’estero.

La Casa Bianca sta minacciando ancora una volta di revocare l’accredito stampa a Jim Acosta della CNN proprio pochi dopo che la CNN aveva ottenuto un temporaneo ordine restrittivo. I funzionari della Casa Bianca hanno detto ad Acosta che sarà sospeso di nuovo dopo che l’ordine restrittivo sarà scaduto. Inizialmente Acosta era stato privato del suo accredito stampa dopo aver contestato Trump durante una conferenza stampa trasmessa alla televisione. Domenica, Trump ha difeso i suoi attacchi ai media durante un’intervista  a Chris Wallace su Fox News.

CHRIS WALLACE :L’anno scorso, il 2017, lei ha twittato questo e voglio citarlo accuratamente: “I media con notizie false non sono il mio nemico. Sono il nemico degli Americani.

PRES. DONALD TRUMP: E’ vero. Al cento per cento.

CHRIS WALLACE: A nessun presidente è piaciuta la copertura giornalistica su di lui. John Kennedy, nello Studio Ovale, ha cancellato l’abbonamento al New York Herald Tribune. Nessuno lo chiamava nemico degli Americani.

PRES. DONALD TRUMPChris, le notizie false sono il nemico – sono false. Sono fasulle. Prenderanno qualcosa….

CHRIS WALLACE: Un sacco di volte, però, sono soltanto notizie che non le piacciono.

PRES. DONALD TRUMP: No, non è così. Non mi dispiace ricevere brutte notizie se ho torto.

CHRIS WALLACE: Ma, signore, i leader in paesi autoritari come Russia, Cina, Venezuela, ora soffocano  i media usando le sue parole.

PRES. DONALD TRUMP: Non posso parlare a nome di altri. Posso soltanto parlare per me. Le dirò, le notizie…

CHRIS WALLACE: Ma lei in tutto il mondo è considerato come

 

PRES. DONALD TRUMP: Chris, Chris.

CHRIS WALLACE: un faro per la repressione, non per…

PRES. DONALD TRUMP: Non parlo di te, ma delle volte tu forse – ma non parlo di te. Le notizie che mi riguardano sono in gran parte fasulle. Sono false.

AMY GOODMAN: Mentre il Presidente Trump continua ad attaccare i media, passiamo a considerare un altro leader che fa lo stesso, reprimendo severamente la stampa. Nelle Filippine, il Presidente Rodrigo Duterte sta cercando di chiudere il principale sito indipendente filippino di notizie, il Rappler, che ha pubblicato materiale rivoluzionario sulla mortale Guerra alla droga,  di Duterte, la quale ha ucciso più di 12.000 persone. Duterte ha ripetutamente descritto quel sito come un organo di stampa di notizie false.

PRES. RODRIGO DUTERTE: Voi siete un organo di stampa falso e non mi sorprende che anche le notizie siano false.

AMY GOODMAN: Il Presidente delle Filippine, Duterte, descrive il sito Rappler come una notiziario  falso e dice che anche i suoi articoli sono falsi. La settimana scorsa, il governo filippino ha incriminato Maria Ressa, la fondatrice di Rappler, per evasione fiscale con quello che è ampiamente considerato il più recente tentativo del governo di chiudere quel sito web. In gennaio, anche la Commissione per i Titoli e gli Scambi, delle Filippine, ha revocato la licenza del Rappler per funzionare, sulla base di accuse che il sito web è di proprietà straniera, acne se il sito appartiene ai Filippini. Il governo ha poi bandito il sito di notizie dal palazzo presidenziale, dichiarando che Duterte aveva perso la fiducia nella pubblicazione e aveva descritto la   come notizie false. Duterte ha anche chiamato “spie” i giornalisti che gli fanno domande “toste” e ha avvertito che “proprio perché siete giornalisti non siete esenti dall’assassinio.”

Mentre il governo filippino ha tentato di far tacere Maria Ressa, il suo giornalismo è stato lodato in tutto il mondo. La settimana scorsa Maria ha ricevuto il Premio  Internazionale Knight di giornalismo 2018.

MARIA RESSA I nostri problemi stanno rapidamente diventando i vostri problemi. I confini in tutto il mondo sono crollati e possiamo cominciare a vedere una specie di manuale globale. Quando il Presidente Trump ieri sera ha sospeso Jim Acosta, ha seguito le azioni del presidente Duterte contro la  nostra reporter Pia Ranada e contro di me. Non l’ho riferito, ma sono stata bandita dal palazzo [ride] all’inizio di quest’anno. Naturalmente, quando Trump ha detto che le notizie della CNN e del New York Times sono false, una settimana dopo (hai visto il video, Duterte ha definito false le notizie del Rappler. Il potere corrompe, costringe e coopta.

AMY GOODMAN: Martedì, il Comitato per Proteggere i Giornalisti, onorerà Maria Ressa con il Premio Gwen Ifill 2018 per la Libertà di Stampa, qui, nel nostro studio di New York. Prima di lanciare Rappler nel 2011, Maria Ressa h lavorato alla CNN e ad ABS-CBN (un’azienda filippina attiva nell’ambito dei media e della comunicazione, n.d.t.).Benvenuta a Democracy Now!

MARIA RESSA: Grazie di avermi invitato qui.

AMY GOODMAN: Ti ho incontrato quando entrambe facevamo servizi su Timor Est. Hai lavorato per la CNN  per quasi due decenni.

MARIA RESSA:

AMY GOODMAN: Congratulazioni per il tuo lavoro. Come stai lavorando attualmente nelle Filippine? Ti sei anche “estesa” all’Indonesia con questi tre attacchi implacabili da parte del presidente delle Filippine, stretto alleato del presidente Trump.

MARIA RESSA: Dico sempre: manteniamo la posizione, giusto? Questi sono tutti attacchi politici contro di noi. Non ci hanno fatto chiudere.  Continuiamo a operare, ma stiamo lottando come in una guerra di logoramento, giusto? E quindi le nostre  tariffe legali sono salite. Il denaro che avrei voluto avere per espandere Rappler, particolarmente in questo periodo di ricerca di nuovi modelli commerciali, di ricerca di nuove soluzioni tecnologiche – ebbene, tutto questo serve per le tariffe legali. Quindi, forse questo è l’unico ambito in cui i nostri governo sono riusciti, ma continuiamo a fare lavoro investigativo e continuiamo a rivelare l’impunità che esiste a tutti i livelli.

AMY GOODMAN: Quindi hai appena saputo che il governo della Filippine ha intenzione di incriminarti?

MARIA RESSA: Sì. In realtà a 12 ore dal conferimento del Premio Internazionale Knight di giornalismo, il Dipartimento di Giustizia ha diffuso un comunicato stampa, soltanto un comunicato stampa che diceva che avrebbero incriminato me, Rappler e il nostro direttore commerciale. Questo significa che potrei, soltanto perché sono una giornalista, affrontare 10 anni di prigione. E’ anche ridicolo.  Cioè, ho finito gli aggettivi per indicare una cosa “assurda” – ridicola – perché la base di questa accusa è una riclassificazione di Rappler da parte di un gruppo di discussione su Internet a un operatore di borsa.

AMY GOODMAN: Un operatore di borsa?

MARIA RESSA: Dicono che dobbiamo loro delle tasse perché siamo operatori di borsa e quindi abbiamo evaso le tasse perché ora siamo una ditta di intermediazione di titoli. Ovviamente non lo siamo, giusto?

Quindi ancora una volta, se il governo approva questo, il nostro legale, Francis Lim, che è l’ex presidente della Borsa Valori delle Filippine, ha già detto che non c’è alcuna base legale. Ha anche affermato che avrebbe avuto un impatto sui mercati perché non siamo l’unica compagnia che ha prodotto  questo strumento finanziario. Si chiama Ricevuta Depositaria Filippina. Le due maggiori stazioni televisive ce l’hanno. Le due compagnie di telecomunicazioni ce l’hanno, e quindi vedremo. Penso che operiamo con una spada di Damocle che pende sulle nostre teste, e penso che sia intenzione del governo renderci attenti, farci indietreggiare, costringerci al silenzio.

Penso, inoltre, che il Presidente Trump e il Presidente Duterte abbiano molte qualità in comune. L’aspetto di prepotenza, l’attaccare quando non piace loro che gli si metta uno specchio davanti alla faccia. La nostra replica è di non farne un problema personale [ride] e di continuare  a scrivere reportage.

AMY GOODMAN – E il suo attacco ai giornalisti considerati spie, dicendo: “Proprio perché sei una giornalista non sei esentata dall’assassinio”?

MARIA RESSA – Sì. Mi piace pensare che sia un’iperbole, ma nell’ottobre 2015, prima che il presidente Duterte decidesse di candidarsi, durante un’intervista che ho fatto con lui, ha ammesso di aver ucciso delle persone. John Oliver ha usato davvero quella clip. E’ raro avere qualcuno che davanti alla telecamera che ammette di avere ucciso tre persone. Questo fa parte del suo – userò la parola “fascino sia in modo positivo che negativo – il fatto che dica delle cose, come Trump, che non ci si aspetta che arrivino da un leader, da un politico. Questo ha dato il permesso ad altri di agire nello stesso modo. Abbiamo, quindi, visto un aumento, per esempio, di dichiarazioni sessiste, di affermazioni contro le donne.

AMY GOODMAN: Come…?

MARIA RESSA – Parlo dei media sociali. L’impunità del governo va a braccetto con l’impunità sui media sociali, su Facebook. Sono stata molto esplicita riguardo a questo, perché nelle Filippine Facebook è il nostro Internet. Il 97% dei Filippini che hanno Internet, hanno Facebook. Questi servizi gratuiti di base ognuno li può avere sul proprio cellulare, ma se si clicca per leggere gli articoli con le notizie, si deve pagare, e quindi la gente non clicca, e quindi tutta questa macchina propagandistica

che abbiamo già rivelato nell’agosto 2016, è molto efficace. L’impunità e gli attacchi

contro le donne, gli attacchi misogini contro le donne sono il preludio ad attacchi contro qualsiasi persona percepita come  critica riguardo all’amministrazione.

AMY GOODMAN: Voglio trattare del problema di come Duterte ha imparato a usare Facebook e di che cosa è successo nel periodo prima delle elezioni. Parlaci dei Sostenitori  Irriducibili di Duterte, noti come DDS (Duterte Diehard Supporters) che per caso sono le stesse iniziali dell’infame Davao Death Squad – Squadra della morte di Davao (Davao è una importante città delle Filippine, di cui Duterte è stato sindaco, n.d.t.,) che si pensa abbia ucciso centinaia di persone.

Questo è un perfetto esempio di come è possibile utilizzare i social media per capovolgere il mondo. La Squadra della morte di Davao, invece di negarlo come farebbe un normale politico, invece di dire “Oh, no, non l’ho fatto”, ne erano i proprietari  – la – e poi l’hanno girata . Così ora invece di una cosa  negativa come  gli omicidi della squadra della morte di Davao, diventa Duterte Diehard Supporters. È cambiato. Questo è esattamente ciò che è successo con gli attacchi ai media tradizionali su Facebook, a partire da gennaio di quest’anno. Il sondaggio Pew Global Attitudes ha detto che, per quanto riguarda le persone nel mondo reale, in realtà si fidano – l’86% si fida dei media tradizionali, ma per il sondaggio sui social media – e questo è il sondaggio di fiducia di Edelman – per quelli che usano i social media, l’83% non ha  fiducia nei media tradizionali. Come sono in grado di farlo? È proprio a causa della guerra informatica su Facebook che è successo.

AMY GOODMAN: Proprio prima che Duterte venisse eletto, ha ammesso di essere collegato, come hai detto, alla Squadra della morte a Davao, nelle Filippine. Parlando a una trasmissione su una  televisione locale ha parlato in misto di inglese e di [non udibile].

PRESIDENTE RODRIGO DUTERTE: Secondo me, stanno dicendo che faccio parte di una squadra della morte.

PRESENTATORE: Come reagisce a questo?

PRES.RODRIGO DUTERTE: E’ vero. Quando diventerò presidente – vi avverto- non desidero quella carica – ma se diventerò presidente, i 1000 diventeranno 50.000. Vi ucciderò tutti se renderete infelice la vita dei Filippini. Vi ucciderò veramente. Ho vinto a causa del degrado dell’ordine pubblico.

AMY GOODMAN: “Ucciderò tutti voi.” E’ stato il sindaco di Davao per molti anni.”

MARIA RESSA: In modo intermittente fin dal 1998. Sì. Questa è la retorica del presidente.

AMY GOODMAN: Quindi ora spieghiamo i DDS, i Sostenitori dell’Irriducibili di Dutert e che cosa è accaduto prima delle elezioni e come Duterte ha lavorato con Facebook.

MARIA RESSA: Quindi Facebook e Rappler sono soci. Sappiamo il meglio e il peggio di ciò che può accadere. Nel 2012 usavamo i media sociali per il bene sociale.

Abbiamo aiutato i Filippini ad accedere a Facebook. Quindi è in parte colpa nostra, e di Facebook, suppongo, ma nel 2016 la rabbia è stata usata nella campagna elettorale, e quindi c’è stata una macchina propagandistica che ha aiutato Duterte  a vincere, e dopo la sua vittoria nel luglio 2016, quando è iniziata la Guerra della Droga, è diventata armata.

AMY GOODMAN: E prima delle elezioni i dipendenti di Facebook sono venuti nelle Filippine per lavorare con i candidati su come utilizzare Facebook.

MARIA RESSA: Assolutamente. E questa penso sia una cosa che Facebook non ha capito; non si è reso conto della connessione tra quello che stavano facendo nel mondo virtuale e nel mondo reale, ma hanno offerto i loro servizi a qualunque campagna politica. E proprio come  negli Stati Uniti Trump lo ha adottato, così Duterte lo ha adottato. Un’altra cosa che abbiamo in comune Cambridge Analytica. Gli account più compromessi sono qui negli Stati Uniti. Il paese con i secondi account più compromessi sono le Filippine. Ho  sempre detto che le Filippine servono servire da ammonimento sono per gli Stati Uniti. Siamo il canarino nella miniera di carbone.*

AMY GOODMAN: Spiegami che cosa intendi dire con account compromessi.

MARIA RESSA: Cambrige Analitica aveva accesso a questi account. Sono stati in grado di ottenere i dati privati ​​di questi account e manipolarli. È così, se guardi cosa sono stati in grado di fare.

AMY GOODMAN : Steve Bannon è stato coinvolto in un altro gruppo.

MARIA RESSA: Sì, naturalmente. Secondo me, la parte più interessante di questo è quello che penso sempre, quello che state guardando ora negli Stati Uniti – è storia vecchia per noi nelle Filippine. Il presidente della Cambridge Analytica è venuto nelle Filippine e si è fatto una foto con il responsabile della campagna sui social media di Duterte nel 2015. Questo è globale, penso, quello che stiamo vedendo, la disinformazione che usa l’odio per incitare alla violenza, cioè usare gli algoritmi che in realtà ci dividono, questo sta abbattendo le nostre democrazie.

Già avevamo tutti questi dati che avevamo eliminato perché eravamo partner di Facebook, e nell’agosto 2016 li ho  dati a Facebook, e ho detto: “Questo è davvero allarmante. Dovete fare qualcosa al riguardo. Faremo un servizio. Non ottenni alcuna risposta. Alla fine di quell’incontro, per scherzo, dissi: “Sapete, avete le elezioni negli Stati Uniti. Trump potrebbe vincere! “E tutti abbiamo riso. Due delle tre persone con cui stavo parlando a Singapore non sono più con Facebook, ma a novembre, dopo che Trump ha vinto, mi hanno chiesto di nuovo i dati.

Penso che sia molto diverso ora. Ovviamente, sono in un punto di accesso e si stanno attivando. Ancora, troppo poco, troppo tardi. Ma speriamo che ora lo sappiano, stiamo spingendo molto duramente perché facciano di più.

AMY GOODMAN:  E così, da quando Duterte assume la presidenza, nel 2016 dici che ha “armato” Facebook.

MARIA RESSA: Sì, assolutamente. Questo sta prendendo la macchina della campagna elettorale e poi usando l’odio. Cioè, hanno insistito sulla linea di frattura per la società. Per noi, è il divario tra ricchi e poveri, il divario tra la capitale – Manila imperiale – e la campagna. E incitavano all’odio.

I primi bersagli degli attacchi sono stati tutti quelli che hanno mettevano in discussione le uccisioni nella guerra alla droga. I secondi obiettivi erano i giornalisti. I terzi sono stati coloro che venivano percepiti come critic del governo. Ed è successo così in fretta che non abbiamo capito che siamo stati manipolati. Quando uscimmo con la nostra serie, nell’ottobre del 2016, uscimmo con una serie in tre parti : la guerra di propaganda: facendo di  Internet un’arma siamo diventati l’obiettivo dell’attacco. E fu allora che mi resi conto – non me ne ero reso conto nemmeno mentre stavamo facendo la storia, quanto potesse essere orribile. Perché dopo che siamo usciti con quella serie in tre parti, siamo stati bombardati. E con la parola bombardatoo, voglio dire, sai, all’inizio stavo ancora cercando di rispondere alle persone. Dimenticalo. Non stavano rispondendo. Volevano solo frantumarmi per farmi cadere nel silenzio. E così a un certo punto, ho iniziato a contare quanti messaggi di odio stavo ricevendo.

AMY GOODMAN: Stavi creando un database.
MARIA RESSA:
Novanta messaggi di odio all’ora ed è durato esattamente un mese, cioè  un libro paga al mese. E questo continua.  E questo è destinato a paralizzare la convinzione,  la verità, giusto?

AMY GOODMAN: Uno di questi messaggi era: “Voglio che Maria Ressa venga violentata ripetutamente fino a morire.”

MARIA RESSA: Sì. Questo è in realtà scialbo, a paragone di alcuni altri. Penso che qui tutti si incontrino. Quando le persone lo capiscono, questo ha un impatto sui loro valori. E l’obiettivo, che è questa classe media che in realtà non lo conosce, si chiama Astrturfing*, giusto? Non sanno che cosa realmente pensano, e quindi, quando pensano che un numero schiacciante di persone crede nel Presidente Duterte, crede nel Presidente Trump, lo seguono e scattano in piedi. E’ l’effetto carrozzone.*

Penso che il problema per noi sia quando si portano queste bugie esponenziali sui social media e poi si prende il megafono presidenziale, i vasti poteri del governo e si mettono insieme;  una bugia detta milioni di volte è la verità. E poi quando viene rafforzata dai vasti poteri del governo, non abbiamo nessuna difesa. Si può continuare a fare servizi giornalistici, ma la domanda è:  la comunità vi crederà?

AMY GOODMAN: E tu credi che probabilmente questi erano anche dei bot? (termine informatico). Ci sono stati così tanti attacchi in generale.

MARIA RESSA: Penso che nelle Filippine usassero i bot come allarmi. E il lavoro è così a buon mercato che si tratta di  profili in gran parte falsi. Voglio dire, anche se guardi la rivelazione di Facebook lo scorso anno, c’è una piccola nota in calce che dice che le Filippine hanno un numero di profili falsi superiori alla media.

AMY GOODMAN: Uno dei messaggi più aggressivi è stata una finta testimonianza di Papa Francesco con le parole “Anche il Papa ammira Duterte” sotto l’immagine del Papa. La conferenza episcopale cattolica nelle Filippine ha pubblicato una dichiarazione: “Possiamo informare il pubblico che questa affermazione del Papa non è vera. Chiediamo a tutti di smettere di diffondere questo. “Ma è proprio diventata una specie di verità.

MARIA RESSA: Sì, assolutamente. E questo è parte del motivo per cui  il presidente Duterte ha un alto indice di popolarità, che a un certo punto è arrivato fino all’88%, e parte di questo è dovuto a questa ondata di social media. Le persone non capiscono la differenza tra realtà e finzione. Questa è l’altra perdita. Cos’è la verità? Se hai paralizzato tutti  coloro che dicono la verità, , allora a chi crederanno le persone?

AMY GOODMAN : Ci fermeremo per 30 secondi. Quando torniamo, parleremo della tua serie esplosiva sulla guerra alla droga. Maria Ressa è nostra ospite è sotto attacco del presidente delle Filippine, ma comunque è qui per ricevere importanti premi giornalistici negli Stati Uniti. Restate con noi.

AMY GOODMAN: Questa è Democracy Now! Sono Amy Goodman, mentre continuiamo la nostra discussione con Maria Ressa, fondatrice, amministratore delegato  e redattore esecutivo di Rappler , un acclamato sito filippino di notizie filippine che è stato ripetutamente attaccato dal presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. La settimana scorsa il governo filippino ha accusato Maria Ressa – almeno ha annunciato l’intenzione di incriminarla – per evasione fiscale in quello che è ampiamente considerato l’ultimo tentativo del governo di chiudere il sito web. Rappler ha contribuito a rivelare la  letale guerra di Duterte alla droga. Mi piacerebbe parlarvi di una clip presa dalla Serie sull’impunità, di  Rappler che documenta la guerra alla droga nelle Filippine e gli  impatti che provoca. Il video è intitolato Day of the Dead. (Il giorno dei morti) e parla di Cecilia Discargar la cui figlia Jennifer è stata uccisa nell’ottobre 2016.

CECILIA DISCARGAR: Alle sei di stasera, ha detto: “Mamma, mamma, posso avere 50 pesos? Le ho chiesto perché e mi ha detto che stava andando a mangiare. Quando sono andata al pano di sopra per fare il bagno, è venuta una delle mie vicine. Mi ha detto: “Celia, tua figlia è morta.” “Che cosa?” Le ho detto che si sarebbe dovuta arrendere. Mi ha detto: “Non sono una spacciatrice. La uso soltanto a causa dei miei amici.” Ha detto: “Smetterò subito ora che Duterte è al potere,”

AMY GOODMAN: Quel video intitolato Day of the Dead , è soltanto una clip della tua serie. Maria, parlaci di quello che stai facendo nelle Filippine e dei tuoi servizi sulla Guerra alla Droga e di quante persone sono state uccise da quando Duterte ha preso il potere come presidente.

MARIA RESSA: Quindi il numero totale, non lo sapremo mai con certezza, perché quella è la prima vittima della nostra guerra per la verità. In questo momento la polizia filippina afferma di aver sparato o ucciso 5000 persone. Solo per fare un riferimento, in nove anni di legge marziale sotto Ferdinando Marcos, sono state uccise 3.200 persone. Ora, 5000 persone sono state uccise dal luglio 2016. Ma se risalite a gennaio, hanno calcolato un, un numero maggiore di persone che hanno dichiarato di non essere morti per droga; erano morti sotto inchiesta. Se calcoli questo, si parla di altre 20.000 persone uccise. Quindi sono 12.000? Sono 5000? Sono 12.000, che è la cifra che riportano i gruppi per i diritti umani,  20.000, che è la cifra che riportano  altri gruppi per i diritti umani? Oppure 30.000?

Il problema non è il numero. Uno sarebbe sufficiente. Uno. E credo che ciò che hanno fatto notare i gruppi per i diritti umani, è che le persone che vengono uccise sono le più povere, sono le persone che non possono difendersi. E queste sono uccisioni extragiudiziali. Non vanno neanche un giorno in tribunale. E gli assassini che abbiamo intervistato – ci sono voluti sei mesi – ammettono che sono stati pagati dalla polizia per uccidere. Impunità.

AMY GOODMAN: Negli ultimi minuti che ci restano voglio chiederti: è stato un gruppo di giornaliste che hanno fondato Rappler. E’ giusto?

MARIA RESSA: Rappler e per circa il 63% formato da donne. Continuiamo a cercare degli uomini (ride).

AMY GOODMAN: Chi ci dà la forza e il coraggio di continuare? Dopo aver ricevuto il premio tornerà nelle Filippine?

MARIA RESSA: Penso che la nostra linea di condotta è quella di mantenere la linea, #holdtheline. La cosa grandiosa di Rappler è che i fondatori sono più anziani – ho più di 50 anni e che abbiamo esperienza. Abbiamo vissuto molte vicende. I nostri inviati soni dei ventenni e hanno una fresca energia idealista. Il senso della missione in Rappler non è stato mai più alto. Il motivo per cui vanno lì un giorno dopo l’altro, è

perché, ora più che mai la missione del giornalismo è necessaria. Ed à questa la combinazione: tentare di capire come sarà il futuro del giornalismo. Sono orgogliosa di Rappler e mi piace moltissimo farne parte perché contiene ciò che abbiamo imparato nel corso degli anni.

AMY GOODMAN: Dove avete preso il nome?

MARIA RESSA: [ride]. Rappler  lo abbiamo inventato. “Rap” viene dagli anni ’80 e vuol dire: parliamo, più ripple che vuol dire: fare delle onde. Volevamo costruire comunità di azione. Infatti nel nostro paese le istituzioni sono endemiche: c’è una corruzione endemica e le istituzioni sono deboli, quindi quello che volevamo fare era smettere di aspettare il governo e aiutare a costruire comunità dal basso verso l’alto usando la tecnologia. Quel sogno è ancora lì. Ci siamo riusciti fino al 2016.

AMY GOODMAN: E come ti proteggi?

MARIA RESSA: L’ esperienza del passato aiuta, giusto? Ma ora quello che abbiamo fatto è che la prima nuova minaccia è in realtà la minaccia psicologica: gli attacchi contro i nostri reporter, le persone in prima linea sui social media. Si deve affrontare ed è qualcosa di completamente nuovo. Quindi inviamo il nostro team di social media, i nostri reporter in prima linea con i consulenti che poi, però,  devono anche imparare come farlo, quindi abbiamo aiutato a introdurre il Dart Center per aiutare i trainer, giusto?

AMY GOODMAN – Dobbiamo interrompere qui, ma continueremo la nostra discussione e la posteremo online  su Democracynow.org. Maria Ressa, fondatrice, amministratore delegato e redattrice esecutiva di Rappler, principale sito web filippino, indipendente di notizie. Io sono Amy Goodman

https://www.rischiocalcolato.it/2013/03/il-canarino-nella-miniera-di-carbone.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Astroturfing

https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_carrozzone

Nella foeo: Maria Ressa

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/how-facebook-aids-authoritarians/

Originale: Democracy Now

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente La polizia francese antisommossa attacca le proteste di massa a Parigi Successivo L’oscura via al fascismo del neoliberismo